domenica 6 febbraio 2011

…non c’era ancora il mito di Jimi Hendrix


Ho iniziato a suonare la chitarra fin da giovanissimo. Era il 1963 ed ero proprio un ragazzetto, ma la mia passione per la musica era già grande. Andavo a tutti i concerti che potevo ed ho avuto la fortuna di vedere i Rolling Stones e i Beatles all’Adriano di Roma nel 1965. Come pure tutti i gruppi che in quegli anni venivano a Roma: i Pink Floyd, i Jethro Tull, gli Yes, che allora erano pressoché sconosciuti.¬¬

A quei tempi sia l’informazione che il materiale musicale era quasi inesistente: non c’erano veri giornali musicali o programmi radio specializzati. I dischi dei gruppi musicali inglesi o americani di allora non si trovavano nei negozi e, per sentire le novità, dovevi procurarti dischi d’importazione, molto cari e rari.
Fortunatamente avevo alcuni amici che si recavano all’estero e, grazie a loro, riuscii ad avere tra l’altro i primi Lp della Jimi Hendrix Experience.
Nel 1968 suonavo in alcuni locali romani, tra cui il Titan Club in Via della Meloria, e lì venni a sapere che a maggio Jimi avrebbe suonato a Roma.
Così, con un biglietto omaggio, insieme ad un mio amico il 24 maggio andai allo spettacolo pomeridiano della Jimi Hendrix Experience.

Non c’era molto pubblico, forse perché Hendrix non era così conosciuto come oggi, ed infatti potevamo spostarci dalla galleria alla platea senza problemi, avendo modo di scambiare con altri amici musicisti le impressioni e le sensazioni di quella giornata. Nessuno di noi ebbe coscienza di ascoltare e vedere uno dei più grandi musicisti del secolo.
Mi ricordo che, prima dell’ iniziò del concerto, Jimi stava dietro il tendone bordeaux del teatro ad accordare la chitarra, e si vedevano spuntare gli stivaletti grigi, o forse verde chiaro, non ho ben presente il colore a causa forse delle luci del teatro, ma questa fu la prima cosa che vedevamo di lui e fece salire ancora di più l’attesa per il concerto.
Hendrix iniziò con Fire e suonò tutti i suoi cavalli di battaglia: Foxy Lady,Hey Joe, Manic depression,Red House, Stone Free, Purple haze ecc ecc.



Rimasi colpito dal fatto che Jimi fece l’inizio di Hey Joe suonando il riff iniziale con le corde a vuoto, non con la canonica posizione, me lo ricordo bene perché già suonavo quella canzone con il mio gruppo.
Durante il concerto ci furono dei problemi con i suoni, l’acustica non era buona, si sentiva molto la batteria che, in alcuni momenti, sovrastava tutti. Il basso era cupo e la voce si sentiva poco e male, inutile dire che Jimi era molto infastidito dall’acustica del teatro, perché non riusciva a dare il meglio di sè.

Nonostante tutto fu un bel concerto e Jimi tirò fuori tutti quei suoni fantascientifici con solo due pedali, un fuzz face ed un wha-wha.
Ricordo che la batteria di Mitch aveva una cassa color oro, grande, contai le chiavi e mi accorsi che aveva due chiavi in più, mentre Noel Redding mi impressionò perché era secco secco e con tanti capelli cotonati.
Dopo il concerto con gli amici ci ritrovammo da Musicarte, luogo di ritrovo dei musicisti romani all’epoca, ed insieme a loro decidemmo di andare al Titan Club, che tra l’altro non era molto distante da casa mia.
Quando fummo là ad un certo punto comparve Jimi accompagnato da alcuni membri della sua band. Se ne stettero tranquillamente tra il pubblico; il mito di Jimi Hendrix ancora non esisteva e lui sembrava uno dei normali clienti tranquillamente seduto a consumare una bibita ed a parlare con gli amici. Vidi anche che andò avanti e indietro dai camerini.
Più tardi salì sul palco del Titan con i membri del suo gruppo e con alcuni musicisti italiani. Jimi, invece della chitarra mancina , che non aveva con sè, prese un basso, fatto questo che mi impressiono perché lui era mancino e il basso era destro. Ma, semplicemente girandolo sottosopra, cominciò a suonare un giro di blues con Noel Redding alla chitarra.
Fu uno spettacolo! Un altro, indimenticabile ed inaspettato, dopo quello ufficiale che avevamo visto in precedenza.
Questo è l’ultimo ricordo che ho di Jimi. Ma la sua musica, e soprattutto la sua chitarra, non mi hanno mai più abbandonato.

Piero Ammanniti

Tutte le foto sono di DOMENICO CHIANURA


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