giovedì 24 giugno 2010

Fholks (la jam session con Jimi Hendrix)



Noi dei Fholks eravamo già fans di Jimi Hendrix e tutti insieme andammo a vedere il concerto del pomeriggio al Brancaccio il 24 maggio.
Mi ricordo che quel pomeriggio all’interno del teatro c’era un gran casino, il pubblico era irrequieto , ad un certo punto, mentre gli Experience suonavano un pezzo lento qualcuno dal pubblico strillò “a Jimi facce Foxy Lady” e Hendrix sembrò molto infastidito….

Noi eravamo il gruppo che suonava al Titan club e sapendo che dopo il concerto serale Hendrix sarebbe venuto lì chiedemmo al direttore artistico del locale se potevamo suonare mentre era presente Hendrix…
Quella sera al Titan facevamo da spalla ad un gruppo di R&B e finito il loro concerto, sebbene avessimo già suonato, tornammo sul palco a suonare.
Jimi era seduto proprio di fronte a noi nel “vippaio” (il tavolino dei vip) insieme a delle ragazze e notai che mentre suonavamo ci guardava e batteva il tempo con la mano.
Armando Gallo ricorda che Jimi disse “Silenzio tutti, voglio sentire questi ragazzi suonare!”

Abbiamo suonato per una mezz’oretta e quando tornammo nei camerini arrivò Alberto Marozzi che ci disse che Jimi Hendrix voleva che suonassimo ancora e così facemmo un altro paio di pezzi.

Tornammo ancora nei camerini e Alberto tornò eccitato e ci disse “A ragà Jimi vole fà na jam session”.

Andammo verso il palco, Ruggero Stefani andò alla batteria mentre Noel Redding prese la mia Gibson 335 (Claudio Baldassari) e Jimi prese il basso di Piero (Pierfranco Pavone).
Jimi suonò il basso semplicemente girandolo senza riaccordarlo (Hendrix era mancino)

Suonammo qualche brano, improvvisando alcuni blues poi durante una pausa Alberto Marozzi andò alla batteria e provò anche lui lo strumento dopodichè Mitch Mitchell prese il suo posto.

Dopo la jam session Jimi ci invitò al suo tavolo, Alberto Marozzi faceva da interprete, e Hendrix ci chiese di aprire i concerti al Brancaccio il giorno successivo.
Massimo Bernardi non era molto d’accordo perché noi Folhks dovevano già suonare al Titan ma dopo le insistenze di Jimi, Massimo accettò a patto che subito dopo fossimo tornati per suonare al Titan.

Il giorno dopo gli altri gruppi dovettero ridurre il loro set e PierFranco Colonna non la prese molto bene, suonammo ad un solo concerto perché all’altro facemmo tardi a causa del traffico che c’era tra il Titan e il Brancaccio ...
Eddie Ponti ci ha presentati come “i Beniamini di Jimi Hendrix”….

Per quel concerto ci portammo solo nostri strumenti e usammo l’amplificazione presente sul palco di un gruppo di supporto.
Suonai con un Vox AC 100 che faceva schifo mentre io ero abituato a suonare con un Vox AC30.

Più tardi quella sera, finito il secondo concerto al Brancaccio, Hendrix tornò al Titan club e si portò la sua chitarra per fare una jam session, dopo che finimmo il nostro set Jimi salì sul palco con Noel e Mitch e improvvisarono per più di un’ora, fu una cosa incredibile.
L’indomani, mentre Hendrix era in partenza per Bologna, fummo convocati all’Hotel Metropol dove gli Experience alloggiavano …. Lì bevemmo una coca cola mentre Jimi ci chiedeva se fossimo disponibili a seguirlo in America per accompagnarlo in una sua tournèe che si sarebbe tenuta quell’estate.

Eravamo increduli ma purtroppo non avevamo il passaporto, eravamo troppo giovani e il bassista doveva andare a fare il servizio militare, così non se ne fece niente.

Chi avrebbe immaginato che due anni dopo Jimi fosse morto? fu un’occasione sprecata che non si sarebbe più ripetuta

Claudio Baldassarri e Ruggero Stefani



giovedì 10 giugno 2010

La registrazione dei concerti romani

Mi chiamo Adriano Assanti Gironda nel 1968 avevo 17 anni, suonavo già la batteria ed ero un amante della musica.

A Napoli dove vivevo la situazione musicale di quei tempi era canzoni classiche napoletane e 4 o 5 cantanti italiani famosi che conosciamo tutti, noi eravamo tra i pochi ad ascoltare e suonare musica inglese ed americana.
Non c’era possibilità di trovare riviste musicali e i dischi d’importazione, erano difficili da reperire.
La nostra principale fonte d’informazione musicale era il programma radiofonico Bandiera Gialla, oppure ci si sintonizzava sulle onde medie di radio Luxemburg però solo dopo le due di notte, li conobbi gruppi come i Blood Sweet and Tears, i Chicago e James Brown
Un mio amico Geppino Esposito un giorno si presentò con un disco di Hendrix.
Mettiamo su il disco e sentiamo questa musica strana, “chisto musicista è proprio bbuono”, non capivamo che diceva ma la musica era veramente diversa da tutto quello che avevamo ascoltato fino ad allora, sembrava un marziano.

Un giorno lo stesso amico viene e mi dice che Jimi suonerà a Roma, e sebbene la sua musica non fosse in cima ai miei pensieri, chiedo quando avrebbe suonato e lui mi dice a maggio.
Eravamo molto giovani ed arrivare a Roma era un problema, c’era ancora un mesetto davanti, così chiedemmo a diverse persone se ci accompagnavano in auto….Nessuno era disposto a venire con noi, eravamo disperati.
Vicino a dove abitavo, al Vomero, c’era un garage dove la gente usa ancora oggi posteggiare le auto al coperto con guardiano e al pomeriggio andavamo a giocare a carte con il guardiano, un certo Emilio, un personaggio più anziano di noi, lontano anni luce dalla musica beat figurarsi quella di Jimi Hendrix, lui che manco parlava in italiano bene ma solo il dialetto, ascoltava solo canzoni napoletane di Aurelio Fierro eccetera. era l’ultima persona al mondo che poteva apprezzare quel genere di musica cosi fuori da ogni cognizione.
Il mio amico disse chiediamo a Emilio, figurarsi pensai io, ma era la nostra ultima spiaggia…. Così andammo da lui con il disco di Jimi Hendrix e gli dicemmo che a Roma avrebbe suonato questo chitarrista che era un mostro, bravissimo, un genio, viene dall’America, lui ovviamente non ne aveva mai sentito parlare e non era molto propenso ad accompagnarci, voleva prima sentire il disco ma noi ogni volta trovavamo una scusa per non farglielo ascoltare perché avevamo paura che poi non ci avrebbe accompagnato.Tanto insistemmo che quando arrivò il sabato 25 maggio, da Napoli partimmo con la Daufin di Emilio, fu un viaggio allucinante, lunghissimo di circa tre ore e mezza
……….nonostante che durante tutto il tragitto gli avessimo fatto una testa così con stò Jimi Hendrix, eravamo sicuri che appena sentito le prime note del concerto, Emilio ci avrebbe abbandonato e invece con nostra sorpresa, arrivati a Roma era più entusiasta di noi e durante il concerto addirittura era gasatissimo e continuava a dire “Mai vista una roba simile, hai visto che suona la chitarra con la bocca e guarda il batterista come suona i tamburi”
Tornato a Napoli per un sacco di tempo raccontò entusiasta a tutti di essere stato a Roma a sentire questo Dio della chitarra.


Arrivati a Roma acquistammo i biglietti e quel pomeriggio il teatro Brancaccio non era pieno.
A quei tempi se potevo, mi portavo ai concerti il mio registratore a cassette della Philips, registravo tutto per poi riascoltare i musicisti e scoprire le loro dritte e trucchetti.

In genere nessuno ci faceva caso e anche al Brancaccio io sono tranquillamente entrato con il registratore.
Li incontrai Ugo Cirino e Toni di Mauro, anche loro di Napoli, decisero all’ultimo momento di venire al concerto, probabilmente fu Toni a insistere e convincere Ugo.

Dei gruppi di spalla che si esibirono prima di Hendrix ho solo il vago ricordo di un balletto, ero concentrato e interessato solo a Jimi Hendrix.
Durante il concerto la mia paura era che si scaricassero le pile mentre Jimi suonava, quindi il primo concerto non l’ho seguito molto perché ero preoccupato dalla lancetta del registratore e continuavo a cambiare posizione per ottenere una registrazione ottimale…..
Alla fine del concerto, nonostante tutto, ero entusiasta e visto che Ugo e Toni sarebbero rimasti anche per il secondo concerto e si offrirono di riaccompagnarmi con la Porshe di Ugo decisi di ricomprare il biglietto.

Il secondo concerto mi riconfermò l’eccezionalità del musicista. Mi ricordo anche che Jimi era un po’ arrabbiato a causa di problemi con l’amplificazione.

I concerti di Jimi avvalorarono in noi la convinzione di creare della musica originale, tutta nostra, infatti formammo il gruppo dei Moby Dick e nei primi anni settanta registrammo pure un LP presso gli Olympic Studios di Londra dove qualche anno prima Jimi registrò Axis Bold as Love.

Tornato a casa questa cassetta con la registrazione di Hendrix al Brancaccio me la risentì parecchie volte, soprattutto studiai l’assolo di batteria di Mitch Mitchell, infatti io sono un batterista poi questa registrazione finì sotto un mucchio di altre cassette e me ne dimenticai.

Verso la metà degli anni ’70 mi trasferii in Svizzera e nel 2001 durante un rimpatriata a Napoli Ugo Cirino mi disse “ho una sorpresa per te” e mi fece riascoltare la cassetta di cui mi ero dimenticato …. Pensai di farne un disco però subito mi resi conto che non era legale così tramite la Blue Star Records mi misero in contatto con la Fondazione Hendrix e gli vendetti il nastro per 1500 Dollari, mi fecero un contratto di oltre 15 pagine in cui mi impegnavo a non divulgare la registrazione.
Però mi sono pentito di averla venduta.
Sebbene io non sia un fans di Hendrix, ancora oggi ogni volta che riascolto il nastro questo mi riporta indietro nel tempo e mi dà delle emozioni particolari….
Sono stato molto fortunato in due situazioni nella mia vita la prima di aver sentito Hendrix dal vivo 2 volte e registrare i concerti.
La seconda di aver formato i Moby Dick grandi emozioni un gruppo irripetibile ancora oggi !!!

LA REGISTRAZIONE

Il nastro inizia con la presentazione di Eddie Ponti e subito gli Experience suonano “I don’t live today” (durata 3:30), una versione molto vicina all’originale con un assolo verso la fine.

Dopo una breve introduzione di Jimi, tra il vociare del pubblico, la seconda canzone è “Hey Joe”( durata 4:15).
E' una versione particolare, anche questa all’inizio è simile all’originale poi però Jimi suona dei licks diversi e dopo 3:30 fa un secondo assolo.

Il terzo brano suonato dagli Experience è “Stone free”( durata 3.42) una versione simile all’originale ma con un micidiale assolo dopo circa 2:00 minuti.

Prima del quarto brano Jimi accorda la chitarra dopo di che suona “Manic depression”( durata 5:48), un’ottima versione. Nonostante durante l’assolo Jimi sbagli una nota, l’involontario errore stravolge la canzone e il solo si trasforma in un qualcosa di incredibile, psichedelico, poi Mitch Mitchell fa un magistrale assolo di batteria, alla fine Jimi riprende il tema della canzone e termina il brano.
La quinta canzone suonata dagli Experience è “Foxy lady”( durata 3:40), una versione veramente ispirata che ha mandato in visibilio il pubblico.

Mentre introduce ”Red house”( durata 10:10) Jimi cambia la chitarra e per il brano successivo usa una Gibson Les Paul.
Questa versione è in assoluto una delle migliori esecuzioni di Hendrix, lentissima, quasi acustica, con un lunghissimo assolo.
Ad ogni calo di dinamica gli astanti rispondono con calorosi applausi.

Alla fine Jimi saluta il pubblico romano e in perfetto italiano dice “buonasera” poi dedica l’ultima canzone “Wild thing” (durata 6:30) ai soldati che combattono in Vietnam.
Anche questa è una versione atipica, molto più lenta di quella usuale. Nel mezzo accenna a “Stranger in the night” e verso la fine usa alcuni riff che ricordano”Star spangled banner”.
Il concerto finisce e il pubblico è in delirio.

Purtroppo la registrazione del secondo concerto è molto breve ed inizia con gli applausi del pubblico impaziente.
Il primo brano è “Fire”( durata 2:50) molto simile all’originale ma Hendrix lo finisce in maniera quasi brusca dopo un brevissimo assolo.

Il pubblico è sicuramente più rumoroso che durante il concerto precedente e subito Jimi inizia “Stone free”( durata 3:40). Noel Redding fa il controcanto a Jimi che verso la fine della canzone suona un micidiale ed atipico assolo.

Prima del terzo brano Hendrix si scusa con il pubblico come a Bologna per i problemi di elettricità dopodichè inizia “Red house” sfortunatamente poco dopo la prima strofa, il nastro finisce… anche questa doveva essere un’eccezionale versione.

domenica 6 giugno 2010

JIMI SANTO SUBITO


ENZO GENTILE
JIMI SANTO SUBITO
( QUARANT’ANNI DI MITOLOGIA HENDRIXIANA)


Il libro analizza il personaggio e soprattutto guarda ai motivi che ne hanno alimentato la leggenda dalle prime incisioni del 1966 fino ai giorni nostri.

Jimi Hendrix, la sua musica, il suo stile di chitarrista stratosferico, la sua inventiva di cantante e compositore, hanno attraversato l’arte e il costume, il suono e le classifiche dalla metà degli anni Sessanta a oggi, per una densità, una qualità, una continuità sbalorditive se si pensa ai tempi con cui si consumano gli eroi grandi e piccoli nel mondo dello spettacolo.
Per l’artista di Seattle (1942-1970) la storia si dimostra completamente diversa e tuttora il suo mito vive di luce propria, grazie alle pubblicazioni discografiche, all’influenza esercitata su generazioni intere di gruppi e musicisti, all’attualità della sua figura, recentemente utilizzata anche come testimonial nella campagna pubblicitaria di un importante marchio di jeans. Hendrix, più di ogni altro protagonista della cultura popolare del Novecento, riassume nella sua opera genio e modernità, tradizione e ricerca, per un quadro produttivo completatosi in meno di quattro anni.
Nel volume, insieme a una ricca selezione di immagini che coprono la carriera e ad aspetti meno conosciuti della vita fuori dal palcoscenico, si raccontano e si spiegano i motivi di questo fenomeno che non ha uguali e anzi si amplifica, si alimenta con progetti e produzioni sempre seguitissimi dai media e dal grande pubblico.
Totem trasversale e senza età, Hendrix viene qui esaminato e illustrato con una serie di sguardi in profondità: Jimi maestro di performance dal vivo, autore di canzoni dai testi lucidi e visionari (tradotti e commentati), osannato da amici e colleghi di cui si riportano decine di dichiarazioni, e ricordato in una rara intervista al padre Al e alla sorellastra Janie, oggi a capo della società che ne cura la memoria e gestisce l’eredità.
Una gran quantità di curiosità e sfaccettature poco note dell’artista saranno integrate da una guida minuziosa, e aggiornata, a oltre sessanta tra dischi e dvd, frutto di una strabiliante epopea produttiva, e da una panoramica su articoli storici e più recenti ripresi dalla stampa italiana.
“Jimi Santo Subito” ospita anche gli interventi di giornalisti e studiosi che riflettono intorno al pianeta-Hendrix da diverse angolazioni: i legami con il jazz, il suo ruolo all’interno della comunità nera, i rapporti con il potere e le ‘attenzioni’ riservate da polizia e servizi segreti, l’aspetto di icona nel campo dell’immagine, la tensione ‘mistica’ che sprigionava il personaggio, i contatti con i musicisti nostrani in occasione del tour italiano del 1968.
Duecento pagine che sono un atto d’amore per Jimi, la sua musica e quello che hanno rappresentato.

Enzo Gentile (Milano, 1955), giornalista e critico musicale. Ha scritto per un centinaio di testate di ogni periodicità (Repubblica, Mattino, Europeo, Panorama, Diario, Linus, Ciak, Jam…) e lavorato per radio e tv (RadioRai, Radio Popolare, Radio 24…). Docente universitario (Cattolica e Iulm, a Milano), in master e corsi di formazione (Bologna, Parma, Mantova), ha curato convegni e mostre (Beatles, Woodstock, la grafica nelle copertine del jazz e del rock), ed è autore di saggi e presentazioni per le maggiori istituzioni (dalla Scala al Piccolo Teatro), oltre che di una dozzina di libri ad argomento musicale (Note di pop italiano, 1978, Arcipelago rock, 1987, Rock around the clock, 1995, Enciclopedia del pop-rock, 1999, A day in the life, 2006, Beatles ’68, 2008, …). E’ ideatore e direttore artistico di varie manifestazioni, da Suoni e Visioni (dal 1990) a Music club (2009).


mercoledì 2 giugno 2010

Di Jimi ho il ricordo di una persona estremamente gentile, dolce e sensibile


Testimonianza di Bruna Urbani

Ho incontrato Jimi la sera del 24 maggio 1968 al Titan Club, dopo aver assistito al suo concerto al teatro Brancaccio.
A quei tempi lavoravo nel mondo della moda e gia' in passato avevo sfilato per diverse firme al Titan club, per cui conoscevo bene il proprietario Masssimo Bernardi.
Ero un’abituè del locale e lo preferivo al piu’ rinomato Piper, il Titan, era per cosi’ dire, un ambiente piu’ raccolto e lo frequentavo quasi tutte le sere avendo parecchie amicizie nel mondo della musica dell’epoca (Mal, i Rocks e altri)
Al Titan erano spesso presenti anche Renatino (Renato Zero) che conoscevo benissimo in quanto le rispettive nostre madri erano amiche e Loredana (Berte’) che era amica della sorella di Massimo(Bernardi).
Io ero sempre in compagnia della mia carissima amicaThea (Flemming), una ragazza olandese,all’epoca abbastanza famosa per le sue parti da protagonista nei fotoromanzi e alcune apparizoni minori in qualche film, Thea in seguito si sposò, era fidanzata con il batterista dei Rocks, eravamo talmente somiglianti che spesso ci scambiavano per sorelle, io ero un po’ più magra.

Fu così che quando Jimi venne a Roma per i suoi concerti, Massimo mi invito' al concerto serale del primo giorno (venerdì 24 maggio).
Assieme alla mia carissima amica Thea (Flemming) andammo allo spettacolo, Jimi lo conoscevo gia’ come musicista e mi ricordo che quella sera il teatro era stracolmo.
Prima dello show dell'Experience si esibiva un balletto nel quale erano presenti siaLoredana (Berte') che Renatino (Zero).
Avevamo un posto nella prima fila della platea, la cosa che piu' mi colpì e che poi ebbi modo di apprezzare piu' da vicino quando ci incontrammo al Titan Club, fu la sua straordinaria bellezza.
Non era come lo avevo visto raffigurato nelle immagini che giravano, dove dava l'impressione di essere il tipico nero, ma innazitutto la sua pelle era di colore olivastro,dato che sua madre come mi fece vedere da foto era giapponese.*

*(come sappiamo tutti non e' propriamente cosi', alla mia spiegazione di come erano esattamente le cose in riguardo, la signora non e' stata in grado di ricordare bene se la foto che Jimi le mostro' era la madre naturale o la matrigna).
Seguii il concerto rapita dalla sua immagine senza prestare molta attenzione a quello che suonava, poi ad un certo momento, visto che vedevo che insistentemente aveva lo sguardo rivolto verso di noi, mi rivolsi alla mia amicaThea dicendole che probabilmente Jimi aveva un interesse nei suoi confronti al che lei con uno sguardo fra lo stupito e l'ironico mi disse:”ma cosa stai dicendo, non vedi che sta guardando solo te, non te ne sei ancora accorta?”
Finito il concerto, Massimo(Bernardi), ci raggiunse in platea chiedendoci se potevamo
andare al Titan, visto che poi Jimi sarebbe passato di la', avremmo potuto fargli un po' di compagnia dato che che Thea conosceva bene l'inglese poteva sostenere una conversazione con lui.
Io accettai con entusiasmo, Thea acconsenti’ di farmi compagnia e cosi’ dopo lo show salimmo sulla Mustang color argento di Thea e ci recammo al Titan.

Una volta giunte al locale, prendemmo posto in un tavolino nelle vicinanze del palco,
non ricordo esattamente, ma credo si stesse esibendo un gruppo e fra le persone presenti che io conoscevo, mi ricordo che c'era Albertino Marozzi.
Dopo una breve attesa ci raggiunse Jimi, gli altri due ragazzi(Noel,Mitch), giunsero piu' tardi.

Aiutata da Thea, iniziai a chiacchierare con Jimi, che non so se perchè, forse frenato dal fattoche pensava che io non capissi fra il rumore che c'era nel locale oppure che non ero in grado di capire pienamente quello che mi diceva, disse che voleva andare in un posto piu’ tranquillo.
Rimanemmo al Titan circa1h e mezza, non ricordo se sia salito sul palco per suonare con quelli che si stavano esibendo, perche’ per un certo periodo io e Thea eravano in un’altra sala del locale, un privè dove avevano accesso solo persone selezionate, puo’ darsi che in quel frangente possa avere suonato ma io non posso testimoniarlo.Bernardi ci disse che aveva chiamato un suo amico che gestiva un american bar e che se volevamo ci avrebbe ospitato, Jimi annui e cosi’ lasciammo il Titan e con l’auto di Thea raggiungenno il locale.
Converammo per alcune ore fin verso le 2 poi data l’intesa che c’era fra me e Thea, lei capì che era giunto il momento di far si che le cose prendessero il loro corso...cosi’ ci accompagnò all’albergo in cui Jimi era ospite di cui non ricordo il nome ma era vicino alla stazione Termini, era un buon albergo non di lusso.Trascorsi il resto della notte con lui e il mattino seguente verso le 11 venne a prendermi Thea per portarmi a casa visto che non avevo abiti di ricambio per la giornata.
Di Jimi ho il ricordo di una persona estremamente gentile, dolce e sensibile, che non so se per farmi piacere mi disse che voleva che lo raggiungessi negli USA una volta ritornato e che era sua intenzione prendere una casa a Roma, per incontrarmi quando era possibile, comunque ci lasciammo con l’appuntamento di rivederci la sera dopo il concerto di nuovo al Titan.
Non potetti assistere al concerto, ma mi recai al Titan dove Jimi ci raggiunse, rimanendo non molto tempo, perche’ alcune persone lo invitarono a casa di Renzo Arbore**(notizia smentita dallo stesso Arbore a Bonanzi Roberto), per “fumare”, io ero contraria a quel tipo di cose cosi’ non accettai l’invito e quella fu l’ultina volta che vidi Jimi.
*(Jimi quella notte si accompagnerà con Claudia, una modella austriaca)

In seguito venni assunta come hostes in alitalia e dato il tipo di lavoro che svolgevo, venni a conoscenza della morte di Jimi solo alcune settimane dopo il fatto.
Questo ricordo rimarra’ sempre nella mia memoria indelebilmente.