lunedì 29 settembre 2008

Gil Evans plays Jimi Hendrix

Sono passati oramai ventanni dalla scomparsa del direttore d'orchestra, compositore, pianista e arrangiatore canadese.(Toronto, 13 maggio 1912 – Cuernavaca, 20 marzo 1988)
Il canadese è stato direttore d'orchestra, arrangiatore per molti “grandi” – imprescindibile il suo lavoro con Miles Davis in Birth Of The Cool, Miles Ahead, Porgy And Bess, Sketches Of Spain -, figliol prodigo di Duke Ellington ma al tempo stesso fan della contaminazione a tutto tondo.
Tra tutti i jazzmen sarà quello che saprà dare il giusto valore al lavoro di Hendrix.
poche settimane prima della sua morte disse:
Ascolto ancora i brani di Jimi perchè li amo. In questo momento stò lavorando su "Castles made of sand".
Ogni volta che torno sulla musica di Hendrix trovo sempre qualcosa di nuovo, questo è il marchio di un grande compositore.

Voodoo Child (slight return)



Jimi Hendrix. Così diverso da Evans eppure così simile.
Il chitarrista è un alieno con le mani sporche di blues sgargiante, irrequieto, psichedelico.
Verso la fine della sua vita, Jimi voleva espandere la sua musica verso nuove direzioni e più volte ha espresso il desiderio di suonare con molti musicisti.
Qui un intervista del 1970:
Sono arrivato alla fine di un ciclo. Sono tornato la da dove ero partito.
Ho dato tutto alla musica ma suono sempre alla stessa maniera.
la mia musica è sempre la stessa e non riesco bene a vedere come cambiarla.
Vorrei suonare con un grosso gruppo, questo non significa una grande orchestra con tre arpe e dieci violini ma piuttosto un gruppo di musicisti competenti per cui io possa scrivere e che possa dirigere. Con la nostra musica, noi dipingeremo lo spazio e la terra affinchè l'ascoltatore possa viaggiare... con questo gruppo io non suonerei più tante parti di chitarra, mi piacerebbe che altri suonassero la mia musica. Vorrei essere un buon compositore. Non so ancora che musica scriverò ma la troverò.

Gil Evans di quel periodo:
Avevamo parlato di realizzare un album di chitarra... Con solamente del nuovo materiale.
Dovevamo incontrarci il Lunedì ma il Venerdì è morto. Fu il più grande dramma della mia vita.

Da una virtuale collaborazione si passa ad un nulla di fatto, dal momento che il chitarrista di Seattle muore nel settembre del 1970, trasformando un possibile passaggio epocale della storia del jazz e del rock in uno dei tanti what if.

Sting & Gil Evans "Up from the skies



Nonostante tutto, Evans non rinuncia all'idea di adattare al pentagramma i ritmi ingovernabili della poetica di Hendrix. Nel giugno del 1974 mette insieme una band di diciannove elementi – chitarra elettrica, synth, piano elettrico, corni, tra gli altri - e decide di portare sul palco della Carnegie Hall alcune riletture del catalogo del chitarrista americano. Il risultato tuttavia è insoddisfacente, colpa di una location poco adatta al carattere deciso delle amplificazioni e della cacofonia stordente generata dall'affastellarsi disordinato dei numerosissimi strumenti. Un caos imbrigliato solo pochi giorni dopo in sala di incisione, quando la truppa riesce finalmente a dare forma a quel substrato di suoni nei sette passaggi del disco "Gil Evans Plays Jimi Hendrix".

Sting & Gil Evans "Little wing"



La versione originale conta soltanto due brani a firma Gil Evans: Castles Made Of Sand e Up From The Skies. Gli altri sono il risultato del lavoro di Tom Malone – si, proprio quel Tom Malone, alla tromba nei The Blues Brothers -, Warren Smith, Howard Johnson, Trevor Koeler e David Horowitz. Arrangiamenti jazz sullo stile del maestro, naturalmente, ma che traspirano funk e black music da tutti i pori.

Angel



Fino agli ultimi giorni Gil Evans si è esibito al Basil's del Greenwich Village di New York dove nel repertorio abituale c'era: Up from the skies, Voodoo Child, Castle made of Sand, Lttle wing e Angel
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