domenica 28 marzo 2010

Jimi Hendrix in Italia 1968




Il nuovo libro sulla tournèe italiana di Jimi Hendrix sarà pubblicato a maggio 2010, a distanza di circa 42 anni dalla stessa.

Il libro è il risultato delle ricerche condotte da me e da Caesar Glebbeeck.

Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che con i loro ricordi hanno contribuito a questo libro

lunedì 22 marzo 2010

NOT YET EXPERIENCED, BUT HAPPY TO BE THERE!


NOT YET EXPERIENCED, BUT HAPPY TO BE THERE!
di Roberto Maresca

A quei tempi andavo al liceo (ma spesso rimanevo fuori!)
Ho ascoltato Hendrix per la prima volta su un nastro magnetico, a casa di Eugenio Finardi -appena tornato dagli USA- il brano era "Rock Me Baby" di B.B.King (ma io non conoscevo l'originale) e mi ha sconvolto irrimediabilmente!

Impossibile pensare di non andare a quel concerto, dopo aver ascoltato qualche centinaio di volte Are You Experienced!
Ci sono andato con gli amici di Baggio (che insieme a Quarto Oggiaro sfornava talenti musicali!)
Fugace apparizione di Jimi al pomeriggio: garbato, quasi timido! Lo immaginavo più alto, ero affascinato dall'abbigliamento (oggi è più difficile trovare certi tessuti e fantasie, ma io ci riesco!) e da quelle ciocche bionde, che però lo invecchiavano un pò.

Dato che il concerto pomeridiano è saltato, abbiamo deciso (io, Ricky Belloni e altri amici) di "occupare" il Piper, invece di accettare la resa del prezzo del biglietto (anche perché al pomeriggio costava 1.500 lire, mentre alla sera 3.000!)
Ero un frequentatore del Piper e devo dire che il pubblico era da discoteca, ma preparato, anche perché i gruppi che normalmente accompagnavano i balli, fra i quali: Thane Russell (che sembrava Brian Jones e si muoveva come Mick Jagger), Bad Boys (robusto gruppo UK, di cui ricordo il grandissimo batterista scozzese Bernie Martin), Dave Anthony Moods (altro grande gruppo UK con sezione fiati e abbigliamento rigorosamente Vittoriano, che ha portato sul palco l'orgoglio gay, ben prima dei Village People; eccezionale la loro versione di My Baby -già Yardbirds e Janis Joplin-, di cui ho il 45 giri!), erano tutti di livello notevole!

Al concerto, pubblico numeroso e partecipe, atmosfera surriscaldata..ma dopo le prime note..c'ero solo io e lui!

Sicuramente ha suonato i brani di "Are you experienced", ma non mi ricordo se già c'erano quelli di "Axis: bold as love".

Non mi ricordo problemi con l'amplificazione, ma una cosa la ricordo molto bene: con un semplice distorsore e un pedale wah, ha fatto cose che non sento fare oggi con i multi-effetti più sofisticati!
La cosa che -letteralmente- mi ha colpito di più è stato il volume..a cui neanche lui sembrava abituato (quando ha cominciato a toccare le corde per intonare, la faccia si contorceva in una serie di tic), ma a parte questo..il suo modo interagire con il pubblico era sovrastante (svanita la timidezza pomeridiana -ma forse era l'imbarazzo per il contrattempo -causa solita burocrazia da repubblica delle banane-), ti guardava negli occhi e sembrava tirarti a sè; ogni tanto (anzi spesso) fissava una ragazza, e, con atteggiamento inequivocabile, accompagnava il trillo che eseguiva su una corda, con estroflessione e movimento ritmico della lingua!
Non ho cercato di contattare Jimi dopo il concerto, perché purtroppo all'epoca ero troppo timido per farmi avanti (fossi stato come adesso, avrei fatto di tutto, mi sarei intrufolato e magari l'avrei convinto ad ascoltarmi suonare per avere suggerimenti!), peccato, perché allora era più facile avvicinare le star, non c'erano truppe di bodies!

Da quel concerto, a parte tutto quello che riesco a ricordare, mi è derivata una sorta di modifica quasi fisica (qualcuno diceva "I got you under my skin")!
Tecnicamente un'altra cosa mi ha colpito: ha eseguito dal vivo anche le parti che sembravano overdubbing sul disco: per esempio in "I don't live today" faceva partire il feedback, che controllava a polso sulla leva tremolo, mentre continuava a suonare il riff regolare. L'unica facilitazione, se così si può dire, è che, usando da mancino una chitarra destra, la leva si trova in alto..il resto è lui!
E' stato emozionante rivivere nelle foto quella situazione, e rivedermi tra il pubblico (vanità di vecchio rocker); purtroppo non conosco partecipanti cha abbiano registrato l'evento..hey, se ci siete, please, condividete!!


giovedì 11 marzo 2010

Quella sera al Piper era una vera bolgia!


Insieme alla fotografia, la musica da sempre è stata la mia grande passione tant’è che già nel 1965 avevo fondato un Beatles fan club che presto era diventato un punto di ritrovo per i musicisti beat della provincia.
Il club era in un piccolo locale a Gallarate e alla domenica organizzavamo concertini e festicciole.
Da mio padre che era fotografo presi la passione per la fotografia e ben presto diventai anche il fotografo ufficiale dei gruppi beat che frequentavano il club, sia nomi sconosciuti come gli Oxen Group o più noti come i “Cicisbei’70”, Thane Russel…….e altri.
Nel 1968 frequentavo abitualmente il Piper di Milano e venni a sapere che Jimi Hendrix avrebbe suonato lì.
Mi ricordo che il giorno del concerto era caldo e volevo essere tra i primi ad entrare per prendere un buon posto per fare delle foto così insieme ad un amico intorno a mezzogiorno presi il treno per Milano.
Quando arrivai al Piper il locale era ancora vuoto così mi accaparrai un posto tra il colonnato alla sinistra del palco dove Hendrix avrebbe suonato.

L’attesa per il concerto fu snervante, ricordo il caldo, la confusione, il fumo e l’incertezza.
Il tempo passava e tra i presenti la tensione stava raggiungendo un livello preoccupante, tra il pubblico qualcuno era anche molto incazzato quando dal palco si sentì annunciare “Guardate che Jimi Hendrix è qua”, poi Leo Watchwer cominciò a spiegare che per problemi doganali il concerto pomeridiano non si sarebbe potuto tenere e da parte dei gestori del locale c’era la volontà di rifondere il prezzo dei biglietti.
Jimi fece una fugace apparizione sul palco e poi se ne andò via.

Rimasi colpito dalla sua persona, innanzitutto mi sembrava diverso da come l’avevo visto in foto, aveva i capelli più corti e poi quelle meche bionde…. Mah!
Mi lasciò spiazzato anche la sua “timidezza”, sembrava si stesse scusando per il mancato concerto…. Forse sapendo che era stato un paracadutista me lo immaginavo un duro.
Decidemmo comunque di restare per il concerto serale e andammo nei giardinetti dietro al palco, restammo lì anche quando il locale chiuse alle 19,30 per la pausa serale.
Fu un’ottima idea perché in questo modo riuscii a mantenere il mio posto.
Avevo infatti posizionato la mia attrezzatura su uno dei tavolini rotondi del Piper.


Alla sera era una vera bolgia e per posizionarmi meglio presi una sedia, la misi sul tavolino. Da lì sopra avevo una buona visuale per le mie foto.
Quando Jimi arrivò verso le dieci di sera ci fu una brevissima presentazione e iniziò subito il concerto.

Jimi durante la sua esibizione masticava un chewing gum e con noncuranza faceva uscire dei suoni incredibili dal suo strumento.
Più che il fatto che avesse suonato con i denti o tra le gambe mi impressionò la scioltezza con cui suonava e l’affiatamento con gli altri membri della band, bastava infatti uno sguardo e il gruppo lo seguiva.
Durante il concerto feci parecchi scatti a Jimi e al gruppo usando una tecnica sperimentale simile al panning.

Successivamente andai a Londra dove ebbi occasione di fotografare altri artisti tra cui Jim Morrison e i Doors, Ray Charles, i Rolling Stones, i Jetthro Tull e altri però purtroppo non ebbi più occasione di vedere Hendrix.

Lillo Giovara fotocolor@email.it