domenica 25 settembre 2016

Come è morto Jimi Hendrix

Ricordo che la sera del 18 settembre 1970 il telegiornale dette ampio risalto alla notizia della morte di Jimi Hendrix, dissero che era morto per overdose di droga.
Non solo il nostro Tg nazionale ma tutta la stampa mondiale riportò come causa del decesso un abuso di stupefacenti.
Per anni ho sentito assurde leggende riguardo la presunta tossicomania di Jimi e ancora adesso per molti la sua fine è legata all'uso di droghe
.Chiariamo subito una cosa, Jimi Hendrix non era un tossicomane!  Jimi aveva un sacro terrore degli aghi
e di tutto quello che creava dipendenza.
Intorno agli anni '90 ha cominciato a circolare la teoria dell'omicidio, e James "Tappy" Wright, che fu roadie per gli Animals e dello stesso Hendrix, racconta in un suo libro che il manager di Jimi, Michael Jefferey, fece uccidere Hendrix annegandolo nel vino rosso.....
 ma è andata veramente così?
Di seguito la trascrizione del rapporto ufficiale dell'autopsia che i vari complottisti e tanti sedicenti "giornalisti" dovrebbero prendersi la briga di leggere:

28 settembre 1970

Io Prof. Robert Donald Teare, sotto giuramento dichiaro:

Sono un medico registrato e praticante, patologo del dipartimento di medicina forense al St. George Hospital, Westminster.
Il sottoscritto nel giorno 21 settembre 1970 ha eseguito un esame post mortem sul corpo di James Marshall Hendrix di anni 27 .

ESAME ESTERNO

Aspetto generale:
                            Giovane adulto, ben nutrito con una buona muscolatura

Segni di violenza:
                            Non sono visibili ferite esterne. Non si notano segni di tossicomania.   E' presente  una piccola cicatrice di 1/4 di pollice sul polso sinistro.


ESAME INTERNO

Sistema scheletrico:  
                                             normale

Sistema nervoso centrale: 
                                             I vasi cerebrali sono perfettamente in salute, le meningi sono congeste

Sistema circolatorio:
                                            La parte destra del cuore è ampiamente dilatata, il ventricolo sinistro è di   dimensione normale. Non si evidenziano disturbi valvolari, il miocardio è in perfetta salute. Si nota qualche placca ateromasica nelle arterie coronariche.

Sistema respiratorio:
                                          Sono presenti circa 400ml di fluido nella parte sinistra del torace delle tracce nella parte destra. Il polmone sinistro è parzialmente collassato. Entrambi i polmoni sono congestionati ed edematosi, si può notare del vomito nei piccoli bronchi.

Sistema intestinale:  
                                          Lo stomaco contiene un pasto parzialmente digerito in cui si possono distinguere dei grani di riso. Il fegato è molto congestionato mentre la cistifellea è normale.

Sistema Genito urinario:
                                          I reni sono in perfetta salute, la vescica è piena per metà di urina chiara.

Milza:
                                         Normale

Sistema endocrino:
                                         Normale

ANALISI SUPPLEMENTARI



Sangue:
                                         Le analisi per la ricerca di etanolo non hanno rilevato più di 5mg%. Viene rilevata una consistente percentuale di barbiturici  (Vesperax), in totale 0,7mg% di Quinalbarbitone.
Non si rileva traccia di altre droghe.
                                         
Fegato:
                                       L'estrazione del fegato ha rilevato solo del Seconal e di una sostanza consimile al Brallobarbitone. La quantità calcolata di Quinalbarbitone è di 3,9mg%. La ricerca di droghe tossiche non ha rivelato la presenza di hydroxyethyl hydrazine. Viene rilevata la presenza di nicotina.


Urine:
                                       Il campione di urine è chiaro e color paglierino con pH 6 e contiene delle proteine. Il livello di alcool è di 46mg%. Sono state riscontrate delle amfetamine. Da un campione idrolizzato delle urine si è rivelato traccia  dello stesso metabolita trovato nel fegato ma la cui natura non può essere stabilita.
Non sono rilevabili tracce di droghe incluse morfina, solo nicotina.

Contenuto dello stomaco:
                                       Il campione di contenuto dello stomaco quando esaminato microscopicamente conteneva granuli di amido e grani di riso.

Analisi delle dita:
                                       Non è stato possibile rilevare e confermare la presenza di condensati cannabinoidi durante il lavaggio con soluzione di cloroformio.

Compresse:
                                       Vesperax, ogni compressa contiene:
                                                                                            Hydroxyethgyl hydroxyzine dimaleate - 39mg
                                                                                            Quinalbarbitone sodico - 150mg
                                                                                            Brallobarbitone calcium - 50mg
                                        La dose raccomandata è di 1/2 compressa

Capsule:
                                      (Black bomber) Durophet.d e amfetamina 20mg 

C'era Seconal 1,3mg (per) 100ml di sangue e 3,9 nel fegato, c'era anche del Brallobarbital.
La normale dose di Vesperax è di mezza compressa.
Nelle urine era facilmente rilevabile la presenza di amfetamine mentre il livello di alcool era di 46mg per 100ml di urina.
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Consiglio la visione di questo documentario che ritengo abbastanza ben fatto e accurato



Jimi Hendrix - Autopsy 2016 di alex-yamach

Quindi i risultati dell'autopsia parlano chiaro Jimi Hendrix non è morto per overdose di droga, non è mai stato un tossicomane, sul suo corpo non ci sono le caratteristiche stigmate di chi si buca.
Quanto alle teorie complottistiche sono segno di questo di questo "Zeitgeist", spirito di questi tempi oscuri in cui si dubita di tutto e di tutti.
James "Tappy" Wright dichiarò in un suo libro (Rock roadie) che Michael Jefferey nel febbraio 1973 confessò durante una solenne sbronza di aver ucciso Jimi Hendrix (pag232/3).

"Ero a Londra quella notte in cui Jimi morì ed insieme ad alcuni vecchi camerati noi siamo andati nella camera d'hotel di Monika, abbiamo preso una manciata di sonniferi e glieli abbiamo fatti ingoiare, poi gli abbiamo versato in gola un po' di bottiglie di vino.... Ho dovuto farlo, Jimi valeva più da morto che da vivo."
poi continua.....
Dopo la morte di Jimi, Michael fu in grado di raccogliere un quarto di milione di dollari e pagare Leo Branton, il curatore legale delle proprietà di Hendrix, per liquidare tutti gli interessi di Jimi agli Electric Lady Studios. Appare chiaro che l'assicurazione sulla vita di Jimi del valore di 2 milioni di dollari gli è servita per salvarsi dai debiti.

Un gran mare di cazzate....  Michael Jefferey non era a Londra quella notte, da qualche giorno si trovava a Majorca in Spagna come confermato da Trixie Sullivan, Jim Marron e Bob Levine.
Come facevano i killer a sapere dove stava Jimi visto che era un rifugio segreto e solo Mitch e Chas conoscevano dove alloggiava.
Come sono entrati nell'appartamento al Samarkand visto che non sono stati trovati segni di scasso.
Ancor più ridicolo,  come hanno fatto a far ingoiare a Jimi una manciata di pillole e alcune bottiglie di vino senza che lui reagisse? Va ricordato che sebbene magro Jimi era muscoloso e forte.... Nel report dell'autopsia non ci sono segni di violenza sul suo corpo.
Il Vesperax veniva venduto solo in Germania, veramente una strana coincidenza che i killer avessero avuto a disposizione proprio quelle pillole.
Monika era forse in cucina nel frattempo a preparare un tè agli assassini? (io che l'ho conosciuta lo escluderei).
Ad ogni modo Michael insieme a Chas aveva stipulato un assicurazione sulla vita di Jimi di 1 milione di dollari che alla data attuale nessuno ha ancora riscosso.
Quindi l'unico motivo per cui sono state scritte queste falsità è stato per vendere qualche copia in più del libro.
Quanto alla teoria del suicidio, nessuno di quelli che conoscevano Jimi ci ha creduto nemmeno per un istante.
Resta il fatto del perchè Jimi abbia preso 9 compresse di Vesperax.
Potrebbe averne prese un paio e poi, visto che precedentemente aveva assunto delle amfetamine e il sonno tardava ad arrivare, ne abbia prese altre.... Inconsapevole che quelle pastiglie erano 4 volte più potenti di quelle che lui prendeva abitualmente (Mandrax) per ottenere lo stesso effetto letale del Vesperax avrebbe dovuto assumere ben 36 pastiglie di Mandrax.
Jimi aveva detto il giorno prima a Monika che avrebbe voluto dormire per almeno un giorno e mezzo e allora forse le ha prese tutte insieme pensando che quelle pastiglie di Monika fossero l'equivalente delle sue e anche se avesse voluto controllare sul bugiardino non avrebbe potuto perchè era scritto in tedesco.
Poteva Jimi essere salvato? Si, solo se si fosse intervenuti massimo due ore dopo l'assunzione del farmaco, ma così non avvenne, quando Jimi venne ricoverato al St Mry Abbots Hospital alle 11,45, circa 4 ore dopo aver preso il Vesperax, il suo fegato stava combattendo una battaglia persa contro una grave intossicazione e Jimi non poteva assolutamente sopravvivere....
Se Monika al suo risveglio si fosse anche accorta che Jimi aveva preso le pillole e avesse chiamato immediatamente i soccorsi era comunque già tardi. Questo significa che qualsiasi cosa sia avvenuta dalle 9,30 del 18 settembre in poi è stata irrilevante in quanto le possibilità di sopravvivenza dopo quel punto erano arrivate a zero.
E' chiaro quindi che la morte di Jimi Hendrix è dovuta ad un tragico incidente.
Quello che è triste, molta gente ancora specula su di lui a distanza di quasi mezzo secolo e da molti la sua figura viene associata al consumo di droghe e sregolatezza mentre Jimi sicuramente vorrebbe essere ricordato solo per la sua musica.





sabato 17 settembre 2016

Jimi Hendrix: Le ultime 24 ore Parte 2



 ... (per la puntata precedente clicca qui)

Intorno la 1,30 di venerdì 18 settembre 1970 Jimi chiede a Monika se lo può accompagnare al party a cui era stato invitato da Devon il pomeriggio precedente, sente di doverci andare perchè ha diverse cose da chiarire con lei....
Monika quindi accompagna Jimi all'appartamento di Pete Kameron in Great Cumberland Place dove si tiene la festa ma lei non è stata invitata perchè le altre donne (Devon, Stella, Colette.......), vecchie fiamme di Jimi sono gelose di Monika.
Jimi allora le chiede di chiamarlo e passare a riprenderlo di li a un'ora e mezza.
Nell' appartamento sono presenti tra gli altri: Angie Burdon (allora moglie di Eric Burdon), Stella Douglas (moglie di Alan Douglas), Burt Kleiner (finanziere) David Salmon (proprietario di una catena di fast food) e Devon Wilson.
Alla festa, Jimi tenta di parlare con Devon ma lei è completamente sballata e tira fuori un paio di black bomber (tipo di amfetamina in uso a quei tempi) e offre una pastiglia a Jimi.
Più tardi mentre viene servito del cibo orientale agli ospiti, suona il telefono, è Monika che chiede di Jimi.
Dopo aver ricevuto la chiamata Hendrix si appresta ad andarsene ma Stella appare contrariata, Jimi allora si intrattiene ancora un po' con gli ospiti finchè non arriva una seconda telefonata e poco dopo Monika è sotto l'appartamento con la sua auto per riprendere Jimi che saluta e se ne va.
Una volta in macchina Monika chiede a Jimi se vuole andare allo Speakeasy ad incontrare Mitch Mitchell ed eventualmente fare una jam ma Hendrix non ha con se la sua chitarra inoltre tra Jimi e Mitch c'è uno strano rapporto, entrambi sono in perfetta sintonia in ambito musicale/professionale ma non altrettanto su quello personale, quindi Jimi risponde che Mitch può anche aspettare.
Sono già passate le 3,00 quando i due tornano al Samarkand Hotel, parlano del più e del meno, Jimi ancora sotto l'effetto dell'amfetamina si infervora su discorsi spirituali, dopo le 4,00 Hendrix chiede a Monika un paio dei suoi sonniferi per cercare di dormire un po' ma lei gli dice di pazientare ancora, almeno per il tempo che svanisca l'effetto dell'amfetamina così da poter prender sonno naturalmente.
Lei a tal fine gli prepara un panino col tonno che Jimi assaggia appena dopodiche i due vanno avanti a discutere fino all'alba, Jimi è infervorato nei suoi discorsi sullo spirito, il karma e la reincarnazione.

Verso le 6,00 ancora perfettamente svegli decidono di prendere un sonnifero ed entrambi si accingono ad andare a letto, con sorpresa di Monika prima di coricarsi Jimi si mette al collo la catenina con una specie di croce che aveva indossato al concerto di Gotheburg poche settimane, non metteva mai niente adosso per dormire e lei gli chiede come mai questa stranezza e Jimi prende a raccontare le sue visioni e cosa simbolicamente significavano.






Monika risente quasi subito degli effetti del sonnifero e si accomoda tra le braccia di Jimi  che ancora euforico continua a parlare, sono le le 7,10 quando lei da un'ultima occhiata alla sveglia sul comodino poi scivola nel sonno.
Sono le 10,20 quando Monika si sveglia, Jimi è al suo fianco e apparentemente dorme sereno, lei rimane ancora un po' a letto cercando di riprendere sonno ma dopo circa un quarto d'ora ci rinuncia, si alza e si prepara una veloce colazione.
Alle 10,45 accortasi di aver finito le sigarette Monika decide di uscire per comprarle, passa dalla stanza da letto per avvisare Jimi ma visto che sta dormendo profondamente decide di non svegliarlo trattandosi in fondo di una breve assenza.
Dopo meno di un quarto d'ora Monika torna e va nella stanza dove Hendrix sta dormendo e si accorge che qualcosa non va, c'è odore di vomito,  Jimi ha dato di stomaco ed è immobile, allarmata lei lo scuote ma non c'è nessuna reazione da parte di lui allora va in bagno riempie un bicchiere d'acqua e glielo versa sul viso ma ancora nulla.
Jimi dorme ancora profondamente e il suo respiro appare regolare, Monika inciampa in qualcosa nella semioscurità della stanza, la raccoglie ed è una scatola vuota di Vesperax, dei sonniferi tedeschi prescritti a Monika. Subito lei va a controllare dove sono le scatole di sonniferi prescrittegli, ogni scatola contiene 10 compresse, dovrebbero essere quattro confezioni intere invece ce ne sono tre.
Monika realizza che una volta che lei si è addormentata Jimi si è alzato e ha preso le pillole forse perchè ancora eccitato dall'amfetamina voleva disperatamente dormire.
Intuendo che la situazione può essere potenzialmente pericolosa Monika decide di chiamare un medico e si ricorda che il medico personale di Jimi è un certo dottor James M. Robertson ma non ha il suo numero di telefono allora chiama Judy Wong, un'amica di Jimi, per chiedere se ha il contatto del medico personale di Jimi ma lei non lo conosce però la indirizza da Alvenia Bridges che forse può aiutarla.
Sempre più in ansia Monika chiama Alvenia e le spiega la situazione ma anche lei non ha il numero del dottor Robertson, le suggerisce quindi di chiamare un'ambulanza.
Eric Burdon che si trova con Alvenia sentendo dell'ambulanza prende in mano il telefono e sconsiglia Monika di chiamarla le dice invece di attendere finchè Jimi non si risveglia da solo ma lei è preoccupata e insiste ed Eric in malo modo le dice "...ma fa il cazzo che vuoi chiama la tua fottuta ambulanza!" e le sbatte giù la cornetta.
Alle 11,18 Monika chiama il 999 spiegando l'accaduto e l'urgenza, mentre attende l'arrivo dell'ambulanza Alvenia, anche lei preoccupata, richiama per avere notizie e si accorda con Monika che le farà sapere in che ospedale ricovereranno Jimi in modo poi da raggiungerli.
Alle 11,27 l'ambulanza con alla guida John Suau e infermiere Reginal Jones arriva al 22, di Lansdowne Crescent.
I due paramedici non hanno idea di chi sia quell'uomo nudo di colore disteso sul letto, notano del vomito sul cuscino, controllano le funzioni vitali, polso, respiro, appare tutto regolare, tranquillizzano Monika dicendole che stà solo dormendo profondamente e sicuramente si sveglierà verso sera in ospedale.
Per trasportarlo sull'ambulanza i due caricano Jimi su una speciale sedia, visto le scale a chiocciola sarebbe
impossibile farlo con una barella.
Nel mentre arriva Ian Smith agente di turno alla locale stazione di polizia di Nothing Hill, è infatti prassi, nel 1970, l'intervento di un agente di polizia per stillare un rapporto per ogni chiamata d'urgenza al 999.
Alle 11,35 l'ambulanza con i due paramedici, Monika e Jimi parte per l'ospedale, non accendono nemmeno le sirene sottovalutando la situazione.
Arrivano al St Mary Abbot Hospital   dieci minuti dopo alle 11,45 e solo allora Monika nota una certa urgenza da parte dei medici verso Jimi, appena entrato nel Pronto Soccorso, gli viene infatti subito applicata una maschera ad ossigeno.
Mentre il dottor Martin Seifert inizia le manovre per rianimare Jimi il dottor John Bannister interroga Monika circa il tipo di pillole ingerite da Jimi.
Il dottore durante l'interrogatorio pare disapprovare la relazione tra una donna bianca e un uomo di colore e questo infastidisce Monika che non ha ancora rivelato l'identità di Jimi temendo la stampa, di certo Jimi non avrebbe gradito quel genere di pubblicità, le viene poi detto di attendere.
Monika telefona ad Alvenia per avverirla che Jimi è ricoverarto al St Mary's Abbot  e le chiede di avvisare Gerry Stickells il suo road manager, poi sempre in preda all'ansia cerca di entrare un paio di volte nella saletta dove i medici stanno lavorando su Jimi ma viene sempre respinta con fermezza.
Alla fine Alvenia raggiunge Monika all'ospedale, un'infermiera si avvicina alle due donne per rassicurarle, Jimi ha avuto un arresto cardiaco ma ora sta meglio e si sta riprendendo.
Nonostante le parole rassicuranti dell'infermiera Monika non si sente serena, qualcosa di terribile sta succedendo.
Alle 12,45 il dottor Martin Seifert dichiara Jimi Hendrix ufficialmente morto.
Un'altra infermiera raggiunge le due donne e comunica loro che Jimi non ce l'ha fatta.
Tra le 13,00 e le 14,00 Gerry Stickells identifica ufficialmente il corpo di Jimi Hendrix.

P:S.

Questo articolo vuole essere una ricostruzione la più rigorosa possibile riguardo le ultime ore di Jimi Hendrix.
Ho volutamente scremato le varie teorie complottistiche, mi sono attenuto solo ed esclusivamente a documenti ufficiali e fonti attendibili confrontando le varie versioni e  racconti dei testimoni .....  Ho scoperto che molti che si sono dichiarati amici di Hendrix in realtà non lo sono stati affatto, millantando e distorcendo fatti e creando falsi miti.
Nessuno sa perchè Jimi prese 9 pillole di Vesperax, forse come mi raccontò Monika nel novembre 1992:
"... faticava a prender sonno, aveva già preso 2 pillole e probabilmente per lui non facevano effetto abbastanza velocemente inconsapevole di essere già offuscato dalle due precedenti  ne prese altre.Chissà cosa gli passò per la testa ma di sicuro non intendeva commettere un suicidio"

Fonti:
"Untill we meet again"  di Caesar Glebbeek edizioni Univibes
"Hendrix, the final days" di Tony Brown edizioni Rogan House
"The inner world of Jimi Hendrix" di Monika Dannemann edizioni St Martin Griffin
"Jimi Hendrix, the ultimate experience" di Johnny Black edizioni Thunder's Mouth Press
"Hit and run The Jimi Hendrix story" di Jerry Hopkins edizioni Omnibus press
"Voodoo child of the aquarian age" di David Henderson edizioni Doubleday & C
"Jimi Hendrix, the man, the music, the truth" di Sharon Lawrence edizioni Mondadori
"Una foschia rosso porpora" di H. Shapiro e C. Glebbeek edizioni Arcana
Intervista personale a Monika Danemann nel novembre 1992

Grazie a Luigi Garuti per le foto di Gothemburg 01 settembre 1970







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Jimi Hendrix: Le ultime 24 ore


Da qualche giorno Jimi Hendrix è ospite di Monika Dannemann al Samarkand Hotel a Nothing Hill mentre mantiene il Cumberland Hotel in Marble Arch, dove dovrebbe risiedere, per gli incontri di affari e le interviste,  il Samarkand serve invece da "rifugio segreto" .
Nessuno conosce questo rifugio , solo Mitch Mitchell e Chas Chandler,  così da tener lontano i seccatori e  stare in pace .
L'appartamento al Samarkand Hotel (22 Lansdowne Crescent, Ladbroke Grove, W11 2NS), affittato da Monika dal 24 agosto 1970 al 12 ottobre 1970, è piccolo e grazioso, carinamente abbellito da lei stessa, si trova nel seminterrato di un complesso residenziale, il Samarkand infatti non era un hotel nel senso stretto della parola  ma bensì una serie di appartamenti in affitto temporaneo.
L'ingresso dell'appartamento di Monika (ora abitato dai poprietari) è situato all'estrema sinistra e per accedervi bisogna entrare dal cancelletto in ferro battuto e scendere i dodici scalini della scala a chiocciola che portano all'ingresso dello spazioso seminterrato composto da una cucina, soggiorno, stanza da letto e bagno, inoltre dalla stanza da letto si può accedere tramite delle porte scorrevoli in vetro ad un giardinetto privato che si trova sul retro dell'edificio.


 Giovedì, 17 settembre 1970


 Il 17 settembre 1970 a Londra è una splendida giornata con un bel sole tiepido, Jimi e Monika si svegliano attorno le 13,00 la sera prima avevano fatto molto tardi, Hendrix era stato ospite per una jam session con i War di Eric Burdon al Ronnie's Scott.
Monika prepara la colazione mentre Jimi si fa una doccia.
Vista la bella giornata settembrina decidono di consumare la colazione nel giardinetto sul retro e sono entrambi di buon umore, chiaccherano, scherzano (Hendrix era un buontempone) e ancora Jimi parla dei suoi piani per il futuro, prende un blocchetto e inizia a fare uno schizzo di quella che dovrebbe essere la copertina di un suo futuro album il cui titolo provvisorio dovrebbe essere "Gypsy's rainbow" oppure "Rock of ages" ma è un progetto a lunga scadenza e per il titolo si deciderà più avanti.
Jimi dice anche che il lunedì successivo volerà a New York per recuperare alcuni nastri, dai suoi Electriclady Studios, prima che finiscano nelle mani di Michael Jeffery.
Verso le 14,00 chiede a Monika di scattargli alcune foto.


Sebbene Monika non sia una fotografa professionista, scatta 29 foto a colori di Jimi in varie pose, in cui è ritratto in pose di vita "normale" tutte suggerite da Hendrix stesso, il quale intende usarne alcune sempre per un futuro album e probabilmente altre per di togliersi di dosso quell'etichetta di selvaggio appiccicatagli per ragioni di marketing. e riappropriarsi così della sua immagine pubblica.

 Le ultime foto di Jimi


 Come sono i giardinetti ora

Verso le 15,00  i due, con l'auto di Monika, vanno alla banca di Jimi a Marble Arch per prelevare un po' di contante ma essendo impossibile trovare un parcheggio, solo Jimi scende dall'auto mentre Monika rimane ad aspettare....  al suo ritorno le chiede di andare a fare un po' di shopping al Kensigton Market.
Al mercato Jimi compra una giacca di pelle nera, delle scarpe, e firma un autografo ad un fan quindicenne.
Dopo Kensington i due continuano a far shopping al Chelsea Antique Market in King's Road dove Hendrix acquista dei pantaloni e delle camicie.
Dopo aver comprato della carta da lettera e un giornale in un drugstore di Chelsea Jimi e Monika stanno tornando all'auto quando incontrano Devon Wilson, una vecchia fiamma di Hendrix a New York, con altre due donne (Stella Douglas e Colette Coleman).
Devon era stata per un certo periodo come una sorella, una madre per Jimi, era stata addirittura stipendiata dal management di Hendrix perchè si prendesse cura di lui ma ora le cose erano cambiate egli aveva visto un altro volto di lei più oscuro che non gli piaceva per niente ed ha espresso questo suo sentimento nel brano "Dolly dagger", la tossicomania di Devon e le sue ambigue frequentazioni non gli andavano a genio.
Devon subito gli chiede di andare con loro ma Jimi rifiuta allora Devon lo invita ad un party per quella sera, così vista l'insistenza risponde che cercherà di esserci.
Jimi e Monika tornati in auto si dirigono verso il Cumberland Hotel dove Hendrix vuole controllare se ci sono messaggi e fare un paio di telefonate in America.
Durante il tragitto i due discutono di questo ultimo incontro e visto alcuni atteggiamenti poco carini di Devon nei confronti di Monika (anche la sera prima al Ronnie's Scott si era verificato uno spiacevole episodio), Jimi si ripromette di farle un discorso serio al riguardo, poi Hendrix parla di Billy Cox che purtroppo è diventato inaffidabile e andrà sostituito, quindi si ripromette, prima di tornare negli Stati Uniti, di consultarsi con Mitch Mitchell al riguardo.
Ore 17,00 è il culmine del traffico, quasi arrivati a Marble Arch la coppia rimane imbottigliata.
Tra una fila di auto e un altra in attesa di avanzare, una coppia di ragazzi saluta e sorride cercando di attirare l'attenzione finchè Jimi non risponde ai loro saluti.
La coppia sull'altra auto (Philip Harvey, Penny Ravenhill) invita Jimi e Monika per un aperitivo a casa loro, Jimi acconsente però spiega che prima si deve fermare al Cumberland Hotel per delle faccende, tutto questo scambio tra un'auto e l'altra imbottigliati nel traffico.
Arrivati a destinazione Jimi e Monika entrano nell'hotel mentre l'altra coppia aspetta fuori, al che Monika chiede se i ragazzi sono suoi amici e Jimi risponde "...ma io credevo che fossero i tuoi", i due ridono di gusto per il buffo incontro.
Jimi insiste affinchè Monika sia presente durante le telefonate.
La prima è diretta al suo legale, Henry Steingarten che in quel periodo si trovava a Londra per seguire le varie cause che Jimi aveva in corso.
Nella telefonata Jimi chiede all'avvocato di trovare un modo per scindere il legame con Michael Jefferey, costi quel che costi e Steingarten che era anche socio del legale di Jefferey all'inizio cercò di dissuaderlo dal separarsi dal suo manager ma vista la fermezza e l'insistenza di Jimi nella sua richiesta promette allora che studierà i contratti e vedrà il da farsi.
La seconda telefonata è diretta agli Electriclady Studios di New York e Jimi chiede a Eddie Kramer di preparargli delle registrazioni che intende portar via e il perplesso Eddie chiede come mai tutta quella fretta visto che da li a pochi giorni Jimi sarebbe stato a New York ma Hendrix ha paura che alcune registrazioni vengano rubate da scagnozzi mandati da Jefferey.
Svolte le commissioni al Cumberland ci sono ancora i due ragazzi fuori ad aspettare così la coppia segue la Ford Mustang di Philip e Penny.
Arrivati al loro appartamento Philip rolla alcuni joint mentre Penny aiutata da Anne, una ragazza che era ospite a casa loro, preparano gli aperitivi.
Passano poco più di un'oretta in piacevole compagnia tra joint ed aperitivi quando suona il campanello ed è Liza la vicina che chiede di chi sia la Opel Gt Coupè blu che occupa l'uscita del garage.
E' l'auto di Monika e Jimi, devono spostarla ma sono già le 20,00 è anche ora di rientrare e nonostante l'invito di restare per cena i due salutano e veloci tornano a casa.
Appena arrivati suona il telefono è Mitch Mitchell che dice a Jimi che in città c'è Sly & Family Stone e terrà un concerto allo Speakeasy , Hendrix è entusiasta e si informa se c'è mezzo poi di fare una jam.
Poi mentre Monika prepara la cena Jimi si fa un bagno, si lava i capelli e torna vestito tutto color porpora e malva.
Dopo cena Jimi aiuta a riordinare la cucina e finito i due si rilassano chiaccherando e ascoltando musica seduti sul sofa. Jimi parla con Monika del loro futuro e del matrimonio che sperano possa farsi a breve forse addirittura il mese successivo in Germania e a tal proposito telefona a Dussendorf alla madre di Monika per annunciarle la loro decisione.
Verso le 23,00 Monika decide di lavarsi i capelli mentre Jimi prende la sua black strat e comincia a strimpellare.
Quando Monika torna Jimi ha smesso di suonare e stà scrivendo su alcuni fogli un testo :

The story of jesus
So easy to explain
After they crucified him,
A woman, she claimed his name
The story of jesus
The whole Bible knows
Went all across the desert
And in the middle, he found a rose

There should be no questions
There should be no lies
He was married ever happily after
All the tears we cry
No use in arguing
All the use to the man that moans
When each man falls in battle
His soul it has to roam
Angles of heaven
Flying saucers to some,
Made easter sunday
The name of the rising sun

The story is written
By so many people who dared,
To lay down the truth
To so very many who cared
To carry the cross
Of jesus and beyond
We will guide the light
This time with a woman in our arms
We as men
Can't explain the reason why
The woman's always mentioned
At the moment that we die
All we know
Is God is by our side,
And he says the word
So easy yet so hard

I wish not to be alone,
So I must respect my other heart
Oh, the story
Of jesus is the story
Of you and me
No use in feeling lonely,
I am searching to be free

The story
Of life is quicker
Than the wink of an eye
The story of love
Is hello and goodbye
Until we meet again

 sono già passate le 23,30 di giovedì 17 settembre, l'ultimo giorno di Jimi Hendrix su questa terra sta per finire....

(continua)

 
 .










mercoledì 31 agosto 2016

JIMI Hendrix LIVE 5


Il 2 e 3 settembre 2016, saranno due giorni di concerti dedicati al nostro caro JIMI HENDRIX.
Ormai su di lui sono stati scritti fiumi d'inchiostro quindi non mi dilungherò molto anche perchè basti pensare che a quarantasei anni dalla sua dipartita, nel mondo si contano ancora migliaia di migliaia di fans e numerosi eventi commemorativi .
Sicuramente Jimi da lassù sarà fiero di tutto questo, ebbe infatti a dire in un intervista, forse presagendo la sua morte, " Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, che si diverta da matti, che vada fuori di testa e faccia tutto quello che vuole " e noi lo prendiamo in parola così anche quest’anno jimihendrixitalia.blogspot ha organizzato i concerti bolognesi nell’ambito di Blues A Balues, manifestazione inserita nel cartellone di Bologna Estate-BE’, sotto il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Bologna, con il supporto del Quartiere San Donato, tutto ciò grazie alla volontà e alla fraterna amicizia dell'Associazione SERENA 80 che ci ospita e ci supporta nuovamente.
Grazie a Gino Selva, presidente del Serena 80 e a Andrea Zaffagnini, organizzatore di Blues a Balues.
Grazie agli sponsor Sergio Tomassone, All For Music

 

 

 Presso SERENA 80

Via della Torretta, 12

BOLOGNA

 

VENERDI’ 2 SETTEMBRE


ORE 21:00 – EGIDIO MARCHITELLI TRIO
Egidio Marchitelli Chitarra e Voce
Giulio Giancristofaro Basso
Oscar Marino Batteria

ORE 22:15 – EASY 3
Giorgio Santisi Basso
Agostino Raimo Chitarra
Filippo Lambertucci Batteria
Special Guest
Gio Marinelli Voce
Mauro Patelli Chitarra

SABATO 3 SETTEMBRE


ORE 19:00 – GYPSY RAINBOW
Simone Galassi Chitarra e Voce
Enrico Menabue Basso
Marco Soverini Batteria

ORE 21:00 – RANGZEN
Claudio Cardelli Basso e Cori
Ricky Cardelli Voce
Francesco Cardelli Chitarra
Enrico “Ciuk” Giannini Tastiere
Marco Vannoni Batteria

ORE 22:15 – SOUL EXPERIENCE
Mel Previte Chitarra
Moris Pradella Voce Chitarra
Rigo Righetti Basso
Robby Pellati Batteria

LIVE PAINT e fondali del palco FRANCO ORI


INGRESSO LIBERO

SE SIETE VERI HENDRIXIANI NON POTETE MANCARE 

 

giovedì 26 maggio 2016

Accadde 48 anni fa oggi !

Mi chiamo Panari Giliano. Allora avevo 17 anni e con un mio amico  Giuliano,  andammo a Bologna a vedere il nostro idolo. 
Noi a quel tempo avevamo gia' un trio rock, io bassista e Giuliano chitarrista. 
Vedemmo il concerto pomeridiano e al rientro a piedi verso la stazione di Bologna abbiamo avuto una fortuna incredibile.
Lungo il percorso verso la stazione ad un certo punto, in un porticato poco piu' avanti di noi, abbiamo visto fermarsi un'auto.....dall'auto scesero Jimi, Mitch e Noel. 
 Incredibile. I tre si erano infilati in un piccolo hotel con l'entrata al lato di quel portico del centro e io e Giuliano, increduli, ci buttammo subito dentro la piccola lobby di quell'hotel del centro. 
Jimi era in piedi appoggiato al banco della reception, mentre Noel e Mitch erano seduti su poltrone. C'eravamo solo noi !!!!!!!!!!!!!!
A quel punto dicemmo a Jimi che eravamo stati al concerto ecc. Jimi si mise a ridere, ....poi gli chiedemmo se era possibile avere un autografo e lui senza problemi prese un piccolo fogliettino rettangolare dalla reception e ci fece l'autografo.
Quindi ci spostammo verso Noel e Mitch che pure loro, anche se erano stravaccati sulle poltrone, ci fecero gli autografi.
 Infine arrivano altri componenti del loro staff e ci siamo salutati con una stretta di mano a tutti e tre.
 Gli Autografi li conservo ancora adesso !!!!
Queste non sono balle !!!! Io e Giuliano abbiamo parlato la domenica 26 maggio 1968 con Jimi Hendrix!!!! Ovvio che al rientro al nostro paesello di S. Martino in Rio (RE) e poi alla nostra scuola di Correggio (ragioneria) raccontammo per mesi e mesi a cani e porci l'evento miracoloso!! 
Veramente un'esperienza indimenticabile......

Giliano Panari 64 years old.....




martedì 19 aprile 2016

...entrò Hendrix e il pubblico sembrava impazzito Roma 25 maggio 1968


In quei tempi avevo, in modo anticipato, finito il mio servizio militare.
 Avevo 21 anni, venni a conoscenza della musica di Jimi perchè in quel periodo i gruppi musicali italiani e stranieri andavano per la maggiore ed inoltre, anche per questo, molti ragazzi, in modo dilettantesco formavano gruppi musicali che suonavano poi nei piccoli locali di tutta Roma

Decisi di andare al Brancaccio perchè tra i miei amici di quel momento, ce ne era uno, Fabio Fasan, che suonava e cantava in un gruppo chiamato i "Naufraghi" e che seguivo sempre quando si esibivano in qualche locale. Il batterista del gruppo era Stefano D'Orazio, diventato poi il batterista dei "Pooh" dal 1971 al 2009.
Ricordo che Fabio mi propose di andare a sentire Hendrix, perchè, un suo amico, Ruggero (Stefani), che io avevo già sentito in altre occasioni, faceva parte del gruppo che si esibiva prima di Jimi, i "Fohlks".

 Al concerto, naturalmente ci andai con Fabio e con gli altri ragazi del suo gruppo
Sinceramente non ricordo se andai il 24 0 il 25, ma sicuramente era di pomeriggio. (ndr.  i Fohlks aprirono  i concerti della Jimi Hendrix Experience al Brancaccio solo il 25 maggio in quanto non erano previsti sul programma ma furono invitati da Hendrix stesso la notte prima al Titan Club dopo una jam session )
L'ambiente era infuocato, perchè tutti i partecipanti allo spettacolo,naturalmente, erano appasionati di quel genere musicale.

Dopo l'esibizione del gruppo in cui c'era Ruggero, finalmente entrò Hendrix e il pubblico sembrava impazzito.
 Lui sul palco era una presenza che immediatamente calamitò l'attenzione di tutti e ricordo che quando iniziò a suonare il primo pezzo, Fabio mi guardò esterefatto, quasi ipnotizzato.


 Mi ricordo che l'eccitazione non mi fece vivere l'esperienza in modo totalmente cosciente, anche perchè, in mezzo a tanta confusione già girava qualche spinelletto.

 Una cosa che mi colpì, perchè non mi era mai capitato di vederla, fu che ad un certo punto ebbi l'impressione che suonasse la chitarra con la bocca o i denti?.

Devo dire che ai miei occhi, gli altri membri del gruppo, in quel momento, sembravano figure di secondo piano, perchè lui riusciva con la sua musica ad accentrare tutta l'attenzione su di sè.

Quando uscimmo, alla fine del concerto, dal Brancaccio, ero totalmente stordito e per molti giorni con Fabio e gli altri continuammo a parlarne.
Sono passati, purtroppo, 48 anni e ancora conservo dei flash di quel pomeriggio incredibile.
Cosa mi è rimasto? risposta quasi retorica. Il ricordo dei miei 20 anni e la consapevolezza, a posteriori, di aver assistito ad un evento unico.

Giuseppe Gaetano



mercoledì 6 aprile 2016

"La mappa del tesoro" Jimi Hendrix, Hawaii 1970

Una 'mappa del tesoro' disegnata da Jimi Hendrix ad una sua spasimante/fan per indicare la strada della sua casa di vacanza alle Hawaii ,  sarà in vendita per £ 5.000

    
La mappa disegnata a mano è stata abbozzata dalla leggenda della chitarra Jimi Hendrix nel 1970
    
E 'stata disegnata appositamente
(crosstown traffic) per indicare casa sua  ad una bella ragazza (Foxy Lady) che sicuramente Jimi avrà voluto incontrare. 


Immagino il nostro buon Jimi colpito dall'anonima biondina, abbozzare rapidamente la mappa con le frecce per dirigerla attraverso l'isola tropicale di Maui, Hawaii, dove Hendrix era ospite in quella casa nel luglio 1970, impegnato li per i suoi due concerti finali negli Stati Uniti  
    
Sul retro della mappa ci sono anche il suo indirizzo e numero di telefono di New York





La mappa del tesoro
indirizzo e numero di telefono di New York
La linea a  penna nera si snoda attraverso la campagna e una 'X' segna il punto d'arrivo, con il curioso nome di  Gingerbread House (casa pan di zenzero), alla periferia della piccola città di Makawao.Hendrix era sulla paradisiaca isola del Pacifico nel luglio 1970 per girare il film Rainbow Bridge e si è esibito in  due concerti che sarebbero stati gli ultimi negli  Stati Uniti prima della sua morte due mesi dopo a 27 anni.

Non si sa esattamente quando abbia abbozzato la mappa, ma si sa che Hendrix arrivò alle Hawaii, dopo un concerto a Seattle il 26 luglio, Jimi ha suonato a Maui il 30 luglio  poi
ancora il 1 ° agosto a 104 miglia di distanza sull'isola settentrionale di Honolulu.
 Non è noto se la bionda misteriosa abbia poi utilizzato la mappa per incontrarsi con Hendrix per un romantico rendezvous 
La casa dove alloggiava Jimi


La casa dove alloggiava Jimi
A parte tutto si tratta di un documento importante riguardante gli ultimi mesi della vita di Jimi. 
 Quando era alle Hawaii Hendrix ha registrato i concerti per il film del 1971 Rainbow Bridge. Il film documentario in stile hippie segue il  viaggio di una modella di newyorkese dalla California ad un centro occulto alle Hawaii. E 'interpretato da attori dilettanti che improvvisano le loro battute.La struttura dove alloggiò Jimi è ora conosciuta come la 'Jimi Hendrix House' e può essere affittata su Airbnb per £ 127 a notte.Ha  anche la funzione di centro ritiro yoga e la proprietaria Eve Hogan, di 54 anni, è affascinata dalla parte dell'edificio in roccia tradizionale.Ha detto: ' Sono orgogliosa. La leggenda è stata qui, ma il nocciolo della questione è che le persone che possedevano la casa  allora erano degli hippie fusi e amanti del surf , purtroppo le uniche persone che sanno per certo e possono raccontare quello che è successo qui sono morte'.


Fonte:  http://www.dailymail.co.uk/news/article-3524271/Hand-sketched-treasure-map-drawn-Jimi-Hendrix-guide-woman-fan-holiday-home-Hawaii-goes-sale-5-000.html






domenica 7 febbraio 2016

ROMA 25 Maggio 1968 Del giorno tanto atteso ricordo solo alcune scene e l’orgoglio di esserci

Brancaccio 25 maggio 1968
Il tema dal titolo “chi vorresti essere dei personaggi viventi o dei grandi del passato” andò malissimo.
Non era tanto la forma con cui esponevo le mie idee ad aver causato l’insufficienza - non c’erano errori di grammatica, la sintassi era corretta – e forse nemmeno le argomentazioni erano tanto male, in sintonia comunque con i miei quindici anni e mezzo.
In fondo avevo solo parlato della mia grande passione per uno strumento musicale, del sogno di farne un giorno una professione e, visto che il tema scemo mi chiedeva di impersonare qualcuno,di poter essere il più grande chitarrista vivente, Jimi Hendrix.
Il motivo del votaccio e dello sdegno col quale l’anziana professoressa mi restituì il compito erano quindi dovuti al soggetto che avevo scelto. L’avrei spuntata con Segovia o con Django Reinhard e forse avrei avuto una possibilità con Robert Johnsonma con Jimi.Hendrix no, impossibile. Non che la piccola prof.ssa arcigna sapesse chi fosse Hendrix, figuriamoci, ma il solo fatto di apprendere che del misterioso personaggio, “un negro” poi, ammiravo la musica ‘elettrica’, la massa di capelli neri, le giacche variopinte tappezzate di alamari, le chitarre incendiate ecc. era davvero troppo.
 In realtà di Hendrix non sapevo nulla, avevo visto un paio di foto del gruppo e avevo da poco ascoltato Are You Experienced su un giradischi mono dalla puntina consumata. L’ammirazione per il personaggio mi veniva più che altro dai racconti di alcuni miei amici molto più bravi di me con la chitarra e anche loro poi, non è che ne sapessero molto. Insomma, era il mito che arrivava prima della musica e si infiltrava tra uno sparuto nucleo di adolescenti o poco più, entusiasti di tutto quanto non fosse ‘Raitivvù’ e canzonette nostrane.
A distanza di molti anni trovo sorprendente la sproporzione tra l’eccitazione con la quale attesi il pomeriggio del 25 maggio e l’assoluta ignoranza della musica di Hendrix.
 Alcuni mesi prima (forse l’anno precedente?) avevo assistito per la prima volta a un concerto, sempre al Brancaccio. Avevano suonato i Rokes, preceduti da un complesso di spalla con uno sconosciuto Lucio Dalla per cantante. Ci avevano propinato canzoni come‘la Pioggia che va” e “Quando la festa e finita” (quella che continua con “che piedi grandi che ho…”) e m’ero commosso di fronte a tanta arte, commosso al punto di decidere che suonare in un‘complesso’ sarebbe stato il mio mestiere da adulto. Fu quindi che da aspirante chitarrista beat (allora il rock era solo quello defunto di Elvis) mi recai al Brancaccio, che dista meno di cento metri dalla casa in cui abito ancora.
Del giorno tanto atteso ricordo solo alcune scene e l’orgoglio di esserci. La ressa all’ingresso col biglietto in mano, pigiato fino a perdere il fiato nel tentativo di raggiungere i primi posti; la corsa verso il palconascosto da un pesante sipario di stoffa; l’esibizione di un certo Pierfranco Colonna che a detta dell’amico seduto accanto a me - lo stesso che m’aveva fatto conoscere Hendrix.e il concerto di Roma- era un professionista vero.
 Di quei momenti non ricordo la musica, ma il frastuono in sala, l’energia sprigionata da un cinema enorme gremito discalmanati che, probabilmente come me,in gran parte erano lì non per i musicisti ma per condividere un rito tribale.

La gazzarra che aveva accompagnato la prima esibizione del misterioso Pierfranco Colonna raggiunse il parossismo nell’intervallo, durante l’attesa del protagonista della serata. E poi? Suoni assordanti, ritmo martellante, pubblico da stadio di calcio, Mitch Mitchell. che faceva volare le bacchette sulle pelli, rullando fluido e potente(mai vista una cosa simile), Hendrix sembrava piccolissimo, magrissimo, rispetto all'immagine immagine gigantesca delle nostre aspirazioni adolescenziali.
 In un pianeta Terra privo di web, di canali televisivi e di riviste specializzate i tre apparivano senza passaggi intermedi la materializzazione della copertina del primo LP; in pratica un’icona vivente, il mandala animato di un futuro diverso da quello degli adulti.
 Ero affascinato dai ruoli, dai gesti, dai colori, dalla potenza del suono. E la musica? Riconobbi Foxy Lady, forse, e Wild Thing, quest’ultima perché tra i pochi LP che possedevo, meno di dieci, ben tre erano dei Troggs. Gli altri miei LP comprendevano i Dave Clark Fives e i Primitives (quelli di Mal) e questo da un’idea della mia preparazione musicale dell’epoca: il nulla.
Dissi poi che avevo visto Hendrix rovesciarsi la chitarra sulla faccia e suonare coi denti, ma notando che dalla chitarra uscivano “svisate” (antico nome degli assoli di chitarra) anche quando toccava il manico con la sola mano destra, ritenni che quello dei denti fosse un trucco. Fu lui a far muggire i Marshall puntandoci la chitarra contro? Il ricordo si confonde con quello di altri concerti. Il mio amico ricorda che Hendrix alla fine dell’esibizione fece a pezzi la Strato bianca, non prima però di averla sostituita con una uguale, probabilmente di minor pregio. Io non me ne accorsi e per molto tempo raccontai che Hendrix aveva distrutto la sua “Telecaster”. La chiamavo così, sbagliando,perché era l’unica chitarra di cui conoscevo il nome grazie sempre al mio amico che, fortunato tra i mortali, ne possedeva addirittura una.
Ci fu un bis? Probabilmente sì, ma se devo scremare i ricordi del concerto mi rimane poco: schiacciato tra la folla all’ingresso, corsa tra i sedili di legno, frastuono,tifo da stadio, Mitch.Mitchell.che rulla e lancia bacchette, Hendrix.simbolo esotico, indifferente,minuto e gigantesco, Wild Thing, chitarra e amplificatori aggrediti, vespa cinquanta rubata al mio amico, sempre lui, di fronte al Brancaccio, ce ne accorgemmo all’uscita.
Strano come la mente selezioni in modo incomprensibile gli eventi. Pensai al fatto che esistevano al mondo persone che si perdevano un concerto simile per rubare motorini!E questo è uno dei pochi ricordi vividi di quel giorno.
Non ho foto di quel pomeriggio, ma se potessi vederne qualcuna mi piacerebbe cercarmi tra il pubblico. Ero in terza fila, sulla destra guardando il palco, o invece era il concerto dei Jethro Tull d’un paio d’anni dopo?
Cosa mi rimane di quel concerto? La Fender StratocasterCustom Shop olimpyc whiterelicmod. 1960 comprata con grande entusiasmo a Sessant’anni d’età la dice molto…

 S.P. del 1952

Brancaccio 25 maggio 1968 © Thomas Harrison

sabato 2 gennaio 2016

Se apprezzavi la sua musica poteva nascere una grande amicizia


 
Milano, 23 maggio 1968



Grazie a Victor Togliani (www.victortogliani.it) per avermi segnalato questo suo bellissimo libro :

Funzioni-non-verbali-vivere-giocando-con-una-matita-in-tasca/  

 di cui gentilmente ci ha concesso di pubblicarne uno stralcio riguardante il suo straordinario incontro con Jimi Hendrix il 23 maggio 1968 a Milano. Victor è un illustratore ed ex musicista, testimone prezioso dell'ambiente musicale milanese di quegli anni, il libro parla della musica che si faceva  negli anni '60 a Milano e racconta della sua esperienza di illustratore, essendo Victor amico di parecchi musicisti, a molti di loro ha disegnato le copertine dei dischi.
Ecco il suo racconto:



Un bozzetto di Victor Togliani

Ma il juke box del bar Olimpia mi doveva ancora riservare una sorpresa…
IMMENSA!
Era la primavera del 1967, c’era un disco nuovo; lessi l’etichetta: Hey Joe di un certo Jimi Hendrix.
Bel cognome, ma che nome da pirla. Jimi, con una emme sola! Come dire Giani o Bepe.
Lo ascoltai e capii che il mondo non sarebbe più stato lo stesso.
Di lì a poco sarebbe uscito il suo primo album, Are you experienced?
E tutti gli altri grandi chitarristi vennero spazzati via come fuscelli da quell’uragano “extraterrestre”.
Che fra l’altro scriveva anche i testi più geniali e magici che avessi mai sentito.
E la sua voce? Non ho parole.
Tutto il resto era diventato in-si-gni-fi-can-te!
Quando incontravo una persona nuova e incominciavo a fare la sua conoscenza, chiedevo subito se sapeva chi fosse Hendrix e se apprezzasse la sua musica.
Se la risposta era affermativa, poteva nascere una grande amicizia, se negativa toglievo subito il disturbo; non c’era storia! 
...........
Il poster che annunciava il concerto di Jimi a Milano
 Nel maggio del 1968 avvenne un fatto straordinario.
“Ah si, la rivoluzione studentesca” direte. 
No, di più!
Jimi Hendrix suonava a Milano!
L’Italia non era pronta per l’evento.
Non c’erano locali adatti; non si era preparati per i concerti rock.
Tant’è che Jimi dovette adattarsi al Pipe’s (ex Piper), un locale dove si ballava, l’embrione delle future discoteche, ma era troppo piccolo.
Tra le duemila persone che riempirono di primo pomeriggio il locale, c’era anche  il sottoscritto in compagnia di Daniele, il mio inseparabile batterista e amico.
Guardandomi intorno riconoscevo, in quella massa compatta di umanità, i visi famigliari dei più noti musicisti milanesi, accorsi come i “pastori” alla “capanna di Betlemme”.
Furono lunghe ore di attesa snervante, perché, come ci dissero più tardi, Hendrix era stato bloccato alla dogana dell’aeroporto (eccaallà) ed era saltato lo spettacolo pomeridiano.
Così avevamo due alternative: o ritirare i soldi del biglietto e ritornare per lo spettacolo della sera, se mai ci fosse stato, oppure rimanere nel locale.


Il pubblico pomeridiano del 23 maggio 1968 © Renzo Chiesa


Rimase soltanto lo “zoccolo duro”, una cinquantina di persone in tutto, e tra quelle c’eravamo anche Daniele ed io.  
E chi si muoveva!
Verso le ottoemmezza (le 20,30), quando la speranza stava ormai vacillando, incominciò a entrare il pubblico dello spettacolo serale e ci tornarono le forze.
Ero vicino ad un ingresso laterale e guardavo curioso, sul palco, i preparativi del gruppo di supporto: Wess, un bassista di colore, con la sua band di R&B.
Il gruppo di supporto
                                               Qualcuno mi tocca una spalla e mi chiede: “Tu sei Victor?”
Mi volto incuriosito e vedo un signore che, li per li, in controluce, non riconosco.
“Sono il papà di Barbara, ci siamo visti a casa mia. Dai, vieni con me” mi dice.

Ed io incomincio a seguire Mario Fattori (tallonato a mia volta da Daniele) che attraversa veloce, controcorrente, la massa di persone che si sta riversando nel Paip’s e si infila in un lungo corridoio nascosto, via dalla pazza folla.
Come una piccola processione di minatori in una galleria semi buia, arriviamo in fondo dove c’è una porticina che Mario si appresta ad aprire.
Una folata di luce (ma si può dire una folata?) ci abbaglia per un attimo e, quando la vista ritorna normale, vedo:
Mitch Mitchell il batterista e Noel Redding il bassista, seduti davanti agli specchi del camerino, con quattro ragazze, due per uno, che “cotonano” le loro chiome troppo lisce e, seduto su una cassa di legno in un angolo, Jimi Hendrix, che sta accordando una Fender Stratocaster  bianca!
Jimi prima del concerto

Il cuore mi sale in gola e Mario, avvicinandosi a lui, deve avergli detto pressappoco:
“Jimi, voglio presentarti il ragazzo di mia figlia; suona la chitarra ed è un tuo grande ammiratore.”
Ma come “ammiratore”, Mario?
Suo “devoto” nei secoli!
E Jimi si alza (vi ho già detto che io sono alto 1,82? Beh, lui mi superava di almeno una spanna) e sorridendo mi porge la mano.
Ma tu dimmi cos’avevo fatto per meritare tutto questo?
Inebetito gliela stringo, quasi soffocando per l’emozione!
Non so se vi rendete conto, ma in quel momento stavo sfiorando le dita dalle quali fluiva sul mondo la musica più celestiale che i popoli della terra avessero mai ascoltato.
Porcaputtanazozza!
Rimasi in catalessi per settimane!
Mi Sentivo come Saulo di Tarso.
Durante il concerto ero, come tutti, basito da quella tecnica straordinaria.
Jimi impugnava la chitarra da mancino e, con la sua “infinita” mano destra, faceva uscire da quel fetente pezzo di legno, che era poi la Fender, note improbabili e sublimi che volavano leggere come libellule e tagliavano l’anima come lame di rasoio.
In più durante gli assoli, con il pollice faceva gli accordi!!!
Basta!
Non volevo più suonare.
Jimi a Milano 23 maggio 1968
 Col tempo, lentamente mi ripresi.
L’anno seguente il mio gruppo vinse lo STUDENT’S FESTIVAL al Palalido, il più importante concorso musicale dell’epoca.
L’edizione precedente l’avevano vinta i New Dada, il complesso di Maurizio Arcieri.
Ci chiamavamo Pot and Horse s.p.a. ed anche a noi venne offerto, com’era nella prassi, di incidere un disco, ma qui ci scontrammo con un insospettata forma di fondamentalismo esercitato nei nostri confronti dai genitori; una bizzarra forma di repressione.
In pratica nessuno di loro approvava che mollassimo la scuola “per fare i giullari nei locali!”   Testuale.
E così, delusi e demotivati, sciogliemmo il gruppo.

Nota.
Mario Fattori, in seguito, avrebbe realizzato uno spot per “Brooklyn - la gomma del ponte” con Hendrix che suonava in un concerto americano.
Ricordo che c’erano milioni di palloncini che volavano in cielo sospinti dalle note della sua chitarra.
Ma lo spot non andò mai in onda: la RAI lo aveva “censurato” (era il 1970 e Jimi era appena  morto), perché “il personaggio evocava nei giovani un cattivo esempio”, alludendo alla droga.
Pochi sanno però che la causa della sua morte non fu un’overdose, come credevano tutti.
Dopo aver lavorato per giorni e notti nella sua sala di incisione, la Elettricladyland vicina a Woodstock, senza quasi mai dormire, era volato a Londra e, arrivato in albergo, aveva preso dei sonniferi per poter finalmente riposare.
Durante la notte, senza che lui riuscisse a svegliarsi, un conato di vomito fu la causa della sua tragica fine.
“Conservatori dai colletti bianchi puntano verso di me il loro dito di plastica”, aveva profeticamente cantato in “If 6 was 9”.

A questo punto vi devo anticipare un fattaccio che mi riguarda: una decina d’anni più tardi, avrei inciso un disco di mie canzoni, una cagata!
Poi vi racconto, fatto sta che erano già pronti dei “pezzi” per un mio secondo album, ma questo non ha mai visto la luce, tra i quali ce n’era uno che si chiamava James Marshall, che è il vero nome di Hendrix.

© Victor Togliani