lunedì 8 settembre 2008

Settembre 1968, Seattle (Una visita alla famiglia)

A settembre, il tour arrivò a Seattle, e la seconda visita di Jimi nella sua città natale fu più semplice della prima, anche se comunque densa di avvenimenti.
Trascorse gran pane della sua breve visita a festeggiare insieme a Leon, il che fece infuriare Al che avrebbe preferito far vedere a tutti il suo famoso figlio.
"Tornammo a casa molto tardi", ricorda Leon, "e la casa era piena di gente, tutto il vicinato in attesa dell'arrivo di Jimi. Mio padre ci aspettava sulla soglia di casa con la cinghia nelle mani.
Ci disse:
'Voi due ragazzi, entrate in casa, vi spetta una bella lezione per questo'." Jimi e Leon fissarono Al increduli, chiedendosi se il padre avesse davvero intenzione di frustrarli con tutta quella gente
in casa. Jimi aveva venticinque anni e Leon quasi venti. Parecchi vicini si misero di mezzo e Al mollò la cintura, ma rimase arrabbiato per tutta la sera.

Jimi andò in macchina, a Vancouver, in Canada, per lo spettacolo successivo, viaggiando con la famiglia anziché con il resto della band. Presero la macchina nuova, comprata con i soldi di
Jimi, nella quale si strinsero Jimi, Leon, Al, la moglie di Al, June, e Janie, la figlia di June di sette anni che Al aveva adottato quell'anno. Quando si fermarono per pranzare da Danny's nei pressi
di Mount Venon, sempre nello stato di Washington, rimasero seduti al ristorante per troppo tempo senza che nessuno arrivasse a servirli - a Jimi probabilmente sembrava di essere tornato in Louisiana. Gli altri clienti li fissavano; erano gli unici non bianchi in tutto il locale. "Restammo seduti lì per un bei po'", ricorda Leon. "Finalmente, arrivò una ragazzina che chiese a Jimi un
autografo. I suoi genitori tentarono di riprendersela, ma lei cominciò a gridare: 'Quello è Jimi Hendrix'. Corse al nostro tavolo, e Jimi le fece l'autografo."
Soltanto dopo che numerosi clienti lo ebbero riconosciuto, la famiglia venne servita. Perfino a casa sua, soltanto la fama di Jimi era in grado di assicurargli il trattamento che per un bianco
era assolutamente normale ricevere.

A Vancouver, Jimi ebbe il piacere di suonare per sua nonna Nora, alla quale dedicò "Foxy Lady". Nora poco dopo rilasciò la propria recensione del concerto a un giornalista televisivo: "II
modo in cui suonava quella chitarra, oh mio Dio! Non capisco come faccia a sopportare tutto quel baccano". Jimi incontrò anche i propri cugini Diane e Bobby, e sua zia Pearl. Pearl lo aveva
allevato per un anno quando era bambino, e lui le si rivolgeva come a una madre, lamentandosi di quel calendario frenetico.
"Jimi era già di pessimo umore, sin da allora", ricorda la cugina Diane Hendrix. "Piangeva parlando con mia madre. Voleva smettere. Non voleva tornare a tenere concerti." Eppure, Jimi
spiegò a Pearl, di non avere scelta: il suo management, la crew, e la band contavano su di lui per sopravvivere, e in quel momento aveva trenta persone alle sue dipendenze. La stessa lamentela
sarebbe stata ripetuta spesso nell'arco dei due anni successivi, anche se Jimi fu sempre incapace - forse spinto dalle difficoltà economiche patite da giovane - di dire no a un tour o rifiutare
un ingaggio.
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