sabato 2 gennaio 2010

Jimi Hendrix, Bologna, 26 maggio 1968 ...arrivati a metà concerto erano tutti giù di testa comprese le ragazzine che urlavano...


Nel 1968 studiavo al Liceo Righi, dove in classe con me c'era Daniele Soffritti che già suonava nelle sale di Bologna. Fu lui che mi iniziò alla musica e che mi fece venir voglia di prendere lezioni di chitarra.
A quei tempi iniziai anche a frequentare un caro amico che aveva un fratello più grande e appassionatissimo di musica il quale spesso tornava a casa con qualche disco nuovo e un bel giorno ci portò dei dischi di Jimi Hendrix e dei Cream da ascoltare, quella per noi fu una rivelazione, la luce.

A casa ascoltavo Jimi Hendrix di notte di nascosto.
Avevo registrato sul Geloso i pochi dischi arrivati e lo mettevo sotto le coperte per non farmi sentire dai miei genitori.

Appena seppi che Jimi avrebbe suonato a Bologna non stavo più nella pelle.
Hendrix suonò la domenica pomeriggio del 26 maggio al Palasport, su un palchetto che adesso non si userebbe neanche in una festa di paese, l’ambiente all’interno del Palasport era molto spoglio.
Ricordo che faceva caldo e arrivava un sacco di luce dalle vetrate in alto e il riflesso disturbava il pubblico.
Poco prima dell'inizio, qualcuno andò in cima e chiuse le grandi tende fra gli applausi.

Il pubblico non mi sembrava particolarmente numeroso, c’era anche della gente un po' scalcagnata che era li solo perchè avevano saputo per sbaglio che c'era un concerto, ma secondo me neanche la metà di loro sapevano chi era veramente Jimi Hendrix.
Infatti Beppe Brilli, capì la situazione e nel presentare Jimi, spiegò un po’ chi fosse chiese di avere pazienza, di ascoltarlo in silenzio e che chi saremmo davvero divertiti.
Aveva ragione, arrivati a metà concerto erano tutti giù di testa comprese le ragazzine che urlavano come se quello sul palco fosse il loro idolo. In effetti per molti di loro Jimi Hendrix lo diventò da quel pomeriggio.



Sicuramente quando Jimi iniziò il concerto sembrava incazzato, ma noi non eravamo in grado allora di capire che problemi ci fossero, se forse non gli avevano portato il pedale del distorsore ecc…ecc
Per noi era il massimo e basta.
Jimi era serissimo. Non mi ricordo un suo sorriso.
Anche quando fece quella cosa, che già ai tempi consideravo una pagliacciata, ovvero suonare la chitarra con i denti, lo fece come se fosse un dovere, senza scomporsi troppo.
Hendrix batteva continuamente gli occhi con delle espressioni del viso quasi estatiche.
Un po' sapevo suonare e strimpellavo già Foxy Lady, ma le sue mani erano un mistero, come faceva a cavare quei suoni, a legare quelle note? Meraviglioso.
Ricordo quelli che smanettavano sotto il palco per registrare il concerto, registrazione che ho risentito, sempre con poca gente il 25 luglio del 1998 alle torri Kenzo Tange, quando fu rievocata la venuta a Bologna di Jimi.

Di quel concerto mi è rimasto un ricordo importante, io c'ero e tutte le volte che ho parlato con un musicista serio, gli ho sempre voluto raccontare che io avevo visto suonare dal vivo Jimi Hendrix a Bologna anche a costo di sembrare stupido.
Mi è rimasta anche la mia Stratocaster Olympic White con il manico chiaro, nata nel '76 quando Jimi era già morto da 6 anni, ma per me è come se fosse stata la sua.

Bruno Brini - Bologna

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