giovedì 10 giugno 2010

La registrazione dei concerti romani

Mi chiamo Adriano Assanti Gironda nel 1968 avevo 17 anni, suonavo già la batteria ed ero un amante della musica.

A Napoli dove vivevo la situazione musicale di quei tempi era canzoni classiche napoletane e 4 o 5 cantanti italiani famosi che conosciamo tutti, noi eravamo tra i pochi ad ascoltare e suonare musica inglese ed americana.
Non c’era possibilità di trovare riviste musicali e i dischi d’importazione, erano difficili da reperire.
La nostra principale fonte d’informazione musicale era il programma radiofonico Bandiera Gialla, oppure ci si sintonizzava sulle onde medie di radio Luxemburg però solo dopo le due di notte, li conobbi gruppi come i Blood Sweet and Tears, i Chicago e James Brown
Un mio amico Geppino Esposito un giorno si presentò con un disco di Hendrix.
Mettiamo su il disco e sentiamo questa musica strana, “chisto musicista è proprio bbuono”, non capivamo che diceva ma la musica era veramente diversa da tutto quello che avevamo ascoltato fino ad allora, sembrava un marziano.

Un giorno lo stesso amico viene e mi dice che Jimi suonerà a Roma, e sebbene la sua musica non fosse in cima ai miei pensieri, chiedo quando avrebbe suonato e lui mi dice a maggio.
Eravamo molto giovani ed arrivare a Roma era un problema, c’era ancora un mesetto davanti, così chiedemmo a diverse persone se ci accompagnavano in auto….Nessuno era disposto a venire con noi, eravamo disperati.
Vicino a dove abitavo, al Vomero, c’era un garage dove la gente usa ancora oggi posteggiare le auto al coperto con guardiano e al pomeriggio andavamo a giocare a carte con il guardiano, un certo Emilio, un personaggio più anziano di noi, lontano anni luce dalla musica beat figurarsi quella di Jimi Hendrix, lui che manco parlava in italiano bene ma solo il dialetto, ascoltava solo canzoni napoletane di Aurelio Fierro eccetera. era l’ultima persona al mondo che poteva apprezzare quel genere di musica cosi fuori da ogni cognizione.
Il mio amico disse chiediamo a Emilio, figurarsi pensai io, ma era la nostra ultima spiaggia…. Così andammo da lui con il disco di Jimi Hendrix e gli dicemmo che a Roma avrebbe suonato questo chitarrista che era un mostro, bravissimo, un genio, viene dall’America, lui ovviamente non ne aveva mai sentito parlare e non era molto propenso ad accompagnarci, voleva prima sentire il disco ma noi ogni volta trovavamo una scusa per non farglielo ascoltare perché avevamo paura che poi non ci avrebbe accompagnato.Tanto insistemmo che quando arrivò il sabato 25 maggio, da Napoli partimmo con la Daufin di Emilio, fu un viaggio allucinante, lunghissimo di circa tre ore e mezza
……….nonostante che durante tutto il tragitto gli avessimo fatto una testa così con stò Jimi Hendrix, eravamo sicuri che appena sentito le prime note del concerto, Emilio ci avrebbe abbandonato e invece con nostra sorpresa, arrivati a Roma era più entusiasta di noi e durante il concerto addirittura era gasatissimo e continuava a dire “Mai vista una roba simile, hai visto che suona la chitarra con la bocca e guarda il batterista come suona i tamburi”
Tornato a Napoli per un sacco di tempo raccontò entusiasta a tutti di essere stato a Roma a sentire questo Dio della chitarra.


Arrivati a Roma acquistammo i biglietti e quel pomeriggio il teatro Brancaccio non era pieno.
A quei tempi se potevo, mi portavo ai concerti il mio registratore a cassette della Philips, registravo tutto per poi riascoltare i musicisti e scoprire le loro dritte e trucchetti.

In genere nessuno ci faceva caso e anche al Brancaccio io sono tranquillamente entrato con il registratore.
Li incontrai Ugo Cirino e Toni di Mauro, anche loro di Napoli, decisero all’ultimo momento di venire al concerto, probabilmente fu Toni a insistere e convincere Ugo.

Dei gruppi di spalla che si esibirono prima di Hendrix ho solo il vago ricordo di un balletto, ero concentrato e interessato solo a Jimi Hendrix.
Durante il concerto la mia paura era che si scaricassero le pile mentre Jimi suonava, quindi il primo concerto non l’ho seguito molto perché ero preoccupato dalla lancetta del registratore e continuavo a cambiare posizione per ottenere una registrazione ottimale…..
Alla fine del concerto, nonostante tutto, ero entusiasta e visto che Ugo e Toni sarebbero rimasti anche per il secondo concerto e si offrirono di riaccompagnarmi con la Porshe di Ugo decisi di ricomprare il biglietto.

Il secondo concerto mi riconfermò l’eccezionalità del musicista. Mi ricordo anche che Jimi era un po’ arrabbiato a causa di problemi con l’amplificazione.

I concerti di Jimi avvalorarono in noi la convinzione di creare della musica originale, tutta nostra, infatti formammo il gruppo dei Moby Dick e nei primi anni settanta registrammo pure un LP presso gli Olympic Studios di Londra dove qualche anno prima Jimi registrò Axis Bold as Love.

Tornato a casa questa cassetta con la registrazione di Hendrix al Brancaccio me la risentì parecchie volte, soprattutto studiai l’assolo di batteria di Mitch Mitchell, infatti io sono un batterista poi questa registrazione finì sotto un mucchio di altre cassette e me ne dimenticai.

Verso la metà degli anni ’70 mi trasferii in Svizzera e nel 2001 durante un rimpatriata a Napoli Ugo Cirino mi disse “ho una sorpresa per te” e mi fece riascoltare la cassetta di cui mi ero dimenticato …. Pensai di farne un disco però subito mi resi conto che non era legale così tramite la Blue Star Records mi misero in contatto con la Fondazione Hendrix e gli vendetti il nastro per 1500 Dollari, mi fecero un contratto di oltre 15 pagine in cui mi impegnavo a non divulgare la registrazione.
Però mi sono pentito di averla venduta.
Sebbene io non sia un fans di Hendrix, ancora oggi ogni volta che riascolto il nastro questo mi riporta indietro nel tempo e mi dà delle emozioni particolari….
Sono stato molto fortunato in due situazioni nella mia vita la prima di aver sentito Hendrix dal vivo 2 volte e registrare i concerti.
La seconda di aver formato i Moby Dick grandi emozioni un gruppo irripetibile ancora oggi !!!

LA REGISTRAZIONE

Il nastro inizia con la presentazione di Eddie Ponti e subito gli Experience suonano “I don’t live today” (durata 3:30), una versione molto vicina all’originale con un assolo verso la fine.

Dopo una breve introduzione di Jimi, tra il vociare del pubblico, la seconda canzone è “Hey Joe”( durata 4:15).
E' una versione particolare, anche questa all’inizio è simile all’originale poi però Jimi suona dei licks diversi e dopo 3:30 fa un secondo assolo.

Il terzo brano suonato dagli Experience è “Stone free”( durata 3.42) una versione simile all’originale ma con un micidiale assolo dopo circa 2:00 minuti.

Prima del quarto brano Jimi accorda la chitarra dopo di che suona “Manic depression”( durata 5:48), un’ottima versione. Nonostante durante l’assolo Jimi sbagli una nota, l’involontario errore stravolge la canzone e il solo si trasforma in un qualcosa di incredibile, psichedelico, poi Mitch Mitchell fa un magistrale assolo di batteria, alla fine Jimi riprende il tema della canzone e termina il brano.
La quinta canzone suonata dagli Experience è “Foxy lady”( durata 3:40), una versione veramente ispirata che ha mandato in visibilio il pubblico.

Mentre introduce ”Red house”( durata 10:10) Jimi cambia la chitarra e per il brano successivo usa una Gibson Les Paul.
Questa versione è in assoluto una delle migliori esecuzioni di Hendrix, lentissima, quasi acustica, con un lunghissimo assolo.
Ad ogni calo di dinamica gli astanti rispondono con calorosi applausi.

Alla fine Jimi saluta il pubblico romano e in perfetto italiano dice “buonasera” poi dedica l’ultima canzone “Wild thing” (durata 6:30) ai soldati che combattono in Vietnam.
Anche questa è una versione atipica, molto più lenta di quella usuale. Nel mezzo accenna a “Stranger in the night” e verso la fine usa alcuni riff che ricordano”Star spangled banner”.
Il concerto finisce e il pubblico è in delirio.

Purtroppo la registrazione del secondo concerto è molto breve ed inizia con gli applausi del pubblico impaziente.
Il primo brano è “Fire”( durata 2:50) molto simile all’originale ma Hendrix lo finisce in maniera quasi brusca dopo un brevissimo assolo.

Il pubblico è sicuramente più rumoroso che durante il concerto precedente e subito Jimi inizia “Stone free”( durata 3:40). Noel Redding fa il controcanto a Jimi che verso la fine della canzone suona un micidiale ed atipico assolo.

Prima del terzo brano Hendrix si scusa con il pubblico come a Bologna per i problemi di elettricità dopodichè inizia “Red house” sfortunatamente poco dopo la prima strofa, il nastro finisce… anche questa doveva essere un’eccezionale versione.
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