domenica 27 settembre 2009

Jimi Hendrix e Stevie Wonder

Questo è il racconto della storica jam session con Stevie Wonder in base alle testimonianze dell'epoca.

Il 6 ottobre 1967 , Jimi Hendrix con gli Experience si recano al Playhouse Theatre di Londra per registrare delle sessions per il programma radiofonico Top Gear prodotto dalla BBC.

Ricorda Noel Redding:
...In pratica noi degli Experience avevamo già finito di registrare per la BBC e a Mitch Mitchell venne in mente di fare, non ricordo cosa, così si assentò per un momento... Stevie Wonder che doveva anche lui suonare quella sera al Playhouse , venne da noi e semplicemente disse "Ciao, come va?". Si sedette dietro la batteria e si mise a suonare. Non sono sicuro se Jimi l'avesse conosciuto prima e si fossero accordati per suonare insieme, però ugualmente iniziammo una jam session, così senza neanche i microfoni cominciammo a suonare una versione strumentale di "I was made to love her" una delle hit di Stevie. Fu veramente divertente, ci gridavamo l'un l'altro il testo della canzone e continuavamo a ridere.


Ricorda Bernie Andrews produttore del programma Top Gear:
Jimi sembrava sempre sballato/fumato ma in un modo positivo. Era molto gentile, cooperativo ed era estremamente facile lavorare con lui.



Ricorda Pete Ritzema tecnico audio per Top Gear:
Stevie volle suonare la batteria per distendersi i nervi prima di essere intervistato da Brian Matthew.
Capitò per caso che Stevie Wonder sentì Jimi e Noel strimpellare per qualche minuto "I was made to love her", così andò da loro e si unì alla batteria.

Non ricordo che Stevie abbia cantato, fu piuttosto una cosa molto informale...
Di Hendrix ebbi l'impressione fosse un ragazzo timido, gentile e sempre pronto a sorridere.

Era molto insicuro circa le sue qualità vocali e quando si dovette registrare la traccia con la sua voce, Jimi insistette affinchè venissero montati degli schermi intorno al microfono, perchè altrimenti, diceva, Noel e Mitch l'avrebbero fatto ridere.


giovedì 24 settembre 2009

My diary/Utee

Gli hendrixiani sanno che una delle primissime prove di Jimi Hendrix in sala di registrazione risale alla primavera del 1964, quando, insieme a Rosa Lee Brooks, una cantante californiana, registrò un '45 giri ;

"My diary/Utee" (Revis Record 1013).

Il disco venne stampato poi l'anno successivo dalla Goldstar Studios sempre di Los Angeles.

La storia di questo '45 è poco conosciuta ai più, in quanto è stata scarsamente raccontata oppure distorta dai "biografi ufficiali" hendrixiani.

D'accordo con Rosa Lee e con alcune fonti tratte dal libro "The ultimate experience" di Johnny Black, cercherò di raccontare la storia di questo disco.



Ricorda Rosa Lee Brooks:
Conobbi Jimi Hendrix la notte di capodanno del 1963/64.
Assistevano entrambi al concerto di Ike & Tina Turner Revue al California Club, un locale dell'area di Los Angeles.
Ero seduta al bar quando sentii qualcosa, sembrava una specie di inquietudine che mi spinse a guardarmi attorno.
Ad un certo punto il mio sguardo incontrò quello di Jimi.
Io fissai lui e lui fissò me.

La sua espressione era simile a quella sull'immagine della copertina di "Cry of love".
Mi guardava in maniera così intensa e duratura che mi sentii in imbarazzo.
Sebbene fossi altrettanto attratta da lui, voltai lo sguardo e quando feci per alzarmi e dirigermi verso i bagni delle signore, Jimi venne da me e prendendomi per un braccio mi invitò al suo tavolo....Passammo poi tutto il tempo assieme e alla fine della serata andammo nella sua stanza d'albergo.
Facemmo l'amore, in maniera intensa, per tutta la notte... Il mattino dopo Jimi era veramente esausto ma la prima cosa che fece appena si alzò dal letto fu quella di prendere in mano la chitarra e suonare.
Jimi compose e cantò il primo verso della canzone -

I know that I will never love again,
I know that I will be my only friend


So che non amerò mai più,

So che sarò il mio unico amico.


Il resto della canzone la scrissi io.



Mia madre possedeva un ristorante con una casetta nel retro e lì continuammo poi a lavorare sulla canzone cercando di mettere insieme gli arrangiamenti.
Jimi era un ragazzo a modo, sempre gentile e andava davvero d'accordo con mia madre.

Nel periodo che fummo insieme bussammo a parecchie porte, cercammo anche un ingaggio presso la Ike & Tina Turner Revue.
Ci presentavamo come Jimmy & Rose e questa canzone era la nostra bambina.

Nel Marzo del 1964, Jimmy e io tornammo al California Club e là una sera incontrammo Bill Revis,
proprietario dell'etichetta di Rhythm & Blues, Revis Records.
Gli dicemmo che volevamo fargli ascoltare una nostra
composizione, allora ci diede il suo indirizzo
e disse di andare da lui il giorno dopo, cosa che noi facemmo.
Suonammo la canzone per lui e questa fu di suo gradimento ma per poterla incidere ci chiese di aggiungere anche degli altri strumenti.

La band di Major Lance era in città e suonava al Ciro's sulla Strip, Jimi ebbe la faccia tosta di andare nel
backstage e presentarsi. Diventammo subito tutti amici e facemmo festa con loro per tutta la notte, alla fine Big Francis il batterista e Alvin il bassista decisero di unirsi a noi per registrare la canzone.

Io in più avrei portato Arthur Lee, fondatore dei Love, che conoscevo già prima di conoscere Jimi.
Arthur allora era un musicista emergente che aveva formato una band, The American Four.
A quei tempi egli non aveva molta esperienza come chitarrista e così pensai che sarebbe stato più adatto ai cori insieme ad alcuni membri delle Honey Cone.

Ricorda Arthur Lee:
Jimi Hendrix fu uno dei primi capelloni di colore che avessi mai visto, vestiva con un abito lungo e sembrava un prete, un prete teppista con i capelli lunghi e le scarpe consumate.


Ricorda Rosa Lee Brooks:
Per registrare tutto il disco ci impiegammo al massimo due ore.
Le sessions si tennero ai Revis Studios, sopra Haas Street a Los Angeles.
Gli studios erano un garage trasformato in sala di registrazione da Billy Revis.
In tutto furono necessarie solo due takes per fissare la canzone, se ascoltate bene si può sentire che i fiati e i cori sono molto vaghi, questo perchè i musicisti ancora non conoscevano bene la canzone.
Avendola scritta insieme, solo io e Jimmy eravamo pratici di quel brano.
Arthur Lee contribuì alla canzone con un grazioso falsetto e ci aiutò molto nell'arrangiare i cori, questo è quanto egli fece.

Finito di registrare "My Diary", Billy Revis disse "Bene, adesso però abbiamo bisogno di un lato b"

Non avevamo altre canzoni da proporre ma fortunatamente, Alvin, il bassista di Major Lance ci stava mostrando i passi di un nuovo ballo che si chiamava U-T perchè ballandolo si mimano le forme di una U e di una T.
Fu così che io e Jimmy scrivemmo questa piccola ballata, lì direttamente, in quel garage.



Ascoltando la chitarra di Jimmy, sia la parte ritmica che la solista, ci si rende conto di quanto Hendrix fosse avanti musicalmente rispetto ai tempi.
Aveva già uno stile personale, lo stesso che poi sviluppò e portò in Inghilterra.

Passammo insieme tre mesi meravigliosi, mi prendevo cura di lui, lo coccolavo.
Eravamo così spiritualmente vicini che a volte comunicavamo senza parlare.

Poi Jimmy , che era sempre alla ricerca febbrile di nuove esperienze ed opportunità, tornò a New York .
Era un giorno piovoso intorno alla fine del mese di marzo quando partì....

Anni dopo mi disse che "One rainy wish" la scrisse pensando a quei giorni e quello che aveva imparato da me, inoltre, se si ascolta bene l'introduzione ricorda quella di "My diary".



Rosa Lee Brooks saluta tutti i lettori di questo blog e ricorda che il 27 Novembre parteciperà a un tributo a Jimi che si terrà al Whiskey a Go-Go sul Sunset a Hollywood.
Questo nel caso qualcuno fosse da quelle parti per le vacanze.

IT WILL BE MY PLEASURE TO SHARE SOMETHING WITH YOUR READERS AND YOU MAY USE MY PHOTOS AS WELL.
I WILL BE DOING A TRIBUTE TO JIMI ON HIS BIRTHDAY 11/27 AT THE WHISKEY A GO-GO ON SUNSET IN HOLLYWOOD.
IF YOU COULD PLEASE LET THE READERS KNOW .
JUST IN CASE THEY MAY BE VISITING IN L.A. ON THE THANKSGIVING HOLIDAY...

ROSA LEE BROOKS

lunedì 21 settembre 2009

Hey Joe




Hey Joe
Dove stai andando con quel fucile in mano?
Hey Joe
Ho detto, dove stai andando con quel fucile in mano?
Sto andando ad uccidere la mia vecchia signora
Sai, l’ho sorpresa mentre se la faceva con un altro uomo,
Si, sto andando ad uccidere la mia vecchia signora
Sai che l’ho sorpresa farsela con un altro uomo.
(Ma baby questo non e’ molto bello adesso)

Hey Joe
Ho sentito che hai ucciso la tua donna
Tu adesso l’hai uccisa
Hey Joe
Ho sentito che hai fatto fuori la tua vecchia signora
L’hai fatta stramazzare al suolo
Si, l’ho uccisa davvero
Sai che l’ho beccata in giro per la città
Si l’ho uccisa davvero
Sai ho sorpresa la mia vecchia signora in giro per la citta’
E le ho tirato una fucilata
L’ho uccisa

Hey Joe,
dico, dove hai intenzione di scappare adesso?
Dove hai intenzione di andare?
Hey Joe

Hey Joe
Ho chiesto dove hai intenzione di scappare adesso, ragazzo
Dove hai intenzione di andare
Dai scappa!
Sto andando verso il sud
Giu’ sulla strada per il Messico
Va bene!
Sto andando verso il sud
Laggiù dove posso essere libero
Non ci sarà nessuno che mi trovera’!

Non ci sarà nessun boia
Non mi mettera’ una corda al collo
E’ meglio che tu te ne convinca subito

Devo andare ora
Hey Joe, sarebbe meglio che tu scappi ora
Addio a tutti
Oh! Hey Joe…..


N.B. le righe in grassetto non sono presenti in questa versione

traduzione by emes41

giovedì 17 settembre 2009

The last days

Questo è il racconto degli ultimi giorni di Jimi in base alle testimonianze dell’epoca.


6 settembre 1970

Love and Peace Festival Fehmarn



Subito dopo aver suonato al Festival di Fehmarn in Germania, Jimi, Billy e Mitch, tornano immediatamente in Inghilterra.

Ricorda Gerry Stickells:
Quando arrivammo al palco fui colpito con una catena dagli Hell’s Angels.
Fu un’ esperienza tremenda e la sola cosa che potemmo fare fu quella di finire alla svelta il lavoro cercando di andarcene al più presto possibile senza ribattere altrimenti non credo ne saremmo usciti vivi.
Jimi era stato l’ultimo artista a doversi esibire…e alla fine non andò poi così male, Hendrix suonò mentre un taxi dietro il palco aspettava, appena Jimi finì il concerto vi ci fiondammo dentro e via ad Amburgo diretti all’aeroporto…. Giusto in tempo perché appena lasciammo il palco gli Hell’s Angels lo incendiarono.

Ricorda Mitch Mitchell:
Quella notte tornammo a Londra e Billy sembrava ancora in acido (qualcuno in Germania glielo aveva messo a sua insaputa in una bevanda e lui non lo aveva mai provato prima), anzi era sempre più fuori e paranoico così Jimi e Gerry decisero di portarlo da un dottore.


Hendrix pernotta al Cumberland Hotel di LondraAggiungi immagine
8 settembre 1970
Le condizioni di Billy Cox continuano a peggiorare.
Quella sera Jimi va al cinema insieme a Karen Davis e Kirsten Nefer per vedere “Deserto rosso” .

Ricorda Kirsten Nefer:
Insieme a Jimi e Karen andammo in questo piccolo cinema del West End, era un locale veramente strano, arredato vecchio stile con dei sedili di legno.
Il film era molto bello e anche a Jimi piacque molto, tanto che dopo il cinema sembrò essersi un po’ risollevato dalla preoccupazione per Billy, così tutti insieme ci recammo nell’ appartamento di Hendrix al Cumberland Hotel. Mentre eravamo nella sua stanza, dall’Airport Hotel dove alloggiava Billy Cox, arrivò una telefonata in cui si chiedeva a Jimi di correre subito perché Billy stava male. Cox era completamente fuori di testa, gemeva e continuava a ripetere “ Morirò, sono sicuro che morirò “ e Jimi lo confortava dicendogli “Nessuno morirà, non ti preoccupare, non ti ricordi? Siamo amici”

9 settembre 1970
Billy Cox viene imbarcato su un aereo e torna in Pennsylvania dai suoi genitori che si prenderanno cura di lui.

10 settembre 1970
Quella sera Hendrix partecipa ad un party per Mike Nesmith (ex Monkees) al Inn On The Park.

Ricorda Mitch Mitchell:
Jimi quel giovedì mi telefonò e mi disse di stare bene e di avere in mente alcuni nuovi testi per delle nuove canzoni, inoltre non vedeva l’ora di tornare a New York nei suoi nuovi studios.

11 settembre 1970
Hendrix viene intervistato al Cumberland Hotel da Keith Altham per il Record Mirror.

vedi articolo precedente:
http://jimihendrixitalia.blogspot.com/2008/11/11-settembre-1970-lultima-intervista-di.html

Ricorda Keith Altham:
Jimi era fragile ma assolutamente non direi in uno stato depressivo, era infatti estremamente positivo su quello che intendeva fare.


12 settembre 1970
Devon Wilson e Alan Douglas volano a Londra per incontrare Jimi

13 settembre 1970
Anche Mike Jeffery arriva a Londra.
Hendrix chiama Monika Danemann al Samarkand Hotel.

Ricorda Alan Douglas:
Incontrai Jeffery negli uffici della Track Records in Old Compton Street. Mike vi fece irruzione dicendo “Alan, mi devi mettere in contatto con Jimi!”. Non volli sapere i motivi per cui lo cercava perché non volevo aver niente a che fare con lui, mi sembrò disperato e continuava a dire che aveva degli affari urgenti con Jimi e che assolutamente doveva vederlo, fu talmente insistente che alla fine gli dissi “ Senti, va bene, cercherò di rintracciarlo e glielo riferirò” Il giorno dopo ne parlai a Jimi che si incazzò tantissimo.

14 settembre 1970
Hendrix va a trovare Monika Danemann al Samarkanda Hotel e vi rimane.

Ricorda Monika Danemann:
Decise di rimanere segretamente nel ” nostro” appartamento perché desiderava stare tranquillo e non voleva che si sapesse dov’era.

15 settembre 1970
Ed Chalpin della PPX Enterprise vola a Londra.

Ricorda Daniel Secunda
Hendrix era molto provato ed era preoccupato perché le cose non andavano bene, la sua musica non lo soddisfaceva, i problemi di salute di Billy Cox …, la causa legale con la PPX Enterprise e Ed Chalpin…, Mike Jeffery che non lo voleva lasciare andare… Jimi cercava di sfuggire a questa realtà prendendo ogni tipo di droga. Quella sera Hendrix andò al Ronnie Scott’s Club e chiese a Eric Burdon di salire sul palco per una jam session ma poi essendo troppo fatto per riuscire a suonare ci rinunciò.

16 settembre 1970
Jimi passa la maggior parte della giornata con Monika Danemann, verso sera va da solo allo Speakeasy.
Più tardi torna al Ronnie Scott’s Clubs e questa volta è sobrio e suona con Eric Burdon e il suo nuovo gruppo “The War”.



Ricorda Roy Car (NME)
In quella jam session Jimi principalmente suonò la chitarra, solamente accompagnando la band, sembrava stanco ma non abbastanza infatti riuscì ad infilare tra i brani alcuni dei suoi straordinari riff. Dopo la jam, Hendrix si sedette al nostro tavolo e chiacchierammo e ridemmo tutti insieme. Gli chiesi quali fossero i suoi piani e lui rispose che gli sarebbe piaciuto potersi rilassare su un’isola sperduta nel Pacifico e lasciar perdere tutto… Tutti risero pensando a una battuta ma io credo che fosse estremamente serio.

17 settembre 1970

Alan Douglas torna a New York.
Nel pomeriggio Monika Danemann scatta delle foto a Jimi nel giardino del Samarkanda Hotel.


Ricorda Mitch Mitchell:
Alle sette meno un quarto andai da Gerry Stickells che mi disse che Jimi aveva chiamato poco prima chiedendo di me e di ricontattarlo al più presto. Lo richiamai e volle sapere cosa stessi facendo. Gli dissi che ero appena stato a trovare Ginger Baker e stavo andando a Heathrow a prendere Sly Stone. Jimi si eccitò moltissimo all’idea che Sly Stone fosse a Londra e chiese se ci fosse la possibilità di suonare insieme a Sly, così risposi che era il benvenuto poiché avevamo già in programma di andare allo Speakeasy per una jam session. Hendrix era entusiasta e si accordò per raggiungerci a mezzanotte… Ma non si fece vedere e pensai che fosse strano, molto strano, non era da lui, non importava che casini avesse in ballo però non avrebbe saltato una jam per niente al mondo e inoltre suonare con Sly ci teneva molto.

Ricorda Monika Danemann:
Non ci stancammo molto quel giovedì, arrivammo a casa verso le 20,30, cucinai qualcosa poi verso le undici bevemmo una bottiglia di vino bianco. Jimi ne bevve più di me. Più tardi mi feci un bagno, mi lavai i capelli e chiacchierammo. Non c’erano tensioni tra di noi, al contrario c’era un’atmosfera rilassata.

18 settembre 1970
Jimi Hendrix è con Monika Danemann al Samarkanda Hotel.

Ricorda Monika Danemann:
Presi un sonnifero intorno alle 7 di mattina e preparai due panini con il tonno per Jimi, poi andammo a letto e continuammo a chiacchierare fino a quando ci addormentammo. Verso le 10,20 mi svegliai, Jimi stava dormendo tranquillamente, uscii e andai a prendere le sigarette dal droghiere dietro l’angolo. Quando dopo poco tornai mi accorsi che Jimi era stato male e aveva vomitato. Vidi che aveva preso dei sonniferi, mancavano infatti nove pillole dalla bottiglietta, sebbene Hendrix respirasse normalmente non riuscivo a svegliarlo, decisi quindi di chiamare un dottore. Sapevo che il medico di Jimi si chiamava Robertson perché vi ci aveva portato Billy Cox qualche giorno prima. Cercai sull’agenda telefonica di Jimi ma c’erano troppi Robertson e non riuscì a trovare chi fosse il medico, chiamai allora Alvenia Bridges, la ragazza di Eric Burdon ma nemmeno lei conosceva il numero di telefono del dottor Robertson. Eric venne allora al telefono e mi chiese cosa stesse succedendo, gli raccontai di Jimi che non riuscivo a svegliarlo e dissi che volevo chiamare un’ambulanza ma lui mi rispose che era meglio aspettare perché si sarebbe svegliato da solo.

Ricorda Eric Burdon:
Quando sentii Monika subito pensai” Ma perché diavolo vuole svegliare Jimi? Non si è mai alzato prima di mezzogiorno” Poi capii che lei era nel panico così le dissi di scuoterlo, di gettargli dell’acqua sul viso, di fargli un caffè… insomma le solite cose!

Ricorda Monika Danemann:
Non c’era mezzo di svegliare Jimi, così alla fine chiamai l’ambulanza che arrivò circa venti minuti dopo.

Ricorda Alvenia Bridges:
Arrivai al Samarkanda Hotel che l’ambulanza era appena andata via. Monika mi disse che aveva nascosto la chitarra, il passaporto e altri effetti personali di Jimi, non voleva che si sapesse che si trattava di lui.

Ricorda Reg Jones (soccorritore dello staff dell’ambulanza)
Era terribile a vedersi, quando arrivammo era coperto di vomito, il cuscino ne era zuppo, vomito disseccato nero e marrone. Sentimmo se c’era polso ma non riuscimmo a trovarlo, così provammo con una luce negli occhi per vedere se c’era una qualche reazione. Purtroppo nulla da fare…

Ricorda Ian Smith (Ispettore della stazione di polizia di Nothing Hill)
Arrivammo nell’appartamento al piano terra in Lansdowne Crescent da cui ricevemmo la segnalazione e la ragazza (Monika) ci disse che si trattava di Jimi Hendrix. Hendrix era steso sul pavimento e i soccorritori dell’ambulanza stavano cercando di rianimarlo ma senza speranza.

Jimi viene trasportato in ambulanza al St Mary Abbots Hospital forse per un estremo tentativo di rianimarlo…

Ricorda Alvenia Bridges:
Quando arrivai all’ospedale Monika si mise in contatto con me usando un falso nome perché era talmente spaventata che mi sembrava stesse per perdere il lume della ragione.

Ricorda il dottor John Bannister (medico all’accettazione del St Mary Abbots Hospital):
L’ambulanza ci portò un paziente in stato d’incoscienza su una barella. Subito ci demmo da fare per tentare di rianimarlo. Praticammo il massaggio cardiaco, l’aspirazione di liquidi sia dalla faringe che dalla laringe... Quando venne ricoverato probabilmente era già morto da un po’, non aveva polso, battito cardiaco, nessuna reazione… il tentativo di rianimarlo fu una pura formalità, lo facciamo con ogni paziente che viene ricoverato. Ho un ricordo vivido di quei momenti perché il tratto respiratorio e la faringe erano pieni di vino rosso e succhi gastrici e pensai a quanto terribile fosse stato morire così, letteralmente affogato nel vino rosso…

Ricorda Alvenia Bridges:
Non ci volevo credere, Jimi Hendrix era morto, non lo potevo veramente credere, chiedemmo di poterlo vedere e solo dopo numerose insistenze ci concessero di farlo. Chiedemmo di avere i suoi effetti personali e ci diedero ciò che era contenuto nelle tasche dei suoi vestiti. A quel punto Monika diventò isterica e si gettò a terra gridando e piangendo, corsi ad un telefono e chiamai Eric che ci fece accompagnare al suo hotel.

Ricorda Gerry Stickells:
Andai all’ospedale per identificare il corpo. Era tutto così strano, ancora non mi rendevo conto di che talento avessimo perso…

Ricorda Mitch Mitchell:
Mi chiamò Eric Barrett e mi comunicò la tragica notizia, Jimi era morto. Semplicemente non poteva essere vero. Non riuscii a provare nessuna emozione. E’ stato difficile per me accettare la sua mancanza. Jimi è stato spesso descritto come una figura tragica, sì, morì tragicamente, ma non è la stessa cosa, lui era una persona piena di spirito, divertente e ancora adesso mi manca.

Ricorda Noel Redding:
Era la prima volta nella mia vita che moriva qualcuno che conoscevo bene. Ero a New York quando nella mia camera arrivarono delle ragazze a comunicarmi la notizia e queste ad un certo punto volevano suicidarsi gettandosi dalla finestra, ovviamente le dissuasi e sebbene io non sia una persona religiosa, tutti insieme andammo in una chiesa a pregare per Jimi, poi andammo in un cocktail bar e ci ubriacammo tutti vergognosamente. Ero sotto shock. Non ho mai sognato di Jimi, ma qualche giorno dopo una notte sognai di lui. Entrava nella stanza e io gli dicevo “Hey, ma sei morto” e lui rispondeva “Si tranquillo, volevo solo salutarti”

Da una dichiarazione del Professor Donald Teare, anatomo-patologo che eseguì l’autopsia su Jimi.

Non vi sono segni di tossicodipendenza, le cicatrici della dipendenza sono indelebili e in questo caso non ce n’è traccia.

mercoledì 2 settembre 2009

Purple Haze Jimi Hendrix Memorial Festival

Purple Haze
Jimi Hendrix Memorial Festival
Parco Meda - Via Filippo Meda, 140 ROMA
18 / 19 / 20 settembre 2009



A distanza di quarant’anni dal mitico Festival di Woodstock, raduno che caratterizzò una generazione, si terrà al Parco Meda di Roma (Metro B, fermata Monti Tiburtini), una tre giorni interamente dedicata alla musica dei favolosi “sixties”.
Il festival si svolgerà nell’ambito della rassegna “Suoni & Visioni al Parco Meda” ed è promosso dall’Associazione Culturale “IL CROCEVIA” e la Cooperativa Sociale “ON THE ROAD” in collaborazione con Roberto Crema curatore del blog “ http://jimihendrixitalia.blogspot.com/


Filo conduttore dell’evento sarà infatti la musica di Jimi Hendrix, un’icona di quegli anni di fermenti culturali, di amore e musica, di sogni e utopie.

Jimi Hendrix non fu solo l’immagine simbolo di un’epoca ma soprattutto uno dei punti di svolta nella storia del rock, un protagonista unico, un innovatore della scena musicale.
Indimenticabile è stata la sua partecipazione a Woodstock, quando in chiusura di quel festival, con una straordinaria visionarietà artistica, riscrisse l'inno nazionale americano in modo provocatoriamente dissacrante e distorto.

A lui si sono ispirati e ancor oggi si ispirano, numerosissimi artisti, non è un caso se tutti i grandi del rock e del blues da Steve Ray Vaughan e Albert King a Uli John Roth o Yngwie Malmsteen gli hanno reso omaggio.
La sua musica pare essere universale in quanto è stata rivisitata in mille modi e stili, dalle interpretazioni jazz di Gil Evans alle versioni dei Cure o di Nigel Kennedy…
e nonostante siano passati parecchi anni dalla sua prematura scomparsa, lo stile di suonare la chitarra alla “Hendrix” ancora influenza molti giovani chitarristi..

Per celebrare questo grande musicista, al Parco Meda, si cimenteranno vari artisti provenienti da tutta Italia che interpreteranno Hendrix, ciascuno secondo il proprio stile e arte.

Dallo stile Soul e Rhythm ‘n’ Blues del grande Gepy & Gepy al rock visionario e suggestivo dei Quasar di Gianni Leacche, passando per l’”Hendrix psichedelico prima maniera” interpretato dagli Electric Sun da Perugia, all’Hendrix duro e acido dell’ultimo periodo 1970” suonato dai Voodoo Groove di Verona.

Vi sarà inoltre il grande “maestro hendrixiano” Maurizio Bonini, unico musicista italiano che vanta nel suo curriculum una collaborazione discografica con il compianto Noel Redding già bassista della Jimi Hendrix Experience.
Da non dimenticare la partecipazione della Blue Experience di Fulvio Feliciano e Pino Liberti che renderanno omaggio anche ad un altro grande chitarrista, Steve Ray Vaughan.
Sono previsti, a sorpresa, altri ospiti illustri che potrebbero eventualmente unirsi ai vari musicisti per una jam session.


Le serate inizieranno alle ore 19:00 con gli As u wish e i Lexofan, due gruppi rock romani emergenti, e il cantautore Pino Leonardi….


Si proseguirà poi con la proiezione di rari filmati di Jimi Hendrix provenienti dalla collezione privata di Roberto Crema.

I video comprenderanno varie fasi della vita del grande chitarrista a partire da rarissimi filmati di un giovane Hendrix nel 1965/66 ad alcuni spezzoni dell’ultimo concerto all’Isola di Fehmarn nel 1970.
Oltre ai filmati del festival di Monterey, Woodstock e di Wight, non mancheranno anche altri video rari di Jimi Hendrix quali le riprese negli studi televisivi francesi e lo spezzone dalla cineteca Rai dell’unico concerto romano del maggio 1968.

Verrà proiettato per la prima volta un video inedito del dicembre 1967 in cui gli Experience suonano “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club band” in onore dei Beatles presenti a quel concerto.

I filmati verranno commentati da “esperti” hendrixiani

Dalle 21:30 in poi, ad animare le serate, proseguiranno gli altri gruppi già citati (Gepy & Gepy, Electric Sun, Voodoo Groove, Blue Experience, Quasar e Maurizio Bonini).

Durante la manifestazione in un’area dedicata, sarà allestita una mostra fotografica con foto inedite di Jimi Hendrix in Italia e la presenza di alcuni dei professionisti romani che scattarono quelle immagini (Mimmo Chianura e il figlio del famoso Marcello Geppetti).
Altre immagini saranno di vari fotografi quali i milanesi Fabio Treves, Renzo Chiesa, Ezio Gionco… tutti scatti presi durante la tournèe italiana degli Experience…

Una curiosità riguardo al manifesto della rassegna:
L’immagine di Jimi Hendrix è tratta da uno scatto di Baron Wolman, famoso fotografo americano, il quale ha concesso a titolo gratuito, esclusivamente per questa rassegna, l’utilizzo dell’immagine facendo i migliori auguri agli hendrixiani italiani per il successo della manifestazione.
( www.baronwolman.com )

Ma all’evento già ricco di proposte non poteva mancare l’esposizione delle opere del quotato pittore modenese Franco Ori che esporrà alcune sue tele raffiguranti dei grandi del rock e del jazz e si esibirà in una performance artistica dipingendo, durante i concerti, una tela ispirata a Jimi Hendrix. ( www.francori.it/Sito/home.html )

L’intera manifestazione no-profit “Suoni & Visioni al Parco Meda” è intesa alla valorizzazione culturale del Parco Meda, spazio verde e luogo di aggregazione, curato e autogestito dalla gente del quartiere e attualmente minacciato dalla lottizzazione e dalla speculazione…..