sabato 5 luglio 2008

I ricordi di Noel Redding


Nei primi giorni di maggio registrammo e facemmo concerti, due attività che ci mantennero incazzati e sempre più distaccati l'uno dall'altro. Avevo bisogno di qualcosa da fare musicalmente fuori dalla Jimi Hendrix Experience e volevo produrre un gruppo canadese che avevo avuto modo di ascoltare, The Churls, ma mi venne detto che l'organizzazione che ci gestiva non aveva fondi per attività collaterali di questo tipo. Il 2 maggio ne parlai con Jimi, dicendogli chiaramente quello che pensavo della situazione che si stava sviluppando attorno al gruppo. C'erano vagonate di persone nello studio di registrazione, non ci si poteva neppure muovere. Era diventata una festa, non una seduta di registrazione. Jimi mi rispose: "Rilassati...". Erano mesi che mi rilassavo, così lo presi alla lettera e me ne andai a rilassarmi via dallo studio, fregandomene del fatto che questo poteva significare lasciare il gruppo e non rivederlo mai più. Tornai il giorno dopo, anche perché la session doveva essere filmata. Suonammo lo stesso pezzo (Stone Free) per tutto il giorno. Andai allo studio anche il giorno dopo, e non c'era nessuno. Così ri-registrai alcune linee di basso in santa pace e più tardi feci una fantastica jam con il chitarrista jazz Larry Coryell, che si rivelò un appassionato rock 'n 'roller. Mi sfogai con Chas [Chandler] che la pensava come me, ma aveva un diverso angolo di veduta della situazione, anche se altrettanto negativo. Per lui si trattava di stare a vedere fin quando la Jimi Hendrix Experience poteva durare, per quanto tempo il "prodotto" poteva essere sostenuto. Lui e Jeffrey erano in posizioni conflittuali e i concerti venivano registrati per essere sicuri di avere fieno in cascina in caso di fine prematura e improvvisa del gruppo (una politica che avrebbe portato i benefici desiderati negli anni seguenti, quando numerosi album vennero messi assieme utilizzando pezzi presi da varie date). Malgrado tutte queste contraddizioni, il concerto che tenemmo quel mese al Miami Pop Festival fu eccellente, e quando i concerti del secondo giorno furono annullati per la pioggia, Jimi e io ce ne tornammo in hotel per una Jam session e per un pò di follia generale con Arthur Brown, Steve Paul, le Mothers of Invention e i Blue Cheer. Questo stava diventando una routine: scazzarsi, stordirsi, truccarsi e fare amicizia, ma era una situazione che non poteva andare avanti per sempre. In partenza da Londra, la dogana inglese, sempre inappuntabile, se ne inventò una nuova: ci perquisirono in uscita dal Paese. Questo trattamento di favore fu senz'altro provocato dalla "boccaccia" di Mitch ("Immagino che ci vorrete perquisire per la droga"). Mi trovarono con la bocca piena di "Black Bomber" già bello fuso. Al ritorno Mitch fu perquisito di nuovo, questa volta anche in bocca. Giustizia poetica! In questo tour europeo mi portai anche mia sorella Vicki. Penso che lo abbia trovato istruttivo. Mi occupai anche di chi doveva lavorare con noi per il tour, perché ero quello che era rimasto in contatto con la gente "normale". Mitch e Jimi preferivano andare nei club esclusivi mentre io continuavo a bere allo Ship di Wardour Street. L'attrezzatura musicale cresceva a ogni tour, gli amplificatori fondevano regolarmente, gli altoparlanti sballavano ed erano cotti. I roadies andavano e venivano. Stickells è stato con noi sempre. "H" (ex PrettyThings) venne con noi, poi arrivò Neville Chesters (exWho, Bee Gees, Merseybeats). Neville se ne andò ed Eric Barrett fu reclutato per questo tour. "H" se ne andò e arrivò Upsey. (Sono entrambi morti, Upsey prese il traghetto a Ostenda e non arrivò mai a Dover. "H", un nuotatore provetto, andò a nuotare e non fu mai più rivisto). Per riconoscergli quello che meritano devo dire che tutti gestirono le cose senza troppi problemi. La nostra attrezzatura era così pesante e massiccia che io riuscivo a malapena a muovere anche un solo pezzo. Un mio amplificatore pesava 160 libbre (circa 73Kg) ed era alto 6 piedi (un metro e 80 abbondante). Anche le compagnie aeree fecero del loro meglio e avemmo pochissimi danni durante i viaggi. Era comunque un grosso cambiamento da quando ero costretto a portare il mio basso Fender con una mano e l'amplificatore Fender Bandmaster dall'altra. In Italia fummo assediati dalla folla mentre aspettavamo che arrivassero gli strumenti che erano a pezzi dal tour americano. Le valvole erano rotte, l'alimentazione andava su e giù come uno yo-yo e Jimi urlava di continuo. Poiché suonavamo con il volume a 10 e gli alti e bassi completamente aperti, gli amplificatori duravano all'incirca per un concerto. I miei Sunns erano meravigliosi, anche se Jimi, che era partito con 75 watt, adesso aveva sei casse Marshall con 4 altoparlanti da 12 pollici ognuna (ne provai una anch io, ma non potevo sopportarne il volume), 4 amplificatori Marshall da 100 watt e sempre più gadget vari: distorson, wha-wha, Univibe e Octavia.
Il pubblico a Roma non poteva credere ai suoi occhi. l'Italia non faceva parte del circuito principale dei gruppi pop e i ragazzi non avevano avuto molte occasioni per vedere i gruppi internazionali dal vivo.
Tutti vociavano come pazzi, parlavano tra di loro e discutevano per cercare di comprendere quello che stavano ascoltando. Il loro chiasso quasi sommergeva la nostra musica e Jimi sbottò "Se non la smetterete di parlare, io smetterò di suonare." Io mi avvicinai al microfono e tradussi in inglese semplice "SHUT UP!".
Eravamo stati messi in guardia di non andare al Colosseo perchè era "pericoloso" (frequentato da omosessuali e drogati). Invece tra uno show e l'altro siamo sgattaiolati via. Abbiamo preso un taxi e siamo andati al Colosseo. Arrivati la c'erano degli hippy, ci siamo divertiti. Ci siamo fumati un gran cannone e Jimi ha suonato un po' con la chitarra di uno degli hippy. Proprio una bella atmosfera.
Siamo tornati giusto in tempo per il secondo show e per salvare Jerry Stickells da un attacco cardiaco.
Dopo gli show ci fu una jam session al Titan Club, io suonai la chitarra Jimi il basso.
Tentai di far entrare delle ragazze dal retro dell'hotel ma non ci fu mezzo.
Così ci incamminammo su per una collina li vicina e ci sballammo fino alle sei di mattina.
Quando tornammo all'hotel c'era il cambio dei portieri e quindi riuscimmo ad infilarci con le ragazze.

In un'intervista tenuta a Londra un mese dopo (giugno '68) per la stampa inglese, alla domanda se fosse stato in Italia rispose. "si siamo stati.......ma sono molto disorganizzati laggiù"
Posta un commento