domenica 21 febbraio 2010

Alex Schiavi – Milano 23 maggio 1968, Jimi Hendrix al Piper


La prima volta che udii il nome di Jimi Hendrix, fu a casa di un piccolo promotore musicale milanese (si chiamava Freddy Torta ed abitava in viale Monza).
Ci parlò di questo musicista di colore e prima di ascoltare il disco (che altro non era che "Hey Joe") tutti noi dicemmo:
"Cazzo, un altro gruppo di rythm and blues, coi fiati".
Invece Freddy ci disse: "No, è una cosa tutta nuova, uno che suona la chitarra in trio"
E noi: "Ma come in trio, senza una seconda chitarra?" Ebbene, acoltato "Hey Joe", io rimasi letteralmente fulminato. Avevo finalmente scoperto come e in che modo avrei voluto saper suonare la chitarra.

Tutti i giorni andavo alle Messaggerie Musicali (corso Europa), e finalmente, nel settembre 1967 arrivò l'Lp “Are you experienced?” che immediatamente comperai.

Il disco era di importazione, ed è ancora a casa mia. In assoluto il disco che di più ho ascoltato nella vita! Da allora sono un fan di Jimi, quindi non potevo di certo perdermi il suo concerto a Milano, per niente al mondo quando seppi che avrebbe suonato qui.

Nel 1968 portavo i capelli lunghi e frequentavo abitualmente il Piper di Milano avendo l’ingresso gratuito come figurante del locale.

Non così per il concerto di Jimi Hendrix, in quell’occasione dovetti pagare il biglietto ma non importava.

Mi ricordo che quel giorno c’era un bel sole ed era caldo, fui uno dei primi ad entrare, sebbene il primo concerto fosse previsto per le quattro e mezza del pomeriggio, io, alle due, appena aprirono la biglietteria, ero già là.

All’interno del locale c’erano due palchi, quello su cui doveva suonare Jimi, dava sul giardinetto del locale e alla sua sinistra c’era un corridoio che portava alle cucine e serviva anche da backstage per gli artisti.

Appena entrato, con disappunto, notai che il palco era vuoto, non c’era batteria, amplificatori o strumenti di alcun genere.

Il tempo passava e il pubblico aumentava ma di strumentazione manco l’ombra, a circa un’ora dall’inizio del concerto eravamo tutti spiazzati.

Sull’altro palco aveva iniziato a suonare il gruppo del locale, Wess and the Airedales ma nessuno di noi ci fece caso e a tutti venne l’atroce dubbio di essere stati presi in giro.

Il nervosismo stava salendo ed ero tra la folla alla sinistra del palco quando, tra la confusione, mi passò vicino un individuo con una vistosa camicia a fiori e dei pantaloni con un grande occhio disegnato.

Era Jimi Hendrix!

D’istinto lo chiamai e lo afferrai per un passante della cintura dei pantaloni (me lo sarei tenuto come eterno souvenir) e lo trattenni per un qualche secondo. Ero emozionantissimo, non sapevo cosa fare e lo lasciai andare.

Tra la confusione e lo stupore generale Jimi salì sul palco dove Tito Vanchieri (uno dei tre soci del Piper, insieme a Leo e Lamberto) stava dicendo al pubblico che Hendrix quel pomeriggio non avrebbe potuto suonare.

La causa era il mancato arrivo della strumentazione bloccata in dogana (così ci venne detto, ma certamente era una grossa, balla, dato che dopo solo sei ore tutto filò liscio).

I soci del locale inoltre si impegnarono a restituire il prezzo del biglietto al pubblico pomeridiano.

Jimi fece solo una breve apparizione sul palco senza dire niente, era lì con la sua presenza solamente per rassicurare i ragazzi che quella sera, invece, il concerto si sarebbe tenuto.

Dopo di che il gruppo di Wess, riprese la sua esibizione.

Alcuni si fecero rimborsare il biglietto ma molti, come me, non ci pensavano nemmeno di rinunciare al concerto di Hendrix .

Non ci importava del rimborso del biglietto, avevamo paura che poi alla sera non avremmo più potuto entrare così decidemmo di rimanere lì.

Leo Watcher, il co-gestore del locale (colui che aveva portato i Beatles in Italia, ed anche nel 1967 i Rolling Stones) , un uomo di grande intuito ma un gran caratteraccio, ci insultò tutti, ci minacciò ma… niente da fare.

Stoicamente circa un centinaio di noi restò all’interno del locale per attendere il concerto serale.

Già verso le nove il Piper era pieno e quando Jimi iniziò a suonare circa dopo le dieci di sera il locale era gremito oltre la sua capienza e almeno un centinaio di persone non riuscì ad entrare.

Il concerto iniziò con “I don’t live today”.

L’acustica era terribile, si riusciva a stento a sentire la voce di Jimi quando cantava.

Jimi eseguì molti brani del suo repertorio che già conoscevo, come “Fire” , “Foxy lady”, “Hey Joe”, “Red house”, forse anche “Can you see me?” ma non ne sono sicuro.

Mi ricordo che durante una canzone lanciò in aria la chitarra e la riprese al volo continuando a suonare come se niente fosse.

Aveva due grossi amplificatori, un Marshall con due casse, ed un altro amplificatore sempre con due casse, il modo in con cui suonava Jimi era una cosa impressionante, mai vista.

Noel Redding suonava con un Jazz Bass e degli amplificatori Sound Sistem.

Il concerto durò all’incirca una cinquantina di minuti non credo di più.

Alla fine rimasi un po’ a chiacchierare all’interno del locale e tornai a casa prima dell’ultimo metrò.

Assistere a questo evento fu per me uno shock: avevo trovato la mia vita musicale, anche se già suonavo con dei gruppettini beat da ben quasi tre anni (allora suonavo il basso elettrico). E' ancora nel mio cuore, e sono felice di aver potuto vederlo. Oltretutto ci sono delle fotografie in cui mi si vede. A futura testimonianza.

Lo amavo e lo amo tuttora; peccato per coloro che non hanno avuto questa fotuna e grande onore di assistere al recital. Del resto io ho visto la Sacra Trinità:

Beatles nel 1965 al Vigorelli

Rolling Stones nel 1967 al Palalido

Jimi Hendrix nel 1968 al Piper.

Mi basta.
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