sabato 11 aprile 2009

Un giorno che non dimenticherò mai. (quella volta che ho visto Jimi Hendrix)


Quello del '68 a Bologna, poteva essere un maggio come tanti altri ma non per me. Il tempo era mite ma non così il mio animo, sempre più inquieto.
Ero molto attento a ciò che succedeva nelle scuole. A 16 anni, già lavoravo, ma ascoltavo i racconti degli amici che studiavano e capivo che qualcosa stava cambiando.

Appassionato di musica, vivevo i momenti più significativi ed esaltanti quando mi ritrovavo con gli amici ' musicisti, nella cantina dell'uno o dell'altro, finché il volume sempre troppo alto dei nostri amplificatori Montarbo e Davoli suscitava le proteste degli inquilini che ci intimavano di andare a suonare altrove.
Eravamo uno dei tanti gruppetti rock, ci facevamo chiamare - THE FEELING -
e in quegli anni cercavamo di imitare i grandi gruppi inglesi o americani. L'età media non
superava i 17 anni: solo Ermanno, il tatierista, aveva la patente.
Tiziano e Daniele, rispettivamente il bassista e il batterista, durante le lezioni al liceo, sceglievano le canzoni o i brani da proporre agli altri e pensavano agli accordi.
Paolo, il batterista, ed io attraversavamo tutta la città col 'vespino, per arrivare da Tiziano, il più informato musicalmente, ad ascoltare e scambiarci i dischi, per imparare i pezzi e prendere giù le parole.

Fu durante uno di questi incontri che ascoltammo il 45 giri dei JIMI HENDRIX EXPERIENCE, appena uscito: Foxy Lady.
Tiziano, conoscitore della musica più all'avanguardia e meno commerciale, ci parlò di questo trio,
formato da un bassista e un batterista inglesi e da un chitarrista di colore americano, attorno al quale c'era come un alone di mistero, data la scarsità di notizie e di informazioni, anche le riviste
specializzate italiane non parlavano molto di lui.
Il suo modo di suonare , comunque, ci affascinò.
Poco tempo dopo, venimmo a sapere che i J.H.E. avrebbero compiuto una tournée in Italia:
una magnifica coincidenza!
Ricordo ancora sui muri di Bologna i grandi manifesti che ne annunciavano il concerto al Palazzo dello Sport.
Impossibile mancare!

Al concerto del pomeriggio, avevamo i biglietti per le gradinate, ma riuscimmo ad eludere la
sorveglianza e a scendere in platea, il più possibile vicino al palco.
Si susseguirono alcuni gruppi musicali di supporto, di cui ho un vago ricordo.
La mia attenzione era catturata dalle sofisticate strumentazioni che, fino a quel momento, avevo ammirato solo sulle riviste specializzate.
Mentre il presentatore ci invitava alla calma e al silenzio, per creare l'atmosfera adatta
all'esibizione del gruppo che tutti aspettavano, ecco sul palco due tipi, capelli lunghi, batteria,
basso e amplificatori Marshall.
Cominciarono a sistemare e ad accordare gli strumenti: erano il batterista Mitch Mitchell e il bassista Noel Redding.
Ero al colmo dell'eccitazione, mi sembrava di non riuscire a fissare nella mia mente niente e nessuno, anche perché ero seduto dove non dovevo.... Ad un tratto con misto a curiosità e stupore, il mio sguardo fu attirato da un ragazzo di colore vestito con un completo di velluto verde, capelli stirati con le 'mechés, custodia da chitarra elettrica in mano e due splendide ragazze a fianco, comparso ad una delle entrate della platea, a pochi passi da me.
Volgeva intomo gli occhi miti e lo sguardo sereno, per niente turbato da quelle persone che si erano accorte della sua presenza, e che gli stavano precipitando addosso.
Quel ragazzo... era JIMI HENDRIX.
Io, bloccato sulla mia sedia, guardavo e non capivo, preoccupato di non perdere il posto occupato abusivamente.
Subito però, due carabinieri, che a JIMI non avevano dato nessun'importanza, gli fecero scudo, allontanando le persone, e sparirono verso lo spogliatoio del Palazzo dello Sport.
Hendrix riapparve più tardi ai piedi del palco, accompagnato dalle due ragazze, molto acclamate dal pubblico maschile, e salì la scaletta salutando, tra gli applausi frenetici del pubblico.

Ed io ero lì, potevo sentirlo, guardarlo, mentre suonava la chitarra in modo fantastico, come non
avevo mai visto fare, godere delle infinite sensazioni che solo la sua musica sapeva suscitare ...
Era il 26 Maggio 1968, un giorno che non dimenticherò mai

Mauro Filippini


Posta un commento