mercoledì 23 dicembre 2009

HEY BABY and BACK FROM THE STORM



Hey piccola zingara da dove vieni?
Beh, lei mi guardò e sorrise
Guardò nello spazio e disse:
“Vengo dalla terra del nuovo sole nascente”
Allora io dissi: “Hey baby dove stai cercando di andare?”
Lei rispose: “Devo andare in giro, diffondere
La pace della mente e un amore completo
Per te e per voi”
Hey ragazza mi piacerebbe seguirti
Si, mi piacerebbe proprio seguirti.

Sono appena tornato, tornato dalla tempesta
Appena tornato dalla tempesta
Sono appena tornato baby dalla tempesta.
Beh, non lo sapevo allora
Ma stavo soffrendo,
Soffrendo per il mio amore
Che si stava riscaldando.

From “Rainbow Bridge”

traduzione by emes41

martedì 15 dicembre 2009

Chi fu così fortunato da aver visto o conosciuto Jimi Hendrix quando venne in Italia nel maggio del 1968?

Se avete visto o conosciuto Jimi nel maggio del 1968, è giunto il momento di farsi avanti e raccontarci i vostri ricordi!!!
Infatti, insieme a Caesar Glebbeek (biografo ufficiale di Jimi Hendrix e direttore di Univibes) siamo in procinto di scrivere un libro che sarà pubblicato entro il Settembre 2010 e s'intitolerà JIMI IN ITALIA 1968.

Per questo nostro progetto stiamo cercando ogni testimonianza, ricordo o memorabilia inerente il tour della JHE in Italia:

* aneddoti
* testimonianze di ogni concerto o jam session
* biglietti dei concerti

* autografi

* recensioni e annunci dei concerti pubblicati su riviste o quotidiani

* fotografie

* filmati

* registrazioni


Se avete o conoscete qualcosa che può essere utile al nostro progetto non esitate a contattarci.
Se potete, per favore, fatelo al più presto possibile!

Chiunque contribuirà riceverà in omaggio una copia autografata del libro !!! inoltre se lo vorrà sarà menzionato nel testo.


Questi i nostri contatti:

Roberto Crema (in Italiano) jimihendrixitalia@gmail.com

Caesar Glebbeek (in English) univibes@tiscali.it


Questo in grandi linee il tour italiano della Jimi Hendrix Experience.

23 maggio 1968 Milano, Piper Club (1 JHE show)

24 maggio 1968 Roma, Brancaccio Theatre (2 JHE shows)
Roma, Titan Club, jam session (JHE con The Folks)

25 maggio 1968 Roma, Brancaccio Theatre (2 JHE shows)
Roma, Titan Club, jam session (Jimi con Alberto Marozzi e Pierfranco
Pavone
)

26 maggio 1968 Bologna, Palasport (1 JHE show)
Bologna, Stork Club, jam session (JHE con i Boa Boa).



DID YOU EVER SEE JIMI HENDRIX IN ITALIA?

If YES, now is the time to come forward and tell us all about it!!

We are at the moment preparing (for publication in September 2010) a groovy little book titled JIMI IN ITALIA 1968.


So we are looking for ANYTHING to do with the shows/jams in Italia:

* anecdotes
* eyewitness reports of any concert or jam session
* ticket stubs

* autographs
* concert reviews in mags/newspapers
* photographs
* film footage
* recordings

If you have/know anything which you feel could assist our project, please contact as asap.
Mille Grazie! All contributors will receive a free copy of the book!!

Roberto Crema (in Italiano) at this email address: jimihendrixitalia@gmail.com
Caesar Glebbeek (in English) at this email address: univibes@tiscali.it


CG

mercoledì 25 novembre 2009

La nascita di una leggenda

The birth of a legend.

La sera del 26 novembre 1942, Lucille Jeter accompagnata dall'amica Dorothy Harding si recò al King County Hospital di Seattle in preda alle doglie.
Il giorno seguente (27 novembre) alle dieci e un quarto della mattina, dopo un lungo e difficile travaglio,la diciasettenne Lucille diede alla luce un bambino del peso di tre chili e sei etti circa.
Il piccolo aveva moltissimi capelli, occhi grandi, un colorito pallido come la madre e un sedicesimo di sangue Cherokee scorreva nelle sue vene.
Lucille lo chiamò Johnny Allen Hendrix, nome che poi sarebbe mutato in James Marshall Hendrix e in seguito, conosciuto da tutti come JIMI HENDRIX.

Quando il piccolo Jimi nacque, il padre, Al Hendrix, si trovava sotto le armi.
Era di stanza in Alabama in un campo di addestramento reclute, pronto per essere spedito a combattere nel Pacifico.
Alla nascita del figlio gli fu negata la licenza per paura che disertasse e riuscirà a vederlo per la prima volta solo a guerra finita, nel gennaio 1946 quando Jimi avrà già più di tre anni.

Lucille era troppo giovane per la responsabilità di moglie e di madre e un intoppo nella burocrazia militare impedì per più di un anno di ricevere i soldi da Al.
La ragazza si ritrovò sommersa dai debiti e iniziò la sua peregrinazione attraverso le più squallide stanze in affitto e camere d'albergo della zona povera di Seattle.
Mentre Al Hendrix era impegnato nel servizio militare, Lucille Jeter, che era una ragazza fragile ed inesperta, presto si dimostrò incapace di badare al piccolo Jimi il quale veniva spesso lasciato alle cure dei vicini o dei parenti.

Ricorda Freddie Mae (amica di famiglia):
La signora Jeter, la madre di Lucille, veniva a fare le pulizie in casa nostra e ormai era quasi diventata un membro della famiglia.
Un giorno durante una nevicata, la signora Jeter arrivò da noi tenendo questo bambino tra le braccia, aveva le gambette nude e tutte blu per il gran freddo.

Il pannolino fradicio si era ghiacciato e l'urina gli aveva irritato la pelle. La signora Jeter non aveva pannolini di ricambio e neppure un biberon.
Mia madre preparò del latte e fece un bagno al bambino, io gli passai dell'olio di oliva su tutto il corpo, cullandolo per riscaldarlo.
Il piccolo piagnucolava ma neppure troppo.


Con il suo visino delicato e gli splendidi occhioni sempre spalancati, il piccolo Johnny Allen avrebbe fatto impazzire chiunque.
Se Lucille non voleva o non poteva aver cura di lui, non mancava mai chi fosse dispostissimo a farlo al posto suo.
Ma nonostante questo, la salute del piccolo Jimi fu seriamente minacciata dai continui spostamenti in alloggi sempre freddi e
umidi.

Ricorderà Jimi in un'intervista a Meatball Fulton nel 1967:
Uno dei miei primissimi ricordi è che da bambino presi la polmonite o qualcosa di simile e urlavo e piangevo ogni volta che m'infilavano un'ago...
Riesco a ricordare quando l'infermiera mi metteva il pannolino e mi parlava, mi sollevò dal lettino e mi mise davanti alla finestra.
Eravamo a Seattle e lei mi stava mostrando qualcosa nel cielo, c'erano i fuochi d'artificio.
Credo fosse il 4 di luglio.
Mi ricordo di questo perchè mentre mi cambiava il pannolino quasi mi punse, sapete... non mi sentivo molto bene, avevo una flebo o cose del genere, poi lei
mi sollevò fino alla finestra e mi indicava i fuochi d'artificio, io guardai fuori e il cielo era pieno di colori ed esplosioni ed era tutto whew-whew-whew....

Fu così che iniziò la vita di Johnny Allen Hendrix.

(continua)


giovedì 12 novembre 2009

Ricordando Woodstock


La sesta edizione del Jimi Hendrix Birthday si presenta più ricca che mai!
40 anni fa a Bethel, una piccola comunità a nord dello stato di New York, si tenne un festival destinato a diventare leggenda.
Furono invitati tutti i migliori artisti dell’epoca tra cui ovviamente lo stesso Hendrix che si presentò con una nuova e affollata formazione chiamata Gypsy Sons and Rainbows.
Con questi zingari della musica, nella pallida alba di un lunedì mattina Jimi presenta al pubblico superstite quello che sembra a tutti un nuovo viaggio artistico, una nuova direzione di fare musica e di esprimersi con la chitarra elettrica. Il suo suono è più impregnato di funky e blues che mai. Durante questo concerto Jimi.fa anche riferimento alle vicende dell'epoca con l'esecuzione di Star Spangled Banner con la quale Hendrix ricorda a tutti, nonostante i tre giorni di pace e amore, che c’è sempre una guerra in corso. La sua versione lacerata e sofferta dell’inno nazionale americano resterà per sempre impressa nella memoria collettiva.

E’ questa l'atmosfera che si vuole ricordare con il 6th Jimi Hendrix Birthday, in programma per venerdì 27 novembre 2009 (esattamente nel 67° anniversario della nascita dell'eroe mancino della sei corde) presso il Jameika Happy Pub di Verona.

In apertura il chitarrista ed esperto musicista Adalberto Zappalà.
Adalberto è un hendrixiano della prima ora e un musicista eclettico che vanta numerose esperienze artistiche significative e in questa serata renderà omaggio a Jimi con le sue raffinate interpretazioni acustiche di alcune delle più belle pagine della musica hendrixiana.

Saliranno poi sul palco i Voodoo Groove – Italian Jimi Hendrix Tribute band (Silvio Grando, Nicola Rigetti e Francesco Salandin). La ormai nota band di origine veronese ha nell’ultimo periodo conquistato i palchi di alcuni dei più importanti locali live del nord Italia dove sempre più è ormai apprezzato lo stile interpretativo ispirato principalmente all’ultimo periodo della produzione del rivoluzionario chitarrista afroamericano.
Per la serata eseguiranno in particolar modo alcuni brani estratti dalla set list che fu presentata proprio al glorioso festival del 1969.

Da Firenze invece arriveranno i Roselyn Club e il loro tributo agli eroi di Woodstock.
La formazione, capitanata dalla bellissima e bravissima cantante Tara Degl’Innocenti, è ormai riconosciuta in tutta Italia nel reinterpretare con fedeltà e grande passione i brani più coinvolgenti tra quelli proposti da tutti i musicisti intervenuti al mitico festival con un particolare occhio di riguardo per l’indimenticabile Janis Joplin.


A completare la serata una mostra fotografica su Jimi Hendrix a Milano e la proiezione di alcuni rari filmati a cura di Roberto Crema ideatore e autore di “jimihendrixitalia.blogspot.com” seguitissimo e aggiornato punto di riferimento on line per tutti gli appassionati hendrixiani d’Italia e non.

Immancabile la presenza del grande artista e amico Franco Ori e delle sue opere dedicate ad Hendrix e agli altri grandi musicisti e cantanti di quell’epoca. In particolare sua è la bellissima locandina dell’attuale edizione e sua è l’immagine che verrà stampata sulla maglietta celebrativa, realizzata per l’occasione.

Il Jameika Happy Pub si trova in Via Ciro Ferrari, 11 a 5 minuti dal casello autostradale di Verona SUD.
Ingresso gratuito. Si inizia per le 22.


Credits:
www.voodoogroove.tk
http://www.myspace.com/roselynclubitaly
http://www.myspace.com/adalbertozappala
www.jimihendrixitalia.blogspot.com
www.francori.it
www.myspace.com/jameikapub


lunedì 9 novembre 2009

"Hendrix vive!!!"


"Hendrix vive!!!"
INSTALLAZIONE del maestro ALEX SCHIAVI dedicata alla nascita del grande chitarrista JIMI HENDRIX sabato 28 novembre 2009 dalle ore 16.00 Piazza San Marco (Brera) MILANO

Il grande ed indimenticato chitarrista Jimi Hendrix nacque il 27 novembre 1942, e purtroppo morì il 18 settembre 1970.
Una perdita per tutta l'umanità, non solo per tutti i musicisti e tutti i chitarristi che vedono in lui un esempio ed un Maestro.
Tutti gli anni, il maestro Alex Schiavi, sicuramente un hendrixiano della prima ora (e che lo vide nel suo unico show milanese il 23 maggio 1968!!) dedica installazioni cittadine ad Hendrix.
le date sono fisse:
--il 18 settembre per la sua dipartita
--il 23 maggio anniversario del suo recital milanese
--il 27 novembre anniversario della nascita.
Un amore eterno, un ricordare chi ha mostrato a milioni di persone cosa si può fare con una chitarra elettrica, un Compositore coraggioso ed innovativo.

L'installazione, comne sempre, prevede l'affissione di centinaia di manifesti con l'immagine di Jimi Hendrix, lungo la stessa piazza. Tutti possono poi portarsi a casa, gratuitamente, uno dei manifesti affissi.

Vi aspettiamo sabato 28 novembre 2009 in piazza San Marco a partire dalle ore 16 del pomeriggio. Grazie.

domenica 8 novembre 2009

Jimi Hendrix - Milano, 23 maggio 1968


Dedicato a chi assistette a quel concerto memorabile e a chi desiderebbe esserci stato!!!

Grazie a:

Ezio Gionco, Giorgio Lanzani, Renzo Chiesa, Fabio Treves, Daniela Cohen e a tutti gli altri che hanno fatto delle foto a quel concerto e che non conosco.



Per un ulteriore articolo su Jimi in Italia cliccare qui! (in lingua inglese)

1968/05/23 - 1968/05/26 - Italy - The Jimi Hendrix Experience


lunedì 2 novembre 2009

ALL ALONG THE WATCHTOWER



LUNGO LA TORRE DI GUARDIA

Deve esserci un modo per uscire da qui
Disse il giullare al ladro
C’e’ troppa confusione
Non riesco a trovare un po’ di pace
Gli uomini di affari bevono il mio vino
Gli uomini con l’aratro scavano la mia terra
Nessuno lungo il confine
Conosce il valore di tutto questo.

Non c’e’ ragione di preoccuparsi
Il ladro disse gentilmente
Ci sono molti fra noi qui
Che pensano che la vita e’ solo una fregatura
Ma non e’ questo il nostro destino
Cosi non parliamo falsamente adesso
L’ora si sta facendo tarda.

Lungo la torre di guardia
I principi stavano all’erta
Mentre tutte le donne andavano e venivano
Ed anche i servitori scalzi
Fuori in lontananza
Un gatto selvaggio ringhiò
Due cavalieri si stavano avvicinando
Il vento cominciò ad ululare.


(Il testo enigmatico e’ di Bob Dylan)

Traduzione by emes41

martedì 27 ottobre 2009

Billy Gibbons degli ZZ Top racconta di Hendrix


Con i Moving Sidewalks hai fatto un album e diversi singoli, guadagnandoti lo status di eroe nel Texas.
Con loro hai fatto da spalla ai Doors
e anche a Jimi Hendrix durante il suo primo tour americano.
Si dice inoltre che in quell'occasione Jimi ti regalò la sua Stratocaster rosa perchè secondo lui suonava troppo bene per essere bruciata.
Dopo quella tournè, Jimi in un'intervista televisiva dichiarò anche che eri il miglior chitarrista in America.
Ci puoi allora raccontare qualcosa dell
a tua esperienza con Jimi?

Una sera, quando stavamo facendo da spalla a Jimi, ero nella mia stanza d'hotel e stavo strimpellando la chitarra, così, per esercitarmi un po', quando un tizio mise la testa dentro — era Jimi Hendrix! Mi sentii paralizzato e senza parole.
Lui entrò, prese una chitarra che era in terra e mi chiese se anch'io sapessi fare cose simili e con noncuranza si mise a suonare alcuni incredibili licks.
In seguito mi mostrò numerosi trucchi con la chitarra, imparai molto da lui quella sera.

Durante quel tour ci fu un'altra serata che non dimenticherò mai.

Dopo un concerto, non ricordo dove, eravamo così carichi e ancora pieni di adrenalina che nessuno di noi poteva dormire.
A quei tempi non era come oggi che ad un certo punto c'è il "coprifuoco", finito un concerto potevi restare quanto volevi, nessuno ti mandava via.
Dovevano essere già le tre di mattina, i Marshall stacks di Jimi erano ancora sul palco, quando uno dei roadies portò dei grandi fogli di carta, dei barattoli di vernice fluorescente e due spugnette. I fogli di carta furono appesi sullo sfondo e attaccammo le spugnette in cima alla paletta di due chitarre.
Jimi accese gli amplificatori, collegò la chitarra e iniziò con un furioso assalto di suoni e feedback. Egli intinse la sua chitarra più volte nella vernice e in maniera estatica, mentre suonava, spandeva il colore fluorescente sulla carta.
Mi disse che era uno sballo, di provare anch'io e non me lo feci ripetere due volte.
Suonammo finò a che non fummo esausti e ci girava la testa.
Era tutto così bizzarro e stravagante, potevi sentire fluire l'energia...
Inutile dire che alla fine quella notte non andammo a dormire.

.. E fu probabilmente quella notte che Jimi regalò a Billy Gibbons la Stratocaster rosa.


Per saperne di più su questa chitarra (in lingua inglese):

Jimi-Pink Strat-GW-Sept.85

The Legend of the Pink Stratocaster


Grazie a RobbieRadio per la sua "thread" su CrossTownTorrent





venerdì 23 ottobre 2009

La registrazione dei concerti romani



John McDermott che lavora per la Experience Hendrix ha annunciato di aver trovato la registrazione di alcuni dei concerti romani.

La Jimi Hendrix Experience suonò quattro concerti al Teatro Brancaccio (due il 24 maggio e gli altri il giorno successivo)

John dice che la qualità della registrazione è discreta e la voce di Jimi è ben distinguibile.
Il nastro è della durata di circa 50 minuti e comprende la quasi totalità del primo show e parte del secondo... la data dovrebbe essere il 24 maggio 1968.

Questa la track listing:

PRIMO SPETTACOLO
Intro;
I Don't Live Today;
Hey Joe;
Stone Free;
Manic Depression;
Foxy Lady;
Red House;
Wild Thing

SECONDO SPETTACOLO
Intro;
Fire;
Stone Free;
Red House [incompleta finisce quasi subito dopo l'inizio del brano].

Spero che qualcuno che assistette a quei concerti romani ci racconti la sua esperienza, magari lo stesso che registrò questo nastro, tutti fans italiani gliene sarebbero eternamente grati.... può contattarci al seguente indirizzo di posta elettronica:

jimihendrixitalia@gmail.com



giovedì 22 ottobre 2009

STONE FREE



STONE FREE
(A RUOTA LIBERA)


Tutti i giorni della settimana
Sono in una misera città
Se ci rimango troppo a lungo
La gente cerca di criticarmi
Parlano di me come di una bambola
Parlano dei vestiti che indosso
Ma non si rendono conto
Che sono loro che sono inquadrati.

Hey, ecco perché
Voi non riuscite a trattenermi
Non voglio essere fermato
Devo andarmene, oh!

Dico ‘stone free’
Per fare ciò che voglio
Stone free
Per cavalcare la brezza,
Stone free
Non posso restare
Devo, devo, devo andarmene via
Proprio adesso,si!

(Bene ascolta questa baby)

Una donna qui, una donna là
Cerca di tenermi in una gabbia di plastica
Ma non si rendono conto
Che e’ così facile da infrangere
Oh, ma qualche volta io posso…huh…
Posso sentire il mio cuore come se ribollisse
Questo succede quando devo andarmene
Prima di essere intrappolato
Hey, ecco perche’
(Ascoltami piccola)
Non puoi trattenermi
Non voglio sentirmi legato
Devo essere libero.

Oh! Dico stone free
Per fare ciò che voglio
Stone free
Per cavalcare la brezza
Stone free
Non posso restare
Devo, devo, devo proprio andarmene
Si! Oh!

(Lasciami libero baby)

Si! Oh! Ok

Oh si, dico stone free
Per cavalcare la brezza
Stone free
Per fare ciò che voglio
Stone free
Ma non posso restare
Stone free
Devo, devo, devo proprio andarmene
Stone free
Me ne vado baby, proprio adesso
Non cercare di trattenermi
Sto andando a prendere l’autostrada.
Si! Stone free
Stone free
Andrò la ora
Arrivederci baby, …Oh!

Traduzione by emes41


mercoledì 14 ottobre 2009

Doriella Du Fontaine



Doriella Du Fontaine è un brano molto interessante della discografia hendrixiana, si tratta
infatti forse della prima canzone Hip-Hop mai registrata.

E'una jam informale con Jimi alla chitarra dove Il funky groove di Hendrix si adatta in maniera perfetta ad accompagnare i fantasiosi testi di questa canzone che narrano la bizzara storia di una prostituta.
Con Jimi Hendrix alla chitarra e basso, c'è anche Buddy Miles alla batteria e organo, ovviamente Lightin' Rod dei Last Poets è alla voce.

The Last Poets si formarono in carcere dal sodalizio tra Abiodun Oyewole, Umar Bin Hassan e Jalal Mansur Nurriddin (Lightin' Rod), un ex paracadudista anche lui convertitosi all'islam e detenuto perchè si rifiutò di andare a combattere in Viet-Nam.

Una volta scontata la pena i tre tornarono a stabilirsi ad Harlem dove si aggregarono alla
East Wind Poetry Workshop cominciando a comporre una loro particolare forma di poesia e degli "spiels" (un'embrionale forma di rap).
Lo stesso giorno del compleanno di Malcom X, il 16 maggio 1969, the Last Poets erano nati.
Il nome lo presero dall'opera dello scrittore sudafricano Little Willie Copaseely in cui proclamava che quella era l'era degli ultimi poeti prima del sopravvento delle armi.

Dopo una performance televisiva il gruppo venne notato dal produttore jazz Alan Douglas e con lui registrarono il loro disco d'esordio nel 1970.

Fu invece nel novembre 1969 che Jimi Hendrix registrò insieme a Lightin' Rod questo brano.

Ricorda Alan Douglas:
Stavo registrando Jimi al Record Plant e Jalal arrivò cercando Buddy Miles. Buddy era molto coinvolto circa i progetti dei Last Poet e voleva fare qualcosa con loro. Jimi li ascoltò per un po' incuriosito poi entrò e disse "aspettatemi ci sono anch'io" così portò la sua chitarra e cominciò a suonare. Improvvisarono insieme per non più di un quarto d'ora ma fu bellissimo! Poi Jimi sovraincise la traccia di basso e Buddy quella delle tastiere.





Questo il testo di Doriella Du Fontaine.

I was standing on the corner in the middle of the square,
Tryin' to make me some arrangements
to get some of that dynamite reefer there.

Now, I was already high,
and dressed very fly,
just standin' on the corner
watchin' all the fine hoes
When up drove my main man big money Vann
in his super ninety-eight Olds
Now as Van stepped out
and he looked about to me He began to speak,
Came his real fine freak
She wore a black chemise dress
considered to be one of the very best.
Hair was glassy black
Eyes a deep see green-blue,
Her skin boss dark hue.
Man! She was some kind of fine!

Now, as I spoke to Vann, and I shook his hand,
and I asked him "Is that your honey?"
Without no jive
This was the dude's reply, "Like she's anybody's. who wants to make some
money."
"She's really down
And known all around
As Doriella Du Fontaine.
She plays her stick,
mind you, she's slick,
She's one of the best in the game.
This girl's no jerk
I've seen her work,
She's nice and she can use her head
And she's good with her crack
>From a long way's back,
And she's done made me a whole lot of bread."

Now, Vann was sporting a Panama Straw,
had a Corona-producto stuck out the side of his jaw,
He wore a beige silk suit
That looked real silky,
And my man was dressed like to make Rockefeller feel guilty.

Now I was pressed, I must confess,
Although I couldn't compare with Vann,
It's not that his taste is better than mine.
Just that he is the big money man.

"Hey, fellows," Doriella said,
"I'm starving as can be.
How about a bite to eat?"

So we all agreed
on a fabulous feed,
down at the Waldorf
Now the Waldorf was blowing
in bright neon light,
Although this was my first flight,
We were all clean as the board of health.
Three players, that's true,
in rainbows of blue,
And we painted a picture of wealth
Now as we were dining,
Vann started unwinding,
He began to run his mouth off to me.

But as we left,
I dug his woman, Doriella Du Fontaine,
Was standing pinning on me
"Hey fellow," Doriella said,
"Since we met I'm glad,
So here's the address to my pad."

So next Saturday
I got real fly.
And I went to see Miss Du Fontaine.
I stopped off at my main man Jaws,
he dealt in snow,
And I copped me some cocaine.

Now I got to her pad,
Jim it was some kind of bad.
It was really a bar set.
She had a 5-inch carpet,
which was limited in a market
Somewhere from the far-East Orient.
The high file was sailin'
And I wasn't failing,
But I just couldn't rap to this queen.

She dug my feet was cold
and took a tigh hold
And gave me some pot, Chicago Green.
She said "You be my man.
And together we'll trick the land,
And I'll be your true-blue bitch,
Although you'll have to show me to those other squares,
I'll take their dough and make you rich."

Now you know where I'm at!
I really went for that.
And I put this fine ho in her bed.
Me and this queen made love supreme,
and I flipped when she gave me some head

Now, next Saturday round one,
We were out having fun,
at the club known as the Island of Joy,
When in walked Dixie Fair,
Drugstore millionaire,
International playboy.
"Hey, fellow," Dixie said, "
How's that fine model in red?
Why I'll give you a fee, if you introduce her to me."

So I did, and my woman, D, she did the rest.

"Next morning in bed horse honey she said,
I can beat Dixie for all his bread.
Butyou have to wait patiently,
like a hustler on the sunny lands of New Mexico,
Because I don't want you around
When I take off this clown,
and I get him hung up in my den,
But when I pull through
I'll come straight to you,
And you'll never have to hustle again."

So the next morning,
I jumped in my $500 dollar grey silk vine
Downed me an ice cold pint of vine
I snatched my bank book
And I made reservations on TWA airline.
Now, my stay wasn't bad.
I had a fabulous pad.
I pulled plenty of fabulous hoes
.I pulled Miss Carmen Vista
Who was huge in the Keister,
And first cousin to Mexicaly Rose.

The climat was hot,
And there was plenty of pot,
And the tequila's were dynamite.
As I laid in my shack, on top of Carmen's back,
I had her on her knees all night.
Now one morning,
As I patiently waited,
I got a telegram that stated,
It said, "Papa daddy,
I made a real grand slam.
I'm on my way. TWA.
Comin' number 3.
Be in New Mexico by four.
Can't say no more. Love, your fine woman, D."

Comin' then gave me a bath in ice cold milk,
and I jumped in my $500 dollar grey silk,
and downed me a pint of ice-cold wine,
when I dug the New York news,
That shook me in my shoes,
with its bold daring headline..
It read Bulletin. Last night, Dixie Fair..
Drug store millionaire..
Committed suicide..
Left all his fame
To Miss Du Fontaine,
And stated to be his bride."

So Jim I made a B line on down to the airport,
Just in time to hear the announcer say,
"Attention in the lobby,
Attention in the Lobby:
Relatives and friends
All passengers on comin' number 3,
Wait no longer,
For fate's cruel hands
The good comet has crashed
Off the coast of Chili Sands
But wait! The rescuers said there was a woman alive!
Age 25...
Hair glassy black..
Eyes deep see green-blues
Skin a boss dark hue,
She said she was on her way
To her fine man in grey,
Stated to be his bride.
She would have been his true-blue bitch,
And made him rich,
but then she caughed up her blood and died."

Man! I pulled through,
Like all damned stud's due,
But I know I'll never be the same.
Cause there'll never be another Miss Doriella Du Fontaine.
That's her name Miss Du Fontaine
I'll never be the same
Cause there'll never be another Miss Doriella du Fontaine


venerdì 9 ottobre 2009

VOODOO CHILE (Slight Return)



FIGLIO DEL VOODOO (inciso)

Beh, sto in piedi vicino ad una montagna
E la butto giù con il palmo della mano. Si!
Beh, mi alzo in piedi accanto ad una montagna
E la butto giù con il taglio della mano.
Beh, raccolgo tutti i pezzi e costruisco un’isola;
Potrei anche farla con un po’ di sabbia. Si!
Perché sono un figlio del Voodoo,
Dio lo sa che sono un figlio del Voodoo, baby.

(Beh, ti dico un’ultima cosa!)
Non intendevo toglierti tutto il tuo tempo prezioso,
Te lo ridarò tutto indietro,
Uno di questi giorni (ha ha)!
Ho detto che non intendevo rubarti tutto il tuo prezioso tempo,
Te lo restituirò uno di questi giorni. Si!
Se non ti incontrerò più in questo mondo,
Allora ti incontrerò nel prossimo
E non fare tardi, non tardare
Perché io sono un figlio del Voodoo, un figlio del Voodoo,
Dio sa che sono un figlio del Voodoo,
Hey! Hey! Hey!
Sono un figlio del Voodoo baby……..


traduzione by emes41


mercoledì 7 ottobre 2009

Jimi Hendrix & Jayne Mansfield "Suey"


"Suey" è la registrazione più atipica di Jimi Hendrix e venne per caso ritrovata nel 1994 quando la Legend, un'etichetta americana, pubblicò una raccolta dedicata a Jayne Mansfield "Too hot to handle" .
La compilation conteneva le registrazioni dei tentativi canori di Jayne tra cui "As clouds drift by" e "Suey" (London HL 80065) , un oscuro '45 giri, nel quale, circolava voce, avesse suonato anche Jimi Hendrix.

Ecco la storia di quella registrazione:

Il 15 ottobre 1965, il giovane Jimi Hendrix, sperando di uscire dalla situazione di stallo in cui si trovava, firmò un contratto per la newyorkese PPX Enterprise di Ed Chalpin... un contratto capestro dove in pratica Jimmy poteva venire usato come musicista di studio senza ricevere il compenso dovuto.
(Cliccare qui per leggere un articolo al riguardo...)

Senza perdere tempo, subito alla fine di quel mese, Ed ingaggiò Jimi come session man per la registrazione di "Suey", il retro del '45 giri "As clouds drift by" di Jayne Mansfield.

Jayne era un'attrice statunitense assunta a sex simbol negli anni '50 e visto che la sua carriera di attrice era oramai in declino, forse cercava un po' di celebrità nel mondo della musica e decise di provare con alcune registrazioni tra cui questo singolo che poi per motivi oscuri fu pubblicato solo per breve tempo nel luglio 1967 subito dopo la morte improvvisa di Jayne .

Le registrazioni si tennero ai Dimensional Studios o Studio 76 di New York, gli stessi dove si registrarono molte delle canzoni con Curtis Knight.



"Suey" fu scritta in massimo una decina di minuti, un semplice riff giusto per accompagnare delle sciocche frasette sussurrate da Jayne.
Alle session parteciparono solamente Jayne Mansfield alla voce, Jimi Hendrix che oltre alla traccia di chitarra suonò anche il basso e Douglas Jocko Henderson alla batteria... Le tracce di organo e fiati vennero aggiunte successivamente...

Jimi e Jayne ebbero poi modo di reincontrarsi il 14 aprile 1967 quando Jayne assistette ad un concerto degli Experience a Bolton in Inghilterra.

lunedì 5 ottobre 2009

Woodstock unreleased tracks



Durante il concerto di due ore che i Gypsy Suns and Rainbows tennero a Woodstock ci sono due brani "unici" che Jimi suonò e che misteriosamente non appaiono nella discografia ufficiale e non sono quasi mai menzionati nelle recensioni del concerto.


Il primo dei brani in questione è "Mastermind", scritta e cantata da Larry Lee.
Jimi Hendrix, circa quindici giorni dopo il concerto di Woodstock, riprese questo brano durante alcune sessions tenutesi presso gli Hit Factory di New York e registrò almeno nove takes di questa canzone.
L'arrangiamento era quasi identico a quello di Woodstock ma solo la quarta registrazione fu segnalata come buona, purtroppo, alla fine non si giunse comunque ad un master definitivo.



L'altra canzone è "Gypsy Woman", una composizione di Curtis Mayfield.
In questa versione registrata a Woodstock c'è anche un medley di "Aware of Love" di Jerry Butler




PS

ringrazio Stefano G. per la correzione, in quanto, precedentemente il pezzo "Gypsy woman" era stato attribuito a Larry Lee, mentre in realtà è stato composto da Curtis Mayfield:

Carissimi, intanto grazie per il lavoro che fate.
Vi segnalo solo una piccola inesattezza sull'articolo di oggi "Woodstock unreleased tracks":
il pezzo Gypsy Woman in realtà è di Curtis Mayfield.
A presto rileggervi

giovedì 1 ottobre 2009

3rd International Jimi Hendrix Festival Budapest


17 October 2009, 18.00

Fonó Music House, 3. Sztregova sreet, Budapest, Hungary.

Visto il gradimento avuto in passato dalla manifestazione, a Budapest, quest'anno si terrà la terza edizione del Festival Internazionale di Jimi Hendrix.
I due precedenti eventi sono stati un grande successo grazie anche alla elevata qualità musicale
ed intrattenimenti varii.

Già nelle edizioni passate è stato dimostrato che la musica di Jimi Hendrix può essere interpretata in vari modi e stili musicali, come ad esempio le versioni tradotte in ungherese o una gamma molto ampia di musica jazz.
Nelle precedenti edizioni, in aggiunta ai musicisti ungheresi locali, si sono esibite band e musicisti
provenienti da Italia, Olanda, Svezia, Turchia e Polonia

Quest'anno ci saranno due band provenienti dall'estero:
Dalla Slovacchia parteciperà la René Lacko Downtown Band.
Il nome di Lacko è molto conosciuto tra i fans rock blues ungheresi. Negli ultimi dieci anni è stato in tour in Ungheria molte volte. L'ultima volta ha suonato al Mediawave festival.
Nel corso di una manifestazione commemorativa patrocinata dalla Famiglia Hendrix, egli ha vinto il premio come migliore interprete europeo .



Ospite speciale del festival è la band svizzera Electric Jimiland.
La band insieme da quasi 10 anni, è considerata come una delle migliori hendrix/tribute band nel mondo.
La band interpreta molti brani tra i meno conosciuti del repertorio hendrixiano e li suona con grande sensibilità e sentimento autentico.

Tra le band locali, parteciperanno Egon Poka e la sua band, Egon è un musicista di spicco della musica rock ungherese da oltre 30 anni.
Parteciperà anche Jack Cannon Blues Band, un talentuoso trio acustico che suonerà anche come ospite della Jimi Hendrix Memorial Band..

L'ospite esclusiva della manifestazione è la pianista ungherese Szilvia Karaszy,artista di fama mondiale
ed inventrice della campana tubulare ungherese
(Szabados bell).

domenica 27 settembre 2009

Jimi Hendrix e Stevie Wonder

Questo è il racconto della storica jam session con Stevie Wonder in base alle testimonianze dell'epoca.

Il 6 ottobre 1967 , Jimi Hendrix con gli Experience si recano al Playhouse Theatre di Londra per registrare delle sessions per il programma radiofonico Top Gear prodotto dalla BBC.

Ricorda Noel Redding:
...In pratica noi degli Experience avevamo già finito di registrare per la BBC e a Mitch Mitchell venne in mente di fare, non ricordo cosa, così si assentò per un momento... Stevie Wonder che doveva anche lui suonare quella sera al Playhouse , venne da noi e semplicemente disse "Ciao, come va?". Si sedette dietro la batteria e si mise a suonare. Non sono sicuro se Jimi l'avesse conosciuto prima e si fossero accordati per suonare insieme, però ugualmente iniziammo una jam session, così senza neanche i microfoni cominciammo a suonare una versione strumentale di "I was made to love her" una delle hit di Stevie. Fu veramente divertente, ci gridavamo l'un l'altro il testo della canzone e continuavamo a ridere.


Ricorda Bernie Andrews produttore del programma Top Gear:
Jimi sembrava sempre sballato/fumato ma in un modo positivo. Era molto gentile, cooperativo ed era estremamente facile lavorare con lui.



Ricorda Pete Ritzema tecnico audio per Top Gear:
Stevie volle suonare la batteria per distendersi i nervi prima di essere intervistato da Brian Matthew.
Capitò per caso che Stevie Wonder sentì Jimi e Noel strimpellare per qualche minuto "I was made to love her", così andò da loro e si unì alla batteria.

Non ricordo che Stevie abbia cantato, fu piuttosto una cosa molto informale...
Di Hendrix ebbi l'impressione fosse un ragazzo timido, gentile e sempre pronto a sorridere.

Era molto insicuro circa le sue qualità vocali e quando si dovette registrare la traccia con la sua voce, Jimi insistette affinchè venissero montati degli schermi intorno al microfono, perchè altrimenti, diceva, Noel e Mitch l'avrebbero fatto ridere.


giovedì 24 settembre 2009

My diary/Utee

Gli hendrixiani sanno che una delle primissime prove di Jimi Hendrix in sala di registrazione risale alla primavera del 1964, quando, insieme a Rosa Lee Brooks, una cantante californiana, registrò un '45 giri ;

"My diary/Utee" (Revis Record 1013).

Il disco venne stampato poi l'anno successivo dalla Goldstar Studios sempre di Los Angeles.

La storia di questo '45 è poco conosciuta ai più, in quanto è stata scarsamente raccontata oppure distorta dai "biografi ufficiali" hendrixiani.

D'accordo con Rosa Lee e con alcune fonti tratte dal libro "The ultimate experience" di Johnny Black, cercherò di raccontare la storia di questo disco.



Ricorda Rosa Lee Brooks:
Conobbi Jimi Hendrix la notte di capodanno del 1963/64.
Assistevano entrambi al concerto di Ike & Tina Turner Revue al California Club, un locale dell'area di Los Angeles.
Ero seduta al bar quando sentii qualcosa, sembrava una specie di inquietudine che mi spinse a guardarmi attorno.
Ad un certo punto il mio sguardo incontrò quello di Jimi.
Io fissai lui e lui fissò me.

La sua espressione era simile a quella sull'immagine della copertina di "Cry of love".
Mi guardava in maniera così intensa e duratura che mi sentii in imbarazzo.
Sebbene fossi altrettanto attratta da lui, voltai lo sguardo e quando feci per alzarmi e dirigermi verso i bagni delle signore, Jimi venne da me e prendendomi per un braccio mi invitò al suo tavolo....Passammo poi tutto il tempo assieme e alla fine della serata andammo nella sua stanza d'albergo.
Facemmo l'amore, in maniera intensa, per tutta la notte... Il mattino dopo Jimi era veramente esausto ma la prima cosa che fece appena si alzò dal letto fu quella di prendere in mano la chitarra e suonare.
Jimi compose e cantò il primo verso della canzone -

I know that I will never love again,
I know that I will be my only friend


So che non amerò mai più,

So che sarò il mio unico amico.


Il resto della canzone la scrissi io.



Mia madre possedeva un ristorante con una casetta nel retro e lì continuammo poi a lavorare sulla canzone cercando di mettere insieme gli arrangiamenti.
Jimi era un ragazzo a modo, sempre gentile e andava davvero d'accordo con mia madre.

Nel periodo che fummo insieme bussammo a parecchie porte, cercammo anche un ingaggio presso la Ike & Tina Turner Revue.
Ci presentavamo come Jimmy & Rose e questa canzone era la nostra bambina.

Nel Marzo del 1964, Jimmy e io tornammo al California Club e là una sera incontrammo Bill Revis,
proprietario dell'etichetta di Rhythm & Blues, Revis Records.
Gli dicemmo che volevamo fargli ascoltare una nostra
composizione, allora ci diede il suo indirizzo
e disse di andare da lui il giorno dopo, cosa che noi facemmo.
Suonammo la canzone per lui e questa fu di suo gradimento ma per poterla incidere ci chiese di aggiungere anche degli altri strumenti.

La band di Major Lance era in città e suonava al Ciro's sulla Strip, Jimi ebbe la faccia tosta di andare nel
backstage e presentarsi. Diventammo subito tutti amici e facemmo festa con loro per tutta la notte, alla fine Big Francis il batterista e Alvin il bassista decisero di unirsi a noi per registrare la canzone.

Io in più avrei portato Arthur Lee, fondatore dei Love, che conoscevo già prima di conoscere Jimi.
Arthur allora era un musicista emergente che aveva formato una band, The American Four.
A quei tempi egli non aveva molta esperienza come chitarrista e così pensai che sarebbe stato più adatto ai cori insieme ad alcuni membri delle Honey Cone.

Ricorda Arthur Lee:
Jimi Hendrix fu uno dei primi capelloni di colore che avessi mai visto, vestiva con un abito lungo e sembrava un prete, un prete teppista con i capelli lunghi e le scarpe consumate.


Ricorda Rosa Lee Brooks:
Per registrare tutto il disco ci impiegammo al massimo due ore.
Le sessions si tennero ai Revis Studios, sopra Haas Street a Los Angeles.
Gli studios erano un garage trasformato in sala di registrazione da Billy Revis.
In tutto furono necessarie solo due takes per fissare la canzone, se ascoltate bene si può sentire che i fiati e i cori sono molto vaghi, questo perchè i musicisti ancora non conoscevano bene la canzone.
Avendola scritta insieme, solo io e Jimmy eravamo pratici di quel brano.
Arthur Lee contribuì alla canzone con un grazioso falsetto e ci aiutò molto nell'arrangiare i cori, questo è quanto egli fece.

Finito di registrare "My Diary", Billy Revis disse "Bene, adesso però abbiamo bisogno di un lato b"

Non avevamo altre canzoni da proporre ma fortunatamente, Alvin, il bassista di Major Lance ci stava mostrando i passi di un nuovo ballo che si chiamava U-T perchè ballandolo si mimano le forme di una U e di una T.
Fu così che io e Jimmy scrivemmo questa piccola ballata, lì direttamente, in quel garage.



Ascoltando la chitarra di Jimmy, sia la parte ritmica che la solista, ci si rende conto di quanto Hendrix fosse avanti musicalmente rispetto ai tempi.
Aveva già uno stile personale, lo stesso che poi sviluppò e portò in Inghilterra.

Passammo insieme tre mesi meravigliosi, mi prendevo cura di lui, lo coccolavo.
Eravamo così spiritualmente vicini che a volte comunicavamo senza parlare.

Poi Jimmy , che era sempre alla ricerca febbrile di nuove esperienze ed opportunità, tornò a New York .
Era un giorno piovoso intorno alla fine del mese di marzo quando partì....

Anni dopo mi disse che "One rainy wish" la scrisse pensando a quei giorni e quello che aveva imparato da me, inoltre, se si ascolta bene l'introduzione ricorda quella di "My diary".



Rosa Lee Brooks saluta tutti i lettori di questo blog e ricorda che il 27 Novembre parteciperà a un tributo a Jimi che si terrà al Whiskey a Go-Go sul Sunset a Hollywood.
Questo nel caso qualcuno fosse da quelle parti per le vacanze.

IT WILL BE MY PLEASURE TO SHARE SOMETHING WITH YOUR READERS AND YOU MAY USE MY PHOTOS AS WELL.
I WILL BE DOING A TRIBUTE TO JIMI ON HIS BIRTHDAY 11/27 AT THE WHISKEY A GO-GO ON SUNSET IN HOLLYWOOD.
IF YOU COULD PLEASE LET THE READERS KNOW .
JUST IN CASE THEY MAY BE VISITING IN L.A. ON THE THANKSGIVING HOLIDAY...

ROSA LEE BROOKS

lunedì 21 settembre 2009

Hey Joe




Hey Joe
Dove stai andando con quel fucile in mano?
Hey Joe
Ho detto, dove stai andando con quel fucile in mano?
Sto andando ad uccidere la mia vecchia signora
Sai, l’ho sorpresa mentre se la faceva con un altro uomo,
Si, sto andando ad uccidere la mia vecchia signora
Sai che l’ho sorpresa farsela con un altro uomo.
(Ma baby questo non e’ molto bello adesso)

Hey Joe
Ho sentito che hai ucciso la tua donna
Tu adesso l’hai uccisa
Hey Joe
Ho sentito che hai fatto fuori la tua vecchia signora
L’hai fatta stramazzare al suolo
Si, l’ho uccisa davvero
Sai che l’ho beccata in giro per la città
Si l’ho uccisa davvero
Sai ho sorpresa la mia vecchia signora in giro per la citta’
E le ho tirato una fucilata
L’ho uccisa

Hey Joe,
dico, dove hai intenzione di scappare adesso?
Dove hai intenzione di andare?
Hey Joe

Hey Joe
Ho chiesto dove hai intenzione di scappare adesso, ragazzo
Dove hai intenzione di andare
Dai scappa!
Sto andando verso il sud
Giu’ sulla strada per il Messico
Va bene!
Sto andando verso il sud
Laggiù dove posso essere libero
Non ci sarà nessuno che mi trovera’!

Non ci sarà nessun boia
Non mi mettera’ una corda al collo
E’ meglio che tu te ne convinca subito

Devo andare ora
Hey Joe, sarebbe meglio che tu scappi ora
Addio a tutti
Oh! Hey Joe…..


N.B. le righe in grassetto non sono presenti in questa versione

traduzione by emes41

giovedì 17 settembre 2009

The last days

Questo è il racconto degli ultimi giorni di Jimi in base alle testimonianze dell’epoca.


6 settembre 1970

Love and Peace Festival Fehmarn



Subito dopo aver suonato al Festival di Fehmarn in Germania, Jimi, Billy e Mitch, tornano immediatamente in Inghilterra.

Ricorda Gerry Stickells:
Quando arrivammo al palco fui colpito con una catena dagli Hell’s Angels.
Fu un’ esperienza tremenda e la sola cosa che potemmo fare fu quella di finire alla svelta il lavoro cercando di andarcene al più presto possibile senza ribattere altrimenti non credo ne saremmo usciti vivi.
Jimi era stato l’ultimo artista a doversi esibire…e alla fine non andò poi così male, Hendrix suonò mentre un taxi dietro il palco aspettava, appena Jimi finì il concerto vi ci fiondammo dentro e via ad Amburgo diretti all’aeroporto…. Giusto in tempo perché appena lasciammo il palco gli Hell’s Angels lo incendiarono.

Ricorda Mitch Mitchell:
Quella notte tornammo a Londra e Billy sembrava ancora in acido (qualcuno in Germania glielo aveva messo a sua insaputa in una bevanda e lui non lo aveva mai provato prima), anzi era sempre più fuori e paranoico così Jimi e Gerry decisero di portarlo da un dottore.


Hendrix pernotta al Cumberland Hotel di LondraAggiungi immagine
8 settembre 1970
Le condizioni di Billy Cox continuano a peggiorare.
Quella sera Jimi va al cinema insieme a Karen Davis e Kirsten Nefer per vedere “Deserto rosso” .

Ricorda Kirsten Nefer:
Insieme a Jimi e Karen andammo in questo piccolo cinema del West End, era un locale veramente strano, arredato vecchio stile con dei sedili di legno.
Il film era molto bello e anche a Jimi piacque molto, tanto che dopo il cinema sembrò essersi un po’ risollevato dalla preoccupazione per Billy, così tutti insieme ci recammo nell’ appartamento di Hendrix al Cumberland Hotel. Mentre eravamo nella sua stanza, dall’Airport Hotel dove alloggiava Billy Cox, arrivò una telefonata in cui si chiedeva a Jimi di correre subito perché Billy stava male. Cox era completamente fuori di testa, gemeva e continuava a ripetere “ Morirò, sono sicuro che morirò “ e Jimi lo confortava dicendogli “Nessuno morirà, non ti preoccupare, non ti ricordi? Siamo amici”

9 settembre 1970
Billy Cox viene imbarcato su un aereo e torna in Pennsylvania dai suoi genitori che si prenderanno cura di lui.

10 settembre 1970
Quella sera Hendrix partecipa ad un party per Mike Nesmith (ex Monkees) al Inn On The Park.

Ricorda Mitch Mitchell:
Jimi quel giovedì mi telefonò e mi disse di stare bene e di avere in mente alcuni nuovi testi per delle nuove canzoni, inoltre non vedeva l’ora di tornare a New York nei suoi nuovi studios.

11 settembre 1970
Hendrix viene intervistato al Cumberland Hotel da Keith Altham per il Record Mirror.

vedi articolo precedente:
http://jimihendrixitalia.blogspot.com/2008/11/11-settembre-1970-lultima-intervista-di.html

Ricorda Keith Altham:
Jimi era fragile ma assolutamente non direi in uno stato depressivo, era infatti estremamente positivo su quello che intendeva fare.


12 settembre 1970
Devon Wilson e Alan Douglas volano a Londra per incontrare Jimi

13 settembre 1970
Anche Mike Jeffery arriva a Londra.
Hendrix chiama Monika Danemann al Samarkand Hotel.

Ricorda Alan Douglas:
Incontrai Jeffery negli uffici della Track Records in Old Compton Street. Mike vi fece irruzione dicendo “Alan, mi devi mettere in contatto con Jimi!”. Non volli sapere i motivi per cui lo cercava perché non volevo aver niente a che fare con lui, mi sembrò disperato e continuava a dire che aveva degli affari urgenti con Jimi e che assolutamente doveva vederlo, fu talmente insistente che alla fine gli dissi “ Senti, va bene, cercherò di rintracciarlo e glielo riferirò” Il giorno dopo ne parlai a Jimi che si incazzò tantissimo.

14 settembre 1970
Hendrix va a trovare Monika Danemann al Samarkanda Hotel e vi rimane.

Ricorda Monika Danemann:
Decise di rimanere segretamente nel ” nostro” appartamento perché desiderava stare tranquillo e non voleva che si sapesse dov’era.

15 settembre 1970
Ed Chalpin della PPX Enterprise vola a Londra.

Ricorda Daniel Secunda
Hendrix era molto provato ed era preoccupato perché le cose non andavano bene, la sua musica non lo soddisfaceva, i problemi di salute di Billy Cox …, la causa legale con la PPX Enterprise e Ed Chalpin…, Mike Jeffery che non lo voleva lasciare andare… Jimi cercava di sfuggire a questa realtà prendendo ogni tipo di droga. Quella sera Hendrix andò al Ronnie Scott’s Club e chiese a Eric Burdon di salire sul palco per una jam session ma poi essendo troppo fatto per riuscire a suonare ci rinunciò.

16 settembre 1970
Jimi passa la maggior parte della giornata con Monika Danemann, verso sera va da solo allo Speakeasy.
Più tardi torna al Ronnie Scott’s Clubs e questa volta è sobrio e suona con Eric Burdon e il suo nuovo gruppo “The War”.



Ricorda Roy Car (NME)
In quella jam session Jimi principalmente suonò la chitarra, solamente accompagnando la band, sembrava stanco ma non abbastanza infatti riuscì ad infilare tra i brani alcuni dei suoi straordinari riff. Dopo la jam, Hendrix si sedette al nostro tavolo e chiacchierammo e ridemmo tutti insieme. Gli chiesi quali fossero i suoi piani e lui rispose che gli sarebbe piaciuto potersi rilassare su un’isola sperduta nel Pacifico e lasciar perdere tutto… Tutti risero pensando a una battuta ma io credo che fosse estremamente serio.

17 settembre 1970

Alan Douglas torna a New York.
Nel pomeriggio Monika Danemann scatta delle foto a Jimi nel giardino del Samarkanda Hotel.


Ricorda Mitch Mitchell:
Alle sette meno un quarto andai da Gerry Stickells che mi disse che Jimi aveva chiamato poco prima chiedendo di me e di ricontattarlo al più presto. Lo richiamai e volle sapere cosa stessi facendo. Gli dissi che ero appena stato a trovare Ginger Baker e stavo andando a Heathrow a prendere Sly Stone. Jimi si eccitò moltissimo all’idea che Sly Stone fosse a Londra e chiese se ci fosse la possibilità di suonare insieme a Sly, così risposi che era il benvenuto poiché avevamo già in programma di andare allo Speakeasy per una jam session. Hendrix era entusiasta e si accordò per raggiungerci a mezzanotte… Ma non si fece vedere e pensai che fosse strano, molto strano, non era da lui, non importava che casini avesse in ballo però non avrebbe saltato una jam per niente al mondo e inoltre suonare con Sly ci teneva molto.

Ricorda Monika Danemann:
Non ci stancammo molto quel giovedì, arrivammo a casa verso le 20,30, cucinai qualcosa poi verso le undici bevemmo una bottiglia di vino bianco. Jimi ne bevve più di me. Più tardi mi feci un bagno, mi lavai i capelli e chiacchierammo. Non c’erano tensioni tra di noi, al contrario c’era un’atmosfera rilassata.

18 settembre 1970
Jimi Hendrix è con Monika Danemann al Samarkanda Hotel.

Ricorda Monika Danemann:
Presi un sonnifero intorno alle 7 di mattina e preparai due panini con il tonno per Jimi, poi andammo a letto e continuammo a chiacchierare fino a quando ci addormentammo. Verso le 10,20 mi svegliai, Jimi stava dormendo tranquillamente, uscii e andai a prendere le sigarette dal droghiere dietro l’angolo. Quando dopo poco tornai mi accorsi che Jimi era stato male e aveva vomitato. Vidi che aveva preso dei sonniferi, mancavano infatti nove pillole dalla bottiglietta, sebbene Hendrix respirasse normalmente non riuscivo a svegliarlo, decisi quindi di chiamare un dottore. Sapevo che il medico di Jimi si chiamava Robertson perché vi ci aveva portato Billy Cox qualche giorno prima. Cercai sull’agenda telefonica di Jimi ma c’erano troppi Robertson e non riuscì a trovare chi fosse il medico, chiamai allora Alvenia Bridges, la ragazza di Eric Burdon ma nemmeno lei conosceva il numero di telefono del dottor Robertson. Eric venne allora al telefono e mi chiese cosa stesse succedendo, gli raccontai di Jimi che non riuscivo a svegliarlo e dissi che volevo chiamare un’ambulanza ma lui mi rispose che era meglio aspettare perché si sarebbe svegliato da solo.

Ricorda Eric Burdon:
Quando sentii Monika subito pensai” Ma perché diavolo vuole svegliare Jimi? Non si è mai alzato prima di mezzogiorno” Poi capii che lei era nel panico così le dissi di scuoterlo, di gettargli dell’acqua sul viso, di fargli un caffè… insomma le solite cose!

Ricorda Monika Danemann:
Non c’era mezzo di svegliare Jimi, così alla fine chiamai l’ambulanza che arrivò circa venti minuti dopo.

Ricorda Alvenia Bridges:
Arrivai al Samarkanda Hotel che l’ambulanza era appena andata via. Monika mi disse che aveva nascosto la chitarra, il passaporto e altri effetti personali di Jimi, non voleva che si sapesse che si trattava di lui.

Ricorda Reg Jones (soccorritore dello staff dell’ambulanza)
Era terribile a vedersi, quando arrivammo era coperto di vomito, il cuscino ne era zuppo, vomito disseccato nero e marrone. Sentimmo se c’era polso ma non riuscimmo a trovarlo, così provammo con una luce negli occhi per vedere se c’era una qualche reazione. Purtroppo nulla da fare…

Ricorda Ian Smith (Ispettore della stazione di polizia di Nothing Hill)
Arrivammo nell’appartamento al piano terra in Lansdowne Crescent da cui ricevemmo la segnalazione e la ragazza (Monika) ci disse che si trattava di Jimi Hendrix. Hendrix era steso sul pavimento e i soccorritori dell’ambulanza stavano cercando di rianimarlo ma senza speranza.

Jimi viene trasportato in ambulanza al St Mary Abbots Hospital forse per un estremo tentativo di rianimarlo…

Ricorda Alvenia Bridges:
Quando arrivai all’ospedale Monika si mise in contatto con me usando un falso nome perché era talmente spaventata che mi sembrava stesse per perdere il lume della ragione.

Ricorda il dottor John Bannister (medico all’accettazione del St Mary Abbots Hospital):
L’ambulanza ci portò un paziente in stato d’incoscienza su una barella. Subito ci demmo da fare per tentare di rianimarlo. Praticammo il massaggio cardiaco, l’aspirazione di liquidi sia dalla faringe che dalla laringe... Quando venne ricoverato probabilmente era già morto da un po’, non aveva polso, battito cardiaco, nessuna reazione… il tentativo di rianimarlo fu una pura formalità, lo facciamo con ogni paziente che viene ricoverato. Ho un ricordo vivido di quei momenti perché il tratto respiratorio e la faringe erano pieni di vino rosso e succhi gastrici e pensai a quanto terribile fosse stato morire così, letteralmente affogato nel vino rosso…

Ricorda Alvenia Bridges:
Non ci volevo credere, Jimi Hendrix era morto, non lo potevo veramente credere, chiedemmo di poterlo vedere e solo dopo numerose insistenze ci concessero di farlo. Chiedemmo di avere i suoi effetti personali e ci diedero ciò che era contenuto nelle tasche dei suoi vestiti. A quel punto Monika diventò isterica e si gettò a terra gridando e piangendo, corsi ad un telefono e chiamai Eric che ci fece accompagnare al suo hotel.

Ricorda Gerry Stickells:
Andai all’ospedale per identificare il corpo. Era tutto così strano, ancora non mi rendevo conto di che talento avessimo perso…

Ricorda Mitch Mitchell:
Mi chiamò Eric Barrett e mi comunicò la tragica notizia, Jimi era morto. Semplicemente non poteva essere vero. Non riuscii a provare nessuna emozione. E’ stato difficile per me accettare la sua mancanza. Jimi è stato spesso descritto come una figura tragica, sì, morì tragicamente, ma non è la stessa cosa, lui era una persona piena di spirito, divertente e ancora adesso mi manca.

Ricorda Noel Redding:
Era la prima volta nella mia vita che moriva qualcuno che conoscevo bene. Ero a New York quando nella mia camera arrivarono delle ragazze a comunicarmi la notizia e queste ad un certo punto volevano suicidarsi gettandosi dalla finestra, ovviamente le dissuasi e sebbene io non sia una persona religiosa, tutti insieme andammo in una chiesa a pregare per Jimi, poi andammo in un cocktail bar e ci ubriacammo tutti vergognosamente. Ero sotto shock. Non ho mai sognato di Jimi, ma qualche giorno dopo una notte sognai di lui. Entrava nella stanza e io gli dicevo “Hey, ma sei morto” e lui rispondeva “Si tranquillo, volevo solo salutarti”

Da una dichiarazione del Professor Donald Teare, anatomo-patologo che eseguì l’autopsia su Jimi.

Non vi sono segni di tossicodipendenza, le cicatrici della dipendenza sono indelebili e in questo caso non ce n’è traccia.