lunedì 29 dicembre 2008

The Toronto Files (Part 1)



The Toronto Files

La droga è una gran brutta cosa, …soprattutto se te la trovano adosso….

(Jimi Hendrix, da un’intervista di Hans Carl Schmidt per West German Radio Francoforte,
17 maggio 1967)


Quasi due anni dopo questa dichiarazione…

La mattina del 3 maggio 1969, Jimi arrivò al Toronto’s Pearson International Airport, proveniente da Detroit, dove la sera prima aveva tenuto un concerto al Cobo Arena.
All’arrivo in dogana, l’ispettore Marvin Wilson controllò il bagaglio a mano di Jimi e vi rinvenne un’ampolla di vetro contenente una modica quantità di hashish ed eroina.
Hendrix ammise subito, che la borsa in cui venne trovato lo stupefacente, fosse la sua, tuttavia egli non riusciva a capacitarsi di come quella roba fosse finita lì.
Secondo i presenti, il volto di Jimi espresse un autentico shock quando venne pronunciata la parola “eroina” e continuò per tutto il tempo a scuotere la testa in segno di diniego.

Ricorda Noel Redding:

Ero dietro di lui quando gli chiesero di aprire la sua borsa da viaggio…

Ricorda Tony Ruffino (promoter):

Il tipo della dogana vide la borsa da viaggio di Jimi e volle perquisirla.
Non so perché, volevo forse passargliela… ma il poliziotto mi disse: “Se non è la tua allora tieni giù le mani”
Io risposi: “ma io lavoro per lui…”
Egli insistette: “Giù le mani!” e rivolto a Jimi domandò: “ E’ tua quella borsa?”.
Hendrix disse di si.
Il poliziotto l’aprì e dentro c’era quella roba.
Chiese a Jimi: “ …E questo cos’è?”.
Lui disse che non ne sapeva niente… Fu allora che capì che eravamo nei guai.

Ricorda Mitch Mitchell:

Da allora, ogni volta che devo passare una dogana, indosso un vestito senza tasche, senza niente, senza bagaglio a mano, in modo che non possano infilarmi niente.
Per quel che ne so, qualcuno ce l’ha infilata di nascosto. Chi, come e perché non lo so, ma è stata una vigliaccata.



Jimi venne formalmente accusato di possesso di sostanze stupefacenti e condotto alla stazione centrale di polizia.


Un’abile mossa di Gerry Stickells e Michael Goldstein, fu quella di far tacere per un po’ la stampa, soprattutto quella conservatrice di destra, anche a quei tempi molto sensibile a storie di droga e rock star, pronta ad ingigantire e imbastire scandali che avrebbero potuto nuocere all’immagine di Jimi. Un danno da un punto di vista professionale, ed inoltre nella prospettiva di un futuro processo era meglio che l’opinione della giuria fosse bendisposta nei riguardi di Jimi e non avvelenata da esagerazioni.
Solo dopo un mese, la rivista Rolling Stone dà la notizia e il resoconto (senza alterazioni) dell’accaduto.

Quella sera la Jimi Hendrix Experience doveva suonare al Maple Leaf Garden di Toronto e il concerto rimaneva a rischio finchè Jimi era trattenuto dalla polizia ma fortunatamente sempre grazie all’abilità di Gerry Stickells e Michael Goldstein, Jimi fu rilasciato in tempo, su cauzione di 10.000 $, dopo quattro ore dall’arresto.

Ricorda Gerry Stickells:
Il poliziotto mi disse: “ Non si preoccupi, risolveremo il tutto al più presto. I miei figli hanno già il biglietto e mi ucciderebbero se non lo facessi uscire da qui.


Nonostante Jimi e tutto il gruppo, fossero molto scossi dall’accaduto, il concerto che tennero quella sera fu tutto sommato di buon livello.
Jimi instaurò un rapporto scherzoso con il pubblico e dal punto di vista strumentale fu un musicista ineccepibile regalandoci delle perle raramente suonate “live”, quali Third Stone from the Sun e Little Miss Lover.







Jimi era ancora atteso a Toronto il 19 giugno, per un’udienza preliminare del processo che si sarebbe tenuto nel mese di dicembre. Jimi intendeva dimostrare che qualcuno aveva infilato quella roba di nascosto nella sua borsa e che lui non ne sapeva nulla…
Durante tutto il tempo di attesa fino al processo, Jimi era terrorizzato dalla concreta possibilità di passare più di dieci anni in prigione.


sabato 27 dicembre 2008

STONE FREE, Tribute band di Milano, è JIMI HENDRIX ENERGY EXPERIENCE


C’è un po’ di Hendrix in ognuno di noi, quando desideriamo, soffriamo, lottiamo, siamo in estasi,
o semplicemente amiamo.

Cerchiamo sempre nuove fonti di energia,

STONE FREE,
Tribute band di Milano,
è
JIMI HENDRIX ENERGY EXPERIENCE:


MUSICA INNANZITUTTO, ma anche FILM, ISTANTANEE, DOCUMENTI,
pagine stropicciate di diario per rendere omaggio al personaggio Jimi in tutta la sua vastità

Egli, infatti, è stato magnifico e drammatico interprete degli anni 60 - 70.
Un epoca, grondante fermenti razziali, geopolitici, culturali e artistici quali non si sono più visti.
Non siamo ciechi di fronte alla demenzialità della sua rovina di cui fu egli stesso primo artefice,
non vogliamo mitizzarla.
Cerchiamo però con ogni mezzo espressivo di mostrare la forza…ma anche l’umanità e la familiarità del genio
che seppe dare musica e voce alle suggestioni tumultuose dell’epoca.

Con le nostre interpretazioni si parte dagli albori.

Cover di pezzi quali Foxey lady, Hey Joe, Stone free, Can you see me e Fire combinano gesti musicali inediti quale frutto di una ardita esplorazione psichedelica mista a blues, rock, soul e danno slancio e attualità all’ironia dei testi. Ne risultano immagini e visioni immediate, assoli di chitarra penetranti.

Foxy lady rilancia la forza della seduzione liberandola dalla museruola di un certo femminismo.
Hey Joe valorizza e rende universale un racconto popolare, ricordando che la musica è dei poveri e degli spontanei
Stone free e Can you see me anticipano il tema dell’essere schiavi dei luoghi comuni, dell’apparire a discapito della sostanza
Purple haze ci porta nel mondo onirico in cui, ieri come allora, si cerca rifugio dall’ obbligo quotidiano e puntuale delle convenzioni, delle maschere.

Cross town traffic scimmiotta il mito americano della grandezza, anticipando con sapiente ironia il tema moderno dei traffico con i suoi cronici problemi.
Gypsy eyes ( come Highway chile) evoca il valore del viaggio per conoscere scoprendo sguardi magnetici) ma confessando un gran bisogno di casa e intimità.

Voodoo child ed Angel esprimono la speranza nel potere dell’uomo, che può fare a fette la montagna sino a trasformarla in sabbia fina per sdraiarsi magari su una spiaggia,
Little Wing ed Angel sono un invito a credere ancora nelle favole e a sperare che dove finisce l’uomo ci sia un angelo generoso a raccoglierci come bambini.

House Burning down ci consiglia di prendere tempo piuttosto che bruciare, “da quale pulpito!” direbbe qualcuno..
Con la cover All along the watchtower considerata la sua canzone di protesta verso la Guerra del Vietnam, i due pezzi sono le tracce più evidenti di coscienza sociale.

La sera della morte di Martin Luther King, Jimi Hendrix disse che quando il mondo avesse imparato ad apprezzare il potere dell’amore invece che inseguire l’amore per il potere, l’uomo avrebbe trovato la pace.

STONE FREE con musica e filmati vuole divertire perché è Jimi Hendrix Energy Experience.
Ma anche svelare che Jimi Hendrix non era un demonio sventra chitarre: era timido fine e spiritoso.

…Quando un vigile del fuoco gli gridò che incendiare la chitarra era pericoloso, Jimi rispose che roteava la chitarra per spegnerla.

…Jimi faceva anche bellissimi disegni, era affascinato da Mozart, Hendel e altri classici che avrebbe voluto studiare; era incantato dai colori e dai tessuti.

…Era sempre umile e gentile perché era aperto a riconoscere le altrui abilità anche quando il talento e il successo ottenuto avrebbero potuto renderlo arrogante e intollerante.

…Aveva un bassotto con le orecchie pendenti dal cui sguardo buffo - diceva - capiva se il sound era buono.

…Era maledettamente preoccupato della propria Crew, ben trenta persone che dipendevano per il loro lavoro e stipendio dal suo successo perché era stato povero lui per primo. E ben si ricordava di quel dollaro che un tempo teneva di scorta nella scarpa

STONE FREE è un PROGETTO, è un INVITO IN MUSICA a riconoscere JIMI HENDRIX in ognuno di noi, a scoprire la profondità dell’uomo nelle contraddizioni dell’artista.

http://www.myspace.com/stonefreetribute

Gianni Andreozzi

mercoledì 24 dicembre 2008

domenica 21 dicembre 2008

Drifting

Registrata: 25 Giugno 1970
Studio: Electric Lady Studios
Tecnico: Eddie Kramer
Produttore: Jimi Hendrix

Jimi Hendrix: chitarra, voce
Billy Cox: basso
Mitch Mitchell: batteria
Buzzy Linhart: vibrafono



Quella sera agli Electric Lady Studios di New York, Jimi tenne una lunghissima session in cui produsse le tracce di "Astroman" , "Freedom" e "Drifting".
Furono molte le canzoni che rimasero incompiute alla sua morte.
Sebbene dopo quella sera, Jimi ebbe modo di ritoccare ancora "Drifting" aggiungendo altre tracce e mixaggi, alla sua morte la canzone rimase incompiuta.
Mancavano ancora dei piccoli ritocchi perchè Hendrix era indeciso se aggiungere un'altra traccia di chitarra o una di vibrafono. Dopo la prematura dipartita di Jimi si decise quindi di aggiungere una traccia di vibrafono per cercare di rimanere il più fedeli possibili alla volontà di Hendrix e la canzone venne pubblicata nel 1971 sull'album postumo "Cry of love".



"Drifting" è una struggente ballata, la chitarra è lontana dagli stereotipi del rock, il suono è dolce e fluido e la musica fluisce direttamente dal cuore.
Il testo è breve e malinconico, riflette forse la sua disillusione e il desiderio di pace e tranquillità di cui Jimi sentiva estremamente il bisogno, in quel periodo, schiacciato da continue richieste per concerti, grane legali, la ricerca di nuove direzioni per la sua musica, i debiti per gli Electric Lady Studios...

Drifting on a sea of forgotten teardrops
On a lifeboat sailing for your love, sailing home.
Drifting on a sea of old hearthbreaks,
On a lifeboat sailing for your love, sailing home.

Alla deriva su un mare di lacrime dimenticate,
su una scialuppa facendo rotta verso il tuo amore, verso casa...
Alla deriva su un mare di cuori infranti,
su una scialuppa facendo rotta verso il tuo amore, verso casa...

martedì 16 dicembre 2008

"Christmas On Earth Continued", Olympia, London. 22 dicembre 1967


L'ultimo evento rilevante sulla scena musicale underground londinese per quell'anno, fu “Christmas On Earth Continued”, etichettato come un “All-Night Christmas Dream Party” si tenne all'Olympia Exhibition Centre di Londra, il 22 dicembre 1967. Nonostante il favoloso line-up

Jimi Hendrix Experience, Eric Burdon, Pink Floyd, The Move, Soft Machine, Tomorrow, Graham Bond Organisation, Sam Gopal and Paper Blitz Tissue
la manifestazione ebbe scarsa partecipazione di pubblico.
Forse un'ondata di gelo particolarmente feroce che colpì la Gran Bretagna in quei giorni, sconsigliò la gente ad uscire di casa ma più probabilmente una scarsa pubblicità prima del concerto contribuì a gettare quasi sulla bancarotta gli organizzatori dell'evento.
Anche il progettato film sulla manifestazione non si materializzò, in quanto vennero usate pellicole vecchie e di scarsa qualità e ben poco di quello che venne filmato fu utilizzabile.
Per nostra fortuna una parte del concerto di Jimi è una tra le poche cose fruibili da quelle pellicole.


Ricorda Noel Redding di quel concerto:

Venimmo a sapere che tra il pubblico c'erano George e Paul, così ci mettemmo d'accordo e arrangiammo una nostra versione di Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band lì nel camerino prima dello show.

Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band



Salimmo sul palco a suonare intorno le 2 e ci demmo dentro, il concerto fu veramente una bomba.
Era la prima volta che proiettavano delle luci stroboscopiche mentre suonavamo... Erano le primissime volte che queste cose apparivano ai concerti ed erano veramente da fuori di testa... Hendrix ne andava matto mentre in quei giorni, mi disorientavano e mi confondevano.









Foxy Lady



Wild Thing


Questo fu uno degli ultimi concerti inglesi di Jimi Hendrix.
Infatti egli suonò ancora in Gran Bretagna, solamente nel Luglio 1968 a Woburn, poi al Royal Albert Hall il 18 e il 24 Febbraio del 1969, ed infine all'Isola di wight nell'Agosto 1970.

sabato 13 dicembre 2008

Gil Evans plays Jimi Hendrix

Su YouTube ho trovato questo concerto dove Gil Evans interpreta Jimi Hendrix.
Il concerto è registrato a Varsavia nel 1976.
Per chi ama il jazz e Jimi Hendrix.





E questo gustoso intro di Voodoo Child dalla TV tedesca.

mercoledì 10 dicembre 2008

Richie Kotzen + Uli Jon Roth: Jimi Hendrix Tribute @ Legend 54(MIlano) 5 Dicembre 2008


JIMI HENDRIX TRIBUTE NIGHT
con Uli Jon Roth - Richie Kotzen
Rigo Righetti e Robby Pellati








Qui invece alcuni video dal Tribute Night di Pisa del 26 Novembre 2008



uli jon roth & richie kotzen tributo a jimi hendrix (live in Gran Canaria, Spain 2008)

Si è svolto il 30 Novembre al Teatro Juan Ramón Jiménez, Telde, Gran Canaria, il "66 birthday of Jimi Hendrix" un ennesimo tributo al chitarrista di Seattle con Uli Jon Roth & Richie Kotzen, Niklas Turmann alla chitarra acustica, e Antonio Righetti e Roberto Pellati.









lunedì 8 dicembre 2008

domenica 7 dicembre 2008

3° Hendrix Festival, Roma, Stazione della Birra, 27 Novembre 2008


Anche quest’anno Roma, il 27 Novembre ha festeggiato la nascita del più grande chitarrista e compositore di tutti i tempi, Jimi Hendrix.
La location è sempre la stessa degli scorsi due anniversari e devo dire che non si poteva chiedere di meglio,infatti Stazione Birre,con i suoi 15m x 7metri di palco è un luogo ideale per ospitare un evento come questo.
Il concerto di quest’anno è stata anche un’occasione per ricordare il recentemente scomparso Mitch Mitchell.
Il concerto nasce sotto i migliori auspici, infatti se il buon giorno si vede sin dal mattino appena entrato l’ambientazione era fantastica, c’era un pubblico di circa 800 persone( anche più),nomi da cartellone strepitosi.
Tutto ha avuto inizio con una grandissima presentazione fatta dal direttore artistico del Club romano,Guido Bellachioma che ha scaldato gli animi di tutti quelli, ragazzi e non, che come me avevano il cuore in gola ed immaginavano cosa sarebbe potuto succedere se Jimi fosse stato li quella notte.
Insomma si era creato un clima veramente emozionante da grande evento.
I primi a prendere posto sul palco sono stai due musicisti davvero in gamba,Robby Pellati alla batteria e Rigo Rigetti al basso (entrambi sezione ritmica di Ligabue)
Primo ospite illustre della serata è il chitarrista romano Roberto Ciotti,da sempre grande padre del blues italiano, molto legato alla musica di Jimi anche se poi la sua carriera artistica lo ha portato su strade differenti, ha voluto rendergli omaggio e devo dire che come inizio è stato ottimo.
Ha eseguito brani come Stone Free, The Wind Cries Mary, Red House, l’ha fatto alla sua maniera, interpretando ogni brano nel suo stile latin/blues .
Ha eseguito due bellissime versioni in acustico voce e chitarra di Little Wing e Angel ed ha chiuso con Foxy Lady anche quest’ultima totalmente riarrangiata .
Il pubblico ha apprezzato molto la sua performance e lo ha acclamato per il grande artista che è.
Il secondo Guitar Hero della serata era Richie Kotzen, ex Poison e Mr. Big, inutile stare a commentare la sua incredibile tecnica e la sua strepitosa voce. Alla sua comparsa il pubblico è esploso,in particolar modo l’audience femminile.
Ha aperto con Hey Joe ,si è lanciato in assoli e virtuosismi da capogiro ma pur sempre con un enorme rispetto per quello che stava suonando ed ha avuto molto cura del suono in particolare in Purple Haze.
Ha proseguito con un’energica versione di Can You See Me, Foxy Lady e Manic Depression.
Che dire, lui è un vero tornado,ha una carica ed un energia nel suonare in grado di fomentare chiunque si trovi per passione o per sbaglio ad un suo concerto.
La stella principale della serata è stata il grandissimo chitarrista tedesco,Uli Jon Roth ( ex Scorpions e Electric Sun) . Uli è uno di quei personaggi che non si limita, come molti, ad una spesso esasperata e raramente riuscita imitazione del grande chitarrista di Seattle. Vedere Uli suonare è emozionante,lui è una vera impersonificazione dello spirito Hendrixiano. Non solo nel look ben sì nelle movenze,nei suoni ,nella direzione della sua musica e conoscendolo di persona, anche nella vita di tutti i giorni.
La sua esibizione è stata un susseguirsi di sensazioni che ha visto brani come Message to Love sfociare in ballad come Bold As Love, è stato come un lunghissimo medley dove in rare occasioni c’è stato modo di riprendersi dalla grande emozione.
A metà esibizione è salito sul palco Richie Kotzen, i due chitarristi hanno jammato sulle note di Red House e Crosstown Traffic. Era già mezzanotte passata ma lo spettacolo era ancora tutto da gustare. Uli ha proseguito alla grande,con una ritmica davvero doc che lo ha accompagnato fin dall’inizio della sua esibizione, un bravissimo chitarrista tedesco (di cui però non ricordo il nome) ,fondamentale per l’eseguzione di brani come ad esempio House Burning Down.
Non è mancata la sua grande interpretazione di Little Wing ( brano ormai entrato nel suo repertorio e che propone ad ogni suo concerto),ma anche Voodoo Chile (slight return),If Six Was Nine,una toccante Villanova Junction nella quale ha potuto lasciarsi andare ad improvvisazione di pura musica classica che solo lui riesce a fondere così bene con il Rock Blues.
Il pubblico sembrava rapito, molti ( come me ) avevano le lacrime agl’occhi in particolare nel finale quando esegue un evocativa All Along the Watchtower e un incredibile medley strumentale composto da Star Splanged Banner ,Happy Birth Jimi Hendrix e concluso con le note di Vincero (Nessun Dorma).
La sua performance è stata la più lunga dei tre, con una scaletta davvero ricca di brani e molto probabilmente nell’elencarli me ne sarà sfuggito qualcuno

È stato un concerto entusiasmante e soprattutto emozionante, a mio modesto parere il migliore dei tre anniversari.
A fine concerto per qualche minuto è stato impossibile abbandonare il club di Stazione Birra perché Richie Kotzen e Uli Jon Roth si sono subito messi a disposizione del pubblico rilasciando autografi e fotografie a chiunque volesse fino a tarda notte. È stata veramente una grande festa all’insegna di Jimi ,del suo messaggio, della buona musica e del condividere momenti di grande fratellanza tra grandi Artisti e persone comuni.

Articolo di:
Fulvio Feliciano
Foto di:
Mario Valentini, Fulvio Feliciano

venerdì 5 dicembre 2008

JIMI HENDRIX 66th Birthday Celebration New York City (Parte 2)


Frank Marino il cui vero nome è Francesco Antonio Marino nasce il 20 Novembre 1954 a Montreal, Canada.
Il padre di Frank è di origini siciliane e lui ne va molto fiero.

Frank racconta:
"In quegli anni, era verso la fine degli anni ’60, tutti eravamo presi dal movimento hippie ed eravamo così occupati a sballare che non pensavamo certo ad andare a scuola. Tutto quello che facevamo era sballare ascoltare la musica di Hendrix, dei Doors, I Beatles e tutti gli altri che erano coinvolti in quel movimento di pace e amore, contro la guerra. Quelli si, che erano giorni non come adesso dove la gioventù è attratta da ideologie negative che giustificano l’odio.
Fu durante quei giorni di sperimentazioni con LSD che giunsi a quello che poi avrebbe caratterizzato la mia vita.
Purtroppo ero un ragazzino inesperto e presi troppo acido, ed ebbi un trip così intenso, un’esperienza così vivida che sovrastava ogni cosa, così mi ritrovai in ospedale. Quest’esperienza divenne la base di tutto quello che ho fatto e faccio con la musica, incluso il nome Mahogany Rush, che è il nome che diedi per descrivere una certa sensazione che provai durante quel trip.

Le copertine degli albums, Child of the Novelty and Strange Universe sono la rappresentazione artistica di quel mio trip, così come lo raccontai all’artista, Ivan Schwartz, ora purtroppo scomparso.
A causa di questa storia di droga e perché suono con uno stile hendrixiano, la stampa ha creato delle storie che io continuo a smentire ma che nonostante tutto continuano a circolare. Quella che si sente più spesso è quella dove io prendo un’overdose e quando mi sveglio dal coma divento lo spirito di Hendrix o in qualche modo il suo spirito entra in me, donandomi magicamente la capacità di suonare la chitarra, apprendendo all’istante tutto sullo strumento. Con il tempo la storia è cambiata e nella successiva versione io muoio in un incidente d’auto e torno dall’aldila con lo spirito di Jimi Hendrix nel mio corpo… Nessuno mi ha chiesto come sono andate veramente le cose e quando ho detto loro la verità non hanno voluto ascoltarmi. La cruda verità è che ho imparato a suonare la chitarra mentre ero convalescente e cercavo di recuperare dopo il mio trip. La chitarra era la mia ancora di salvezza che mi impediva di lasciare andare la mia mente, libera di rivangare nel trip. Mi teneva occupato ed inoltre era l’unico strumento a disposizione nella sala ricreazione dell’ospedale. Prima di allora non avevo mai pensato di suonare la chitarra in quanto suonavo abbastanza bene la batteria. Tutto questo successe mentre Hendrix era ancora vivo ed ebbi anche l’occasione di vederlo in concerto, cominciai a suonare la sua musica perché esprimeva esattamente le emozioni che provavo a quei tempi".

Dopo pochi anni e molti membri differenti nella band Frank Marino registra il primo album omononimo.
Ricorda Frank di quei giorni:
“In quei primi anni suonavo ovunque, in una chiesa, in una parata, facevo cover dei Doors, Hendrix, Pink Floyd, Cream, Johnny Winter, The Beatles and even The Grateful Dead ma anche canzoni scritte da me".
La musica di Frank Marino non ha mai raggiunto le vette delle classifiche internazionali ma ha fans devoti in tutto il mondo che si aggiungono di anno in anno.

Ormai sono più di 35 anni che Frank è sobrio e non usa più alcuna sostanza ma continua a suonare con l’entusiasmo che ha sempre avuto.
Il vederlo suonare dal vivo è un’esperienza da non perdere, mi sento veramente fortunato di avere avuto la possibilità di assistervi. Il suo concerto è stato strepitoso, per l’occasione ha suonato solo cover di Hendrix… Inutile dire che erano tutte interpretate in maniera magistrale.

A dire la verità ero intimorito di incontrare Frank Marino, mio idolo fin dagli anni ’70, era per me un personaggio misterioso, ammantato di leggenda… Invece ebbi la gradita sorpresa di conoscere una persona veramente cordiale e alla mano, senza alcun atteggiamento da divo.
Viaggia sempre con la famiglia al completo, moglie e tre figlie, anche loro persone adorabili .
Abbiamo conversato amabilmente parlando di un un po’ di tutto.
Frank va molto fiero delle sue origini italiane e parla anche qualche parola di italiano, gli piacerebbe molto visitare l’Italia e speriamo un giorno di poterlo vedere suonare dalle nostre parti.
Un’altra sua passione è il caffè espresso di cui è un intenditore….



Qui un link ad un'altra interessante intervista di Frank.

http://www.heavy-metal.it/interviste/interviste_templ.php?id=142

http://www.mahoganyrush.com/

(Continua)

Jimi Hendrix 66th Birthday Party NYC (Parte 1)


Quando quest'estate accettai l'ennesimo invito per il terzo Birthday Party da parte del mio caro amico David Kramer, ero convinto di stare per fare una pazzia... tanto non navigo nell'oro.
Però a parte i grandi nomi che avrei avuto l'occasione di vedere dal vivo e ancor più fare conoscenza personale, ero curioso di vedere il lavoro di David.

David Kramer è un produttore musicale ma sopratutto un filmaker e documentarista di talento che collabora con le più grandi stazioni televisive americane.... Ha anche lui un debole... è un hendrixiano incallito e da oltre quindici anni sta lavorando ad un documentario sulla vita di Jimi Hendrix, che copre l'intero arco temporale che va dalla sua nascita alla sua prematura scomparsa.
Ha intervistato tutti, ma proprio tutti i collaboratori di Jimi, chiunque lo abbia incontrato e con cui abbia interagito... Ha fatto inchieste particolareggiate sul rapimento di Jimi nel 1969, sulla sua infanzia, i tempi del "chitling circuit", insomma un documentario di dodici ore di interviste che vanno dal picciotto con la pistola che si presentò insieme a Michael Jeffrey da Jimi nel suo ritiro di Shokan alle interviste con Little Richard e Curtis Knight.... Il tutto inframmezzato da filmati inediti di Jimi Hendrix. Un'opera colossale, "a labour of love" come lui l'ha definito.
Vabbeh per un appassionato incallito come me, il solo aver dato un'occhiata al documentario ne è valsa la pena del viaggio.
Comunque il bello doveva ancora venire.
Il giorno successivo al mio arrivo, David mi chiama e mi dice:
"ti vengo a prendere alle 4, oggi pomeriggio ci aspettano tre ore di viaggio, andiamo in Pennsylvania"
Arriva con il pullmino (si fa per dire, tanto era grande) della band, alla guida c'è Lance Lopez, l'impressione che mi diede è quella del classico bravo ragazzo veramente alla mano, non avrei mai immaginato in che mostro si sarebbe poi trasformato con in mano una chitarra.
Mi siedo di fianco ad un distinto signore di colore che si presenta:
"Please to meet you, I'm Jimmi Mayes"... Trasecolo la mia mente corre a Joey Dee and the Starliters, lui l'amico di Jimi, uno dei pochi veri che ebbe, quello con cui dividevano l'appartamento a New York nel 1965, il batterista nelle session di "My Friend"(Cry of love), il cantante e batterista di "Georgia Blues" dall'album di Martin Scorzese.
Jimmi Mayes è una persona veramente amabile, non ci accorgiamo nemmeno del tempo che trascorre, Jimmi ci delizia con aneddoti di quando era direttore artistico di Joey Dee e fece assumere Hendrix, oppure quando dividevano lo stesso appartamento e si scambiavano le ragazze...
Arriviamo in questo enorme saloon nei boschi della Pennsylvania e lì ho l'occasione per vedere dal vivo Lance Lopez.
Ragazzi, non ho parole.... Una forza della natura.... tre ore di musica, di energia, passione.
Ne ho sentiti tanti di musicisti nella mia carriera ma solo in altre due occasioni ho avuto le stesse forti emozioni.
La prima volta fu quando sentii Jimi Hendrix, la seconda volta quando ascoltai S.R. Vaughan.
Sono sicuro che questo ragazzone texano diventerà qualcuno, oltre ad una notevole tecnica la sua musica è potente e sopratutto viene dal cuore..... (continua)

mercoledì 3 dicembre 2008

Randy California


Randy California è il nome d'arte di Randy Craig Wolfe (Los Angeles, 20 febbraio 1951 - Molokay 02 gennaio 1997).
Randy era un cantante chitarrista statunitense leader del gruppo musicale degli Spirit.
Iniziò a suonare la chitarra giovanissimo nei night club di Hollywood dimostrando subito un notevole talento.
All'età di 15 anni nel 1966 si trasferisce a New York, dove la leggenda narra che incontrò Jimi Hendrix al Manny's Music Store...
Stà di fatto che Randy entrò a far parte del gruppo di Hendrix, Jimmy James and the Blue Flames, che a quel tempo si esibiva al "Cafè Wha?" in Mc Dougal Street.
Il nome d'arte di Randy California gli fu affibbiato dallo stesso Hendrix, questo per distinguerlo da un altro membro del gruppo che Jimi aveva sopranominato Randy Texas.
Quando nel settembre dello stesso anno Jimi fu invitato in Inghilterra da Chas Chandler anche Randy doveva seguire Hendrix ma essendo minorenne non ebbe il consenso dei genitori e rimase negli Stati Uniti.
Randy forma allora una band tutta sua, gli Spirit con Ed Cassidy batterista di formazione jazz,
Mark Andes voce e basso, Jay Fergusson e Jon Locke alle tastiere e voce.
Lo stile un misto di musica psichedelica, blues e hard rock, si univa con una vena melodica arpeggiata di derivazione folk.
L'esordio discografico del giovane Randy avviene nel 1968 con l'album omonimo che sarà seguito da "The Family That Plays Together" e "Clear" del 1969. Invece nel 1971 esce quello che forse è il miglior album della band esce "Twelve Dreams Of Dr Sardonicous".

Randy muore tragicamente nel 1997. Affogato nelle acque dell'Oceano alle Hawaii nel tentativo di salvare il figlio, risucchiato da una forte corrente.

Jimi nel 1966

Qui un'intervista a Randy California di Steven Roby da Straight Ahead (The International Jimi Hendrix Fanzine) October/November 1994.

SR:
Ogni fan di Hendrix, me compreso, vorrebbe saperne di più sui tempi in cui suonavi con Jimmy James e i Blue Flames.

RC:
Di sicuro era il 1966 e per quel che ricordo, quel gruppo durò circa tre mesi.

SR:
Jimi in una delle sue ultime interviste, parlando di quei tempi, disse che il gruppo si chiamava anche "The Rainflowers." Ti ricorda nulla quel nome?

RC:
Tutto quello che ricordo è che ci chiamavamo Jimmy James and the Blue Flames, può essere che una volta per scherzo ci siamo chiamati così, potremmo aver cambiato il nome, così, per gioco ma non ricordo.

SR:
Dopo che Jimi se ne andò in Inghilterra il gruppo si sciolse, che fine fecero gli altri membri della band? Ad esempio, Jeff Baxter (Steely Dan & Doobie Bros,) dice fosse un membro part time della vostra band.

RC:
Si, so che Jeff va raccontando di aver fatto parte della band, ma io non lo ricordo proprio.
Nella band c'era Jimi, c'ero io, un altro tizio che suonava il basso e si chiamava anche lui Randy e veniva dal Texas come il suo amico Danny Palmer che suonava la batteria, entrambi suonarono poi con un gruppo chiamato i Clouds.

SR:
Come hai incontrato Jimi?

RC:
Io e la mia famiglia vivevamo fuori New York, a Long Insland e prendavamo la metropolitana per arrivare in città.
A quei tempi i miei genitori si fidavano abbastanza di me per lasciarmi andare da solo e New York non era una città così pericolosa come lo è adesso per un ragazzino.
Incontrai Jimi al Manny's Music store. Lui era nel retro e stava provando una Stratocaster. I nostri occhi si incontrarono e gli chiesi se potevo mostrargli delle cose che avevo appena imparato sulla chitarra.
Mi diede la Stratocaster e suonai con lo slide, gli piacque e mi invitò per quella sera al "Cafè Wha?", credo che quella sera fosse il primo concerto di Jimmy James in quel club, non credo avesse suonato lì con un proprio gruppo prima di allora.
Non dimenticherò mai il momento in cui i nostri sguardi si incrociarono.
In quel momento ci fu una sorta di affinità e connessione spirituale, era come se ci fossimo da sempre conosciuti.

SR:
Ti ricordi che canzoni suonavate?

RC:
Mi ricordo che eravamo nel backstage, la stanza del boiler, e Jimi mi fece vedere gli accordi di "Hey Joe" che a quei tempi non conoscevo.... Mi ricordo anche "Wild Thing", "Shot Gun" e altri standard blues.

SR:
Suonavate anche R&B covers come "Mercy, Mercy"? (una canzone di Don Covay)?

RC:
Si è vero. Suonavamo anche "High Heel Sneekers" (resa famosa da Tommy Tucker nel 1964) e anche brani di Jimmy Reed.

SR:
Avevate molto pubblico al Cafè Wha?

RC:
Non moltissimo forse settanta, ottanta persone.

SR:
Jimi, a quei tempi faceva già le capriole, o cose del genere con la chitarra?

RC:
Non certo la prima sera, ma dopo un po' riuscì a procurarsi un Fender deluxe reverb. Ricordo che io suonavo con un amplificatore Sears Silvertone che ha una bella potenza. Quando Jimi ebbe il suo amplificatore Fender cominciò a sbattergli contro la chitarra per ottenere quel rumore di feedback. Continuava ad andare su e giù sul palco, le sue movenze erano molto sexy... Non bruciava ancora le chitarre o cose del genere. Aveva un carisma, le sue movenze al ritmo della musica e la sua presenza trascinavano tutta la band e il pubblico.
Molte canzoni le imparavamo merntre le suonavamo perchè non avevamo il tempo di fare delle prove.

SR:
Quanto suonavate?

RC:
Facevamo cinque set a serata... per sei sere la settimana.

SR:
In un articolo di Guitar World del 1985, il chitarrista John Hammond Jr. dice che venne al "Cafe Wha?" e vide Jimmy James and the Blue Flames suonare. Ti ricordi di questo?

RC:
Si, John Hammond venne a vederci suonare. Aveva un grosso spettacolo al Cafe Au GoGo in fondo alla strada. A John, Jimmy piaceva così tanto che gli chiese di accompagnare la sua band. c'ero anch'io là, sebbene non pensassi che avessero bisogno di un altro chitarrista. Mi ricordo delle corse nelle pioggia avanti e indietro dal "Cafe Wha?" al "Cafe Au Go Go" tra un set e l'altro.
John Hammond Jr. faceva solo due set a sera, mentre noi ne facevamo cinque, il suo era un vero lusso. E si guadagnava anche bene. Prendavamo circa venti dollari le serate che lavoravamo anche con John. Mentre quando lavoravamo solo per il "Cafe Wha?", guadagnavamo solo sette, otto dollari. Mi ricordo Jimmy prendere i soldi da un tizio, credo si chiamasse Manny, e dividerli equamente con gli altri membri della band sebbene lui fosse il leader, la persona "out front". Beh forse non è esatto dire "out front" perchè era un palco veramente piccolissimo (ride).
Così che questa è la connessione con John Hammond. Lui aveva il suo proprio show al "Cafe Au Go Go" e noi gli facevamo da spalla.
Ho fatto recentemente uno spettacolo al Pozo Saloon up di San Luis Obispo. Gli Spirit erano là con Elvin Bishop. Ricordai a Elvin come io e Jimmy eravamo soliti andare a vederlo suonare insieme a Michael Bloomfiled e Paul Butterfield al Cage Au GoGo. Dove la Paul Butterfield Blues Band stava esordendo. Era veramente interessante! Michael Bloomfield era un maestro del bending in quei giorni.

SR:
La storia narra, che arrivò Chas Chandler, offrì dei soldi a Jimi e lo portò in Inghilterra.... I Blue Flames si sciolgono e nascono gli Experience. E' così?

RC:
Non è così semplice... c'erano un sacco di tipi dall'Inghilterra che vennero a vederci. Mi ricordo di Keith Richards con il suo seguito di ragazze. Ci furono una serie di incontri in un piccolo bar lì vicino e parlavamo di cosa avrebbe fatto Jimmy se fosse andato in Inghilterra. A quei tempi la sua musica era orientata verso un genere DeltaBlues, jimmy mi chiese di seguirlo in Inghilterra ma ero troppo giovane.... Credo volesse avere vicino a lui qualcuno con influenze musicali diverse.
Ricordo che Chas corteggiò Jimi per un po' prima che si decidesse. Poi la ragazza di Keith Richards, Linda, gli procurò una Stratocaster tutta sua.

SR:
Ti parlò Jimi dei grandiosi piani di Chas Chandler nei suoi confronti?

R.C:
Penso che Jimmy fosse interessato alla musica non alla fama. Era un'occasione per nuove esperienze.

S.R:
Dopo che i Blue Flames si sciolsero, quando fu che rivedesti Hendrix?

R.C:
Lo rividi subito dopo il concerto che fece al Monterey Pop Festival nel '67. Poi lo reincontrai ad un party, infatti mandò una limousine a Topanga Canyon per prendere me e gli altri degli Spirit . Era una specie di festa privata, un dopo-Monterey. Lou Adler produsse il Monterey Pop Festival e noi avevamo firmato per la sua etichetta Ode Records, e fummo invitati.
Lo rividi poi allo Shrine Auditorium di Los Angeles (February 10, 1968). Mi ricordo che rimasi nel camerino di Mitch Mitchell a chiaccherare con lui intanto che aspettavamo Jimi.
Lo reincontrai ancora nel 1968 al Seattle Pop Festival. In tutto ci rivedemmo cinque o sei volte

S.R:
Non so se hai mai visto quella foto di Jimi in una stazione radio nel 1968, ... Il Dj ha in mano un album degli Spirit e sicuramente Jimi deve avere raccontato al pubblico radiofonico qualche aneddoto di quei giorni con i Blue Flames.

R.C:
può essere....
Io a quei tempi non sapevo che di cognome facesse Hendrix lo conoscevo come Jimmy James. Quando Barry Hansen (a.k.a. Dj Dr. Demento- conduttore di un programma radiofonico che trasmetteva dischi di musicisti per lo più sconosciuti) tirò fuori l'album "Are You Experienced" , e vidi la foto della copertina e sebbene distorta riconobbi il tizio con cui suonavo a New York, quando poi misi il disco sul piatto e lo sentì suonare, non ebbi più dubbi. Dissi " E' lui, è Jimmy James"
Penso che Jimi fosse molto protettivo nei miei confronti poichè ero molto giovane. Non ricordo di cose pazze o strane quelle forse sono venute dopo... mi ricordo della musica, mi ricordo che tornavo tardi, alle 12,30 di notte e che dovevo prendere la metropolitana per tornare a casa per un meritato riposo.

S.R:
Un'ultima cosa su Jimi per concludere questa intervista.

R.C:
Jimi era una persona molto spirituale. Era sempre alla ricerca della verità, dell'essenza della vita! Nelle sue canzoni è la risposta alle sue domande, la sua immaginazione, le sue speranze e i suoi sogni per l'umanità. Adoro la frase sul retro dell'album "Cry Of Love" -- "Hello My Friend..." -- è una sorta di testamento. E' così intenso, così bello, così spirituale . Sentiva molta compassione per il prossimo e per quello che stava accadendo. Sebbene fossì molto giovane quando lavorai per lui posso dire che era una persona veramente amabile, aperta e generosa.

Randy California All along the watchtower

lunedì 24 novembre 2008

Jimi Hendrix Tribute Night a Pisa


Il giorno

26 novembre 2008 ,

inizio ore 22:30,

si terrà presso il

Borderline club di Pisa

un concerto evento dedicato al grande chitarrista americano Jimi Hendrix

che avrebbe festeggiato il 27 novembre il 66 compleanno.

Jimi Hendrix Tribute Night
con

Uli Jon Roth
-
Richie Kotzen
-
Rigo Righetti e Robby Pellati

venerdì 21 novembre 2008

Electric Ladyland

A quarant'anni dall'uscita di Electric Ladyland ho trovato questo eccellente documentario con sottotitoli in italiano.

Uscito nel 1968, "ELECTRIC LADYLAND" rappresenta una svolta nella fiorente carriera di Jimi Hendrix e ancora oggi è una pietra miliare della storia della musica rock. L'album contiene alcune registrazioni di Hendrix più famose: "Crosstown Traffic", "Voodoo Chile" e una cover di "All Along the Watchtower" di Bob Dylan. Il documentario riporta anche alcune interviste e testimonianze di personaggi che hanno contribuito: il produttore Eddie Kramer, Noel Redding, Mitch Mitchell, Steve Winwood e Chas Chandler.



fonte: http://www.yalp.alice.it/

giovedì 20 novembre 2008

Suspicious



Suspicious è un'accattivante e rara traccia strumentale accreditata a Jimi Hendrix prima che raggiungesse la fama nel 1967.

"Suspicious" è stata pubblicata su varie compilation a partire dai primi anni settanta, ricordo in particolar modo, gli LP "Rare Hendrix", "Free Spirit", "In the Beginning", "Jimi Hendrix - Cosmic Tournaround" ...

In alcune compilation lo stesso brano appare con il titolo: "Hot Trigger", così che la stessa canzone ha due diversi titoli a seconda della casa discografica.

Il bello però è, che a quanto pare, in questa canzone e in altre, sempre pubblicate sulle stesse compilation, non c'è alcun coinvolgimento da parte di Jimi Hendrix.

Al di là di essere una bella canzone con un groove psichedelico, tipico della metà degli anni sessanta, il nostro beniamino non ha niente a che vedere con essa e con altre canzoni di quegli LP.

La verità è che chi ha composto ed eseguito queste canzoni è un tal chitarrista americano di nome Hermon Hitson, il quale non ha nemmeno mai incontrato Jimi Hendrix.



Hitson racconta:

Negli anni '60 vivevo a New York e lì registrai un album per il produttore newyorkese Johnny Brantley, con il quale lavoravo ai tempi.
Il titolo dell'album era "Free Spirit" e una volta registrato, per motivi a me sconosciuti, lo mise da parte.

Il titolo originale di "Suspicious" è "Hot Trigger", Jimi Hendrix, confermo, non ha niente ha che vedere con queste registrazioni...



I musicisti che parteciparono alle session sono:

Hermon Hitson Chitarra
Lee Moses Tastiera
Alonzo "Yogie" Taylor Basso
Eddie Maxey Batteria

Solo in "Hot Trigger" c'era un altro batterista che si chiamava appunto "Trigger".
Evidentemente, dopo la morte di Hendrix,Brantley tirò fuori i nastri con le session di "Free Spirit" e li vendette come registrazioni di un acerbo Jimi Hendrix...E io che non sono un appassionato del genere non ne ho saputo nulla per anni.

Ecco un'altro brano dalle stesse compilation "Louisville"



Un successo degli anni '60 di Hermon Hitson



Hermon Hitson oggi

martedì 18 novembre 2008

In memoria di Mitch Mitchell

27 Novembre 2008
Stazione Birra, via Placanica 172, Roma

in memoria di Mitch Mitchell (1946/2008)
a Kind of Blues
presenta


La terza edizione dell'Hendrix Festival, ospitata dentro A KIND OF BLUES, è dedicata alla memoria di Mitch Mitchell, batterista del Jimi Hendrix Experience, scomparso il 12 novembre 2008 a Portland. Con lui finisce la storia dell'Experience (dopo la scomparsa di hendrix nel 1970 e del bassista Noel Redidng nel 2003) ed inizia la leggenda...

lunedì 17 novembre 2008

Tribute to Jimi Hendrix (Naima, Forlì)

Nel 66° anniversario della nascita di Jimi Hendrix e a pochi giorni dalla scomparsa di Mitch Mitchell, ultimo membro degli Experience, in Italia e nel mondo i fans si preparano a celebrare l'evento con varie manifestazioni.


Al Naima Club di Forlì,

che compie quest’anno(2008) 25 anni.

Venerdì 28 novembre

ci sarà il

TRIBUTE TO JIMI HENDRIX


Con:

ULI JON ROTH ( Scorpion),

RICHIE KOTZEN ( Poison-Mr Big),

RIGO RIGHETTI e ROBBY PELLATI ( Ligabue).


Ingresso € 20


23 maggio 1968 Milano

Questa testimonianza di Fabio Treves è tratta dal libro, Jimi Hendrix, Multiplo Edizioni,
di Enzo Gentile che ringrazio di cuore.


FABIO TREVES
Sono nato anch'io il 27 novembre, solo qualche anno dopo Jimi Hendrix: una data importante, perché in quel giorno, sotto il segno del Sagittario, ci si ritrovano anche Woody Allen, Bruce
Lee, Toulouse Lautrec, insomma una bella compagnia.

Ma il più grande di tutti era lui, James Marshall, forse il miglior chitarrista della storia del rock.
L'amore per Jimi, per quanto mi riguarda, è datato giugno 1967 : da circa un mese era uscito Are You Experienced e io mi trovavo a Londra, in un alberghetto di Crystal Palace. Ai primi di luglio
mi capitò finalmente di sentire un suo concerto, controllavo i giornali e le locandine e l'appuntamento era al Marquee Club, il tempio della musica rock, in Waldon Street.
L'impressione fu immediatamente straordinaria. Io mi ero allenato già con l'album e anche sintonizzandomi sulle radio inglesi, che bombardavano soprattutto due pezzi, Thè WindCries Mary, e Purple Haze che erano usciti solo 45 giri.
In quell'occasione, tra l'altro, trovai Noel Redding che avevo già visto alla guida di un proprio gruppo, come supporter di George Fame in un piccolo locale, da Toft's: e Noel, tra l'altro, scoprii
che era nativo di Folkestone, la cittadina dove ero solito andare per le vacanze-scuola estive. Ma davanti a Hendrix, che risultò subito un vero portento, tutti erano destinati a scomparire.
Nel disco le note erano scarse e quindi si partiva con una fortissima curiosità: chitarristi bravi ne giravano, da Clapton a Peter Green, ma uno che garantisse quella mole di effetti nessuno se
lo poteva aspettare. Anche perché insieme a suoni inattesi circolava una musica molto avanti, molto potente, sul palco del Marquee. La passione per Hendrix venne alimentata in seguito
e anzi contribuii a diffondere il mito in Italia, portando le prime copie di quel disco e riuscendo a procurarmi gli altri appena venivano pubblicati sul mercato inglese.
Non posso dire che ci fosse fermento già in quei primissimi mesi di attività, intomo a Hendrix: non era uno da primi posti in classifica, eppure dalla struttura dei pezzi, dalla forza, dalla messa a fuoco del materiale, sia su disco, sia dal vivo, i più capivano che Jimi non sarebbe stata una meteora. Non poteva essere un bluff.
Oltretutto suonare in trio non è affatto facile e in mancanza della tecnologia, con i soli volumi dell'amplificazione, il wah wah e i riverberi, quello che combinava Hendrix aveva dell'incredibile.

La formula era classica, amplificatori Marshall e chitarra bianca Stratocaster e molti di noi, musicisti in erba, si innamorarono subito di quei marchi. Da parte mia tentai di seguirlo anche dal vivo, ma non si avevano notizie precise, le informazioni sul rock erano scarse o nulle: si sapeva di alcuni concerti in Olanda e in nord Europa, ma mai niente di chiaro che consentisse di mettersi in viaggio. Poi, un bei giorno, all'improvviso, la notizia che sarebbe comparso in Italia. Da noi non era affatto un nome, una superstar: qui il rock arrivava di striscio, mentre imperavano sempre i Gianni Morandi, Caterina Caselli, il Festival di Sanremo e per i gruppi lo spazio risultava ancora limitato.
Per salutare'la venuta di Jimi, sui muri di Milano furono affissi dei manifesti a cura della Polydor, con il testone ricciuto di Hendrix, abbastanza clamoroso per un'epoca in cui non si usava quel tipo di promozione.E io insieme ad altri mi ritrovai di sera a staccare con il taglierine quei poster preziosi: il segno che non ero solo. Hendrix era stato annunciato al Piper di viale Alemagna, un luogo ideale, perché l'acustica soddisfacente, la possibilità di vedere il proprio beniamino da vicino, avrebbero permesso di gustarsi lo spettacolo. Come si usava a quei tempi le repliche dovevano essere due, alle 16 e alle 21, ma nel pomeriggio di quella giornata di metà maggio Hendrix non suonò.
Si disse che gli strumenti erano stati bloccati alla dogana e anche che problemi di droga avevano impedito l'arrivo dei musicisti. Al Piper eravamo alcune centinaia quando l'organizzatore Leo
Wachter annunciò l'annullamento del primo show: più che proteste si diffuse una certa tristezza, perché molti dei presenti erano giovanissimi e per quella sera non avrebbero avuto il permesso dei genitori di trattenersi fuori casa.
A resistere fu un manipolo di irriducibili fedelissimi, disposti a tutto, anche ad attendere nel rischio di restare delusi.
Alla fine passarono davanti a noi i musicisti, l'attesa era stata premiata: il clima era molto disteso, alcuni di noi si fecero intorno a Hendrix e gli altri.
Qualcuno ebbe l'autografo, un altro ricevette consigli per la sua chitarra, uno un plettro, un altro ancora si mise in posa con Jimi, per una foto-ricordo.
Non esisteva, insomma, il distacco di tipo divistico che adesso è diventata la regola delle rockstar e questo ci mise nelle condizioni migliori per gustare la serata.
La sorpresa più impressionante fu comunque vederlo accanto a noi: nel mio delirio di fan estremo credevo che Jimi fosse un colosso, un macigno grande e grosso con una forza straordinaria.
Tutta immaginazione, perché non c'erano video, ne film a disposizione. Invece era una persona normale e anche la capigliatura classica che ricordavo da Londra si era molto ridimensionata, senza quella cotonatura che gli aveva gonfiato la chioma nelle fotografìe ufficiali. Il palco veniva allestito davanti ai nostri occhi, batteria Ludwig per Mitch Mitchell e una parete di otto amplificatori Marshall da cento watt ciascuno per distribuire il suono di Hendrix, il quale con sé aveva una valigetta piena di pedaliere e strani aggeggi indecifrabili. Comunque niente di speciale,
nessun gigantismo e aria di grandeur: una strumentazione ridicola se si pensa alle tonnellate che stanno su di un palco oggi.

E l'immortalità di Hendrix va proprio misurata in virtù della musica espressa con i pochissimi mezzi tecnici di quegli anni.
Più che entusiasmo, bisogna dire che tutti noi si restò ammutoliti alla constatazione che Jimi e gli Experience suonavano proprio come nei dischi e che le registrazioni non venivano effettuate con l'ausilio di sovraincisioni, di rallentamenti, di varie diavolerie, ma lavorando ad alto livello, proprio come se fossero dal vivo. La matrice più chiara era quella blues e Red House a tutt'oggi è una delle tracce più sanguigne e stravolgenti di un animo blues. Jimi suonò molto sciolto e a Milano sicuramente si mostrò in forma migliore che non a Roma e soprattutto di come lo avrei visto un paio di anni più tardi all'isola di Wight: dove purtroppo non si esibì l'Hendrix roboante, impulsivo, creativo dei momenti migliori, destando in tutti gravi perplessità.
A Milano fu un enorme successo, alla fine; ovazioni nella notte, con solo quelle centinaia di testimoni che avevano resistito per tante ore. E come succede nelle migliori tradizioni, i giornali
scrissero poco o nulla, attaccandosi a particolari mondani o di cronaca pettegola. Quel concerto si tramandò, insomma, nel passaparola, quasi come una favola popolare: e chi c'era, sicuramente, se ne ricorda bene ancora adesso.
Gli hendrixiani da quel giorno si moltipllcarono. Jimi sul palco era un turbine spaventoso, che esprimeva energia, sesso, stregoneria e gli effetti sonori parevano figli del cinema, della fantascienza più che della musica, con l'uso che faceva della leva per la distorsione, addirittura esagerato, accecante.
Io mi trovavo vicinissimo, in una postazione ideale e rabbrividivo a vedere i trucchi minimi di quel demonio: nessuno si spiegava, per esempio, un certo tipo di suono e scoprii che veniva dal
battito dei polpastrelli in determinati punti del manico della Fender, che ovviamente al volume spropositato che Hendrix imponeva sembrava un rombo infernale, come in una sequenza
di Apocalypse now.


Prima di Wight lo inseguii ancora: per rintracciarlo ad Amsterdam, a fine 1969, in un capannone dismesso vicino al porto.
Ecco, quella volta mi provocò diversi dubbi il suo show: gran parte della scaletta era data dai pezzi contenuti in Electric Ladyland che invece pareva il tipico disco da studio: e infatti tranne qualche pezzo, senza sax, senza tastiere, senza cori, l'impalcatura faticava a reggere il confronto con l'album, un affresco eccezionale. Ma la verifica che doveva rivelarsi definitiva decisi di farla nel festival dell'isola di Wight: una spedizione in grande stile cui parteciparono molti del giro musicale milanese, al punto che in loco ritrovammo anche i vari Camerini, Finardi, eccetera.
Naturalmente mi infilai vicino al palco e fu come un presentimento quando lo vidi arrivare con Billy Cox e Mitch Mitchell:
era il 30 agosto 1970, notte fonda, poco prima dell'alba. A quel momento le condizioni di tutti erano precarie, prossime allo sfinimento assoluto, visto che in tré giorni c'era stata musica senza
interruzioni e avevano suonato davvero tutti i migliori artisti e gruppi immaginabili.
Solo in quella giornata erano transitati sul palco i Chicago, i Jethro Tuli, David Bromberg, Miles Davis, Joni Mitchell, i Taste, Emerson, Lake and Palmer, Ten Years After, Who e quasi
eravamo esausti, intorpiditi, sazi. Ma l'attesa per Hendrix non mancava e tra tutti, quando attaccò con le prime note, corse un brivido collettivo. Abbastanza rapidamente però fui assalito da una certa tristezza: il suono non era più lucido e fulminante, si notavano problemi di assieme, di acustica, come se i tre viaggiassero con il freno a mano tirato, e in direzioni diverse. Quasi un
concerto che si trascinava senza una direttrice chiara da sviluppare.
La delusione fu scottante, soprattutto per me che avevo visto Hendrix a "Top of the pop" presentare Purple Haze nella prima uscita televisiva, che provavo a sintonizzarmi su Radio Luxembourg per sapere le ultime notizie, che avevo nitidi i passaggi e la progressione della sua carriera. Per me che andai apposta in Inghilterra a comprare l'originale Electric Ladyland, con la copertina censurata.
Ne parlammo nel nostro viaggio di ritorno, come amanti traditi, o quasi: ma nonostante tutto, oggi come allora, Hendrix resta in cima, sopra a tutti.
Garantito, da uno che un po' di musica ne ha masticata.


venerdì 14 novembre 2008

Musica Divina The Jimi Hendrix Experience di nuovo riunita

Musica Divina
La Jimi Hendrix Experience
di nuovo riunita



Milano
22 Novembre 2008
Ore 15,00 P.zza S. Marco
Quartiere Brera

Installazione del maestro Alex Schiavi
(hendrixiano fin dalla prima ora)
dedicata alla
Jimi Hendrix Experience.

A pochi giorni dalla triste dipartita di Mitch Mitchell
e
in prossimità delle celebrazioni
per
la nascita di Jimi Hendrix
(27 Novembre 1942)



Tutto il giardinetto dedicato a Piero Manzoni
sarà tappezzato da poster della
Jimi Hendrix Experience
che chiunque potrà poi portarsi via di ricordo

manifestazione gratuita aperta a tutti

non è previsto rinfresco