giovedì 31 luglio 2008

Luglio 1968, the Jimi Hendrix Experience

40 anni fa, 1968

Alla fine di luglio, l'Experience diede il via al suo secondo
tour americano a Baton Rouge, in Louisiana.
Si trattava della loro prima tournée nel profondo Sud;
sia Redding sia Mitchell si stupirono nel vedere quanto fosse nervoso Jimi.
Disse di sentirsi in apprensione ogniqualvolta si trovava in uno
stato che tollerava la segregazione razziale.

Noel e Mitch, entrambi magri ragazzi inglesi dalla carnagione chiara con i capelli ricci, restarono atterriti nello scoprire - in svariate città del Sud e del Midwest americani - che a Jimi non era consentito mangiare nei loro stessi ristoranti o entrare nelle toilette riservate solo ai bianchi. Restavano a bocca aperta nel leggere i cartelli che dicevano "Solo per persone di colore".
Hendrix non batteva ciglio perché un simile trattamento per lui non era una novità. A volte sul palco Jimi creava spontaneamente momenti musicali talmente potenti, inattesi ed eccitanti che perfino Noel e Mitch lo vedevano come un dio.
L'incontro con il razzismo li gettò in confusione: come osavano trattare Jimi in maniera così umiliante? "Mi si raggelò il sangue quando una vecchia inserviente una volta disse: 'II negro può mangiare là'. Vacca ignorante!" fece Noel. A volte, quando erano fatti, Hendrix, grande imitatore e attore nato, intratteneva i ragazzi con feroci parodie e osceni racconti razzisti del chitlin circuit, finché tutti si arrendevano a risate irrefrenabili.


La maggior parte dei concerti di Jimi venivano ora promossi
da Pat O'Day, di Seattle, che in seguito raccontò che ci furono
episodi di gravi tensioni razziali, in occasione di diverse date nel
Sud. In una di queste, Jimi passò nel backstage con una bionda
sottobraccio e un poliziotto, ingaggiato per proteggere la star, gli
puntò contro una pistola. L'agente gridò: "Quel negro non ha il
diritto di mettere le mani addosso a quella ragazza". O'Day pen-
sò davvero che il suo famoso cliente stesse per lasciarci le penne.
Uno dei soci di O'Day si mise tra Jimi e la pistola, ma arrivarono altre due guardie che estrassero a loro volta le pistole. Alla fine,
la polizia ripose le armi, ma loro, e l'intera security, rinunciarono all'incarico quella sera stessa in segno di protesta. "Lasciarono lo show perché non potevano tollerare il pensiero di un negro insieme a una ragazza bianca", riferisce O'Day. Quella sera Pat era furente, ma Jimi rimase calmo. "Cinquant'anni fa", gli spiegò Jimi, "non avrei potuto nemmeno mettere piede in questo auditorium. E fra cinquant'anni, non fregherà più niente a nessuno."



Anche a qualche giornalista nostrano è giunta voce dell'evento e ovviamente nel riportare la notizia ha aggiunto un po' di colore.

Trasimeno Blues

domenica 27 luglio 2008

IO C’ERO: JIMI HENDRIX, MILANO, 23 MAGGIO 1968

JIMI HENDRIX, PIPER, MILANO

Testimonianza del Sig. Gabriele Poletti.

Mi innamorai subito della musica di Jimi Hendrix.
Appena sentii “Hey Joe” corsi immediatamente a comperare il 45 giri.
Sin dalle prime note, capii che era diverso dagli altri chitarristi che avevo sentito, anni luce di distanza dagli altri musicisti dell’epoca, anzi, trovo la sua musica tuttora attuale e per certi versi insuperata.
Avevo circa diciotto anni a quei tempi e suonavo la chitarra in un complessino beat.
Tra le varie canzoni che suonavamo ce n’erano anche un paio di Jimi, tratte dall’LP “Are you experienced?”, album che comprai, anche quello, appena uscito, così come d’altronde tutti i successivi.
Come seppi che Jimi Hendrix avrebbe suonato a Milano, mi organizzai per andare al Piper per assistere al concerto serale.
Convinsi così Luigi, il nostro bassista, ad accompagnarmi.
Insieme a lui avrebbe dovuto esserci anche l’entusiasta Adalberto, fratellino minore di Luigi che anche lui suonava nel nostro complesso.
All’ultimo momento, però decidemmo di lasciarlo a casa, perché ai tempi era troppo piccolo, aveva infatti solo 15, massimo 16 anni e non volevamo prenderci la responsabilità di portarlo in giro di sera… Bèh adesso mi dispiace, dopo tanti anni, è ancora un grande hendrixiano anche lui, e recrimina ancora il fatto che non lo abbiamo portato…
Così, purtroppo per Adalberto, io e Luigi, sulla mia 124 Coupè, ci avviammo alla volta di Milano.
Arrivammo molto presto e trovai da parcheggiare a due passi dal Piper.
I cancelli erano ancora chiusi, volevo infatti essere tra i primi ad entrare per andare vicino al palco.
Appena aprirono, mi ricordo, feci una gran corsa per entrare e prendere un buon posto.
Una volta all’interno, però, vidi che c’erano già un centinaio di persone ancora lì dal pomeriggio.
I tecnici stavano sistemando i Marshall e qualcuno mi disse che gli amplificatori erano appena arrivati.
Si diceva che li avessero sequestrati e poi smontati in dogana per cercare la droga, così Hendrix quel pomeriggio non aveva suonato. Quel centinaio di irriducibili che avevo visto, si erano fatti chiudere all’interno del Piper per paura di perdere il concerto e il posto in prima fila.
Per un po’ ci fu l’andirivieni dei tecnici sul piccolo palco del Piper, che quasi scompariva con quella montagna di amplificatori , poi uno dei tecnici prese la chitarra di Jimi, la collegò, fece due accordi e se ne andò.
Poi più niente…. Passò un’ora, forse più, l’ambiente era buio e sempre più affollato, caldo, fumoso… Non ne potevamo più.

Finalmente una luce illuminò il palco, l’annunciatore disse “Eccovi la Jimi Hendrix Experience”.
Jimi stava collegando la chitarra e armeggiando con gli amplificatori poi si avvicinò al microfono e disse qualcosa del tipo “Is it too loud?” (E’ troppo rumoroso?).

Non so che canzone fosse la prima che eseguì, non l’avevo mai sentita, adesso, direi Killing floor o Remember, qualcosa di simile. Le parole non si sentivano assolutamente, l’impianto audio era pessimo.
La voce era coperta dal volume dei Marshal, usciva infatti dalle quattro piccole casse appese alle pareti del locale.
Sicuramente suonò Foxy lady, Hey Joe, Fire, Stone free, Red house e Can you see me, canzoni che conoscevo già allora molto bene ma ne suonò anche qualcun'altra che non conoscevo.
L’ambiente era sovraffollato, c’era gente dappertutto persino nei corridoi dei bagni, poveracci, chissà che potevano sentire. L’acustica, ripeto, era pessima, difficilmente si riusciva a sentire la voce di Jimi quando cantava. Anche il piccolo palco era assediato dal pubblico, mi ricordo c’era un esagitato durante il concerto, che cercava di toccare i piedi, le gambe, i distorsori di Jimi, , se avesse potuto si sarebbe aggrappato ad una sua gamba, Hendrix ad un certo punto, si vede che si era stufato, ha mimato di tirargli un calcio. Questo tizio non si è più azzardato a cercare di toccarlo... Jimi stava suonando da oltre un’ora e il volume era assordante, Luigi cominciò a supplicarmi “Gabriele, portami a casa, mi fanno male la testa e le orecchie”…Cercai di restare fino alla fine ma le sue pressanti lamentele mi convinsero ad avviarci verso l’uscita.
Quando giungemmo ai cancelli, gli Experience stavano salutando il pubblico annunciando l’ultima canzone...
Mentre uscivo mi consolavo pensando che avrei rivisto Jimi Hendrix di li a poco a Zurigo, poi invece, purtroppo, non lo rividi mai più…


Le foto di Jimi Hendrix al Piper sono di E. Gionco su gentile concessione del sig. Lanzani

venerdì 25 luglio 2008

THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE. Bologna 26 maggio 1968 Parte 2

Il Concerto


“Gagliardi ragazzi, il momento che tutti stavate aspettando è finalmente arrivato!
Ecco a voi la Jimi Hendrix Experience…….The Jimi Hendrix Experience…. The Jimi Hendrix Experience...Jimi Hendrix”


Così un entusiasta Beppe Brilli annuncia al pubblico del palasport di Piazza Azzari il concerto degli Experience.

Jimi saluta il pubblico che applaude e subito si scusa perché non può usare al meglio la sua strumentazione a causa di problemi con l'alimentazione elettrica...

Il concerto quindi inizia con Fire, una versione abbastanza simile alla versione in studio ma l’assolo qui viene eseguito senza il distorsore. In questa versione Noel risponde ancora al coro.

Segue Hey Joe, una versione molto pulita. Anche questa un’ottima esecuzione con poche variazioni rispetto all’originale a parte un assolo molto cristallino.

Stone free è il terzo brano proposto. Anche qui il suono di Jimi è meno saturo che d’abitudine
e l’assolo viene eseguito senza il distorsore ma non se ne sente assolutamente la mancanza.
Poi sempre nell’assolo, probabilmente distratto da problemi tecnici, pasticcia un pò con la tonalità e conduce la canzone verso il finale.

Daniele Guidazzi, chitarrista di uno dei gruppi di supporto, Ivan & The Meteors, ricorda:


La cosa più impressionante, da musicista, era l'arrivo di questa montagna di amplificatori, ricordo che a un certo momento, mentre stavo mettendo a punto la mia chitarra, Jimi è venuto sul palcoscenico per mettere a punto la sua. Involontariamente abbiamo fatto diventare il sound check una jam di quasi venti minuti. Poi Jimi è sparito nei camerini... Un altro ricordo curioso è che noi avevamo in repertorio una canzone di Jimi e volevamo suonarla sapendo che c'era lui. Il pezzo era Stone Free noi lo suonammo in una versione molto simile all'originale di Jimi.
Durante il concerto pomeridiano anche Jimi suonò Stone Free, ma la fece in una versione molto diversa da quella originale.

Red house è il quarto brano. Una splendida versione di una decina di minuti che inizia con dei fraseggi blues molto puliti. Jimi abbandona presto le parole per un interludio in cui da il ritmo percuotendo le corde della chitarra come nella versione del Royal Albert Hall, poi un delicato assolo con il wha wha introduce la strofa finale.



Questa la registrazione da youtube (NB le informazioni riportate indicano Milano Piper Club ma in realtà si tratta della registrazione di Bologna)

Jimi si scusa ancora con il pubblico e dice che non suonerà Foxy Lady perchè non cè abbastanza potenza elettrica "...we don't have enough electricity to play 'Foxy Lady'...". e continua "...we're trying to play electric music and we don't have enough electricity for our own music, so we'll do a jam...".
“Non abbiamo abbastanza elettricità per suonare Foxy Lady... …Noi cerchiamo di suonare musica elettrica ma non abbiamo abbastanza potenza elettrica, così faremo una jam…”
quella di Bologna è la quarta versione live conosciuta di “Tax Free” . Anche questa è una splendida esecuzione di più di dieci minuti con un breve assolo di basso e di batteria. Qui Jimi sembra più rilassato e si lascia andare a sua volta ad un lungo solo in cui cita varie canzoni tra le quali 'Mary Had A Little Lamb' e “Come on”



Questa la registrazione da youtube (NB entrambi le registrazioni provengono dalla terza fonte e sono state tagliate per poter essere pubblicate)

Hendrix si scusa ancora con il pubblico per i problemi con la strumentazione.

Da qui la registrazione è meno buona e la versione di “Purple haze” che segue è meno aggressiva del solito, forse anche perché, Jimi usa solo il wha wha e la distorsione naturale degli amplificatori con il volume al massimo senza il fuzz face.

Nonostante poco prima avesse detto che non avrebbe suonato “Foxy lady”, per assecondare le continue richieste del pubblico, con questa canzone si chiude la tournée della Jimi Hendrix Experience in Italia.
E’ una versione strana, molto pulita. Il feedback iniziale è quasi inesistente, peccato che nella registrazione, l’assolo sia tagliato e anche il finale sia un po’ confuso.


Tra i collezionisti circola una versione "merge"di questo concerto. Non scenderò in particolari tecnici in quanto non ne sono all'altezza, mi limiterò quindi ad una descrizione sommaria.
Le versoni "merge" consentono di migliorare notevolmente la qualità di una registrazione audience cioè amatoriale.
Per fare ciò, occorre, avere più fonti della stessa registrazione e nel nostro caso ci sono.
Ciascuna registrazione viene corretta digitalmente (velocità di riproduzione, volume, fruscii ed altre imperfezioni), questo senza alterare con effetti strani la registrazione ma cercando di rendere il suono il più naturale possibile.
Ogni fonte di registrazione audience ha delle caratteristiche uniche, ad esempio su una fonte si sente distintamente la voce, su un'altra si sente meglio la batteria e su un'altra ancora basso e chitarra si distinguono meglio.
Quindi si sincronizzano le tre tracce e si registra su di un'unica traccia.
Et Voilà una versione "merge".

mercoledì 23 luglio 2008

Una settimana con gli Experience

27 Luglio / 03 Agosto 1968


Sabato , 27 Luglio 1968

Richard Robinson del periodico “Hullabaloo” intervista Jimi (pubblicata nell’ottobre dello stesso anno).

Barry Reiss (procuratore della Steingarten, Weeden & Weiss) racconta di quel giorno:
Mi ricordo ancora vividamente, quel giorno dovevo andare da Jimi, su, nella sua stanza d’hotel.
Arrivato la c’erano cinque ragazze in fila fuori dalla sua porta.
Bisognava bussare e una ragazza venne ad aprire la porta mentre l’altra rimase nella camera da letto con Jimi… Dovetti interromperlo poiché avevo bisogno della sua firma su un contratto per un tour.


Domenica , 28 Luglio 1968

Gli Experience partono per la soleggiata California.
Volo da New York a Los Angeles


Lunedì , 29 Luglio 1968

La Warner Brothers premia gli Experience con il loro primo Disco d’Oro per l’album “Are you experienced?”.
Ricorda Mo Ostin (direttore della Warner):
Quando vedemmo la potenzialità di vendita di quei dischi, ci dicemmo “Qui c’è qualcosa di grosso, fatichiamo con dei gruppi mediocri per vendere forse 300.000 dischi mentre ne potremmo vendere 2 milioni con Jimi Hendrix.
Frank Sinatra e Dean Martin non hanno mai venduto 2 milioni di album.

Dal diario di Noel Redding:
Il nostro ufficio di New York ci fece omaggio del nostro primo Disco d’Oro e quando lo ricevemmo Jimi disse:
Uh, Noel, quelli della Warner ci hanno mandato questo bel regalo. Posso spedirlo in Inghilterra per te?


Martedì, 30 Luglio 1968

Gli Experience si trasferiscono dalla California alla Louisiana .
Comincia il loro secondo tour statunitense di quell’anno.

Ricorda Noel Redding:
Non abbiamo avuto contrattempi. Alle 7 di mattina eravamo tutti pronti per prendere l’aereo per New Orleans da dove poi abbiamo raggiunto Baton Rouge in auto.

Quella sera gli Experience tengono 2 concerti (uno alle 19.00 l’altro alle 22,00) all’Independence Hall, Lakeshore Auditorium di Baton Rouge (Louisiana).
I Soft Machine sono il gruppo di supporto.

Ancora dal diario di Noel:
Il primo show fu abbastanza duro per me . Feci l’errore di comprare un basso a 6 corde Epiphone e mi aspettavo di suonarlo senza aver prima fatto un po’ di pratica. Sebbene avesse un suono favoloso era un po’ difficile da suonare. Comunque non dovetti portarlo in giro per molto… Mi fu rubato quasi istantaneamente.
Sicuramente non è stato un buon inizio per il tour.

Riporta di quel concerto il periodico “Disc and music Echo” del 17 Agosto 1968:
Una partenza al rallentatore quella del tour della Jimi Hendrix Experience…In quanto si sono danneggiati tutti gli amplificatori della band prima del concerto d’apertura.

Ricorda Abe Jacob (tecnico del suono) che dopo il concerto, quella sera, lui e Jimi andarono in piccolo club per sentire suonare un vecchio bluesman:
“Hendrix era seduto là a guardare questi vecchietti suonare. Il più giovane di loro avrà avuto dai 55 ai 60anni.
Jimi poi si è alzato ed è andato a suonare con loro. E’ stata una serata meravigliosa.”



Mercoledì, 31 luglio 1968

Dal diario di Noel Redding:
Abbiamo tutti perso l’aereo così abbiamo dovuto guidare fino a Shreveport (Louisiana)…
Durante il viaggio decidemmo di fermarci un attimo per riposare e mangiare qualcosa in un cafe sulla strada per Shreveport…Fummo allora sorpresi dal fatto che Jimi era restio a scendere dall’auto, anzi non voleva proprio saperne uscire e così abbiamo fisicamente dovuto trascinarlo fuori.
Una volta nel locale abbiamo capito la sua riluttanza.
Appena dentro tutti gli avventori si zittirono e si voltarono a guardarci, ma, l’attenzione era concentrata su Jimi che era ovviamente molto “nero” in un ambiente molto “bianco”.
La tensione era così spessa che si poteva tagliare con un coltello.
Mangiammo velocemente e in silenzio, cercando di sembrare il più possibile invisibili per quanto comunque lo possano sembrare 4 individui vestiti da hippy.
E’ stato un episodio difficile ed inquietante …non avevo mai vissuto prima quelle forti e malevoli vibrazioni di razzismo sudista.

Quella sera gli Experience suonano per un pubblico di circa 7000 persone al Municipal Auditorium di Shreveport
Gruppo di supporto Soft Machine


Giovedì, 01 Agosto 1968

Gli Experience tornano a New Orleans per un concerto al City Park Stadium.
Gruppo di supporto Soft Machine
Prima però la band partecipa ad un Love-In in Beauregard Square, New Orleans, dove suonano parecchi gruppo locali. Jimi parla alla folla dal pianale di un camion, dicendo alla gente di andarlo a vedere al concerto quella stessa sera al City Park Stadium.

Scrive Jimi Hendrix nel suo diario:
Il tempo è bello qui a new Orleans. Il cibo è Ok.
Qui sono tutti infiammati- dalle fiamme giuste però.
Noi potremmo cambiare l’America- non da bianchi a neri,
ma da vecchi a giovani.
La situazione al parco era grandiosa.
Avresti mai immaginato la polizia sudista lì a proteggermi?
Il concerto è andato benissimo, ho diretto tutti verso una forma di musica fisica.
Sono tornato all’hotel, mi sono fumato qualcosa e ho fatto l’amore con Bootsy- una alta ragazza bionda del Sud.


Venerdì, 02 Agosto 1968

2 Concerti al Municipal Auditorium di San Antonio, Texas
Gruppo di supporto Soft Machine

Abe Jacob (tecnico del suono):
Ogni volta che montavamo la strumentazione (in Texas), i pompieri, la polizia, lo sceriffo o l’ufficio del sindaco venivano tutti là a dirci
“Non potete fare questo, non potete fare quello. Noi non permettiamo quel genere di cose nella nostra città “
Pensavano forse che Hendrix volesse bruciare tutto l’edificio oltre la chitarra.




Sabato, 03 Agosto 1968

Moody Coliseum, Dallas, Texas
Gruppo di supporto Soft Machine

Di questo concerto esiste una registrazione amatoriale.
La track list è la seguente:

1. Dear Mr Fantasy
2. Rock Me Baby
3. Foxy Lady
4. I Don't Live Today
5. Hey Joe
6. Fire
7. Red House
8. Purple Haze~
9. Wild thing



nel video la versione di Dear Mr Fantasy

“Hurdy Gurdy Man” di Donovan raggiunge il quinto posto nelle classifiche di vendita statunitensi.
Donovan:
“Quando scrissi Hurdy Gurdy Man la composi per Jimi e insieme ci accordammo perché suonasse le parti di chitarra nella mia versione. Purtroppo quando entrai in sala d’incisione lui era in tournè, così Allah Holdsworth, un chitarrista jazz britannico prese il suo posto”

martedì 22 luglio 2008

THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE. Bologna 26 maggio 1968 Parte 1

Le registrazioni del concerto di Bologna, 26 Maggio 1968


Per un fan sfegatato trovare una registrazione inedita del proprio artista preferito è sempre fonte di grande gioia.

Immaginatevi poi che questa sia una registrazione di uno dei pochi concerti dell'unica tournée nel nostro paese...


A quei tempi mi trovavo a Ravenna, ospite dell'amico Bonanzi.

Insieme andammo a far visita a "Brak" Bruno Rossetti, musicista romagnolo e grande amico hendrixiano, il quale aveva chiesto il nostro parere riguardo ad un nastro che aveva trovato.

Bruno ci raccontò che, qualche giorno prima in un negozio di strumenti musicali, del centro di Bologna, aveva incontrato un tizio con una vecchia bobina di un registratore Geloso.

Era lì per trasferire la registrazione di quel nastro su cassetta (era il 1990 e i cd non erano così diffusi).

Incuriosito dalla bobina Bruno chiese cosa vi fosse registrato e questi candidamente rispose :

"Il concerto di Jimi Hendrix a Bologna che ho registrato più di vent'anni fa"

Ovviamente il nostro buon "Brak" ne ottenne subito una copia che ci fece

sentire, in quanto era ancora incredulo che fosse proprio il concerto di Bologna.

Altre volte era capitato che qualcuno, in buona fede, dicesse di avere una registrazione di Jimi in Italia.

Solo pochi mesi prima, un mio amico di Rho aveva trovato un’altra bobina di un “Geloso”.

Non si sapeva quale concerto di Jimi fosse registrato su quel nastro, si pensava ci fosse il concerto al “Piper” di Milano, invece poi risultò trattarsi della registrazione di un raro bootleg dell’Isola di Wight..


Quella volta invece… Non potevamo crederci, già dai primi secondi ci accorgemmo che era roba nuova. …Si odono tra il brusio del pubblico delle frasi chiaramente in italiano, Hendrix si scusa con il pubblico per la mancanza di potenza elettrica… nuove versioni di canzoni note…

Era davvero lui, non riesco descrivere la sorpresa e la felicità che provammo.

In qualche modo, fino ad allora, ero sempre stato invidioso dei fans di altri paesi in cui Jimi aveva suonato, perché a loro era rimasta una testimonianza registrata audio o video del passaggio di Hendrix nel loro paese, mentre a quei tempi, della tournée italiana non c’era niente. Attualmente, l’unica nazione in cui Jimi ha suonato e non si conoscono registrazioni, è la Spagna, dove gli Experience tennero 2 concerti a Palma di Majorca nel club “Sgt. Peppers” a metà Luglio del 1968 (stackanovisti però dato che dovevano essere ufficialmente in vacanza J ).

Un paio di anni dopo, un altro nostro vecchio amico, Mauro Filippini, ad una fiera del disco usato a Modena, fece conoscenza con un noto collezionista beatlesiano di Brescia.

Parlando, questi menzionò di possedere un’altra fonte di registrazione del concerto di Bologna. Appena Mauro ce lo riferì ci mettemmo subito in contatto con questo collezionista bresciano. Roberto Bonanzi stavolta ricambiò la visita e venne ospite da me . Insieme organizzammo di andare a Brescia, purtroppo poi un imprevisto dell’ultimo momento mi impedì di accompagnarlo.

Comunque quel giorno Bonanzi ottenne lo stesso una copia di quella registrazione.

Si trattava del medesimo concerto ma la qualità del suono era in alcuni punti migliore.


Qualche anno fa, Maurizio Comandini entrò in contatto con un musicista bolognese, Charlie Rocketto, che anche lui aveva fatto una registrazione di quel concerto. Gentilmente lasciò una copia a Maurizio e questa è la terza fonte di registrazione in circolazione…


In genere questi nastri vengono scambiati a titolo gratuito tra i fans e la cosa è tollerata.dalla Authentic Hendrix LLC, purchè non si tratti di registrazioni pubblicate ufficialmente.

Nel corso degli anni però c’è sempre stato qualche avvoltoio che ha pensato di speculare con queste registrazioni, non avendone tra l’altro alcun diritto. Sono quindi usciti diversi bootleg di scarsa qualità di quel concerto, tempo fa addirittura un tale diceva di possedere i diritti di quelle registrazioni e chiedeva qualche migliaio di Euro su ebay…...Solo delle eccellenti registrazioni professionali possono valere così tanto e i diritti appartengono comunque esclusivamente alla famiglia di Hendrix.


Janie Hendrix ha alle spalle un esercito di agguerriti avvocati, gli speculatori sono avvisati


Ad esempio, la registrazione di Woburn che è appena stata battuta all’asta, non può essere in alcun modo pubblicata senza il beneplacito degli eredi di Hendrix.

Speriamo che chi l’ha acquistata sia un filantropo e la metta a disposizione di tutti gratuitamente invece che lasciarla invecchiare chiusa in qualche cassaforte…

.

Tornando alla nostra registrazione la cosa strana è che di tutti i concerti italiani, si sia trovata solo quella del concerto al Palasport di Bologna e sebbene a quell’evento non fosse presente un pubblico numerosissimo, questa registrazione proviene da ben tre fonti diverse

A Roma, la Rai mandò degli operatori per riprendere Hendrix che arrivava da Milano e la troupe fece anche una breve ripresa al Brancaccio dove Jimi tenne 4 concerti e 2 jam session. Anche il regista Pierre Clementi fece delle brevi riprese. Possibile che nessuno del pubblico romano abbia pensato di registrare amatorialmente uno di questi eventi???

Chissà se il futuro ci riserverà nuove piacevoli scoperte, quanto a me non demordo… Con i debiti scongiuri FORSE esiste una registrazione del concerto di Milano del 23 Maggio 1968, se sarà vero questa sarà un’altra bella scoperta, speriamo ma fino ad allora non mi sbilancio.

Alla prox.




Questo è il link al sito della tribute band di Brak Bruno Rossetti

http://spazioinwind.libero.it/jimihendrix/index.html

sabato 19 luglio 2008

Una settimana con gli Experience

Una settimana di 40 anni fa con The Jimi Hendrix Experience

Venerdì, 19 Luglio 1968

Gli Experience finiscono le vacanze e tornano in Inghilterra.
Volo da Palma di Majorca a Londra Heatrow.







Quello stesso giorno Kathy Etchingham, la allora fidanzata di Jimi in un'intervista a Londra ebbe a dire:

Jimi ha un sacco di relazioni occasionali con altre donne, migliaia direi. E' difficile da digerire ma dopo un po' ci si fa l'abitudine perchè non ne ha mai portata in casa una....poi...poi ho anche provato a chiuderlo fuori dalla porta per giorni a volte... ma sebbene sia terribilmente incazzata con Jimi, ad un certo punto lui mi viene vicino, mi sussurra qualcosa e io semplicemente mi sciolgo...



Nelle foto Jimi al mare a Palma di Majorca (dai film privati di Noel Redding)

Lunedì, 22 Luglio 1968

Jimi Hendrix è intervistato dal periodico Black Music


Martedì, 23 Luglio 1968

Racconta Noel Redding nel suo diario:
Avevo finito i soldi e corsi a cercare Jimi, fortunatamente lo trovai al "Blaises" e mi prestò 10 Sterline



Dal 19 al 24 Luglio la Jimi Hendrix Experience è a Londra.
Jimi suona varie jam session in alcuni clubs ma è più facile trovarlo sul palco del "Revolution" in Bruton Place ad improvvisare
con vari musicisti


Giovedì, 25 Luglio 1968

Gli Experience partono dall'aeroporto londinese di Heathrow per un tour negli Stati Uniti.
All'arrivo a New York, aeroporto J.F.K International accadde uno spiacevole episodio.
Ricorda Noel Redding:
Quel giorno capì cosa poteva a volte significare avere un colore della pelle diverso e Jimi aveva un colore diverso... ...Insomma quel giorno arrivati all'aeroporto incontrammo Jerry Lee Lewis che attendeva un altro volo. Uno sballo per noi incontrare un rock'n'roller originale. Subito andammo da lui e gli stringemmo calorosmente la mano ma quando arrivo il turno di Jimi egli la ritrasse sdegnosamente... Quel momento mi resterà impresso per sempre.

Venerdì, 26 Luglio 1968

Mixing session di "Long hot summer night" al Record Plant di New York.
Tecnico di mixaggio Gary Kellgren


mercoledì 16 luglio 2008

"JIMI HENDRIX 40 ANNI DOPO. IL TOUR CHE SCONVOLSE L¹ITALIA"


"JIMI HENDRIX 40 ANNI DOPO. IL TOUR CHE SCONVOLSE L'ITALIA"

3 Agosto 2008
ore 17.00
Palazzo della Corgna di Città della Pieve (PG)

conferenza sulla tournée italiana di Jimi Hendrix
condotta dal giornalista musicale
Ernesto De Pascale,
con la partecipazione dei due esperti hendrixiani
Maurizio Comandini e Roberto Bonanzi.




venerdì 11 luglio 2008

CON DIECI MILIONI HENDRIX TORNA A CASA


CON DIECI MILIONI HENDRIX TORNA A CASA
(dall'Europeo del 07 giugno 1968)

Tre quarti negro e un quarto indiano, Jimi
Hendrix è un cantante rock che con un solo disco, Hey
Joe, ha conquistato in sei mesi una grande popolarità
prima in Inghilterra e in America, poi in tutta
Europa. E' arrivato a Milano con due compagni
e si è esibito al Piper davanti a tremila giovani.
La diffidenza della dogana, spesso molto pignola
quando si trova alle prese con i bagagli dei complessi
rock, aveva provocato un notevole ritardo nell'arrivo
degli strumenti. Il pubblico non ha per questo
rinunciato all'esibizione, che ha avuto inizio con
alcune ore di ritardo: quelli degli spettatori che per
paura di rimaner fuori (ed è capitato a quasi mille
ragazzi) erano arrivati al Piper con molto anticipo,
hanno così aspettato otto o nove ore l'esibizione di
Jimi Hendrix.
Jimi Hendrix è americano. Come si conviene a un
personaggio del genere ha fatto parecchi mestieri (pur
avendo soltanto ventun anni) prima di approdare
alla musica rock: il giardiniere, l'attore ed il
paracadutista. Adesso guadagna dieci milioni per
sera.

lunedì 7 luglio 2008

Milano 1968

Pubblico questo post su gentile concessione del sig. Giorgio Lanzani che ebbe la fortuna di vedere Jimi nel pomeriggio del 23 maggio 1968 a Milano.



1966 luglio : Jimy Hendrix a Milano

Jimy Hendrix a Milano.. E’ l’ una di pomeriggio fa caldo io esco di casa e corro verso il metro : vado a vedere Jimy!! Al parco Sempione c’è Jimy al Piper sono emozionatissimo: arrivo trovo già alle due molta gente ragazzi e ragazze minigonne vertiginose fard e borchie di tutto un po’ entro e aspetto in piedi davanti al palco a una decina di metri dal palco. Alle due e mezza annuncio: ci sarà ritardo perchè gli strumenti di Jimy sono fermi in Svizzera a Montreaux dove sono stati smontati per vedere se dentro c’è droga. Ridicolo: facevano prima a perquisire le casse di amfetamine per vedere se c’erano dentro gli strumenti! Passa il tempo suona Wess con gli Airedales poi un giovane chitarrista bianco emulo di Jeff Beck chitarra slide via. Jimy non c’è non arriva fa caldo siamo pigiati come sardine. A un certo punto arriva un tipo con giacca di pelle nera borchie dappertutto spinge come un dannato e si fa strada per arrivare al palco. Io mi incavolo e gli dico qualcosa non ricordo cosa. Lui si volta e mi mostra un giovane ragazzina piccola piccola handicappata che tiene per mano e cerca di portare sotto palco per vedere qualcosa. Capisco e mi faccio da parte. Arriva finalmente Jimy e dice che non ha gli strumenti e non può suonare : senza i suoi Marshall si rifiuta di esibirsi Ha un camicia verde scuro a fiori e un cappellino mi pare ma chissà sono passati tanti anni: A un certo punto non se ne può più sono le sei di sera e dicono che chi vuole può avere rimborsato il prezzo del biglietto. Io decido di andarmene, non per altro: c’è la finale di Coppa Europa Milan Norkopping e non voglio perderla. Vinciamo tre a uno Schiaffino segna di collo di piede al volo da fuori area . Chi è Schiaffino dirà qualche giovane beh quello era calcio cari ragazzi che voi neanche ve lo potete immaginare: qualcuno vi mai parlato di un certo Rahn ? Tedesco mondiali del 52 o giù di lì quello era calcio. : Va bene così Jimy suona io sono a casa seduto davanti al tv è meglio così se l’avessi visto troppe emozioni: Lui Jimy è andato in paradiso da qualche tempo e lassù suona per gli angeli e qualche volta anche per Lucifero si avvicina e porge l’orecchio Gli Angeli lo lasciano fare E’ giusto così.



www.lanzani.com

( http://www.free-art.org/hendrix/mary.htm)




sabato 5 luglio 2008

I ricordi di Noel Redding


Nei primi giorni di maggio registrammo e facemmo concerti, due attività che ci mantennero incazzati e sempre più distaccati l'uno dall'altro. Avevo bisogno di qualcosa da fare musicalmente fuori dalla Jimi Hendrix Experience e volevo produrre un gruppo canadese che avevo avuto modo di ascoltare, The Churls, ma mi venne detto che l'organizzazione che ci gestiva non aveva fondi per attività collaterali di questo tipo. Il 2 maggio ne parlai con Jimi, dicendogli chiaramente quello che pensavo della situazione che si stava sviluppando attorno al gruppo. C'erano vagonate di persone nello studio di registrazione, non ci si poteva neppure muovere. Era diventata una festa, non una seduta di registrazione. Jimi mi rispose: "Rilassati...". Erano mesi che mi rilassavo, così lo presi alla lettera e me ne andai a rilassarmi via dallo studio, fregandomene del fatto che questo poteva significare lasciare il gruppo e non rivederlo mai più. Tornai il giorno dopo, anche perché la session doveva essere filmata. Suonammo lo stesso pezzo (Stone Free) per tutto il giorno. Andai allo studio anche il giorno dopo, e non c'era nessuno. Così ri-registrai alcune linee di basso in santa pace e più tardi feci una fantastica jam con il chitarrista jazz Larry Coryell, che si rivelò un appassionato rock 'n 'roller. Mi sfogai con Chas [Chandler] che la pensava come me, ma aveva un diverso angolo di veduta della situazione, anche se altrettanto negativo. Per lui si trattava di stare a vedere fin quando la Jimi Hendrix Experience poteva durare, per quanto tempo il "prodotto" poteva essere sostenuto. Lui e Jeffrey erano in posizioni conflittuali e i concerti venivano registrati per essere sicuri di avere fieno in cascina in caso di fine prematura e improvvisa del gruppo (una politica che avrebbe portato i benefici desiderati negli anni seguenti, quando numerosi album vennero messi assieme utilizzando pezzi presi da varie date). Malgrado tutte queste contraddizioni, il concerto che tenemmo quel mese al Miami Pop Festival fu eccellente, e quando i concerti del secondo giorno furono annullati per la pioggia, Jimi e io ce ne tornammo in hotel per una Jam session e per un pò di follia generale con Arthur Brown, Steve Paul, le Mothers of Invention e i Blue Cheer. Questo stava diventando una routine: scazzarsi, stordirsi, truccarsi e fare amicizia, ma era una situazione che non poteva andare avanti per sempre. In partenza da Londra, la dogana inglese, sempre inappuntabile, se ne inventò una nuova: ci perquisirono in uscita dal Paese. Questo trattamento di favore fu senz'altro provocato dalla "boccaccia" di Mitch ("Immagino che ci vorrete perquisire per la droga"). Mi trovarono con la bocca piena di "Black Bomber" già bello fuso. Al ritorno Mitch fu perquisito di nuovo, questa volta anche in bocca. Giustizia poetica! In questo tour europeo mi portai anche mia sorella Vicki. Penso che lo abbia trovato istruttivo. Mi occupai anche di chi doveva lavorare con noi per il tour, perché ero quello che era rimasto in contatto con la gente "normale". Mitch e Jimi preferivano andare nei club esclusivi mentre io continuavo a bere allo Ship di Wardour Street. L'attrezzatura musicale cresceva a ogni tour, gli amplificatori fondevano regolarmente, gli altoparlanti sballavano ed erano cotti. I roadies andavano e venivano. Stickells è stato con noi sempre. "H" (ex PrettyThings) venne con noi, poi arrivò Neville Chesters (exWho, Bee Gees, Merseybeats). Neville se ne andò ed Eric Barrett fu reclutato per questo tour. "H" se ne andò e arrivò Upsey. (Sono entrambi morti, Upsey prese il traghetto a Ostenda e non arrivò mai a Dover. "H", un nuotatore provetto, andò a nuotare e non fu mai più rivisto). Per riconoscergli quello che meritano devo dire che tutti gestirono le cose senza troppi problemi. La nostra attrezzatura era così pesante e massiccia che io riuscivo a malapena a muovere anche un solo pezzo. Un mio amplificatore pesava 160 libbre (circa 73Kg) ed era alto 6 piedi (un metro e 80 abbondante). Anche le compagnie aeree fecero del loro meglio e avemmo pochissimi danni durante i viaggi. Era comunque un grosso cambiamento da quando ero costretto a portare il mio basso Fender con una mano e l'amplificatore Fender Bandmaster dall'altra. In Italia fummo assediati dalla folla mentre aspettavamo che arrivassero gli strumenti che erano a pezzi dal tour americano. Le valvole erano rotte, l'alimentazione andava su e giù come uno yo-yo e Jimi urlava di continuo. Poiché suonavamo con il volume a 10 e gli alti e bassi completamente aperti, gli amplificatori duravano all'incirca per un concerto. I miei Sunns erano meravigliosi, anche se Jimi, che era partito con 75 watt, adesso aveva sei casse Marshall con 4 altoparlanti da 12 pollici ognuna (ne provai una anch io, ma non potevo sopportarne il volume), 4 amplificatori Marshall da 100 watt e sempre più gadget vari: distorson, wha-wha, Univibe e Octavia.
Il pubblico a Roma non poteva credere ai suoi occhi. l'Italia non faceva parte del circuito principale dei gruppi pop e i ragazzi non avevano avuto molte occasioni per vedere i gruppi internazionali dal vivo.
Tutti vociavano come pazzi, parlavano tra di loro e discutevano per cercare di comprendere quello che stavano ascoltando. Il loro chiasso quasi sommergeva la nostra musica e Jimi sbottò "Se non la smetterete di parlare, io smetterò di suonare." Io mi avvicinai al microfono e tradussi in inglese semplice "SHUT UP!".
Eravamo stati messi in guardia di non andare al Colosseo perchè era "pericoloso" (frequentato da omosessuali e drogati). Invece tra uno show e l'altro siamo sgattaiolati via. Abbiamo preso un taxi e siamo andati al Colosseo. Arrivati la c'erano degli hippy, ci siamo divertiti. Ci siamo fumati un gran cannone e Jimi ha suonato un po' con la chitarra di uno degli hippy. Proprio una bella atmosfera.
Siamo tornati giusto in tempo per il secondo show e per salvare Jerry Stickells da un attacco cardiaco.
Dopo gli show ci fu una jam session al Titan Club, io suonai la chitarra Jimi il basso.
Tentai di far entrare delle ragazze dal retro dell'hotel ma non ci fu mezzo.
Così ci incamminammo su per una collina li vicina e ci sballammo fino alle sei di mattina.
Quando tornammo all'hotel c'era il cambio dei portieri e quindi riuscimmo ad infilarci con le ragazze.

In un'intervista tenuta a Londra un mese dopo (giugno '68) per la stampa inglese, alla domanda se fosse stato in Italia rispose. "si siamo stati.......ma sono molto disorganizzati laggiù"

mercoledì 2 luglio 2008

Gli Experience in Italia


THE ITALIAN EXPERIENCE

di Roberto Bonanzi e Marco Soverini

Cinque giorni e sei concerti memorabili per l’unica “Italian Experience” della Jimi Hendrix Experience. La cronaca di quella settimana di fine maggio 1968 tra testimonianze, ricordi, aneddoti, leggende e verità
Il breve tour della Jimi Hendrix Experience del maggio 1968 è stato organizzato da Massimo Bernardi, ai tempi uno dei più importanti organizzatori di eventi in Italia. La sua è una mossa dettata più dalla passione per la musica di Hendrix che da vere esigenze di business anche perché, in quel periodo, i giovani adoravano i gruppi beat e impazzivano per il rhythm & blues.

“Dopo aver ascoltato Hey Joe”, racconta Bernardi, “mi sono innamorato di Hendrix e quando mi si è presentata l’opportunità di ingaggiarlo non mi sono fatto sfuggire l’occasione. In quegli anni mi recavo abitualmente a Londra, anche due o tre volte al mese, per trovare artisti da portare in Italia. In uno di questi viaggi mi è capitato di incontrare un certo Brian (o Jerry) Morrison, che aveva un’agenzia artistica. A lui ho chiesto se la Experience fosse disponibile per un tour in Italia. Abbiamo trovato facilmente l’accordo economico: mille sterline per ogni giorno di permanenza di Jimi nel nostro Paese (nel suo libro, Noel Redding parla di un compenso di 3747 sterline per i soli quattro concerti romani, nda). Abbiamo fissato subito anche le date: i giorni compresi tra il 23 e il 27 maggio 1968”.
Hendrix atterra all’aeroporto di Malpensa la mattina del 23, proveniente da Miami. Ad accoglierlo non propriamente uno stuolo di fotografi professionisti bensì una sedicenne reporter del settimanale Ciao 2001, Daniela Cohen.
“Appena l’ho visto, ho avuto la sensazione che fosse esausto”, ricorda la Cohen, “e infatti la prima cosa che mi ha chiesto è stata di accompagnarlo in albergo, all’Hotel Windsor. Anche perché, secondo la schedule fissata, Hendrix avrebbe dovuto salire sul palco di lì a poche ore”.
Appena giunto in hotel, Jimi si registra e si fionda in camera a dormire.
“Sono rimasta ad aspettarlo nella hall”, continua Daniela, “e mentre ero là ho visto entrare il proprietario del Piper Club, il locale milanese dove Hendrix avrebbe dovuto suonare nel pomeriggio. Quel tizio sembrava fuori di sé. Continuava a ripetere che, per ragioni di ordine pubblico, doveva assolutamente portare Jimi al Piper: il pubblico, che gremiva il locale da
qualche ora si era infatti insospettito del fatto che l’amplificazione non fosse ancora arrivata e temeva che nemmeno Hendrix si trovasse in Italia. Così ha chiesto a me di salire in camera, svegliare Jimi e spiegargli la situazione. Ricordo che la cosa ha irritato Hendrix moltissimo: doversi svegliare dopo solo poche ore di sonno… Jimi non capiva. Non aveva nessuna voglia di andare al Piper, venirne via per poi tornarci poco dopo per suonare. Per fortuna sono riuscita a convincerlo: in quel modo, per lo meno, il pubblico ha potuto verificare che lui era arrivato”.
Quando Jimi fa ritorno con Daniela al Windsor, Eric Barrett, Mitch Mitchell, Noel Redding (e sua sorella Vicky) sono già alloggiati in albergo. Dopo una robusta cena a base di risotto e bistecca, Jimi e la band tornano al Piper.
“Al locale la scena era apocalittica”, racconta la Cohen, “l’organizzatore non riusciva a convincere i possessori dei biglietti del primo spettacolo (cancellato a causa dei ritardi nelle procedure di sdoganamento delle attrezzature) che dovevano uscire per fare entrare quelli del secondo concerto. Neppure l’idea di essere rimborsati li smuoveva. Non c’erano alternative: dentro tutti! Così la capienza del locale (ottocento persone) venne quasi raddoppiata. Nonostante ciò, molti possessori di biglietto sono stati costretti a rimanere fuori: nessuna possibilità di entrare. Anche per questo si è creato un caos incredibile. Io non sono neppure riuscita a lasciare i camerini: c’era troppa gente! Sono rimasta là, chiusa dentro, ad ascoltare il concerto (iniziato alle 23 e 30), senza neanche vedere la band suonare, e, soprattutto impossibilitata a scattare foto...”.




Il concerto di Milano è anche il primo giorno di lavoro per Eric Barrett. “L’equipaggiamento tecnico era in pessimo stato”, racconta Barrett, “perché Jimi aveva appena finito un tour americano; i coni delle casse erano mezzi fusi e la scarsa potenza dell’alimentazione non faceva funzionare bene le testate Marshall e Sound City. Hendrix era arrabbiatissimo e, nel corso di ogni brano, mi urlava di tutto: ‘Che stai facendo? Perché non funziona niente?’. Io ero costretto a rispondergli: ‘Non lo so, non lo so…’. Non sapevo che pesci pigliare. Ero davvero travolto dalla frustrazione tanto che, a un certo punto, ho persino pensato di lasciar perdere e di andarmene. È stato Gerry Stickells a calmarmi e a dirmi di non mollare. Probabilmente, nell’attribuire al solo sistema di amplificazione tutti i problemi tecnici, ho esagerato così come ha fatto Jimi nel dare
esclusivamente la colpa a me. Ad ogni modo, Hendrix, a fine concerto, si è scusato: mi ha detto che non aveva capito che io non c’entravo. Sono bastati i cinque giorni del tour in Italia per conoscerlo meglio, per andarci d’accordo e cominciare a volergli bene”.
“Problemi tecnici a parte”, ricorda Daniela Cohen, “il concerto milanese della Experience è stato molto bello. Jimi ha suonato benissimo e a lungo, mandando il pubblico in visibilio. Tanto che i giornali, il giorno dopo, hanno titolato in modo euforico: ‘Entusiasmo per Jimi’ (Corriere della
Sera) e ‘Quasi una rivoluzione per il cantante americano’ (Il Giorno)”.
Tra le canzoni suonate al Piper, le più apprezzate dalla stampa sono state Hey Joe, The Wind Cries Mary, Burning Of Midnight Lamp e Are You Experienced?

Daniela non segue Jimi nel dopo-concerto: è ancora minorenne e suo padre è venuto a prenderla fuori dal Piper. Per lei, fine dei giochi.
La mattina del 24 maggio l’Experience al completo vola a Roma dove viene accolta da un manipolo di fan e da una troupe del cinegiornale La settimana Incom (un frammento del servizio è stato trasmesso poco tempo fa da RaiDue in un programma di Michele Bovi, nda). In programma ci sono due concerti al Teatro Brancaccio.


Gli organizzatori decidono di chiamare Eddie Ponti come presentatore. Pur non essendo un fanatico di Hendrix, Ponti ricorda con piacere quei due giorni: “A dirla tutta”, ammette con onestà, “io non sapevo manco chi fosse Jimi Hendrix. Qualcuno, un vero imbecille di cui non ricordo il nome, me lo aveva descritto come un tipo altezzoso o, peggio, come un vero e proprio montato. I miei dubbi e qualche timore al proposito sono svaniti non appena ho incontrato Jimi in camerino. Dopo una breve chiacchierata lui mi ha offerto un whiskey, mi ha messo una mano intorno alla spalla e mi ha detto: ‘Fammi un favore: quando ci presenti, chiamaci The Jimi Hendrix Experience e non Jimi Hendrix e la sua Experience. Siamo una band e non un solista con musicisti che lo accompagnano’. Mentre parlavamo, ricordo che si è acceso uno spinello e me lo ha passato. Poi mi ha chiesto: ‘Mi faresti un altro favore? Puoi dire ai responsabili che sul palco voglio solo persone autorizzate? Questo è il mio debutto in Italia e ho bisogno di concentrarmi bene sulla musica’. Così mi sono preso la responsabilità di far sloggiare un bel po’ di gente (saranno state quasi trecento persone) che già si accalcavano sul palco. In quel momento, sono entrati in scena i cosiddetti ‘mostri’, i più grandi amplificatori che avessi mai visto. Mai, prima di allora, in Italia era stata utilizzata una tale potenza in watt. Appena acceso l’impianto è saltata la centralina del teatro per sovraccarico di energia. La sala è rimasta al buio: panico e nervosismo erano le sensazioni più diffuse tra pubblico e addetti ai lavori. Una cosa era certa: non si poteva suonare in quelle condizioni. Alla fine, spegnendo tutte le luci del teatro, comprese quelle dei bagni, ed escludendo un amplificatore di Hendrix, il concerto può avere inizio”.

Noel Redding ricorda che “il pubblico romano non credeva ai propri occhi… ma molti parlavano fra loro: forse, cercavano di capire quello che stavano ascoltando”.
“La cosa” racconta ancora Eddie Ponti “dava fastidio tanto da far sbottare Jimi: ‘Se non la smettete di parlare, io smetto di suonare’. Allora, sono andato io al microfono e, in italiano, ho detto: ‘State zitti!’. Nel corso del concerto Hendrix ha fatto i soliti numeri, suonando con i denti oppure con la Strato dietro la schiena. Verso la fine del secondo concerto, ha rotto una corda e, subito dopo, con un calcio, ha buttato la chitarra dietro le quinte. Il suo roadie gliene ha data immediatamente un’altra, in modo che potesse concludere lo show. Finito lo spettacolo, Jimi mi ha ringraziato per la presentazione. Ovviamente, anch’io mi sono complimentato con lui. Poi gli ho chiesto cosa era successo alla sua chitarra e perché l’avesse buttata nel backstage… ‘Niente di particolare’, mi ha detto, “non funzionava bene …’. Poi, visto che fissavo la Fender incriminata mi ha chiesto: ‘La vuoi?’. È così che sono entrato in possesso di una Stratocaster appartenuta a Hendrix che ho tenuto sino alla fine degli anni 80. Successivamente, per errore, è stata regalata da mia madre a un istituto di beneficenza che cercava cose vecchie da vendere. Purtroppo, nonostante alcune ricerche, non sono più riuscito a rientrare in possesso di quella chitarra”.


Massimo Bernardi ha raccontato di aver ingaggiato una troupe per riprendere i concerti romani di Hendrix, la stessa che lo aveva immortalato all’aeroporto. Ma dopo pochi minuti le riprese hanno dovuto essere interrotte perché non previste dal contratto. Questa storia è confermato dal servizio realizzato dalla settimana Incom in cui si racconta che i manager di Jimi hanno rincorso i cineoperatori chiedendo dieci milioni per i diritti di immagine.

A dire il vero, altri sono stati più fortunati. Come ad esempio l’attore Pierre Clementi (pupillo di Louis Bunuel e ora scomparso) che avrebbe fatto alcune riprese in 16 mm: ci sono fotografie che testimoniano la cosa e pare che alcuni spezzoni siano stati usati nel film Visa de censure n°x.
Nel corso del soggiorno al Brancaccio, la Experience trova il tempo per fare un po’ di turismo nelle vie della Capitale e per una gita al Colosseo dove vengono scattate alcune foto.
Dopo il secondo concerto, qualcuno suggerisce a Bernardi di portare la band al Titan Club, locale romano dove si poteva ascoltare un po’ di musica e fare qualche jam. Di quegli spostamenti romani, Alberto Marozzi ricorda: “Jimi è stato un amico indimenticabile. Sono stato felice di scorrazzarlo per Roma sulla mia Fiat 500, di pranzare con lui e di accompagnarlo al Titan. La prima volta che avevo sentito parlare di Hendrix era stato nel 1967, quando i Rolling Stones erano venuti per la prima volta in Italia. Ricordo che, a un certo punto, Charlie Watts tira fuori
un registratore portatile e dice a tutti: ‘Ragazzi, ascoltate questo pezzo, si chiama Hey Joe’. Mai, avrei immaginato che di lì a poco avrei conosciuto il protagonista di quella canzone straordinaria. Al contrario di altre celebrità dell’epoca, Jimi non si dava arie, non era per niente snob. Era felice di parlare con chiunque mostrasse passione per la musica. Se Hendrix fosse stato arrogante non si sarebbe mai messo al nostro livello. Lui amava tutti i musicisti, in particolare quelli che avevano feeling. Dopo i concerti del Brancaccio, Jimi si è recato al Titan a jammare. Con lui c’erano Mitch e Noel, con cui Jimi si è scambiato lo strumento, stupendo tutti per la sua bravura al basso”.
Anche Dario Salvatori era presente e ricorda benissimo quella serata. “Tutti noi appassionati di musica”, racconta Dario, “eravamo presenti al concerto di Jimi Hendrix al Brancaccio prima e al Titan poi. Lì, è stato il gruppo locale dei Folks a prestare i propri strumenti. Jimi effettivamente ha imbracciato il basso (che non era per mancini) suonando per quasi un’ora e mezza classici di R&B e nuove canzoni della Experience”.
Una curiosità: tra i gruppi che aprono i concerti romani della Jimi Hendrix Experience, c’è anche il balletto di Franco Estill con un giovanissimo Renato Zero.

Il 26 maggio l’Experience raggiunge Bologna, per due concerti organizzati al Palasport. In realtà, solo quello pomeridiano va regolarmente in scena: la scarsa prevendita di biglietti costringe gli organizzatori a cancellare il concerto serale. Ma anche il primo spettacolo non fila via liscio,
Jimi è stanco e forse anche un po’ ubriaco. Al momento di andare in scena, non si trova nei camerini. E così i gruppi di supporto sono costretti ad allungare le loro performance.
Al contrario delle esibizioni romane e milanesi, per quella di Bologna sono venute alla luce ben tre registrazioni audio amatoriali. Grazie a quei nastri, è possibile sentire Jimi scusarsi della scarsa potenza dell’impianto e del fatto che debba suonare con amplificatori non a pieno regime, E infatti Fire, Stone Free e Hey Joe non risultano vivaci, con assolo senza distorsore pur se Jimi, con affascinante fluidità, cerca di colmare queste lacune. Red House è suonata nel silenzio più completo cosicché Hendrix riesce a renderla soffice ed eterea, regalando al pubblico del Palasport una delle più belle versioni esistenti. Preoccupato dalla scarsa resa dei suoi cavalli di battaglia, Jimi decide di proporre una versione di dodici minuti di Tax Free che ammalia la platea, specie la prima fila, interamente composta da musicisti bolognesi. A questo punto, per esaudire le incessanti richieste dei fan, esegue Foxy Lady, il cui singolo era appena uscito in Italia. Anche se, prima di fare il pezzo, Jimi chiede scusa perché, non essendoci potenza elettrica sufficiente per poterlo rendere in modo adeguato, quella versione sicuramente non sarebbe suonata perfetta. Foxy Lady e Purple Haze concludono l’esibizione bolognese.
Cosa abbia fatto Hendrix dopo il concerto del Palasport non è mai stato verificato. C’è chi dice che se ne sia andato allo Stork Club dove ha fatto una jam con artisti locali, suonando il basso (un 8 mm avvallerebbe l’evento). Un’altra fonte parla di un viaggio a Rimini agli Altro Mondo Studios.
Una cosa è certa: il 27 maggio 1968, con un volo privato, Jimi Hendrix raggiunge Milano e da qui riparte per New York. Purtroppo, non sarebbe mai più tornato in Italia.







martedì 1 luglio 2008

CAN YOU SEE ME

2008

Lago Trasimeno (Umbria)

Can you see me?

Jimi Hendrix in mostra

dal 19 luglio al 3 agosto

Città della Pieve

Palazzo della Corgna

Curata da Caesar Glebbeek, direttore della rivista hendrixianaUnivibes”, la mostra ripercorre tutta la vita e la carriera di James Marshall Hendrix (1942-1970) attraverso l’esposizione di circa 500 fotografie provenienti da tutto il mondo e un’ incredibile collezione di libri, registrazioni, poesie scritte a mano, materiali pubblicitari e memorabilia. La mostra è l’occasione per celebrare i 40 anni dall’unico tour in Italia di Jimi Hendrix.

Orari di apertura: (tutti i giorni 10.00-12.30/15.30-18.00)

Informazioni: Tel. 0578 299375

Sabato 19 luglio – Città della Pieve

ore 18.00 – Palazzo della Corgna – ingresso gratuito

INAUGURAZIONE MOSTRA

dalle ore 21.00 – Viale Icilio Vanni – ingresso gratuito

ELECTRIC SUN

GYPSY'S RAINBOWS

ERIC SARDINAS & Big Motor

Il guitar-hero del nuovo millennio Eric Sardinas, considerato il più esplosivo chitarrista slide sulle scene internazionali, combina uno stile chitarristico personale ed incisivo con il suo potente trio dei Big Motor e la lezione di autentiche leggende quali Jimi Hendrix, Johnny Winter, Elmore James, Bukka White, Mississippi Fred McDowell, risalendo sino a Charlie Patton e Robert Johnson.

Formazione: Eric Sardinas: chitarra e voce; Patrick Caccia: batteria; Levell Price: basso e voce.