sabato 16 gennaio 2010

Le sue mani mi fecero veramente impressione


La musica è la mia grande passione da sempre .
A quei tempi avevo 19 anni, ero uno studente e come tanti altri della mia generazione, che amavano la musica, di notte su Radio Luxemburg, ascoltavo tutte le novità inglesi ed americane ancor prima che di queste se ne parlasse in Italia.
Purtroppo la stazione non si riceveva molto bene perchè trasmetteva in onde medie e sebbene l’audio non fosse dei migliori bastava comunque per farsi un’idea di questi nuova musica.
Fu lì ad ogni modo che conobbi Jimi Hendrix e il suo sound innovativo, qualcosa totalmente al di fuori dal comune per quel periodo.

Ricordo che a quei tempi almeno una volta al mese andavo in compagnia di qualche amico a Lugano in cerca di tutte le novità che in Italia ancora non si trovavano. Lì infatti c'era un negozio di dischi che si chiamava " Radio Columbia " ed era specializzato in tutte queste nuove uscite inglesi ed americane.
Il primo disco che comperai fu il 45’ “Hey Joe”, che sebbene - consumato - dovrebbe essere ancora in garage, e un mese dopo circa acquistai anche il primo LP della Jimi Hendrix Experience “Are you experienced?”.

Già allora quando potevo andavo a dei concerti .
Ricordo che l' 8 maggio 1968 ero a Roma al Piper a vedere Brenton Wood e fu in quell'occasione che venni a sapere da un amico musicista (non ricordo esattamente quale) che Hendrix avrebbe suonato al Teatro Brancaccio il 24.

Nel 1968 in Italia, Jimi Hendrix non era poi così famoso ma mi piaceva, decisi così di andare al concerto e partii da Viareggio in compagnia di un'amica che purtroppo ora non è più con noi.
Qualche tempo prima avevo visto anche gli Who e penso che, sia per me come per altri, fosse una cosa abbastanza normale voler sentire dal vivo gente di un certo calibro.


ROMA 24 maggio 1968
Ricordo che per i due biglietti spesi 5.000 lire, non cosa da così poco conto per quei tempi, inoltre, secondo me, l'ambiente del Brancaccio non era certo adatto per quel genere di concerti.
All’interno del teatro il pubblico era vario ma non mi guardai nemmeno attorno per l'eccitazione di vedere The Jimi Hendrix Experience.

Prima di vederlo dal vivo, avevo visto Jimi solo in alcune foto nelle quali aveva i capelli molto lunghi ma quella sera mi sembravano diversi, forse li aveva tagliati da poco.
Hendrix indossava una camicia vistosa mi pare fosse di un colore rosa forte.
La chitarra che Jimi usò prevalentemente durante il concerto fu la sua fedele strato bianca.

Gli Experience di sicuro suonarono Hey Joe, Foxy Lady e Fire, mi pare anche Wild Thing con l'accenno a Stranger in The Night poi anche qualche pezzo che non avevo mai sentito prima ma che successivamente riascoltai su Axis Bold as Love.

L'amplificazione faceva schifo, l’impianto voci invece, probabilmente noleggiato, era della Semprini.
Jimi suonava con tre Marshall ma a meno che non si fosse rotta la spia ne aveva accesi solo due, il bassista, Noel Redding, invece mi sembra usasse dei Sound System o roba simile.
Io suonando la batteria ero molto più interessato alla Ludwig di Mitch Mitchell e soprattutto a come la suonava: era veramente formidabile!!!
Tra l'altro un'altra cosa che mi colpì è che durante il concerto la sua batteria non aveva dei microfoni che amplificassero il suono.

Dal punto di vista musicale Hendrix mi impressionò moltissimo, non avevo mai visto suonare così la chitarra, usava il pollice che copriva tutte le corde (ecco: le sue mani mi fecero veramente impressione) e poi tirava fuori dei suoni incredibili usando pochi effetti, mi ricordo di averlo sentito usare distintamente solo lo wha-wha.

A Roma poi la serata noi la si finiva al Piper, o al Titan o al Kilt, così dopo il concerto decidemmo di andare al Titan Club perchè si era sparsa la voce che il gruppo degli Experience che aveva appena finito il concerto al Brancaccio sarebbe venuto lì.
Più tardi infatti arrivarono e fecero pure una jam session con alcuni dei membri del gruppo che abitualmente suonava al Titan ma ora però non ricordo più chi fossero.
Gli Experience parteciparono alla jam invertendosi però i ruoli da musicisti.
Jimi Hendrix suonò il basso mentre Noel Redding la chitarra e solo il batterista, Mitch Mitchell, restò al suo posto.
Suonarono diversi pezzi di blues e rhythm & blues ma non prestai particolare attenzione alla musica poiché ero affamato e molto più interessato alla dolce compagnia.

L’unico rimpianto è, che se avessi saputo che non lo avrei mai più rivisto, sarei certamente tornato al suo concerto anche la sera dopo.

Giorgio Debiasi


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