lunedì 2 febbraio 2009

Milano 1968 - Quando il concerto finì avevo le orecchie che mi fischiavano, ma ero soddisfatto


Ero giovanissimo, avevo appena diciassette anni, quando quel caldo pomeriggio del maggio del ’68 andai al Piper di Viale Alemagna per vedere Jimi Hendrix.

A dire la verità, andai al concerto più per curiosità che altro, infatti, fino allora conoscevo Jimi in maniera un po’ superficiale. Lo avevo già sentito per radio, in verità raramente, qualche altra volta lo ascoltavo nei juke box e quando venivo invitato alla festa di un qualche amico “più ricco”, che aveva i dischi di Jimi Hendrix, chiedevo sempre di ascoltarli.
A quei tempi, se volevi dire di conoscere un musicista, dovevi conoscere i suoi dischi.
Io ero un giovane squattrinato e non potevo permettermi di comprare i “per me carissimi” long playing.

Nonostante questo però, Hendrix, ripeto, mi incuriosiva,
Ero attratto da Jimi per quel suo alone di mistero, quel fascino come dire, esotico.
Era nero, suonava la chitarra in maniera rivoluzionaria come nessuno prima di lui, viveva in maniera poco ortodossa, era stato un paracadutista… Insomma, così quel giorno mi ritrovai al Piper.

Quando arrivai, il locale era già gremito fino all’inverosimile, un caos…
Arrivò il manager che ci spiegò che gli Experience non avrebbero suonato quel pomeriggio a causa di contrattempi con la dogana, forse cercavano della droga tra gli amplificatori…
Venne sul palco anche Hendrix a spiegare che non avrebbe suonato senza i suoi amplificatori.
Sarà stato il caldo, il caos, la delusione che gli Experience quel pomeriggio non avrebbero suonato o chissà che altro, però quando vidi Jimi, rimasi sconcertato per le mechès color giallo oro che aveva tra i capelli, in qualche modo incrinavano l’immagine un po’ ieratica che mi ero fatto di Jimi Hendrix.

Comunque, sperando di sentirlo suonare dal vivo, decisi di rimanere per il concerto serale, che ci avevano assicurato si sarebbe tenuto più tardi.
Per essere certo di esserci, insieme ad altri venti o trenta ragazzi rimanemmo lì, a bighellonare al Piper.

Avevo portato con me la mia piccola e preziosa macchina fotografica, volevo essere vicino al palco per fare delle foto a Jimi.
Così avvenne. Le prime due o tre file davanti a me erano seduti per terra, io ero nella prima fila in piedi, a circa cinque metri da Hendrix.

Tra il pubblico ricordo Ricky Majocchi e i Camaleonti.
Qualcuno salì sul palco, collegò la strumentazione e dopo un tempo che a me pareva un’eternità, gli Experience arrivarono sul palco e iniziarono a suonare…

Mentre Jimi suonava le prime canzoni, i tecnici erano indaffarati a sistemare volumi, cavi e spinotti.
Hendrix dirigeva gli altri due musicisti del gruppo con cenni e sguardi.
Rimasi colpito dalla maestria che aveva nel suonare. La sicurezza e la scioltezza che aveva nel maneggiare il suo strumento lasciava impressionati, indipendentemente dal fatto che la sua musica piacesse o meno.

Suonò sicuramente “Foxy lady”, la mia canzone preferita, poi anche “Hey Joe” e “Purple haze”, le altre non le ricordo, o non le conoscevo.
Suonò la chitarra dietro la testa, con i denti, tra le gambe, la strapazzò veramente quella povera chitarra.
Quando il concertò finì, avevo le orecchie che mi fischiavano, però ero soddisfatto, non avevo mai sentito o visto una roba simile, sicuramente da allora sono un fan convinto di Jimi Hendrix.

In più, a ricordo di quel concerto, mi sono rimaste alcune foto che scattai in quella serata.
Per chi volesse contattarmi:


Renzo Chiesa
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