lunedì 2 marzo 2009

My friend

Jimmi Mayes è una leggenda della scena musicale di Chicago, ha supportato ed è stato collaboratore di molti artisti illustri. Iniziò la sua carriera con Joey Dee and the Starliters, di cui oltre che batterista fu anche direttore artistico per un anno e mezzo. Durante questo periodo nella banda figurò niente di meno che Jimi Hendrix alla chitarra.
Jimmi Mayes collabora ancora con Hendrix, nel 1968 partecipa infatti con lui ad alcune registrazioni in studio che produssero canzoni come “ My Friend” dagli album “First Rays Of The Rising Sun” e “Cry of Love”, e “Georgia Blues” da “Martin Scorzese presents the Blues JIMI HENDRIX”.


Se agli inizi della sua carriera egli era principalmente un batterista e direttore musicale, agli inizi degli anni ’70 fondò una sua orchestra “Jimmy Mayes and the Mill Street Depot “ band da cui sono usciti musicisti come Jimmy Prior, JJ Gerard, Deitra Farr, Taney Jackson.

Nella sua lunga carriera Jimmi Mayes ha collaborato con artisti del calibro di:

Joey Dee & the Starliters , Tommy Hunt from the Flamingo, Jimi Hendrix, Marvin Gaye, James Brown, Martha Reeves (Martha & the Vandella’s), Frankie Lymon, The Shirelles, Little Walter,
Jimmy Reed, Elmore James, Lacy Gibson, McKinley Mitchell.


Questo quello che mi raccontò circa le sessions di “My friend”:

C’era un club in mid-town Manhattan chiamato “Steve Paul Scene”, si trovava in un seminterrato, sopra c’era un ristorante. Era circa il 9 o il 10 marzo 1968, quella sera mi trovavo di sopra nel ristorante con un’amica, Diane Subringer, mentre stavamo cenando entrarono parecchie persone che facevano ogni genere di rumore e parlavano a voce alta, insomma, un sacco di casino. Tutto quello che riuscivo a vedere era un gruppo di ragazzi che si stavano dirigendo dall’altra parte della sala del ristorante e circondava un tale di cui riuscivo solo a vedere un cappello nero.
Dopo un po’ Diane disse, “Non hai visto entrare il tuo amico? Non vai a salutarlo? “
Dissi, “Quale amico?” e lei rispose “Jimi Hendrix”.
Le dissi che lo conoscevo di fama ma non lo conoscevo di persona, non sapevo nemmeno che viso avesse e lei meravigliata “Come non lo conosci? Ci hai suonato insieme per un bel po’ di tempo, eravate molto amici, addirittura me lo presentasti tu, allora si chiamava Maurice James oppure Jimmi Jones” risposi “Allora quello è lui?” Lei disse di si.
Mi alzai immediatamente e mi feci strada tra la gente finchè non lo raggiunsi e riuscì a battergli sulla spalla. Jimi si voltò e appena mi vide mi gettò le braccia al collo e mi diede un grosso abbraccio. Chiacchierammo per un po’ ricordando i vecchi tempi e aggiornandoci di quello che avevamo fatto nel frattempo ma Jimi era circondato da un sacco di fans e non potemmo parlare a lungo, allora Jimi mi disse “Guarda, c’è un sacco di gente e non riusciamo a stare tranquilli, dai il tuo numero di telefono alla mia segretaria che in questi giorni ti chiamo”. Ancora in quel momento non mi rendevo conto bene di che grande star fosse diventato Jimi, mi ci vollero almeno un giorno o due per realizzarlo appieno, così poi mi dissi “ Si va bene allora forse non mi chiamerà”.

La sera del 13 marzo, invece ricevetti una telefonata e dall’altra parte del filo c’era una signorina che mi diceva di chiamare per conto di Jimi Hendrix che era impegnato in sala di registrazione, e mi pregava di raggiungerlo negli studios al più presto per suonare la batteria con lui. A momenti mi viene un infarto! Non potevo credere che il più grande chitarrista del momento, volesse che io suonassi la batteria per lui. Quando arrivai là, c’era gente che suonava, altri parlavano o ridevano e scherzavano. Jimi mi presentò a tutta quella gente, erano tanti e adesso non ricordo bene tutti, anche perché durante quella notte arrivarono altri musicisti come alcuni membri della Mitch Rider and the Detroit Wheels. Ricordando i vecchi tempi Jimi volle che chiamassi anche Lonnie Youngblood, così gli telefonai e gli dissi che stavo registrando con Jimi, quindi più tardi anche lui si unì a noi.
Registrammo e registrammo fino a tardi, iniziammo la jam suonando del blues… e continuammo a suonare sempre e solo blues, io mi trovavo perfettamente a mio agio essendo io stesso un blues-man.
Poi Jimi registrò alcune tracce vocali, ad un certo punto chiese a tutti di prendere il microfono e fare rumore, casino come se fossimo degli ubriachi ad una festa. Io presi una bottiglia e ci battevo il tempo sopra con una bacchetta mentre parlavo con Jimi. Mentre il nastro stava ancora girando, Jimi disse ” Mi piace questa canzone, penso che potrei usarla” e io risposi che ero certo di aver rallentato un po’ il tempo e che sarebbe stato il caso di registrarla ancora.
Jimi disse “ No, a volte mi piace rallentare i pezzi così posso aggiungere qualcosa in playback…” e mentre stava dicendomi questo e del playback io alzai il microfono e dissi " Alright", Jimi tenne anche quella traccia, così puoi sentire la mia voce dire questo alla fine della canzone “My Friend “ .

Roberto, questo è quello che mi ricordo in dettaglio. Poi non pensai più a quella canzone, dopo un po’ di anni, era il 1971 e mi trovavo a Mexico City, con la mia band che a quei tempi si chiamava Jimmy Mayes and the Mill Street Depot. Lì comprai , Cry of Love, album che ancora posseggo. Non sapevo che suonavo la batteria in una canzone. Mentre stavo ascoltando il disco con i ragazzi della mia band, arrivammo alla canzone My Friend, dissi, “Ma questo sembro io alla batteria”, poi sentii la mia voce dire “Alright”. Sui crediti dell’album lessi solo Mitch Mitchell and Buddy Miles mi rattristai tantissimo. Adesso ci sono i miei crediti su CD ma non ho avuto nessun riconoscimento da parte dell’Experience Hendrix Foundation.
Al momento credo di essere l’ultimo batterista ancora vivente che abbia suonato stabilmente con Hendrix in una band e spero di rimanere ancora a lungo con questo titolo anche se non mi sento per questo una leggenda vivente.

Una rara versione di "My friend"


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