mercoledì 25 aprile 2012

...quando suonava, i capelli, per la potenza degli amplificatori, gli si muovevano come quelli della Medusa



Nel 1968 non avevo ancora 16 anni, ero uno studente e come tanti mi dilettavo in un complessino.
All'epoca frequentavo un cugino più grande che suonava già a buoni livelli e fu lui che per primo mi parlò di Jimi Hendrix.
Me lo descrisse come uno che metteva paura ai bambini e che quando suonava, i capelli, per la potenza degli amplificatori, gli si muovevano come quelli della Medusa.
Tutto questo mi aveva colpito e incuriosito a tal punto che mi comperai il suo disco “Are you experienced?”.
Quando, dopo poco, seppi che sarebbe venuto a Roma decisi che per niente al mondo avrei mancato di andarlo a sentire.
Così andai da solo al concerto del venerdì 24 maggio, mi ricordo che era un pomeriggio caldo e assolato e non c'era molta gente, al massimo 200/300 persone.
Ho acquistato il biglietto sul posto, £.1500 (Lire) biglietto tipico dei cinema e dei tram; ero tra i primi arrivati ed ero appoggiato alla vetrata interna del Brancaccio.
La gente spingeva e tutto ad un tratto la vetrata si ruppe frantumandosi in mille pezzi.
Inizialmente non mi accorsi di nulla, ma qualcuno mi fece notare che sanguinavo dalla mano e avevo sangue sulla maglietta. Andai in bagno e vidi tagli sulla mano sinistra, e sulla pancia. Ancora oggi porto su di me quelle cicatrici.
Nonostante questo non mi sarei perso il concerto.
Il pubblico composto da giovani era molto rumoroso, forse troppo e creava caos.
Mi ricordo che qualcuno, forse lui, fece vedere attraverso l'apertura del telo uno scarpino o il pedale della batteria, io ero in galleria e vidi sta cosa muoversi, e tutti urlammo.
Poi iniziò il concerto…..
Fu un flusso di musica mai sentita prima che stravolgeva tutto il passato... Era incredibile!
Qualcuno ha parlato di problemi all’amplificazione durante il concerto ma io ero troppo attento a quello che faceva e ai suoni che riusciva a trasmetterci per accorgermi se c'era qualcosa che non andava, era tutto troppo per me, ero affascinato dalla sua magnifica abilità nel domare lo strumento.
Mi ricordo che suonò molti brani del suo Lp, perché li conoscevo già, suonò canzoni come Stone Free, Foxy Lady, Hey Joe, Red House non rammento in che ordine però.
Mi colpi tutto di quel concerto dall’abbigliamento sgargiante di Jimi alla montagna di amplificatori messi in linea, chi mai aveva messo in mostra tanta potenza prima di allora?
Di Mitch Mitchell ricordo la sua bravura e agilità mentre di Noel Redding la sua eleganza e compostezza.
Fu un’esperienza veramente incredibile, molto superiore alle mie aspettative.
Col tempo mi sono reso conto di aver assistito ad un evento veramente eccezionale e memorabile, sono orgoglioso di poter raccontare di esserci stato e grazie a questa ricerca che state facendo ho incontrato una persona presente a quel concerto che si ricorda dell’episodio della vetrata che veniva giù e di cui ancora porto le cicatrici.

GIORGIO BIANCHI

(Foto di Domenico Chianura)

mercoledì 11 aprile 2012

Perché un Beatlesiano può essere anche Hendrixiano???



Ho pensato di organizzare il Jimi Hendrix Day perché tanti anni fa, quando suonavo la chitarra, come “solista”, nei Some Souls, un gruppo pop di cinque amici amanti del Blues e del Rock, alla fine di una calda serata del venerdì 15 settembre 1967 (eravamo ancora ubriachi di Sgt Pepper’s dei Beatles e della loro fantastica “Summer of Love”), quando il nostro cantante tolse da un’interessante busta colorata un LP e lo mise sul giradischi e disse: “Sentite come suona questo qui!...” Fin dal primo brano il nostro stupore aumentava e alla fine del disco restammo tutti annichiliti…! Avevamo sentito per la prima volta Jimi Hendrix con il suo favoloso album “Are You Experienced” con etichetta Barclay.

In questa foto Rolando Giambelli è quello con gli occhialini appoggiato all'amplificatore sulla destra

La mia carriera di solista finì quella sera, avevo capito che suonare così mi sarebbe stato complicato, ma pur continuando a suonare come chitarrista “ritmico” (hobbista) altri generi, (quello dei Beatles mi aveva insegnato a suonare la chitarra), divenni un appassionato estimatore di Jimi Hendrix al punto di sentire tutto ciò che registrava su vinile e andare a sentirlo in concerto “live” pochi mesi dopo, a Milano il 23 maggio 1968, durante quella breve, ma indimenticabile tournèe, (organizzata, tra l’altro, da Leo Wachter già impresario dei Beatles nel ’65) che in 5 giorni toccò anche Roma e Bologna.

Dopo più trent’anni avevo anche scoperto con piacere di essere stato fotografato casualmente sul palco di Jimi Hendrix, accanto ad un suo amplificatore Marshall durante il movimentato concerto milanese al cosiddetto Piper in Parco Sempione. In quell’indimenticabile occasione, aiutai Noel Redding ad allacciare la cinghia del basso che si era sganciata durante l’esecuzione di una scatenata Stone Free. Custodisco, infine, gelosamente, una versione “live” del concerto di Bologna, registrata e donatami da un amico, ma non è proprio tutto…

Rolando Giambelli