mercoledì 29 aprile 2009

TITAN TOP SHOW - Palasport di Bologna - 26 maggio 1968

Sono Daniele Guidazzi, nel 1968 suonavo la chitarra con “Ivan & the Meteors”.
Il front-man del gruppo era il cantante Ivo Faccioli, un simpatico ragazzo di origini fiorentine ma trapiantato a Bologna.
Anche Dodi Battaglia in quel periodo suonava con noi ed è proprio quando, anche lui, entrò nel gruppo che decidemmo di introdurre brani più rock nel nostro repertorio tra cui “Stone free” di Jimi Hendrix e una cover di “Hey Joe”.

Nella primavera del 1968 venimmo a sapere che Jimi Hendrix avrebbe suonato a Bologna ad un festival al palasport, così facemmo il diavolo a quattro per poter fare da spalla a Jimi anche noi.
Così il 26 maggio 1968 abbiamo avuto l’onore di condividere il palco con il grande Hendrix.

Quel pomeriggio ero già lì al Palasport di Bologna quando arrivarono dei furgoncini targati Napoli che trasportavano la strumentazione e l’amplificazione di Jimi Hendrix.
La cosa più impressionante da musicista, era l’arrivo di questa montagna di amplificatori, una cosa mostruosa per l’epoca.

Più tardi, mentre ero giù nei camerini lo vidi; giacca e pantaloni verdi, mechè bionda, camicia multicolore, mi piacque un pacco com’era vestito. Si aggirava lì un po’ spaesato.
Mi chiese dov’era il bagno e glielo indicai, dopo un po’ lo rividi era ingrugnito nero, pare gli mancasse della roba… chissà.
Mi chiese dove poteva bere qualcosa, non c’era il bar al palasport e così lo accompagnai dall’omino che vendeva le bibite e i gelati.

Mentre stavo mettendo a punto la mia chitarra, ad un certo punto, Jimi è salito sul palcoscenico per mettere a punto la sua.
Era piuttosto incazzato, aveva avuto dei problemi con un suo Marshall.. Una delle due testate in linea non funzionava, lui e un suo tecnico continuavano ad attaccare e staccare cavetti davanti e dietro gli amplificatori.

Poi si mise a fare qualche accordo con la chitarra e involontariamente abbiamo fatto diventare il sound check una jam di quasi venti minuti e alla fine Jimi sparì nei camerini.

Sorrido ancora al pensiero di quella nostra esibizione, io salii sul palco a suonare con calzoncini corti, cappellino e scarpe da tennis, un po’ come il look degli AC/DC parecchi anni dopo.
Visto che eravamo uno dei gruppi che facevano da spalla a Jimi e avevamo in repertorio “Stone Free” decidemmo di suonarla quel pomeriggio.
Sebbene la suonassimo in maniera abbastanza simile all’originale, per il cantato... beh, non conoscevamo l’inglese e quindi Ivo la cantava in maniera “onomatopeica”, cercando di imitare la pronuncia anglosassone, come quasi tutti i gruppi italiani dell'epoca quando cantavano in inglese. Mi chiedo se Jimi avesse sentito la nostra versione, e se si, in tal caso, si sarà piegato in due dal ridere.

Durante il concerto pomeridiano anche Jimi suonò “Stone free” ma lo fece in una maniera inusuale.



Fu un concerto incredibile nonostante i problemi tecnici di Jimi.

Quel pomeriggio ho imparato così tante cose nuove dal punto di vista musicale che poi ci ho impiegato degli anni per impararne di altrettante.

Il mio unico rammarico è che dopo il concerto non ebbi più modo di rincontrare Jimi Hendrix.


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