sabato 9 gennaio 2010

Tempesta sul disco di Jimi – I negozi rifiutano la copertina perché pornografica


Bologna autunno 1968

Sapevo che stava per arrivare il nuovo disco di Jimi e passavo da Nannucci con ancor maggiore assiduità del solito (almeno 1 volta al dì)
Il giorno che arrivò il disco entrai nel negozio senza molte speranze... in vetrina non c'era niente e non mi sembrava che ci fossero pacchi o corrieri in giro... Invece la mia commessina preferita appena mi notò mi chiamò in un angolo e mi disse "E' arrivato ...ma...Venga a vedere.."
Da sotto il banco, tenendolo un po' nascosto, tirò fuori l'incredibile copertina di Electric Ladyland con tutte quelle ragazze nude... "Ha visto? " mi chiese imbarazzata "lo vuole lo stesso?"

Bisogna dire che era una cosa incredibile per noi in italia perchè i giornaletti con donne nude non c'erano ancora, sarebbero arrivati solo di lì a poco e le foto "Senza veli" in quel momento non c'erano ancora, magari le potevi trovare solo da qualche "spacciatore" fatte in qualche appartamento e sviluppate in segreto... ma in edicola certamente no!
Tant'è vero che l'anno seguente (1969) in una città come Londra mi capitò di vedere un giornale "porno" in cui i protagonisti avevano stampata una stella gigante sui posti strategici, in Italia non c’erano neanche quelli.....Solo nel 70 ad amsterdam vidi dei veri giornaletti porno su una bancarella a metà prezzo.......
Forse era anche per questo che la commessa di Nannucci stava molto in camuffa, forse per paura di un sequestro o di una denuncia e così l'album l'offriva solo ai clienti più conosciuti e fidati...
Vedere una copertina simile per noi poveri teen ager repressi dell'epoca diede un immagine di grande libertà, oltre che di sensualità...
Anche quella fu per noi un una rivoluzione. Una bella rivoluzione...........

Ciao..Luciano..


Pubblicato nell’ottobre 1968, Electric Ladyland scalò immediatamente le classifiche inglesi ed americane. Ma quando i rivenditori britannici videro le ventuno donne nude che adornavano la copertina inglese, la disputa che ne seguì fece passare in secondo piano la musica.
Questi infatti i titoli su alcune riviste specializzate inglesi:

Tempesta sul disco di Jimi – I negozi rifiutano la copertina perché pornografica.

Album con tette e culi chiuso in busta marrone.

Ricorda David King direttore artistico della Track Records:
Volevamo una copertina che fosse unica.
Chiesi al fotografo David Montgomery di far sembrare reali le donne e a quanto pare le foto originali avevano una bella sfumatura rosa, ma le economie in fase di stampa fecero si che l’effetto finale fosse nerastro e sgradevole.


Le session fotografiche avevano avuto luogo a Londra nel novembre dell’anno precedente il 1967.
Il fotografo David Montgomery attirò le ragazze nel suo studio fotografico con l’offerta del pagamento di 5 £ sterline, più altre 5 se si fossero svestite completamente e la promessa di essere fotografate con Jimi Hendrix.
Ma quel giorno Jimi che doveva comparire alla session non si fece vedere ed è per questo che le ragazze tengono in mano delle sue foto.

In un edizione di Melody Maker del 1968 una delle modelle, Reinie Sutcliffe, si lamentò delle foto dicendo:
Ci fanno sembrare un mucchio di vecchie prostitute, una vera schifezza. Ci si poteva aspettare di meglio non certo che sembrassimo delle donne sfatte e stanche.

In realtà Hendrix non amò molto quella copertina poiché aveva in mente altro a riguardo.
Era già da un pezzo che Jimi aveva le idee chiare circa la cover del doppio album appena terminato ed infatti già nel settembre del 1968 durante il tour americano con gli Experience, mentre alloggiava al Cosmopolitan Hotel di Denver in Colorado , Hendrix scrisse istruzioni dettagliate ai produttori per la copertina di Electric Ladyland.


Jimi Hendrix quando poi vide la copertina della Track Records rimase un po’ seccato perché quelli della casa discografica inglese non lo avevano avvisato e neppure avevano tenuto in considerazione i suoi suggerimenti.

Nelle interviste Jimi si dissociò dalle foto ma senza acrimonia o scaldarsi troppo, si limitò semplicemente a dichiarare che non ne sapeva nulla e che non aveva idea del perchè sarebbero state usate proprio quelle immagini.


Non potendo più intervenire sulla copertina inglese Jimi riscrisse allora un'altra lettera alla Warner Brothers affinché questa volta utilizzassero le sue istruzioni per la copertina dell’edizione americana.

Grazie a Luciano Lambertini per il racconto di "come eravamo"
e grazie a Maurice Tarlo per le foto

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