domenica 31 agosto 2008

JIMI HENDRIX e RIKY MAJOCCHI


Riky Majocchi

Chitarrista del gruppo rock italiano I Camaleonti.
(Intervista telefonica, dicembre 1997).

Conoscevo musicalmente Hendrix fin da quando aveva sfondato in Inghilterra. Là la sua popolarità era oggetto di studio per sociologi e psicologi, mentre in Italia girava tutt'altra musica. Il pubblico che andava ad ascoltarlo era quindi composto in buona parte da persone incuriosite
sì dalla sua musica, ma anche dal personaggio, per come si vestiva, per come era stato descritto dai giornali, dalla gente che lo aveva visto.
Questa naturalmente era l'immagine offerta dai media.
Di persona sembrava quasi timido, come quando si presentò al Piper nel pomeriggio per scusarsi del fatto che il concerto non si sarebbe potuto tenere perché gli strumenti erano bloccati alla dogana in aeroporto.

D: II tour fu ben gestito?

R: Secondo me no. Oltre tutto a Milano Jimi fu fatto suonare al Piper, che pur essendo un locale abbastanza grande in confronto al Piper di Roma era poca cosa.
Poi l'hanno fatto esibire al Brancaccio, che è uno dei teatri meno rappresentativi della capitale.

D: Come si svolse la tua giornata hendrixiana?

R: Mi trovavo al Piper in veste di spettatore in attesa del primo concerto pomeridiano. Hendrix arrivò nei camerini e mi spiegò i motivi per cui non poteva suonare. Lui non sapeva neanche che in Italia esistessero dei complessi, di italiano conosceva solo Mario del Monaco [noto tenore],
ma di gruppi non aveva proprio idea.
Siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Abbiamo bevuto qualcosa, gli ho fatto conoscere due mie amiche (con una delle quali fra l'altro ha avuto una storia) e la sera, dopo il concerto, ci siamo trovati e siamo andati a casa di una di loro, dove abbiamo fatto una festicciola, una cosa
molto tranquilla.
Mi regalò un battipenna e tré pick-up, che attualmente credo siano in mano ad Alberto Radius, della Formula 3, anche se ora non ricordo per quale motivo...
Radius non c'era al Piper. Non mi ricordo di aver visto molti musicisti, solo Maurizio Arceri, Milena Cantù...
Del concerto ricordo che Jimi ha eseguito tutti pezzi che conoscevo, per un totale di circa due ore, quasi come per scusarsi di non aver suonato il pomeriggio.
Alla festa vennero anche Noel, Mitch e il tecnico. La padrona di casa - non mi ricordo più il nome - era una ragazza di colore, una fotomodella. Me l'aveva presentata un'amica di Bologna, Ines [Curatolo], che fu quella che ebbe la storia con Jimi. Ricordo che a festa finita, quando
tutti cominciarono ad andar via, lui rimase lì...
Dopo il tour italiano, mi capitò di vederlo un'altra volta.
Andavo spesso a Londra, dove in quegli anni c'era un locale in auge che si chiamava Revolution, un posto con un palchetto attrezzato per chi aveva voglia di esibirsi.
Quella sera Jimi fece una jam session con Steve Winwood e altri musicisti.

Dal libro "5 giorni a maggio" di R. Bonanzi e M. Comandini
Posta un commento