domenica 27 luglio 2008

IO C’ERO: JIMI HENDRIX, MILANO, 23 MAGGIO 1968

JIMI HENDRIX, PIPER, MILANO

Testimonianza del Sig. Gabriele Poletti.

Mi innamorai subito della musica di Jimi Hendrix.
Appena sentii “Hey Joe” corsi immediatamente a comperare il 45 giri.
Sin dalle prime note, capii che era diverso dagli altri chitarristi che avevo sentito, anni luce di distanza dagli altri musicisti dell’epoca, anzi, trovo la sua musica tuttora attuale e per certi versi insuperata.
Avevo circa diciotto anni a quei tempi e suonavo la chitarra in un complessino beat.
Tra le varie canzoni che suonavamo ce n’erano anche un paio di Jimi, tratte dall’LP “Are you experienced?”, album che comprai, anche quello, appena uscito, così come d’altronde tutti i successivi.
Come seppi che Jimi Hendrix avrebbe suonato a Milano, mi organizzai per andare al Piper per assistere al concerto serale.
Convinsi così Luigi, il nostro bassista, ad accompagnarmi.
Insieme a lui avrebbe dovuto esserci anche l’entusiasta Adalberto, fratellino minore di Luigi che anche lui suonava nel nostro complesso.
All’ultimo momento, però decidemmo di lasciarlo a casa, perché ai tempi era troppo piccolo, aveva infatti solo 15, massimo 16 anni e non volevamo prenderci la responsabilità di portarlo in giro di sera… Bèh adesso mi dispiace, dopo tanti anni, è ancora un grande hendrixiano anche lui, e recrimina ancora il fatto che non lo abbiamo portato…
Così, purtroppo per Adalberto, io e Luigi, sulla mia 124 Coupè, ci avviammo alla volta di Milano.
Arrivammo molto presto e trovai da parcheggiare a due passi dal Piper.
I cancelli erano ancora chiusi, volevo infatti essere tra i primi ad entrare per andare vicino al palco.
Appena aprirono, mi ricordo, feci una gran corsa per entrare e prendere un buon posto.
Una volta all’interno, però, vidi che c’erano già un centinaio di persone ancora lì dal pomeriggio.
I tecnici stavano sistemando i Marshall e qualcuno mi disse che gli amplificatori erano appena arrivati.
Si diceva che li avessero sequestrati e poi smontati in dogana per cercare la droga, così Hendrix quel pomeriggio non aveva suonato. Quel centinaio di irriducibili che avevo visto, si erano fatti chiudere all’interno del Piper per paura di perdere il concerto e il posto in prima fila.
Per un po’ ci fu l’andirivieni dei tecnici sul piccolo palco del Piper, che quasi scompariva con quella montagna di amplificatori , poi uno dei tecnici prese la chitarra di Jimi, la collegò, fece due accordi e se ne andò.
Poi più niente…. Passò un’ora, forse più, l’ambiente era buio e sempre più affollato, caldo, fumoso… Non ne potevamo più.

Finalmente una luce illuminò il palco, l’annunciatore disse “Eccovi la Jimi Hendrix Experience”.
Jimi stava collegando la chitarra e armeggiando con gli amplificatori poi si avvicinò al microfono e disse qualcosa del tipo “Is it too loud?” (E’ troppo rumoroso?).

Non so che canzone fosse la prima che eseguì, non l’avevo mai sentita, adesso, direi Killing floor o Remember, qualcosa di simile. Le parole non si sentivano assolutamente, l’impianto audio era pessimo.
La voce era coperta dal volume dei Marshal, usciva infatti dalle quattro piccole casse appese alle pareti del locale.
Sicuramente suonò Foxy lady, Hey Joe, Fire, Stone free, Red house e Can you see me, canzoni che conoscevo già allora molto bene ma ne suonò anche qualcun'altra che non conoscevo.
L’ambiente era sovraffollato, c’era gente dappertutto persino nei corridoi dei bagni, poveracci, chissà che potevano sentire. L’acustica, ripeto, era pessima, difficilmente si riusciva a sentire la voce di Jimi quando cantava. Anche il piccolo palco era assediato dal pubblico, mi ricordo c’era un esagitato durante il concerto, che cercava di toccare i piedi, le gambe, i distorsori di Jimi, , se avesse potuto si sarebbe aggrappato ad una sua gamba, Hendrix ad un certo punto, si vede che si era stufato, ha mimato di tirargli un calcio. Questo tizio non si è più azzardato a cercare di toccarlo... Jimi stava suonando da oltre un’ora e il volume era assordante, Luigi cominciò a supplicarmi “Gabriele, portami a casa, mi fanno male la testa e le orecchie”…Cercai di restare fino alla fine ma le sue pressanti lamentele mi convinsero ad avviarci verso l’uscita.
Quando giungemmo ai cancelli, gli Experience stavano salutando il pubblico annunciando l’ultima canzone...
Mentre uscivo mi consolavo pensando che avrei rivisto Jimi Hendrix di li a poco a Zurigo, poi invece, purtroppo, non lo rividi mai più…


Le foto di Jimi Hendrix al Piper sono di E. Gionco su gentile concessione del sig. Lanzani
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