domenica 7 febbraio 2016

ROMA 25 Maggio 1968 Del giorno tanto atteso ricordo solo alcune scene e l’orgoglio di esserci

Brancaccio 25 maggio 1968
Il tema dal titolo “chi vorresti essere dei personaggi viventi o dei grandi del passato” andò malissimo.
Non era tanto la forma con cui esponevo le mie idee ad aver causato l’insufficienza - non c’erano errori di grammatica, la sintassi era corretta – e forse nemmeno le argomentazioni erano tanto male, in sintonia comunque con i miei quindici anni e mezzo.
In fondo avevo solo parlato della mia grande passione per uno strumento musicale, del sogno di farne un giorno una professione e, visto che il tema scemo mi chiedeva di impersonare qualcuno,di poter essere il più grande chitarrista vivente, Jimi Hendrix.
Il motivo del votaccio e dello sdegno col quale l’anziana professoressa mi restituì il compito erano quindi dovuti al soggetto che avevo scelto. L’avrei spuntata con Segovia o con Django Reinhard e forse avrei avuto una possibilità con Robert Johnsonma con Jimi.Hendrix no, impossibile. Non che la piccola prof.ssa arcigna sapesse chi fosse Hendrix, figuriamoci, ma il solo fatto di apprendere che del misterioso personaggio, “un negro” poi, ammiravo la musica ‘elettrica’, la massa di capelli neri, le giacche variopinte tappezzate di alamari, le chitarre incendiate ecc. era davvero troppo.
 In realtà di Hendrix non sapevo nulla, avevo visto un paio di foto del gruppo e avevo da poco ascoltato Are You Experienced su un giradischi mono dalla puntina consumata. L’ammirazione per il personaggio mi veniva più che altro dai racconti di alcuni miei amici molto più bravi di me con la chitarra e anche loro poi, non è che ne sapessero molto. Insomma, era il mito che arrivava prima della musica e si infiltrava tra uno sparuto nucleo di adolescenti o poco più, entusiasti di tutto quanto non fosse ‘Raitivvù’ e canzonette nostrane.
A distanza di molti anni trovo sorprendente la sproporzione tra l’eccitazione con la quale attesi il pomeriggio del 25 maggio e l’assoluta ignoranza della musica di Hendrix.
 Alcuni mesi prima (forse l’anno precedente?) avevo assistito per la prima volta a un concerto, sempre al Brancaccio. Avevano suonato i Rokes, preceduti da un complesso di spalla con uno sconosciuto Lucio Dalla per cantante. Ci avevano propinato canzoni come‘la Pioggia che va” e “Quando la festa e finita” (quella che continua con “che piedi grandi che ho…”) e m’ero commosso di fronte a tanta arte, commosso al punto di decidere che suonare in un‘complesso’ sarebbe stato il mio mestiere da adulto. Fu quindi che da aspirante chitarrista beat (allora il rock era solo quello defunto di Elvis) mi recai al Brancaccio, che dista meno di cento metri dalla casa in cui abito ancora.
Del giorno tanto atteso ricordo solo alcune scene e l’orgoglio di esserci. La ressa all’ingresso col biglietto in mano, pigiato fino a perdere il fiato nel tentativo di raggiungere i primi posti; la corsa verso il palconascosto da un pesante sipario di stoffa; l’esibizione di un certo Pierfranco Colonna che a detta dell’amico seduto accanto a me - lo stesso che m’aveva fatto conoscere Hendrix.e il concerto di Roma- era un professionista vero.
 Di quei momenti non ricordo la musica, ma il frastuono in sala, l’energia sprigionata da un cinema enorme gremito discalmanati che, probabilmente come me,in gran parte erano lì non per i musicisti ma per condividere un rito tribale.

La gazzarra che aveva accompagnato la prima esibizione del misterioso Pierfranco Colonna raggiunse il parossismo nell’intervallo, durante l’attesa del protagonista della serata. E poi? Suoni assordanti, ritmo martellante, pubblico da stadio di calcio, Mitch Mitchell. che faceva volare le bacchette sulle pelli, rullando fluido e potente(mai vista una cosa simile), Hendrix sembrava piccolissimo, magrissimo, rispetto all'immagine immagine gigantesca delle nostre aspirazioni adolescenziali.
 In un pianeta Terra privo di web, di canali televisivi e di riviste specializzate i tre apparivano senza passaggi intermedi la materializzazione della copertina del primo LP; in pratica un’icona vivente, il mandala animato di un futuro diverso da quello degli adulti.
 Ero affascinato dai ruoli, dai gesti, dai colori, dalla potenza del suono. E la musica? Riconobbi Foxy Lady, forse, e Wild Thing, quest’ultima perché tra i pochi LP che possedevo, meno di dieci, ben tre erano dei Troggs. Gli altri miei LP comprendevano i Dave Clark Fives e i Primitives (quelli di Mal) e questo da un’idea della mia preparazione musicale dell’epoca: il nulla.
Dissi poi che avevo visto Hendrix rovesciarsi la chitarra sulla faccia e suonare coi denti, ma notando che dalla chitarra uscivano “svisate” (antico nome degli assoli di chitarra) anche quando toccava il manico con la sola mano destra, ritenni che quello dei denti fosse un trucco. Fu lui a far muggire i Marshall puntandoci la chitarra contro? Il ricordo si confonde con quello di altri concerti. Il mio amico ricorda che Hendrix alla fine dell’esibizione fece a pezzi la Strato bianca, non prima però di averla sostituita con una uguale, probabilmente di minor pregio. Io non me ne accorsi e per molto tempo raccontai che Hendrix aveva distrutto la sua “Telecaster”. La chiamavo così, sbagliando,perché era l’unica chitarra di cui conoscevo il nome grazie sempre al mio amico che, fortunato tra i mortali, ne possedeva addirittura una.
Ci fu un bis? Probabilmente sì, ma se devo scremare i ricordi del concerto mi rimane poco: schiacciato tra la folla all’ingresso, corsa tra i sedili di legno, frastuono,tifo da stadio, Mitch.Mitchell.che rulla e lancia bacchette, Hendrix.simbolo esotico, indifferente,minuto e gigantesco, Wild Thing, chitarra e amplificatori aggrediti, vespa cinquanta rubata al mio amico, sempre lui, di fronte al Brancaccio, ce ne accorgemmo all’uscita.
Strano come la mente selezioni in modo incomprensibile gli eventi. Pensai al fatto che esistevano al mondo persone che si perdevano un concerto simile per rubare motorini!E questo è uno dei pochi ricordi vividi di quel giorno.
Non ho foto di quel pomeriggio, ma se potessi vederne qualcuna mi piacerebbe cercarmi tra il pubblico. Ero in terza fila, sulla destra guardando il palco, o invece era il concerto dei Jethro Tull d’un paio d’anni dopo?
Cosa mi rimane di quel concerto? La Fender StratocasterCustom Shop olimpyc whiterelicmod. 1960 comprata con grande entusiasmo a Sessant’anni d’età la dice molto…

 S.P. del 1952

Brancaccio 25 maggio 1968 © Thomas Harrison
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