mercoledì 27 gennaio 2010

sono passati più di 40 anni ma quel giorno è rimasto indelebile nella mia memoria



...io all'epoca, nel 1968, ero uno studente e facevo proseliti per la nuova musica che incalzava,
quella dei Beatles e i Rolling Stones...anche se qualche illuminato come me aveva i Byrds nel cuore !!!!!!
Gli Animals, gli Yardbirds, i Cream, Hendrix erano diffusi per noi, carbonari del rock, dalla trasmissione "Count Down" che ogni domenica dalle 14,00 alle 14,30 aveva aperto i nostri orizzonti musicali e ci costringeva ad affannate ricerche di questi dischi nell'unico negozio import di Roma "Consorti" in Viale Giulio Cesare....
all'epoca del concerto della Jimi Hendrix Experience a Roma, avevo già i primi due lp praticamente usurati dall'ascolto continuo... la rivista Ciao Big aveva inserito per l'occasione dei concerti italiani di Jimi, un coupons per richiedere il manifesto del concerto che ti veniva spedito a casa....ce l'ho ancora e lo conservo come un cimelio...

Così io e un mio compagno di scuola rollingstoniano come me decidiamo di andare a vedere il concerto al Brancaccio il 24 di pomeriggio...
l'attesa del concerto fu incredibile....
Il pubblico al Brancaccio direi che non fosse proprio numeroso... la platea era gremita ma la galleria era piena solo a metà...
Quando Jimi salì sul palco l'impatto visivo che ebbi alla sua apparizione mi è rimasto dentro come un marchio a fuoco...non avevo mai provato un'attrazione così fatale verso un mio idolo, nemmeno Mick Jagger o John Lennon (all'Adriano) mi avevano catturato così tanto...
Noel Redding e Mitch Mitchell risultavano trasparenti ai nostri sguardi perchè Jimi ci aveva chiusi nella sua trappola mortale...il più grande animale da palcoscenico che ho visto nella vita!!!!!

Non ricordo più la scaletta dei brani ma li conoscevo tutti visto l'ascolto prolungato dei dischi ma dal vivo con lui davanti il suono risultava devastante e credimi non ci ponevamo minimamente il problema di una cattiva amplificazione...sul palco c'era Jimi e questo ci bastava...anche fermo ed in silenzio non avremmo mosso un dito....poi vedere uno che suonava la chitarra in ogni posizione
denti compresi sbattuta sugli amplificatori devastata dalle fiamme del fuoco acceso da lui stesso era sconcertante per noi:::(non dimenticate che non c'erano i video e che non lo avevo mai visto nemmeno in tv) avevamo davanti a noi un genio e lo abbiamo saputo solo dopo....

Alla fine del concerto eravamo in estasi io e il mio amico abbiamo cercato di vederlo, almeno per un autografo ma l'inutile attesa all'uscita camerini del teatro non fu premiata...però il manifesto del concerto lo conservo ancora gelosamente..per un periodo l'ho tenuto fisso ed appeso sopra il mio letto....sono passati più di 40 anni ma quel giorno è rimasto indelebile nella mia memoria e con piacere ho scritto per tutti quelli che non hanno avuto questo privilegio .....spero di aver trasmesso lo spirito e lo spessore di questo mio ricordo per tutti i fans di jimi... che lo leggeranno.

Danilo Stolzi

sabato 23 gennaio 2010

dal pubblico qualcuno gridò "...a mostrooo..."e Jimi alzò il medio dicendo"fuck you"a brutto muso!!


Nel 1968 avevo 16 anni e frequentavo il 5°ginnasio.
Cominciai ad appassionarmi di musica ascoltando "Bandiera Gialla" condotta da Arbore, che trasmetteva rythm'n'blues.
Comperavo anche i 45 giri dei Nomadi, dei Giganti, dei Rocks, di James Brown, di Wilson Pickett e dei Rolling Stones e qualche volta andavo al Piper a sentire gruppi appunto di rythm'n'blues.

Una mattina ero sull'autobus per andare a scuola e c'era una fermata proprio davanti al Brancaccio.
Un pò assonnato diedi un'occhiata alle locandine e vidi, con mio stupore, dei manifesti enormi con la faccia di un nero con una capigliatura mai vista prima.
Non sapevo chi fosse ma era nero e di sicuro suonava rithm'blues.


Mi dissi"devo andare a sentirlo".
Così chiesi a due miei amici se volevano venire ma ...non vennero.
Bene...decisi allora di andare da solo!

Era il 25 maggio e andai al concerto pomeridiano.
Davanti al Brancaccio c'era una folla variopinta, capelli lunghi, giacche con le frange, stivaletti con i tacchi alti, pantaloni di velluto scampanati, borse di Tolfa...

Si aprirono le porte e mi diressi in galleria per poter vedere tutto il palco.
Quando il sipario si riaprì, dopo le performance di vari gruppi, vidi che in fondo al palco c'era, il famoso muro di Marshall, la batteria e due chitarre adagiate per terra.
Mi chiesi "..ma solo un basso e una Fender...!?...ma come fanno a suonare..?!"
Ero sconcertato perchè fino a quel momento credevo che i gruppi fossero formati minimo da quattro elementi.
Poi, quando gli Experience iniziarono a suonare, capii tutto!

Fui investito da un uragano di suoni e distorsioni inaspettato,una sensazione mai provata prima incredibile e difficile da descrivere.
Mi sembrava impossibile che si potesse tirare fuori tutti quei suoni, c'era un marziano sul palco o che cosa?

Ero così frastornato ed incredulo, così assorbito da quello che stavo vedendo e sentendo che non feci più caso a nessuno ... ricordo solo che ad un certo punto dal pubblico qualcuno gridò "...a mostrooo..." e Jimi alzò il medio dicendo "fuck you" a brutto muso!!

Jimi si buttava per terra, suonava con i denti, con la Fender in mezzo alle gambe, strusciata sugli amplificatori e sull'asta e del microfono....Una cosa mai vista prima...

Pensai"meno male che esiste uno così...qualcosa potrà cambiare"...nella mia vita!!!
...e infatti....da quel giorno divenni più sicuro delle mie convinzioni rivoluzionarie.

Di quel concerto poi penso che mi è rimasto tutto e di più, se dopo più di quarant'anni non passa giorno che non ascolto Jimi, un brano o un cd intero.

Subito dopo aver visto Jimi al Brancaccio comprai "Are you experienced?"e con un mio amico (uno dei due che non venne) stavamo affascinati ore ad ascoltarlo, cercando di capire "che cosa" stavamo sentendo.

Mi ero anche tenuto la locandina e il biglietto del concerto e li avevo attaccati sull'armadio in camera mia, qualche anno dopo mia madre fece poi rinnovare quell'armadio ...togliendo tutto quello che c'avevo appiccicato.....purtroppo.

Giuseppe Nisii

sabato 16 gennaio 2010

Le sue mani mi fecero veramente impressione


La musica è la mia grande passione da sempre .
A quei tempi avevo 19 anni, ero uno studente e come tanti altri della mia generazione, che amavano la musica, di notte su Radio Luxemburg, ascoltavo tutte le novità inglesi ed americane ancor prima che di queste se ne parlasse in Italia.
Purtroppo la stazione non si riceveva molto bene perchè trasmetteva in onde medie e sebbene l’audio non fosse dei migliori bastava comunque per farsi un’idea di questi nuova musica.
Fu lì ad ogni modo che conobbi Jimi Hendrix e il suo sound innovativo, qualcosa totalmente al di fuori dal comune per quel periodo.

Ricordo che a quei tempi almeno una volta al mese andavo in compagnia di qualche amico a Lugano in cerca di tutte le novità che in Italia ancora non si trovavano. Lì infatti c'era un negozio di dischi che si chiamava " Radio Columbia " ed era specializzato in tutte queste nuove uscite inglesi ed americane.
Il primo disco che comperai fu il 45’ “Hey Joe”, che sebbene - consumato - dovrebbe essere ancora in garage, e un mese dopo circa acquistai anche il primo LP della Jimi Hendrix Experience “Are you experienced?”.

Già allora quando potevo andavo a dei concerti .
Ricordo che l' 8 maggio 1968 ero a Roma al Piper a vedere Brenton Wood e fu in quell'occasione che venni a sapere da un amico musicista (non ricordo esattamente quale) che Hendrix avrebbe suonato al Teatro Brancaccio il 24.

Nel 1968 in Italia, Jimi Hendrix non era poi così famoso ma mi piaceva, decisi così di andare al concerto e partii da Viareggio in compagnia di un'amica che purtroppo ora non è più con noi.
Qualche tempo prima avevo visto anche gli Who e penso che, sia per me come per altri, fosse una cosa abbastanza normale voler sentire dal vivo gente di un certo calibro.


ROMA 24 maggio 1968
Ricordo che per i due biglietti spesi 5.000 lire, non cosa da così poco conto per quei tempi, inoltre, secondo me, l'ambiente del Brancaccio non era certo adatto per quel genere di concerti.
All’interno del teatro il pubblico era vario ma non mi guardai nemmeno attorno per l'eccitazione di vedere The Jimi Hendrix Experience.

Prima di vederlo dal vivo, avevo visto Jimi solo in alcune foto nelle quali aveva i capelli molto lunghi ma quella sera mi sembravano diversi, forse li aveva tagliati da poco.
Hendrix indossava una camicia vistosa mi pare fosse di un colore rosa forte.
La chitarra che Jimi usò prevalentemente durante il concerto fu la sua fedele strato bianca.

Gli Experience di sicuro suonarono Hey Joe, Foxy Lady e Fire, mi pare anche Wild Thing con l'accenno a Stranger in The Night poi anche qualche pezzo che non avevo mai sentito prima ma che successivamente riascoltai su Axis Bold as Love.

L'amplificazione faceva schifo, l’impianto voci invece, probabilmente noleggiato, era della Semprini.
Jimi suonava con tre Marshall ma a meno che non si fosse rotta la spia ne aveva accesi solo due, il bassista, Noel Redding, invece mi sembra usasse dei Sound System o roba simile.
Io suonando la batteria ero molto più interessato alla Ludwig di Mitch Mitchell e soprattutto a come la suonava: era veramente formidabile!!!
Tra l'altro un'altra cosa che mi colpì è che durante il concerto la sua batteria non aveva dei microfoni che amplificassero il suono.

Dal punto di vista musicale Hendrix mi impressionò moltissimo, non avevo mai visto suonare così la chitarra, usava il pollice che copriva tutte le corde (ecco: le sue mani mi fecero veramente impressione) e poi tirava fuori dei suoni incredibili usando pochi effetti, mi ricordo di averlo sentito usare distintamente solo lo wha-wha.

A Roma poi la serata noi la si finiva al Piper, o al Titan o al Kilt, così dopo il concerto decidemmo di andare al Titan Club perchè si era sparsa la voce che il gruppo degli Experience che aveva appena finito il concerto al Brancaccio sarebbe venuto lì.
Più tardi infatti arrivarono e fecero pure una jam session con alcuni dei membri del gruppo che abitualmente suonava al Titan ma ora però non ricordo più chi fossero.
Gli Experience parteciparono alla jam invertendosi però i ruoli da musicisti.
Jimi Hendrix suonò il basso mentre Noel Redding la chitarra e solo il batterista, Mitch Mitchell, restò al suo posto.
Suonarono diversi pezzi di blues e rhythm & blues ma non prestai particolare attenzione alla musica poiché ero affamato e molto più interessato alla dolce compagnia.

L’unico rimpianto è, che se avessi saputo che non lo avrei mai più rivisto, sarei certamente tornato al suo concerto anche la sera dopo.

Giorgio Debiasi


mercoledì 13 gennaio 2010

Il primo concerto fiction dedicato a Jimi Hendrix e Miles Davis


Grandi incontri con uomini straordinari nei Lampi di Musicamorfosi Gennaio a tutto Jazz a Monza con Giovanni Falzone che incontra in un concerto fiction lo spirito elettrico di Jimi Henrix e Miles Davis

Riparte con il botto il 2010 dei Lampi di Musicamorfosi: un gennaio densissimo di incontri eccezionali con uomini straordinari. Debutta in prima nazionale il primo concerto fiction della storia dove avrà finalmente luogo l’incontro mai avvenuto tra Hendirx e Davis (15-16-17 gennaio 2010).
The Jimi Hendrix Experience è un tributo al grande Jimi a 40 anni dalla sua scomparsa, ma anche l’immaginaria ricostruzione di una mancata collaborazione fra due delle più luminose stelle afroamericane della musica: Miles Davis e Jimi Hendrix.

Che genere di suoni avrebbe prodotto l'unione artistica di un gigante del jazz con un gigante del rock? Purtroppo non abbiamo avuto il modo di saperlo a causa della tragica morte del chitarrista di Seattle, pochi giorni prima del programmato incontro discografico dei due, ma oggi a 40 anni di distanza da qual mancato appuntamento, l’estro, la magia e la fantasia di Giovanni Falzone Prix du Musicien Européen dall’Accademia Francese del Jazz 2008, rendono “reale” quell’incontro.

Purple Haze, Fire, Maniac Depression di Jimi Hendrix, Solar and So What di Miles Davis brillano della luce di un incontro che la fantasia e l’energia del jazz elettrico di Giovanni Falzone restituiranno alla storia, alla verità della finzione che essa sola è fino in fondo, vera, proprio come diceva Glenn Gould, il più geniale pianista del XX secolo: “Un giorno o l’altro scriverò la mia autobiografia e sarà certamente un’opera di finzione.” Accanto ai brani dei due giganti afroamericani il programma si completa con Mosche Elettriche e November 19th due brani originali di Falzone e a Mr Jimi un brano originale costruito su un riff di basso di Hendrix.
Il progetto del concerto è anche un disco in uscita con la prestigiosa etichetta Cam Jazz
Giovanni Falzone trombettista e compositore, vincitore del Premio Miglior Musicista Europeo per l’Accademia Francese del Jazz. Vincitore del primo Premio "Miglior Talento Umbria Jazz 2000". Dal 1996 ad oggi ha suonato con direttori e solisti di fama internazionale: Sinopoli, Abbado, Giulini, Chailly, Sado, Berio, Jurowski, Giergev, Accardo, Domingo. Da sette stagioni le sue composizioni vengono regolarmente eseguite dall'Orchestra Verdi di Milano di cui per 6 anni è stato prima tromba.
Dal novembre 2002 SOUL NOTE ha prodotto cinque suoi progetti. Premio Django d’or 2004 nella categoria Miglior Nuovo Talento. Primo classificato nel referendum indetto dalla rivista Musica Jazz nel 2004 come Miglior Nuovo Talento. Palmarès de l’Académie du jazz 2008, Primo Premio al Trofeo InSound 2008.
Collabora con Musicamorfosi dal 2005, presenta il progetto in prima assoluta per Lampi accompagnato dal suo inossidabile Quartetto, le Mosche Elettriche: Valerio Scrignoli alla chitarra elettrica, Michele Tacchi al basso e Riccardo Tosi alla batteria.

Per lo spettacolo è prevista una tripla replica: 15-16-17 gennaio cui si aggiunge una replica speciale per le Scuole del territorio all’interno del progetto Il Passamusica, che prevede anche una mostra fotografica per avvicinare i giovani alla musica creativa passando dalla fascinazione per il gesto scenico, la prodezza atletica del gesto sonoro; il progetto è realizzato con il contributo della Fondazione delle Comunità di Monza e Brianza e l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Monza.
La mostra è visitabile dal 9 al 17 gennaio presso la vasca espositiva del teatro Binario 7 di Monza.

La settima edizione di Lampi, quinta nel cartellone del Teatro Binario 7, è ideata da Saul Beretta e prodotta da Musicamorfosi e promossa dal Comune di Monza, Assessorato alla Cultura con il patrocinio della Provincia di Monza Brianza

venerdì 15 gennaio ore 16.30 - Teatro Binario 7 - per i ragazzi delle scuole superiori progetto IL PASSAMUSICA
venerdì 15 - sabato 16 gennaio 2010 - Teatro Binario 7 - ore 21.00
domenica 17 gennaio 2010 - Teatro Binario 7 - ore 16.30 in collaborazione con UPM, Monza
THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE - prima italiana -
Giovanni Falzone tromba e human effects Valerio Scrignoli chitarra elettrica
Michele Tacchi basso elettrico Riccardo Tosi batteria
Tutti i concerti iniziano alle ore 21.00. Venerdì 15 gennaio replica extra ore 16.30. Domenica 17 replica unica alle 16.30

sabato 9 gennaio 2010

Tempesta sul disco di Jimi – I negozi rifiutano la copertina perché pornografica


Bologna autunno 1968

Sapevo che stava per arrivare il nuovo disco di Jimi e passavo da Nannucci con ancor maggiore assiduità del solito (almeno 1 volta al dì)
Il giorno che arrivò il disco entrai nel negozio senza molte speranze... in vetrina non c'era niente e non mi sembrava che ci fossero pacchi o corrieri in giro... Invece la mia commessina preferita appena mi notò mi chiamò in un angolo e mi disse "E' arrivato ...ma...Venga a vedere.."
Da sotto il banco, tenendolo un po' nascosto, tirò fuori l'incredibile copertina di Electric Ladyland con tutte quelle ragazze nude... "Ha visto? " mi chiese imbarazzata "lo vuole lo stesso?"

Bisogna dire che era una cosa incredibile per noi in italia perchè i giornaletti con donne nude non c'erano ancora, sarebbero arrivati solo di lì a poco e le foto "Senza veli" in quel momento non c'erano ancora, magari le potevi trovare solo da qualche "spacciatore" fatte in qualche appartamento e sviluppate in segreto... ma in edicola certamente no!
Tant'è vero che l'anno seguente (1969) in una città come Londra mi capitò di vedere un giornale "porno" in cui i protagonisti avevano stampata una stella gigante sui posti strategici, in Italia non c’erano neanche quelli.....Solo nel 70 ad amsterdam vidi dei veri giornaletti porno su una bancarella a metà prezzo.......
Forse era anche per questo che la commessa di Nannucci stava molto in camuffa, forse per paura di un sequestro o di una denuncia e così l'album l'offriva solo ai clienti più conosciuti e fidati...
Vedere una copertina simile per noi poveri teen ager repressi dell'epoca diede un immagine di grande libertà, oltre che di sensualità...
Anche quella fu per noi un una rivoluzione. Una bella rivoluzione...........

Ciao..Luciano..


Pubblicato nell’ottobre 1968, Electric Ladyland scalò immediatamente le classifiche inglesi ed americane. Ma quando i rivenditori britannici videro le ventuno donne nude che adornavano la copertina inglese, la disputa che ne seguì fece passare in secondo piano la musica.
Questi infatti i titoli su alcune riviste specializzate inglesi:

Tempesta sul disco di Jimi – I negozi rifiutano la copertina perché pornografica.

Album con tette e culi chiuso in busta marrone.

Ricorda David King direttore artistico della Track Records:
Volevamo una copertina che fosse unica.
Chiesi al fotografo David Montgomery di far sembrare reali le donne e a quanto pare le foto originali avevano una bella sfumatura rosa, ma le economie in fase di stampa fecero si che l’effetto finale fosse nerastro e sgradevole.


Le session fotografiche avevano avuto luogo a Londra nel novembre dell’anno precedente il 1967.
Il fotografo David Montgomery attirò le ragazze nel suo studio fotografico con l’offerta del pagamento di 5 £ sterline, più altre 5 se si fossero svestite completamente e la promessa di essere fotografate con Jimi Hendrix.
Ma quel giorno Jimi che doveva comparire alla session non si fece vedere ed è per questo che le ragazze tengono in mano delle sue foto.

In un edizione di Melody Maker del 1968 una delle modelle, Reinie Sutcliffe, si lamentò delle foto dicendo:
Ci fanno sembrare un mucchio di vecchie prostitute, una vera schifezza. Ci si poteva aspettare di meglio non certo che sembrassimo delle donne sfatte e stanche.

In realtà Hendrix non amò molto quella copertina poiché aveva in mente altro a riguardo.
Era già da un pezzo che Jimi aveva le idee chiare circa la cover del doppio album appena terminato ed infatti già nel settembre del 1968 durante il tour americano con gli Experience, mentre alloggiava al Cosmopolitan Hotel di Denver in Colorado , Hendrix scrisse istruzioni dettagliate ai produttori per la copertina di Electric Ladyland.


Jimi Hendrix quando poi vide la copertina della Track Records rimase un po’ seccato perché quelli della casa discografica inglese non lo avevano avvisato e neppure avevano tenuto in considerazione i suoi suggerimenti.

Nelle interviste Jimi si dissociò dalle foto ma senza acrimonia o scaldarsi troppo, si limitò semplicemente a dichiarare che non ne sapeva nulla e che non aveva idea del perchè sarebbero state usate proprio quelle immagini.


Non potendo più intervenire sulla copertina inglese Jimi riscrisse allora un'altra lettera alla Warner Brothers affinché questa volta utilizzassero le sue istruzioni per la copertina dell’edizione americana.

Grazie a Luciano Lambertini per il racconto di "come eravamo"
e grazie a Maurice Tarlo per le foto

sabato 2 gennaio 2010

Jimi Hendrix, Bologna, 26 maggio 1968 ...arrivati a metà concerto erano tutti giù di testa comprese le ragazzine che urlavano...


Nel 1968 studiavo al Liceo Righi, dove in classe con me c'era Daniele Soffritti che già suonava nelle sale di Bologna. Fu lui che mi iniziò alla musica e che mi fece venir voglia di prendere lezioni di chitarra.
A quei tempi iniziai anche a frequentare un caro amico che aveva un fratello più grande e appassionatissimo di musica il quale spesso tornava a casa con qualche disco nuovo e un bel giorno ci portò dei dischi di Jimi Hendrix e dei Cream da ascoltare, quella per noi fu una rivelazione, la luce.

A casa ascoltavo Jimi Hendrix di notte di nascosto.
Avevo registrato sul Geloso i pochi dischi arrivati e lo mettevo sotto le coperte per non farmi sentire dai miei genitori.

Appena seppi che Jimi avrebbe suonato a Bologna non stavo più nella pelle.
Hendrix suonò la domenica pomeriggio del 26 maggio al Palasport, su un palchetto che adesso non si userebbe neanche in una festa di paese, l’ambiente all’interno del Palasport era molto spoglio.
Ricordo che faceva caldo e arrivava un sacco di luce dalle vetrate in alto e il riflesso disturbava il pubblico.
Poco prima dell'inizio, qualcuno andò in cima e chiuse le grandi tende fra gli applausi.

Il pubblico non mi sembrava particolarmente numeroso, c’era anche della gente un po' scalcagnata che era li solo perchè avevano saputo per sbaglio che c'era un concerto, ma secondo me neanche la metà di loro sapevano chi era veramente Jimi Hendrix.
Infatti Beppe Brilli, capì la situazione e nel presentare Jimi, spiegò un po’ chi fosse chiese di avere pazienza, di ascoltarlo in silenzio e che chi saremmo davvero divertiti.
Aveva ragione, arrivati a metà concerto erano tutti giù di testa comprese le ragazzine che urlavano come se quello sul palco fosse il loro idolo. In effetti per molti di loro Jimi Hendrix lo diventò da quel pomeriggio.



Sicuramente quando Jimi iniziò il concerto sembrava incazzato, ma noi non eravamo in grado allora di capire che problemi ci fossero, se forse non gli avevano portato il pedale del distorsore ecc…ecc
Per noi era il massimo e basta.
Jimi era serissimo. Non mi ricordo un suo sorriso.
Anche quando fece quella cosa, che già ai tempi consideravo una pagliacciata, ovvero suonare la chitarra con i denti, lo fece come se fosse un dovere, senza scomporsi troppo.
Hendrix batteva continuamente gli occhi con delle espressioni del viso quasi estatiche.
Un po' sapevo suonare e strimpellavo già Foxy Lady, ma le sue mani erano un mistero, come faceva a cavare quei suoni, a legare quelle note? Meraviglioso.
Ricordo quelli che smanettavano sotto il palco per registrare il concerto, registrazione che ho risentito, sempre con poca gente il 25 luglio del 1998 alle torri Kenzo Tange, quando fu rievocata la venuta a Bologna di Jimi.

Di quel concerto mi è rimasto un ricordo importante, io c'ero e tutte le volte che ho parlato con un musicista serio, gli ho sempre voluto raccontare che io avevo visto suonare dal vivo Jimi Hendrix a Bologna anche a costo di sembrare stupido.
Mi è rimasta anche la mia Stratocaster Olympic White con il manico chiaro, nata nel '76 quando Jimi era già morto da 6 anni, ma per me è come se fosse stata la sua.

Bruno Brini - Bologna