sabato 28 giugno 2008

Eric Barret (dal punto di vista di un tecnico del suono)

La vita in tournée: Eric Barrett

Prima ancora di associarsi agli Experience e di seguirli in
tournée negli USA e in Europa, EricBarrett aveva lavora-
to con i Nice, in Inghilterra. «Ho solo dei buoni ricordi di
Jimi», dice Eric, che successivamente si è stabilito a Los
Angeles per occuparsi di James Taylor, Tony Joe White e
Cat Stevens.

«Conobbi Jimi quando lavoravo al Saville Theatre
con i Koobas, che erano in programma per lo stesso spetta-
colo. Mi sembrava un tipo in gamba e sarebbe stato simpa-
tico lavorare per lui, anche se questo non rientrava affatto
nei miei progetti. Ma una sera, dopo l'incendio che aveva
distrutto il club Speakeasy, mi trovavo al Blaises. Noel
Redding si è avvicinato e ha detto: "Ti stavo cercando. Il
nostro tecnico di tournée è rimasto negli Stati Uniti, deve
avergli dato di volta il cervello, e noi domani dobbiamo
andare a Milano. Vuoi venire a lavorare con noi?" Io gli ho
risposto che ne avremmo riparlato più tardi.

« Sono tornato a casa, sbronzo, verso le4.30 del matti-
no e Gerry Stickells mi ha telefonato alle 7.30 per dirmi:
"Vuoi venire a Milano?" Io mi sono alzato con un tremen-
do mal di testa e sono andato in ufficio. Abbiamo preso
l'aereo per l'Italia e il gruppo si è esibito al PiperClub.

« Questo risale al '68. Tutte le attrezzature erano fuori
combattimento perché il gruppo era appena rientrato da
una tournée. Dopo ogni pezzo, Jimi se la prendeva con
me. I tubi degli amplificatori erano fusi e il volume conti-
nuava a subire sbalzi da un momento all'altro. Jimi intanto
non la finiva di strepitare: "Che cosa diavolo c'è che non
va?" e allora io gli ho detto: "Non lo so, io me ne vado!"
« Ma è arrivato Gerry e mi ha detto di calmarmi. Io gli
ho spiegato che le attrezzature di cui disponevamo non !
servivano a niente, e poi Jimi si è scusato dicendo che gli
dispiaceva di aver alzato la voce con me. Dopo cinque gior-
ni insieme in Italia, cominciavo a volergli bene e a render-
mi conto di quello che stava cercando di realizzare nella
sua musica.

«Abbiamo dovuto ricostruire tutte le attrezzature.
C'era un tipo a Long Island, un certo Tony Francis, che era
un vero genio quando si trattava di amplificatori, ed era lui
che ce li costruiva. Io gli ho spiegato il problema, che Jimi
suonava tutto a volume massimo, al numero dieci sulla
manopola, gli alti, i bassi, tutto. Gli ho detto che gli am-
plificatori non sopravvivevano a un solo spettacolo, si bru-
ciavano e basta.

«Tony allora li ha smontati pezzo a pezzo e li ha rico-
struiti. Ha rimesso tutto a posto e un pomeriggio, durante
un esperimento acustico, Jimi stesso li ha provati e funzio-
navano perfettamente.

« Abbiamo usato gli amplificatori Sun, ma Jimi li face-
va a pezzi, e così siamo rimasti fedeli ai Marshall. Jimi usa-
va sempre questa marca, mentre invece a Noel piacevano
moltissimo i Sun, per il suo basso.

« Jimi aveva cominciato con 75 watts e verso la fine si
serviva di sei casse Marshall, un metro e mezzo per quat-
tro, un "monitor" delle stesse dimensioni e altre quattro
casse Marshall da 100 watts, tutti collegati e modificati per
mezzo di distorsori, pedali "wah-wah" e perfino un "Uni-
vibe"! Aveva una speciale cassa per questi aggeggi, e i di-
storsori e i pedali "wah-wah" funzionavano da pre-ampli-
ficatori.

« Se provavo io le attrezzature, non ottenevo altro che
risonanza. Invece Jimi era capace di controllare tutto con
le dita, e ancora oggi non riesco a capire come diavolo
facesse. Era parte del suo genio speciale in questo campo.
Posta un commento