lunedì 29 dicembre 2008

The Toronto Files (Part 1)



The Toronto Files

La droga è una gran brutta cosa, …soprattutto se te la trovano adosso….

(Jimi Hendrix, da un’intervista di Hans Carl Schmidt per West German Radio Francoforte,
17 maggio 1967)


Quasi due anni dopo questa dichiarazione…

La mattina del 3 maggio 1969, Jimi arrivò al Toronto’s Pearson International Airport, proveniente da Detroit, dove la sera prima aveva tenuto un concerto al Cobo Arena.
All’arrivo in dogana, l’ispettore Marvin Wilson controllò il bagaglio a mano di Jimi e vi rinvenne un’ampolla di vetro contenente una modica quantità di hashish ed eroina.
Hendrix ammise subito, che la borsa in cui venne trovato lo stupefacente, fosse la sua, tuttavia egli non riusciva a capacitarsi di come quella roba fosse finita lì.
Secondo i presenti, il volto di Jimi espresse un autentico shock quando venne pronunciata la parola “eroina” e continuò per tutto il tempo a scuotere la testa in segno di diniego.

Ricorda Noel Redding:

Ero dietro di lui quando gli chiesero di aprire la sua borsa da viaggio…

Ricorda Tony Ruffino (promoter):

Il tipo della dogana vide la borsa da viaggio di Jimi e volle perquisirla.
Non so perché, volevo forse passargliela… ma il poliziotto mi disse: “Se non è la tua allora tieni giù le mani”
Io risposi: “ma io lavoro per lui…”
Egli insistette: “Giù le mani!” e rivolto a Jimi domandò: “ E’ tua quella borsa?”.
Hendrix disse di si.
Il poliziotto l’aprì e dentro c’era quella roba.
Chiese a Jimi: “ …E questo cos’è?”.
Lui disse che non ne sapeva niente… Fu allora che capì che eravamo nei guai.

Ricorda Mitch Mitchell:

Da allora, ogni volta che devo passare una dogana, indosso un vestito senza tasche, senza niente, senza bagaglio a mano, in modo che non possano infilarmi niente.
Per quel che ne so, qualcuno ce l’ha infilata di nascosto. Chi, come e perché non lo so, ma è stata una vigliaccata.



Jimi venne formalmente accusato di possesso di sostanze stupefacenti e condotto alla stazione centrale di polizia.


Un’abile mossa di Gerry Stickells e Michael Goldstein, fu quella di far tacere per un po’ la stampa, soprattutto quella conservatrice di destra, anche a quei tempi molto sensibile a storie di droga e rock star, pronta ad ingigantire e imbastire scandali che avrebbero potuto nuocere all’immagine di Jimi. Un danno da un punto di vista professionale, ed inoltre nella prospettiva di un futuro processo era meglio che l’opinione della giuria fosse bendisposta nei riguardi di Jimi e non avvelenata da esagerazioni.
Solo dopo un mese, la rivista Rolling Stone dà la notizia e il resoconto (senza alterazioni) dell’accaduto.

Quella sera la Jimi Hendrix Experience doveva suonare al Maple Leaf Garden di Toronto e il concerto rimaneva a rischio finchè Jimi era trattenuto dalla polizia ma fortunatamente sempre grazie all’abilità di Gerry Stickells e Michael Goldstein, Jimi fu rilasciato in tempo, su cauzione di 10.000 $, dopo quattro ore dall’arresto.

Ricorda Gerry Stickells:
Il poliziotto mi disse: “ Non si preoccupi, risolveremo il tutto al più presto. I miei figli hanno già il biglietto e mi ucciderebbero se non lo facessi uscire da qui.


Nonostante Jimi e tutto il gruppo, fossero molto scossi dall’accaduto, il concerto che tennero quella sera fu tutto sommato di buon livello.
Jimi instaurò un rapporto scherzoso con il pubblico e dal punto di vista strumentale fu un musicista ineccepibile regalandoci delle perle raramente suonate “live”, quali Third Stone from the Sun e Little Miss Lover.







Jimi era ancora atteso a Toronto il 19 giugno, per un’udienza preliminare del processo che si sarebbe tenuto nel mese di dicembre. Jimi intendeva dimostrare che qualcuno aveva infilato quella roba di nascosto nella sua borsa e che lui non ne sapeva nulla…
Durante tutto il tempo di attesa fino al processo, Jimi era terrorizzato dalla concreta possibilità di passare più di dieci anni in prigione.


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