domenica 31 luglio 2011

Roma 24 maggio 1968 ...Fu per me un contatto che condizionò tutta la mia vita




Ciao Roberto, sono Fabrizio; cerco di narrarti la mia avventura del concerto di Hendrix al Brancaccio.

Un giorno prima del concerto ero al TItan, di pomeriggio, quando si avvicina un ragazzo di circa trenta anni (ma a a me e alla mia combriccola sembrava un matusa...) e chiede se il giorno dopo ci avrebbe fatto piacere fare le comparse, nel ruolo di ammiratori, a Jimi Hendrix che arrivava all'aereoporto con la sua band.
Abbiamo subito accettato e organizzato il tutto per andare a questo incontro.
Il giorno appresso siamo partiti dal locale per l'aereoporto con le macchine che Massimo Bernardi aveva noleggiato per l'occasione.
Eravamo circa quaranta tra ragazzi e ragazze e come vediamo scendere " the esperience" (come li chiamavamo noi)iniziamo a urlare e a manifestare tutta la nostra gioia (era tutto vero, altro che comparse!!...).



Sul video mi puoi vedere in primo piano dopo circa un minuto e 3 secondi, ho i baffi e i capelli lunghi.

Siamo poi andati davanti al Brancaccio e dopo qualche minuto è arrivato Hendrix con la band, sicuramente da qualche albergo-pensione classico di quella zona.
Mi sono avvicinato a Hendrix: indossava quella giacca verde luccicante che se non sbaglio avevo già visto in qualche foto; una bandana, un paio di jeans strettissimi che evidenziavano la sua magrezza.
Sono rimasto qualche attimo senza parole prima di chiedergli se mi regalava il grande fazzoletto verde che spuntava per metà dalla vita dei pantaloni, ma purtroppo mi disse che gli serviva perchè aveva un pò di raffreddore!!!!
Che cimelio avrei avuto oggi!!!!
Poi gli feci i complimenti per la sua musica e...come tocco magico finale lo salutai e mi porse quella sua lunga mano affusolata, magra, con il palmo rosa.
Fu per me un contatto che condizionò tutta la mia vita, quasi mi avesse tasmesso una sorta di magia, un magnetismo particolare.



Considerando che suonavo la chitarra nel mio complessino che si chiamava "Pops", ti puoi immaginare quello che mi passò nella testa in una frazione di secondo...
Dopo qualche minuto stavo salutando Mitchell, quando Redding, che stava insieme a lui, mi chiese se li accompagnavo in qualche bar per un drink; abbiamo fatto circa un centinaio di passi, siamo entrati in un bar e i due "grandi" si sono fatti due bicchieri di whisky, lo ricordo come fosse ora, erano i bicchieri che si usano anche oggi per il caffè freddo.
La sera, durante il concerto ho potuto comprendere le capacità creative e di tecnica chitarristica del grande Hendrix.
Non era solo un chitarrista ma un musicista geniale e "futurista", nel senso di proiettato in avanti.
Il pomeriggio del giorno dopo ero al Titan dove suonavo con il mio complesso, il nostro tempo era circa mezz'ora, per poi cedere il posto ai ben più famosi "Folks". Puoi capire l'emozione in quanto il grande Jimi era seduto con delle persone a poca distanza da noi.....
Se non ricordo male il nostro bassista era Fabio Pignatelli che ha suonato con i Goblin e da vari anni suona con Venditti.
Pensa che il nostro cantante, siccome non conosceva bene l'inglese, ogni tanto bofonchiava parole inventate alla maniera di Alberto Sordi nel film "Un americano a Roma".
Figurati la faccia di Hendrix che ogni tanto ci guardava stupito, come per dire: "ma che stà a dì questo?!"

Credimi Roberto, anche se sono contento di poter esprimere e narrare tutte le varie emozioni di quei giorni, non è facile ed è molto limitativo, anche se a distanza di 45 anni, non c'è giorno che non pensi a quei momenti!!!


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