martedì 10 marzo 2009

Greenwich Village 1966

"Sognavo spesso che qualcosa prima o poi sarebbe accaduto. Nel sonno vedevo apparirmi il numero 1966. Così passavo il tempo aspettando. Volevo una scena mia, volevo fare la mia musica, ero stufo di suonare sempre gli stessi riffs." Jimi Hendrix


Verso la primavera del 1966, Jimmy ne aveva abbastanza della routine, di essere un gregario, dei concerti sempre uguali con King Curtis and the Kingpins, anche i rapporti con Curtis Knight and the Squires si stavano facendo sempre più difficili, lo pagavano una miseria, il minimo indispensabile per non morire di fame e a causa di questo c'erano sempre incomprensioni, Jimi suonava con gli Squires solo perchè la chitarra con cui suonava apparteneva a Curtis Knight.

Jimi si sentiva in un vicolo cieco e decise quindi che se proprio doveva morire di fame l'avrebbe fatto a modo suo.

Appena risolto il rapporto con King Curtis e quando, provvidenzialmente, poco dopo, una delle sue ragazze gli regalò una chitarra, Jimi lasciò anche gli Squires e si trasferì nel cuore del Village dove concentrò i suoi sforzi per crearsi una propria immagine musicale.
In breve tempo il giovane Hendrix si ritrovò a suonare al Café Wha? per sei sere la settimana.
Il locale era situato nelle cantine del Players' Theatre, un buon posto per chi non aveva molti soldi e voleva ascoltare giovani artisti, un posto ideale per Jimmy perchè lì poteva elaborare il suo materiale e migliorare la sua presenza scenica davanti ad un pubblico in gran parte composto da altri musicisti in attesa di salire a loro volta sul palco.

Jimi al Café Wha?, suonava con un suo gruppo i "Blue Flames", di cui faceva parte un giovane Randy California.
http://jimihendrixitalia.blogspot.com/2008/12/randy-california.html

Era comunque difficile a quei tempi sbarcare il lunario e a parte i pochi dollari guadagnati al Café Wha? non c'erano molti altri ingaggi e anche la corda della chitarra che si rompeva rappresentava un problema perchè non c'erano i soldi per sostituirla, ricorda Jimi:
Riuscivamo a suonare una volta ogni tanto. Per la disperazione mangiammo anche conserva di pomodoro spalmata sulle bucce d'arancio. Dormire nelle cantine di quelle case popolari in costruzione era una cosa infernale. C'erano i topi e gli scarafaggi che ti camminavano sul petto e ti rubavano dalle tasche il tuo ultimo biscotto.

La fortuna volle che un giorno John Hammond Jr. andò al Café Wha ad ascoltare Jimi.


Così ricorda John:
Quando suonavo al "Gaslight". Una sera, durante una pausa... un mio amico che era stato ingaggiato come musicista al Players' Theatre venne a dirmi: "John, in questo momento c'è un gruppo giù da noi che dovresti proprio sentire. Il loro chitarrista fa gli stessi pezzi del tuo disco "So many roads", quello dell'anno scorso e mi sembra che li faccia meglio". Decisi di verificare di persona.
Al di là della strada c'era il "Café Wha?, un posto molto funky. Andai, Jimi stava suonando alcuni miei pezzi e mi resi conto che le sue parti di chitarra erano migliori di quelle di Robbie Robertson nel disco. Era un bel ragazzo di colore e quelli che lo accompagnavano faticavano a stargli dietro... Aveva una Fender Stratocaster rovesciata e con le corde da mancino, una cosa che ti lasciava subito interdetto. Non credevo a quel che vedevo: suonava con i denti e usava tutte quelle tecniche raffinatissime che avevo scoperto a Chicago nelle folli notti del South Side. E lui le stava ripetendo lì, davanti ai miei occhi.
Era un bluesman straordinario.
Quella prima volta che lo incontrai, Jimi era molto abbattuto. Gli avevano persino rubato la chitarra. Sembrò contento di avermi incontrato. Gli chiesi se potevo aiutarlo in qualche modo e lui mi disse: "Trovami una scrittura, tirami fuori di qui".
Così gli trovai una scrittura al "Café a Go-Go" e lavorai lì per un mese con Jimi che suonava la
chitarra conduttrice. Bob Dylan, i Beatles, gli Stones vennero tutti a sentirci suonare .


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